da Pasquale M. M. Onorati » mercoledì 27 maggio 2009, 8:12
Gentile Cronista,
come desidera Lei, risponderò punto per punto, alle Sue affermazioni, scusandomi in anticipo con gli altri utenti se, necessariamente, dovrò essere prolisso e uscire, almeno in parte, fuori topic.
1) Riguardo al fatto che si senta offeso dalle mie affermazioni; me ne dispiace, ma, basta leggere i post precedenti, per constatare che ha iniziato Lei a mettere in dubbio le mie conoscenze storiche e giuridiche.
2) Riguardo al valore del dogma, anche a me non è chiara la sua domanda; comunque Le pongo un altro esempio per chiarire quanto scritto in precedenza sia da me sia dal gentile Adj; nel 1854 il beato Pio IX (lo stesso dell’Infallibilità) proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria; secondo il suo ragionamento questo vorrebbe dire che prima di quella data la Madonna non sarebbe stata preservata immune dal Peccato Originale. Sarebbe un controsenso, non trova? Riguardo poi alla discussione sul dogma dell’Infallibilità all’interno della Chiesa, che fu, come ha ricordato Lei, molto accesa, preciso che su 535 vescovi presenti alla votazione finale, 533 dettero la loro approvazione e 60 membri del Concilio si astennero partendo da Roma il giorno prima. I 2 vescovi contrari aderirono subito alla votazione unanime dei loro “fratelli nell’episcopato” e quelli che non avevano partecipato accolsero chi prima chi dopo il nuovo dogma. Primi furono i vescovi francesi; mentre più lenta fu l’adesione dei vescovi austriaci e tedeschi, che poi però finirono per aderire. Insomma, alla fine i Vescovi si riunirono intorno al loro Pastore. Alla faccia della divisione interna a SRC! E’ vero che la proclamazione del dogma generò il cosiddetto scisma delle “chiese vetero-cattolicche”, la prima delle quali si era costituita in Olanda già nel 1723 in opposizione alla nomina del nuovo vescovo di Utrecht da parte del papa. Per i “vetero – cattolici”, insomma, l’Infallibilità pontificia, fu la classica “goccia che fece traboccare il vaso”, o direi io, la scusa utilizzata da molti “cattolici” liberali e massoni, anche nel nostro Paese, per creare divisione all’interno del Popolo di Dio.
3) Riguardo al fondamento della sovranità feudale del Papa su Gerusalemme, ricordo che Goffredo di Buglione, che non volle per se il titolo di re, si era impegnato a cedere Gerusalemme alla Chiesa, ma l’ingordo Baldovino, si fece eleggere re e si rimangiò la parola data dal fratello, usurpando i diritti della Chiesa che aveva promosso la liberazione dei “luoghi santi”. In più parti del Forum ho letto che il papa potrebbe risolvere numerose questioni dinastiche e cavalleresche in atto, semplicemente esprimendosi in favore dell’una o dell’altra parte, perché, con la fine del SRI, resta l’unica autorità in materia. Sinceramente non capisco perché questo non dovrebbe valere nel nostro caso, visto che i papi, sovrani feudali di Gerusalemme, da secoli si sono espressi in favore dei diritti dei re di Napoli e Sicilia (Svevi, Angiò, Asburgo, Borbone) sul Regno Latino di Gerusalemme.
4) Riguardo all’uso da parte dei Savoia del titolo di re di Gerusalemme sulle monete da loro coniate, ricordato dal gentile Fabrizio Guinzio, si potrebbe trattare di semplice autoproclamazione; mentre, l’uso, da parte del papa, del suddetto titolo, nella corrispondenza diplomatica, potrebbe essere un semplice “trattamento di cortesia”; qualora Lei o Fabrizio Guinzio o chiunque nel Forum m’indicasse una bolla pontificia di riconoscimento esplicito di Carlo I di Savoia, che avrebbe ereditato i diritti sul regno di Cipro da Carlotta di Lusignano, o dei suoi discendenti, come sovrani di Gerusalemme, allora potremo iniziare a ragionare.
5) Riguardo a Federico II, la scomunica gli fu comminata appunto perché non aveva ancora intrapreso la Crociata per cui si era impegnato con il Papa. Dopo i successi in Terrasanta la scomunica gli venne revocata; ma successivamente gli fu comminata nuovamente e un Concilio la confermò sollevando i vassalli dell’imperatore dal loro giuramento di fedeltà. Dico questo per ribadire che il potere del papa, nel medioevo, era tale da poter condizionare l’operato dell’imperatore. Riguardo poi al titolo usato dal figlio fino alla morte del padre, “heres regni Jerusalem”, questo è un fatto e non credo che ci sia da aggiungere altro.
6) Infine, riguardo al regio patronato dei re di Napoli sul Santo Sepolcro, è vero che questo non è un elemento determinante per la questione, ma, non mi risulta che i Savoia, nei secoli passati, godessero di privilegi simili nel territorio dell’ex Regno Latino di Gerusalemme.
Cordialmente.
Fructum affert in patientia