per una più immediata comprensione dell'ottimo lavoro di don Antonio, permettetemi di aggiungere questa immagine del "cerchi trinitari"

tratta dal testé citato "Liber figurarum" di Gioacchino da Fiore.
Ciao a tutti!
Guido5
Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini


da Fiore ha scritto:Mi ha molto colpito il rivolo di sangue che parte dal cerchio del figlio che, essendo disposto al centro, ha dato modo al rivolo di costituire anche una sorta di linea di partizione.
Proprio ciò che era nell'intenzione simbolico-raffigurativa dalla quale lo stemma è nato, per creare un certo parallelismo tra la figura cristologica e la composizione mariana. Sono lieto che questo sia ben percepibile!
La figura dei cerchi trinitari è la più nota tra quelle del Liber figurarum gioachimita, alla quale si si lega la concezione della storia dell'abate florense: la sua visione profetica, infatti, prevede l'avvento della terza Età della storia, cioè quella dello Spirito. E tutta questa visione trinitaria, si riflette in molti punti della costruzione retorica e dottrinaria dantesca.
Anche le lettere con cui si indicano le Persone della Trinità, sono riprese da Dante in modo esplicito: I s'appellava in terra il sommo bene, dice Adamo nel Canto XXVI, v. 134, correggendo la lezione Biblica El , uno dei nomi di Dio in ebraico (prima parola pronunciata da Adamo).
Sì. Il nome El ricorre nella Bibbia ebraica tra i nomi arcaici utilizzati per indicare l'unico Dio adorato da Israele, e lo ritroviamo in altre lingue semitiche ad indicare il padre degli dei e il capo del pantheon. Lo si ritrova anche accompagnato da attributi divini: El Shadday (Dio Onnipotente), El Elyon (Dio Altissimo), El Olam (Dio Eterno). Questo nome sottolinea nell'AT il supremo status di YHWH tra gli dei e la sua paterna tenerezza e compassione (Sal 86,15).
Ma tutta l'opera del Liber Figurarum è una vera miniera iconografica, e il sommo poeta non riprende soltanto questa dei Cerchi trinitari: l'aquila ingigliata del Cielo di Giove, lo Psalterium decem cordarum, i cori angelici, ed altre figure, sono direttamente riprese dalle splendide tavole miniate dell'opera gioachimita.
Sono figure molto importanti nel complesso mondo dell'iconologia medievale, che hanno avuto una grandissima fortuna, con uno strano destino: quello di essere note più dalle repliche e reinterpretazioni, che non dalle originali...
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Antonio Pompili ha scritto:
Proprio ciò che era nell'intenzione simbolico-raffigurativa dalla quale lo stemma è nato, per creare un certo parallelismo tra la figura cristologica e la composizione mariana. Sono lieto che questo sia ben percepibile!
Beh, forse immediatamente percepibile non è, vista la profondità e complessità del messaggio che lo stemma comunica; però conoscendo la simbologia dei cerchi, colpisce la scia di sangue del sacrificio di Cristo, che parte dal cerchio del figlio.
Sì. Il nome El ricorre nella Bibbia ebraica tra i nomi arcaici utilizzati per indicare l'unico Dio adorato da Israele, e lo ritroviamo in altre lingue semitiche ad indicare il padre degli dei e il capo del pantheon. Lo si ritrova anche accompagnato da attributi divini: El Shadday (Dio Onnipotente), El Elyon (Dio Altissimo), El Olam (Dio Eterno). Questo nome sottolinea nell'AT il supremo status di YHWH tra gli dei e la sua paterna tenerezza e compassione (Sal 86,15).
Che tu sappia, si incontra mai la lezione "I" per indicare il Padre, oltre a questa gioachimita e a quella dantesca che da quella deriva?
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Vero! E possiamo esser grati a Mons. Staglianò per questa sua originalissima scelta! Essa certo contribuirà a risvegliare interesse per il Liber Figurarum e per l'opera in genere del grande mistico e teologo calabrese. Molte volte in stemmi ecclesiastici si ritrovano figure che intendono richiamare il mistero trinitario: un trifoglio, tre bisanti, tre bande, anche tre cerchi intrecciati... Ma a me non era mai capitato di incontrare la superba figura gioachimita che ho avuto l'onore di rappresentare nello stemma di Sua Eccellenza.
da Fiore ha scritto:Che tu sappia, si incontra mai la lezione "I" per indicare il Padre, oltre a questa gioachimita e a quella dantesca che da quella deriva?
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
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