Cari amici,
non avrei grandi dubbi circa la natura delle figure che campeggiano sullo stemma Farnese, e il nome da attribuire ad esse.
Santa Maria della Quercia, Viterbo: stemma di Paolo III Farnese. Si tratta evidentemente di
gigli, proprio come quelli presenti nell'arma reale di Francia (e non è da escludere un collegamento - per figure e smalti - dell'origine dello stemma Farnese, proprio da questo).
Ora, questo noto fiore, utilizzato come attributo emblematico fin da tempi antichissimi, e a partire dalla fine del XIII secolo diffusosi ovunque (anche e non solo per il riferimento alla Francia), ha assunto i nomi più diversi.
In Italia possiamo trovare anche blasoni in cui compare, come evidente francesismo, il termine
fiordaliso. D'altra parte la definizione blasonica francese viene dal latino
flos, "fiore", e da
lilium, che altro non significa che "giglio".
Il problema, che forse si trova anche dietro le affermazioni del testo citato da Andrea, è da cosa questa figura effettivamente derivi. La maggior parte degli autori concorda nel riconoscere che esso ha ben poco a che fare con il giglio esistente in natura, e deriva probabilmente da qualche altro fiore. E qui sono state avanzate le più diverse ipotesi: dall'iris, dalla ginestra, dal loto... Il che forse riveste ben poca importanza, rispetto al fatto stesso del largo uso della figura come attributo emblematico, e alla ricchezza simbolica di cui essa è stata caricata nel corso dei secoli. Per tacere del gradevole aspetto, e della possibilità di varianti stilistiche (più decisa delle quali, tanto da creare una figura tutta particolare, è il citato
giglio fiorentino).
Ma araldicamente non ci sono dubbi: sullo stemma Farnese campeggiano sei
gigli.