Penserei anch'io come Guido a un abuso, o - se vogliamo leggere la cosa più benevolmente - a un'imperizia dell'autore dello stemma, indipendentemente dalle circoscritte (ed effimere) regole dell'araldica napoleonica.
Anche il Barone Du Roure de Paulin nella sua opera
L'héraldique Ecclésiastique (Paris 1910) dedica un paio di pagine (28-29) alle disposizioni dettate dallo statuto sulla nobiltà del 1° marzo 1808 da Napoleone circa gli stemmi di vescovi aventi il titolo di barone e di arcivescovi aventi il titolo di conte. Ma nulla si dice riguardo la presenza di 15 fiocchi per lato in uno stemma arcivescovile. D'altra parte, come è ben noto, già da oltre un secolo era diffusa e comunemente accettata la prassi di 10 fiocchi per lato in uno stemma arcivescovile, come affermato da Palliot e, poco dopo, Menestrier (nella seconda metà del XVII sec.).
Questa è un'illustrazione del pregevole
Nouvelle Methode raisonnée du Blason del padre C.F. Menestrier (la foto è da una mia copia del 1728):

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Anzi, se il Palliot distingueva fra
arcivescovi primati e
non primati, lo faceva differenziando gli stemmi in base alla croce (doppia per i primi, semplice per i secondi), ma per entrambi il numero dei fiocchi pendenti da ciascun lato era sempre di 10 (che del resto nel sec. XVII era corripondente al numero di fiocchi per i
patriarchi).
Questo diffuso e chiarissimo uso trova una testimonianza nello stesso libro citato dal gentile Julius, dove non si trovano altri esempi di stemmi con cappello verde con più di 10 fiocchi per lato, nemmeno tra i più vicini predecessori e i più prossimi successori di Mons. Della Torre.
Le disposizioni dell'araldica napoleonica non potevano certo mirare a modificare gli usi propri delle ornamentazioni ecclesiastiche, ma solo ad uniformare i contrassegni nobiliari presenti negli stemmi prelatizi a quelli degli altri nobili.