Questione di coscienza

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Questione di coscienza

Messaggioda tremorens » martedì 3 febbraio 2009, 18:46

Buonasera a tutti i frequentatori del forum,

ho letto con attenzione i vostri interventi ricchi d'informazioni che man mano hanno
caratterizzato il dibattito su questo spazio. Per questo motivo mi sono iscritto, sperando in un vostro consiglio.
Come si evince dal titolo che ho voluto dare a questo post, il mio è un dubbio interiore che da solo non riesco a superare.
Risalendo indietro nelle generazioni, come tutti voi appassionatamente avrete fatto, sono arrivato ad un punto...e qui mi sono fermato.
Ma il motivo di questa interruzione non è dovuta ad una mancanza di documenti, bensi ad una questione di coscienza.
Nel ritrovare il nominativo più antico della mia famiglia che risale all'incirca al 1540 (quindi antecedente al concilio di trento), ho scoperto
che era figlio di un parroco. Purtroppo attualmente non conosco documenti dell'infanzia di questo avo.
Le mie riserve si basano sul fatto se fermare la mia ricerca a questo antenato, o continuare potendo e sapendo anche dove ricercare i vari documenti, risalendo alla storia del sacerdote e alla sua famiglia.
Ma è giusto secondo voi intraprendere questa strada? Il dubbio mi attenaglia. E quando mi decido di continuare per saperne di più, qualcosa mi blocca...
e desisto.
E' un conflitto tra voler sapere e dover sapere.
O semplicemente è la consapevolezza che oltre non posso andare, perchè non sono più dati, ma persone che hanno vissuto e che meritano rispetto, tra cui anche quello della riservatezza.
La domanda è un po particolare, ma spero nei vostri consigli.
Ringrazio a tutti che leggeranno questo post e che vorranno con le loro idee contribuire alla risoluzione di questo dilemma.
Un saluto a tutti
tremorens
 
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Re: Questione di coscienza

Messaggioda Furio » martedì 3 febbraio 2009, 18:59

La sua questione è rara e da rispettare ma il parroco potrebbe essere un vedovo con figli che lei sospetta di "disordini " che non ha commesso e poi ci sono tante famiglie principesche che non arrossiscono di discendere da papi o cardinali... I Farnese che hanno portato la loro eredità in casa Borbone.... Quindi i suoi scrupoli saranno difficilmente capiti, Cordialmente
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Re: Questione di coscienza

Messaggioda RFVS » martedì 3 febbraio 2009, 19:02

...ricorda che le "persone che hanno vissuto e che meritano rispetto, tra cui anche quello della riservatezza" sono il tuo passato, i tuoi avi, siano stati essi ricchi, poveri, retti o meno retti. Secondo il mio punto di vista è un dovere conoscere la storia dei propri avi, togliendoli da secoli di oblio e di dimenticanza.

In ultimo una considerazione storica: a quei tempi non era poi tanto strano che i parroci avessero dei figli!

...ergo...continua nelle ricerche perchè se adesso le interrompi un domani te ne pentirai ;)

questo è quello che penso.

Benvenuto sul nostro (e quindi anche tuo) forum :mrgreen:
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Re: Questione di coscienza

Messaggioda Messanensis » martedì 3 febbraio 2009, 19:05

Non capisco i suoi dubbi.
Il padre del suo avo potrebbe essersi fatto sacerdote dopo essere rimasto vedovo.
In ogni caso in quell'epoca non era così scandaloso per un sacerdote avere dei figli.
Rosario Basile

Ogni erba si conosce per lo seme.
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Re: Questione di coscienza

Messaggioda dinoanel » martedì 3 febbraio 2009, 20:41

Non ho dubbi!!!
Continui pure le Sue ricerche!!!

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Re: Questione di coscienza

Messaggioda tremorens » mercoledì 4 febbraio 2009, 0:41

ringrazio tutti per i vostri graditissimi consigli. e ringrazio in particolar modo RFVS con la sua frase

...ricorda che le "persone che hanno vissuto e che meritano rispetto, tra cui anche quello della riservatezza" sono il tuo passato, i tuoi avi, siano stati essi ricchi, poveri, retti o meno retti.


Mi fa fatto pensare molto, e mi ha fatto capire che devo andare avanti nelle ricerche.

Il mio dubbio nasce dal fatto che fino a quel momento era il vincolo del matrimonio a cementare l'unione tra le varie generazioni e quindi ne legittimava la continuità, ma arrivato al padre del capostipide cessava di esistere questo presupposto di legittimità.

Teniamo anche conto che nei primi atti di questo avo non veniva mai indicato il nome del padre, cosa che invece non avviene nell'ultima parte della sua vita dove tutti gli atti portano il nome del padre.

Per quanto riguarda il fatto che sia stato un vedovo diventato in seguito parroco, questo è da escludere, perchè dai documenti rintracciati risulta avere avuto una buona carriera nella diocesi, e solo in seguito alla fine della sua vita divenne parroco.

Grazie ancora a tutti per i vostri consigli!!
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