Cari Signori,
confesso che non sono un amante "dell'araldica del righello" e degli "araldisti del fischietto" che, come vigili urbani, dopo aver fischiato, si mettono a segnalare col ditino alzato presunti "errori",

, a chi non si accoda in quell'accanimento assai tardivo nel sancire misure, rapporti, proporzioni, immutabili e definite tra le varie parti di uno stemma, pratica del tutto sconosciuta alla disciplina classica.
Buona parte degli stemmi storici NON sono riconducibili a queste cosidette proporzioni - si vedano ad esempio le tozze proporzioni della croce "stabilite" dal Manno nel suo "Vocabolario araldico" - che facciamo? Tutti gli stemmi medioevali o rinascimentali sono errori ex post perchè non corrispondono all'idea di qualche trattatista ottocentesco?
L'emblema è anche - ma vorrei dire soprattutto - una creazione estetica e i suoi migliori rapporti variano a seconda di quello che devo raffigurare e delle forme impiegate nel farlo e si mantengono all'interno di variazioni che un occhio allenato coglie e comprende. Finché non si capisce l'assoluta e normale variabilità di tutto il sistema l'araldica ci sfuggirà.
Direi che ci si deve affidare al "buon senso" e al "buon gusto": se la bordura è vuota, non avrò particolari esigenze, ma se è caricata di ulteriori figure - vedi l'araldica spagnuola - sarà opportuno avere di un po' di superfice maggiore per disporre all'occorrenza mobili secondari come leoni, castelli, conchiglie. etc. e questa potrà apparire un poco più larga rispetto alla precedente.
Tuttavia non dovremo intendere la prima bordura come "diminuita" magari per qualche millimetro in meno rispetto alla seconda: una pezza diminuita ha, al contrario, una riduzione assai evidente e comprensibile.
Spero di non essere stato troppo confuso nel mio pensiero.
Saluti,
FJVT