equites ha scritto:Io avrei una domanda per il sig. Lorioli, .... Sareppe possibile quindi commissionare una onorificenza dorata che sia veramente d'oro ed i cui smalti (magari rossi) siano della più alta qualità possibile? Nel caso a chi potremmo rivolgerci? Ad una ditta specializzata o ad un orafo?
Gentilissimo Equites,
mi scuso per il ritardo nella risposta, ma negli ultimi giorni non ho avuto modo di accedere al Forum.
La risposta alla sua domanda è ... dipende dalla onorificenza!
Mi spiego meglio (e mi scuso fin d'ora, perchè non sarà possibile essere sintetico più di tanto).
Le onorificenze antiche "di gioielleria" erano spesso lavorate a freddo partendo da un abbozzo fuso o (più raramente) coniato e la smaltatura era realizzata in Cloisonne (ossia sulla superficie liscia della onorificenza venivano saldati dei fili d'oro per creare le vaschette di contenimento in cui applicare lo smalto). Un vero virtuosismo tecnico che dava risultati straordinari dal punto di vista qualitativo ed onestamente non credo sia pìù alla portata della gioielleria moderna (anche se immagino - o meglio spero - ci siano ancora artisti capaci di usarla, anche se non ne conosco). Quindi se ha in mente le meravigliose onorificenze settecentesche od ottocentesche ... temo sia meglio scordarle, qualche tempo fà ho avuto modo di visitare la raccolta di onoreficenze Zariste al Cremlino ... e mi sono *vergognato* di quanto le realizzazioni attuali siano povere e rozze a confronto ... una esperienza veramente umiliante!
All'atto pratico rimane oggi disponibile l'altro tipo di lavorazione a smalti, ossia il Champleve, dove le vaschette in cui applicare lo smalto si ricavano direttamente nel metallo durante la coniatura o la fusione.
Per la realizzazione di onorificenze gli orafi oggi lavorano - solitamente - in fusione a cera persa. Si realizza un modello, se ne ricava una copia in cera, le si applicano delle canaline di colata e di sfogo sempre in cera e si "annega" il tutto in un blocco di gesso duro o di refrattario. La colata di metallo prezioso fuso vaporizza la cera (che sfugge dalle canaline di sfogo) e ne riempie l'impronta. Qundo il metallo si è raffreddato si rompe l'involucro di gesso o refrattario, si estrae l'oggetto, si tagliano le canaline, lo si ripulisce, si ritocca (se necessario) a bulino, si lucida ed eventualmente lo si assembla e smalta. La qualità ... è molto variabile! E' richiesta molta manualità nella preparazione del modello, che essendo in scala esatta richiede una grande abilità nei dettagli più minuti. Inoltre la fusione è di per sè una lavorazione relativamente imprecisa, con la possibilità di irregolarità dimensionali e di spessori. La stessa smaltatura è una lavorazione oramai poco diffusa tra gli orafi e tra loro sono rimasti in pochi (e sono già
molto ottimista) quelli che la sanno realizzare davvero ad arte. Tuttavia in alcuni casi, come la presenza di sottosquadri nella parte metallica, o la presenza di parti decorative filigranate o a lamina, o la presenza di smalti "pittorici", è spesso l'unica soluzione concretamente praticabile.
La coniatura è invece un procedimento più meccanico e che richiede macchinari non solitamente disponibili per un gioielliere. Il modello viene realizzato in grande formato (un gesso da circa 30 centimetri è la norma) e ne viene ricavato un negativo in bronzo (o più spesso, attualmente, in resina) che si usa per realizzare una riduzione pantografica direttamente sul conio che se necessario viene poi rifinito a mano ("rinfrescato") da un incisore e poi temprato. L'onorificenza viene quindi coniata a freddo. Questo garantisce una base estremamente precisa nei dettagli e nelle dimensioni, con superfici e spessori lisci e regolari, su cui procedere poi nel modo migliore alla smaltatura (procedimento oramai non più diffusissimo ma di cui alcune ditte hanno ancora buona competenza). Il problema è nei sottosquadri, nelle eventuali componenti esterne (le già citate lamine o filigrane) e negli eventuali snodi articolati dell'attacco, che spesso non sono realizzabili in coniatura e/o richiedono saldature piccole e molto precise (di cui i coniatori non hanno di solito l'arte). Altro problema è - ovviamente - il costo : modello/fusione/riduzione/conio/punzone/ferro da trancia etc sono costi fissi, progressivamente sempre più ininfluenti se si parla di tirature di più pezzi ma abbasta costosi se si pensa di realizzare un pezzo singolo.
Quindi alla sua domanda non esiste una risposta univoca. Se si vogliono contenere i costi per una realizzazione
una tantum, o se il soggetto ha caratteristiche particolari, direi di andare da un orafo e si lavora a cera persa ... sperando che sappia il fatto suo e soprattutto che sappia smaltare bene (o, più frequentemente, che lo smaltatore esterno cui si appoggia sappia fare il suo lavoro). Massima attenzione a chi si sceglie, perchè a parole sono tutti mirabili artisti e sublimi eredi del Cellini ... ma nei fatti è raro sia così : chiedere di vedere una sua precedente realizzazione nel campo delle onorificenze è quasi d'obbligo. Se si pensa di realizzare più di un pezzo e/o il costo è un problema relativo, e se il soggetto non ha particolari problemi tecnici, la lavorazione coniata garantisce livelli qualitativi più elevati nella parte metallica e molte garanzie in più nella capacità di smaltare correttamente.
Consideri Il tutto, ovviamente, solo un frettoloso riepilogo di una materia molto complessa. Ma sono - altrettanto ovviamente - a sua completa disposizione per qualsiasi ulteriore informazione lei desideri approfondire.