Nobiltà di toga?

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Nobiltà di toga?

Messaggioda Fabio7131 » lunedì 8 dicembre 2008, 19:42

Gentilissi utenti,
vi chiedo lumi sulla cosidetta "nobiltà di toga", quali Ateni o quali facoltà "nobilitavano" i loro laureati?

Per ultimo, ricordo di aver letto una pergamena di laurea dell'Università di Camerino, dove il Magnifico Rettore tra i titoli metteva ancora di quello di Principe del Sacro Romano Impero, qualcuno di voi ne sa qualcosa?

E' possibile che altri "Magnifici" sulla pergamena abbiano indicato anche la loro "grandezza" nobiliare?

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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda positano » mercoledì 10 dicembre 2008, 21:17

ciao fabio, magari mi sbaglio, ma credo che per nobiltà di toga si intenda quando il titolo ti deriva da meriti legati all'attività di giurisperito, mi pare di ricordare che i rocco di torrepadula hanno un elefante che spunta dal cimiero proprio per questo motivo, ma il titolo veniva comunque conferito da un sovrano.
Per quanto riguarda il rettore dell'università di camerino (dove peraltro mi sono laureato anche io) ricordo che a suo tempo avevo chiesto spiegazioni e mi era stato risposto che era un titolo onorifico legato alla carica ricoperta dal rettore in quel momento ma che cessata la funzione non gli rimaneva certo il titolo ( che però secondo me era conte palatino e non principe, lasciamelo controllare a casa) comunque l'argomento mi interessa vediamo se qualcuno ne sa più di noi
a presto
domenico
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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda nicolad72 » mercoledì 10 dicembre 2008, 22:00

La nobiltà di toga, o in francese noblesse de robe, era quella che discendeva a coloro esercitavano la professione del giureconsulto o giusperito... in soldoni coloro che facevano i giudici, gli avvocati ed i notai... ossia coloro che nella loro professione indossavano la toga al di fuori delle aule universitarie.

Tale professione si trasformò in nobilitante quando iniziò ad essere trasmissibile di padre in figlio, soprattutto per i seggi giudiziali e notarili (gli avvocati usufruirono accodandosi) e quindi "posti" di nomina sovrana.

Siccome non era legata ad un feudo, veniva assimilata ai patriziati... e spesso nelle città con il passare del tempo con questa si confuse... anche perchè i giureconsulti erano anche coloro che poi andavano ad assumere le cariche amministrative.

Si tratta di prassi che interessarono le terre governate dai borboni, quindi la francia la spagna e l'italia meridionale, ma che ebbe anche piccoli strascichi altrove.

Si tratta di prassi cadute in disuso con la fine dell'ancien regime... anche se sull'ereditarietà di certi "posti" (anche se ciò non comporti più l'acquisizione di un titolo nobiliare) si vocifera ancora oggi... :roll:
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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda Fabio7131 » giovedì 11 dicembre 2008, 9:27

Grazie Nicola, per la precisa risposta!
Si per il Magnifico Rettore di Camerino il titolo principesco era/è da intendersi solo per il periodo di titolarità, cioè fino al termine. della carica.
Mi riferivo pero ai laureati presso altre università Pavia, Bologna, Milano ect ect, ricordo di aver letto nei libri di casa (ma non so piu su quale!) che alcune Facoltà avevano per tramite dell'Imperatore o del Re prerogative "araldiche" cioè di utilizzare lo stemma dell'università accollato a quello di famiglia........

Sempre in debito con il forum attendo news


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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 11 dicembre 2008, 11:06

Quello che concedevano alcune Universita' (Camerino inclusa) era il doppio titotlo di conte palatino (non trasmissibile) e cavaliere aurato ai propri laureati in legge.

Il fenomeno della nobilta' di toga non era esclusivo delle terre borboniche. Anche in ambito germanico vi sono casi analoghi, gli Erbscholze erano giudici ereditari appartenenti alla nobilta'.
Cordialmente,

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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda malgoth » giovedì 11 dicembre 2008, 14:18

Gentile Cronista quali erano queste Università e fino a quale periodo ebbero tale prerogativa?

Grazie,

Cris
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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda Fabio7131 » giovedì 11 dicembre 2008, 14:30

Grazie per gli interventi....
gentile cronista potrebbe indicare anche eventuali documenti da consultare?
Grazie ancora

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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda Cronista di Livonia » venerdì 12 dicembre 2008, 4:32

Per l'elenco delle Universita' temo di non poter essee d'aiuto, ma era prassi abbastanza diffusa, tant'e' che si arrivo' a parlare di uno svilimento delle dignita' di conte palatino e cavaliere aurato per l'elevato numero di concessioni.
E' probabile che molte Universita' all'epoca concedessero tale privilegio. Non ricordo l'epoca d'abolizione di questo privilegio delle Universita', ma direi intorno alla fine del '700 primi '800.
L'origine del privilegio, per le Universita', dovrebbe essere una concessione imperiale o pontificia.

