da CRFÓB » venerdì 7 gennaio 2005, 10:10
pfdu: Non è così, nel passato gli stemmi erano in gran parte legati ad una nobiltà di famiglia, e noi troviamo tante persone che per ottenere un titolo nobiliare che non era possibile ottenere in Patria si rivolgevano all'estero, ne sono prova i titoli feudali dei Gonzaga sul Monferrato concessi a genovesi, emiliani, lombardi; così pure tutti gli stranieri che ottenevano concessioni pontifice o sammarinesi, o i magnati d'Ungheria italiani, o i Grandi di Spagna (non dimentichi che se in apparenza il re di Spagna regnava sul Ducato di Milano, o sul Regno di Napoli o quello di Sicilia, lo faceva non come re di Spagna ma come effettivo sovrano di quello Stato).
Lo stesso fenomeno avveniva nei tanti Stati tedeschi o prima all'interno del Sacro Romano Impero.
CRFÓB: L’araldica (in senso lato) è sempre stata la patria dell’abuso? Ciò non toglie che gli abusi di ieri non giustificano quelli di oggi. Secondo Lei in passato coloro che cercavano e ottenevano riconoscimenti all’estero come venivano poi considerati a casa loro?
pfdu: L'italiano che chiede una certificazione straniera perchè non può farlo in Italia (fra l'altro le leggi araldiche italiane sono completamente diverse da quelle degli Uffici Araldici del mondo) se non è megalomane, penso che lo faccia per lasciare alla storia un documento che attesti la sua presenza.
CRFÓB: Nulla in contrario, ma questo è più accettabile per cittadini di paesi che non hanno storicamente un passato araldico, mentre non si può generalizzare con altrettanta facilità per i cittadini di un paese come l’Italia. Gli araldi stranieri hanno dimostrato di non conoscere la realtà italiana (e come potevano?), alquanto articolata e complessa. Ciò non toglie che la certificazione – come la nobilitazione – straniera vale esclusivamente per il paese straniero. Non ho ancora visto alcuna legislazione – anche comunitaria – in senso contrario.
pfdu: Su questo ha ragione, e l'usurpazione d'arma avvenne anche in Italia spesso durante il Regno, e ci sono esempi di riconoscimenti con decreto ministeriale di stemmi usurpati da famiglie omonime.
Il Cronista de Armas di Spagna è un grande studioso di araldica anche italiana, e se certifica un'arma italiana (o straniera) si documenta sulla famiglia.
CRFÓB: Come? Il Cronista viene – o chi per lui – in Italia ad effettuare ricerche storiche presso parrocchie, biblioteche e archivi di stato ove per alcune zone d’Italia la nobiltà, i passaggi dei feudi, gli stemmi, ecc. sono documentatissimi? Anche per i più esperti italiani queste ricerche impiegano ore, giorni, settimane, mesi e nelle loro finezze spesso anche anni. Mi pare che il costo della certificazione spagnola sia, tutto sommato, ragionevole. Le ricerche, come Lei sa meglio di me, sono al contrario molto dispendiose. Ora però stiamo divagando dal punto specifico della legislazione spagnola.
pfdu: in Spagna anche la legge nobiliare è allora vaga (nel Regno d'Italia la legislazione nobiliare era assai complessa): dice solo che i titoli sono un certo numero, il Re li concede, li riabilita, li trasmette, in un certo modo e pone delle brevi norme; non si parla di effettivo valore di un titolo nobiliare e non ci sono privilegi; fra l'altro oggi il titolo nobiliare non è più indicato nei documenti ufficiali, ma solo negli atti privati; quindi un titolo nobiliare ha solo un carattere onorifico e nulla più.
Con queste premesse uno stemma è ancora meno.
Il parere del Consiglio di Stato del 1995 è molto chiaro sulla figura del Cronista de Armas e sul valore delle certificazioni.
CRFÓB: Dunque concorda finalmente con me. La legislazione è monca.
Il parere del Consiglio di Stato del 1995, come da Lei riportato in precedente intervento, ripete il Decreto del 1951 e nulla più.
pfdu: vero, ma è da leggere nel contesto generale della lettera:
Precisazione del Ministero di Giustizia del 3 dicembre 1986 su quale è la posizione del Cronista de Armas:
MINISTERIO DE JUSTICIA
SUBSECRETARIA
Asuntos de Gracia Madrid 3 de diciembre de 1986
En contestación a su escrito que tuvo entrada en el Registro General de este Ministerio con fecha 27 de noviembre de los corrientes y abundando en lo que se le contestó a su petición anterior, los escudos de armas no tienen caracter público ni su posesión se deriva de una concesión oficial. El Estado español, a través del Ministerio de Justicia reconoce a un profesional libre como competente en la actividad de Cronista de Armas, por lo que sus informes o estudios tienen una garantía del Estado.
CRFÓB: (tralascio l’introduzione) “gli stemmi non hanno carattere pubblico né il loro possesso deriva da una concessione ufficiale. Lo Stato spagnolo, attraverso il Ministero di Giustizia, riconosce a un libero professionista la competenza nell’attività di Cronista d’Armi, in quanto le sue informazioni e i suoi studi posseggono una garanzia di Stato”.
Questo scritto, oltre a negare il carattere pubblico dello stemma, ripete semplicemente il Decreto del 1951. Anche questa forma manca di successiva caratterizzazione legislativa.
pfdu: Se ci fossero dubbi sulla posizione di Cadenas non sarebbero state scritte 2 successive precisazioni del Ministero di Giustizia a suo favore nel 1987 e 1993, non sarebbe stato emesso un parere del Consiglio di Stato a suo favore (1995), e non sarebbe oggi permesso ad un 89enne di certificare stemmi con il visto del Ministero di Giustizia, l'ultimo dei quali che ho avuto fra le mani è del 2004 ed è riferito ad una certificazione d'arma rilasciata il 15 dicembre 2004 al marito di una Altezza Reale.
CRFÓB: Tutti le precisazioni da Lei richiamate non fanno altro che riformulare le parole del Decreto 1951: è stato istituito un Cronista. Nessuno di questi atti seguita a dire alcunché della valenza delle certificazioni del Cronista. Il decreto 1951 demandava in maniera inequivocabile al Ministero di Giustizia ogni eventuale integrazione alla legislazione circa il Cronista. Il Ministero di Giustizia non ha mai emanato norme proprie in materia = vuoto legislativo. La sottigliezza non è di poco conto e 54 anni di vuoto legislativo lasciano intendere che non vi è (ahimè) la volontà né l’interesse.
pfdu: Mi fa piacere vedere che è interessato alle certificazioni agli stranieri, per questo vorrei sapere il Suo parere su gli altri Uffici Araldici del mondo che effettuano concessioni, immatricolazioni, certificazioni, registrazioni.
CRFÓB: Ho già espresso in questa ed altra sede le mie perplessità riguardo gli uffici araldici e le loro certificazioni e sarò lieto di continuare a confrontare punti di vista. Ritengo sia più produttivo analizzare ogni paese singolarmente. Abbiamo dunque concluso la trattazione della figura del Cronista?
CRFÓB
For my part, I may speak it to my shame,
I have a truant been to chivalry... - Henry IV Part I, act IV scene iv