da da Fiore » lunedì 26 gennaio 2009, 20:19
L'editto di cui si parla suppongo che non sia pervenuto in originale, ma ne restino solo stralci in copie ottocentesche; la citazione trovata da Guido penso sia eloquente al riguardo, visto che cita una copia del 1809 relativa solo ad alcuni feudi.
Per il feudo di Belmonte nello specifico, ho consultato ciò che ne dice il Pellicano Castagna che ne ha ricostruito la seuccessione feudale (M. Pellicano Castagna, La storia dei Feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, vol. I, pp.192-202).
Con tutta evidenza allo studioso non risulta che dell'editto o di una sua copia si sia conservata la parte relativa a Belmonte, dal momento che egli sostiene che le prime notizie certe sul feudo si possono far partire dal 1443 quando esso era affidato a Galeazzo di Tarsia, presente col titolo di barone di Belmonte al parlamento indetto da Alfonso I il 28 febbraio di quell'anno.
Il feudo di Belmonte fu confiscato a Francesco Sacchi da Amantea per la sua adesione al partito angioino. Prima di lui non è confermabile con certezza la successione che pure è riportata presso lo studioso G. Turchi, che a sua volta cita il d'Amato; secondo questo studioso, i Sacchi ebbero Belmonte dal 1360 al 1443, e nel 1404, l'eventuale beneficiario del decreto di Ladislao, sarebbe stato Nicolò, III barone di Belmonte. Viceversa, in una nota nell'opera di G. Valentini del 1754, viene riportata la successione in modo invertito rispetto al d' Amato, perciò Nicola (e non Nicolò) risulta il secondo barone e il terzo risulta essere stato Giacomo Sacchi.
In questa incertezza delle fonti disponibili, e basandosi sulla scarsa attendibilità del d'Amato, il Pellicano Castagna riporta per completezza della ricerca i loro dati, ma preferisce non darli per certi e far partire la successione certa da quella desumibile dalle fonti, cioè dal momento in cui i Sacchi vengono spodestati e Belmonte passa ai Tarsia.
Carmina litterae non dant panem...
...sed...
Deus nobis haec otia fecit (Verg. Buc. I)