da danti73 » venerdì 18 marzo 2005, 23:20
Gentile Giovanni Cairo,
sono contento di questa nostra comune passione sul Manzoni. Le rispondo pubblicamente perché credo che l’argomento possa interessare anche ad altre persone del forum.
Il mio interesse per il Manzoni è supportato da almeno 18 anni di ricerche sul grande scrittore, sulla famiglia Manzoni, sulla famiglia Beccarla-Bonesana e automaticamente sui Verri, che alla fine dei conti sono gli ascendenti naturali di Alessandro Manzoni.
Le racconto con piacere gli aneddoti che mi ha chiesto.
I Manzoni di Barzio forse originari della Val Taleggio, capeggiati da Giacomo Maria figlio di Giovanni Maria, si contendevano con gli Arrigoni di Introbio e di Bajedo, capeggiati da Emilio, la supremazia della produzione del ferro in Valsassina. Entrambi senza scrupoli si circondavano di un folto numero di bravi da impiegare nei loro affari. Giacomo Maria prese in mano le redini del clan famigliare intorno al 1610, da quella data si macchiò di tremendi crimini, omicidi, violenze alle donne, sequestri, incendi e distruzioni di beni e proprietà.Nei documenti dell’archivio di famiglia emergono anche due procedimenti giuridici, durati molti anni grazie le conoscenze altolocate, nei confronti di Giacomo Maria, uno riguardante l’omicidio di un Arrigoni, ad opera dei suoi bravi, per una questione di donne, l’altro invece in merito ad un’accusa di essere un untore coadiuvato da alcuni monatti nella diffusione del morbo nero con l’intento specifico di sterminare la famiglia Arrigoni nel 1630. Naturalmente questa accusa fu mossa ed escogitata proprio da Emilio Arrigoni che aveva la fortuna di essere cugino di Ambrogio Arrigoni, Commissario di Sanità di un vicino paese. Sotto tortura tre miserabili ammisero di essere monatti al soldo di Giacomo Maria e furono tutti condannati a sentenza capitale insieme al loro mandante, i tre sventurati furono uccisi mentre la longa manus di Giacomo Maria gli evitò di seguirne la sorte, un riesame del caso, accuratamente seguito da alcune sue conoscenze del Tribunale, lo sciolse dalle accuse.
Anche gli altri parenti di Giacomo Maria ed i loro relativi discendenti non erano degli stinchi di santo, i valligiani nel paragonarli al Pioverna in piena e ad un’altra famiglia prepotente del luogo crearono questo detto:
Cuzzi, Pioverna e Manzon
Intenden Minga de reson
Ercole Teodosio di Pompeo di Giovanni Pietro di Pompeo di Giacomo Maria Manzoni, zio paterno della poetessa Francesca di Cesare Alfonso Manzoni, faceva sparire le persone che non gli andavano a genio tramite una botola che terminava in un profondo fosso. Si rese famoso per la sua malvagità al punto che in punto di morte nessuno voleva assisterlo, un uomo al suo servizio dichiarò che il suo padrone continuava a gridare perché qualcuno cacciasse un orrendo caprone dalla sua stanza mentre lui non vedeva nulla. La vicenda comincia a prendere il tono leggendario quando lo stesso servitore dichiarò di sentire un grande urlo nella stanza di don Ercole, quando si precipitò dal malato non lo trovò, nella stanza c’era rimasto solo un forte odore di pece e zolfo. Si pensò che il diavolo se lo venne a prendere ed i parenti per mettere a tacere la cosa fecero comunque le esequie funebri ma dentro la cassa mortuaria fecero mettere un ceppo di legno. Per molto tempo i contadini del luogo fantasticarono sul fatto, c’era chi di notte sentiva il rumore degli zoccoli del cavallo di fuoco che cavalcava Ercole dopo la sua morte, c’era chi giurava perfino di vedere la sua triste figura dopo la mezzanotte.
Un Giovanni Angelo di Giacomo di Bartolomeo di Giovanni Angelo di Giacomo Maria nel 1694 si oppose alla regolare elezione dell’Anziano della Pieve da parte dei deputati di Primaluna, si fece eleggere da un cospicuo numero di rappresentanti senza mandato delle rispettive rappresentanze comunali. Il Magistrato Ordinario di Milano intervenì ritenendo legittimo il primo eletto.
Nel 1771 Massimiliano di Michelangelo di Antonio Ercole di Michelangelo di Giovanni Maria di pasino di Giacomo Maria Manzoni, marito ed agnato di Emilia Manzoni, zia paterna del celebre Alessandro, durante l’elezione del parroco di Pasturo annullò l’eletto dell’assemblea cittadina che egli stesso presiedeva per il semplice fatto di non gradire la persona eletta. Molti dei votanti uscirono dalla chiesa sdegnati senza voler votare una seconda volta, i restanti votarono il candidato proposto da Massimiliano.
Giovanni Manzoni, figlio del precedente nel 1789 fu eletto consigliere d’appello presso il Tribunale di Mantova, il neoeletto rimandò indietro il decreto di nomina perché si correggesse la mancanza del titolo di Don che gli spettava. Dal 1799 al 1800 fu, insieme a Draghi e Bazzetta, membro della Commissione Straordinaria inquisitrice di polizia, i tre si resero celebri per la loro condotta e furono protagonisti del seguente proverbio:
Due di bestia hanno il nome
Il terzo la figura
Ma tutti e tre son bestie di natura.
Non facit nobilem atrium plenum fumosis imaginibus