Sui testi in questo momento vado a memoria e sono ricordi presi da varie fonti e rimessi assieme. Mi sembra che sul sito del CNI-CG vi fosse un breve scritto relativo ai Conti palatini che trattava in parte l'argomento. Un'altra fonte era senz'altro il testo pubblicato da un'Universita' marchigiana (Fermo? Camerino? non ricordo), mostratomi da un amico di Ancona, che trattava proprio l'argomento, qualcosa e' tratto da carte di famiglia, insomam non e' facile rimettere insieme tutti gli elemnti del quadro.
Potrebbe essere utile chiedere a qualche antica e prestigiosa Universita' italiana (p.es Bologna? oppure la gia' menzionata Camerino?) se c'e' qualcosa nei loro archivi.
Cordialmente,

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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda positano » mercoledì 17 dicembre 2008, 13:06

caro cronista
approfitto della tua conoscenza sull'argomento... ho in casa un ritratto di un antenato materno del 1600 con la dicitura: CO: G. TROILUS PRESBITER e mio nonno diceva che era un titolo concesso ad personam potrebbe trattarsi di un caso analogo all'argomento che stiamo trattando? ma presbitero non è una carica religiosa? grazie ciao
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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 18 dicembre 2008, 4:49

Si, Presbitero e' una carica religiosa, ma il Co davanti al nome dovrebbe stare per Comes o Conte, potrebbe essere stato Conte palatino (titolo esclusivamente ad personam tranne pochi rari casi con espressa menzione nell'atto di concessione)?
Cordialmente,

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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda loxnotar » giovedì 19 febbraio 2009, 20:08

la nobiltà di toga in Italia poteva equipararsi al terzo ceto nobiliare(vedi-questa voce-),ossia al patriziato,non tanto i medici,quanto i giudici e Notai potevano aspirare per la loro attività ad ascriversi a questo ceto.dovevano però dimostrare di vvevere"nobilmente"per un certo numero di anni e di generazioni(leggi:Antonio Spezzacatena-formulario pratico per i Notaj-)
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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda Salvennor » giovedì 19 febbraio 2009, 22:06

In riferimento all'ultimo post: Nell'area italiana nei secoli passati esisteva il concetto di "nobiltà di toga"? Che dunque era anche giuridicamente riconosciuto in base ai concetti di cui sopra. Ma esisteva anche in Sardegna tale condizione, cioè tale "terzo ceto"? E cosa si intendeva, ovviamente nei secoli passati, per "condizioni di vita secondo canoni nobili"? Non è facile dare una definizione di quest'ultimo concetto. Per i titoli nobiliari si aveva il diploma di nobiltà o di cavalierato, in relazione a certi meriti o a determinata condizione dell'insignito (nobiltà spesso ereditaria, a volte solo personale). Ma invece per "vivere nobilmente", per essere riconosciuti nobiltà togata, cosa si intendeva? Per esempio, se io affermo che probabilmente 4 secoli fa era (è) documentata la presenza di un mio probabile antenato, proveniente dal comune di origine del mio avo, nella roccaforte iberica in Sardegna, nel Castello di Cagliari (non come servitore o semplice soldato naturalmente), ciò costituisce, per i secoli passati, una nobiltà di toga? E i rappresentanti e gli amministratori di tali Ville? E le persone (anche con mio cognome) che nei secoli partivano da tale comune di origine, e dai centri limitrofi, per andare a ricoprire varie cariche amministrative nelle città reali sarde, rientravano in tale definizione? Tanto per capire meglio le differenze tra la mia regione e la penisola, in merito a tale questione. Saluti.
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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda loxnotar » venerdì 20 febbraio 2009, 9:03

Carissimo innanzitutto salutami la Sardegna e Cagliari(dove ho vissuto 8 anni stupendi),effettivamente la tua isola ha una storia diversa.ti consiglio al riguardo di leggere i 2 volumi"Feudi e feudatari in Sardegna " ed il volume"Storia della nobiltà in Sardegna".dove si comprende che vi sia stata una nobiltà importata(soprattutto spagnola) e solo nei secoli recenti si è creata una nobiltà sarda autentica.questo vuol dire che paradossalmente è più facile identificare le famiglie nobili o di recente nobilitazione(non tanto il grado del titolo,ma l'antichità di questo era importante!!!).
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Re: Nobiltà di toga?

Messaggioda Salvennor » venerdì 20 febbraio 2009, 14:26

loxnotar ha scritto:Carissimo innanzitutto salutami la Sardegna e Cagliari(dove ho vissuto 8 anni stupendi),effettivamente la tua isola ha una storia diversa.ti consiglio al riguardo di leggere i 2 volumi"Feudi e feudatari in Sardegna " ed il volume"Storia della nobiltà in Sardegna".dove si comprende che vi sia stata una nobiltà importata(soprattutto spagnola) e solo nei secoli recenti si è creata una nobiltà sarda autentica.questo vuol dire che paradossalmente è più facile identificare le famiglie nobili o di recente nobilitazione(non tanto il grado del titolo,ma l'antichità di questo era importante!!!).

La ringrazio per la risposta. Il primo libro da Lei citato ancora non l'ho letto. Del secondo ho letto una parte, dedicata alle "stirpi autoctone", delle quali vari rami furono nobilitati. Si, in effetti per la Sardegna occorre mettere in evidenza una serie di fatti che la distinguono dalla penisola italiana, non ultimo il fatto che il feudalesimo fu importato nell'isola solo a fine 300, dopo i secoli del sistema giudicale. Anche se il feudalesimo sardo fu mitigato dalla continuità della Carta De Logu, ed ebbe dunque caratteristiche diverse dalla penisola. E infatti quì c'è difficoltà a distinguere un "terzo ceto" quale quello esistente fin dal 200 o 300 in molte zone della penisola italiana, specie nelle realtà "Comunali". E un'altra caratteristica di quest'isola è la formazione molto antica di una forte percentuale di cognomi, forse la maggioranza, risalenti alcuni anche al decimo secolo, e cmq molti tra il 1100 e il 1300; forse questo fatto è legato alla società giudicale. E un'altra caratteristica locale è legata al fatto che vari cognomi hanno avuto una forte espansione con l'avvento degli iberici, in relazione al nuovo nascente assetto dell'isola. Grazie ancora. Saluti.
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