renatocampofreda ha scritto:Sono d'accordo con Carnelevario.Chi andava via dal suo Paese,non era certo in condizioni floride,e portava con se solo cose che potevano tornare utili praticamente,anche se certamente vi saranno state delle eccezioni..
Mi permetto di "aggirare" temporaneamente la proposta dell'egregio Grimaldi, che pure condivido e ritengo meriti attenzione, soltanto per suggerire che, al di là delle eccezioni e al di là del dirimente mercato "sotterraneo", la portata dell'emigrazione sulla "diffusione" di libri e documenti non andrebbe del tutto trascurata. In tal senso porto un piccolo esempio, che ho avuto modo di riscontrare attraverso numerose fonti, sia archivistiche che bibliografiche. In particolare dagli anni Settanta del '800, le società e i circoli agricoli e operai hanno allacciato numerosissimi rapporti con gli "emigrati", organizzando con pari organizzazioni o diramazioni di esse all'estero scambi e iniziative anche di ampia portata, finanziando monumenti, borse di studio, viaggi, operazioni chirurgiche, pubblicando periodici e libri, e dotandosi di biblioteche "popolari", delle quali solo di recente, almeno per quelle tuttora esistenti, si stanno redigendo cataloghi appropriati. Da questi emerge la presenza di libri per certi versi inimmaginabili, quindi non soltanto collegati a tematiche "popolari" o a carattere localistico, e in Italia ad esempio sconosciuti agli opac, a testimonianza di un non irrilevante giro di pubblicazioni nostrane, di diverse epoche, all'estero.