Numerosi (
molto numerosi...

) furono i casi di
acquisto del titolo di patrizio veneto (e annessa ammissione al Maggior Consiglio), a tutti gli effetti pienamente valido e quindi trasmissibile agli eredi.
La situazione spesso dissestata dell'erario veneziano (l'infinita guerra col Turco era un inestinguibile divoratore di denaro pubblico...) favoriva queste "transazioni"
nobiltà-contro-pecunia, che vennero rese, a partire dal '600, una istituzione "formale" e pienamente regolamentata (oltre che necessaria alla sopravvivenza dello Stato!)
Il 17 luglio 1647, onde sostenere le spese della guerra contro i Turchi, viene decretata la concessione delll'iscrizione nel Libro d'Oro della Nobiltà Veneziana a quelle famiglie che offriranno 100 mila ducati, di cui 60 mila in dono e 40 mila a prestito. Oltre settanta nuove Famiglie entrano così a far parte del Patriziato Veneto, il quale, per la difesa della Patria in pericolo, aveva saputo rinunciare a una delle sue più gelose prerogative. Ne approfittano anche famiglie dal nome poi divenuto prestigioso, quali i Manin (1651), i Rezzonico (1687), gli Albrizzi ((1667), i Grassi (1718), i Labia (1646)...
Altri, eccezionali ma non infrequenti, casi di concessione del Patriziato: a principi/monarchi stranieri, meglio se in visita ufficiale a Venezia (e qui, a voler fare una lista, abbiamo
in toto le Famiglie regnanti italiane (Bentivoglio, Gonzaga, Carrara, Este, Montefeltro, Sforza, Visconti, Borboni di Francia, Farnese, Sforza, Medici, della Scala...), oltre all'aristocrazia papalina quasi al gran completo (Aldobrandini, barberini, Boncompagni, Borghese, Cybo, Colonna, Altieri, Chigi, Ludovisi, Rospigliosi, Odescalchi, Orsini...).
Va da sè che queste ammissioni "estere" erano, di fatto, a titolo meramente onorifico.
Anche prima delle Guerra di Candia (con cui inizia la vera e propria prassi dell'acquisto del Patriziato), abbiamo molti casi di cooptazione di nuovi nuclei familiari (il titolo veniva reclamato per lontana parentela con famiglie appartenenti al Maggio Consiglio prima della "serrata": tale modalità di accesso può considerarsi terminata nel 1436: in quell'anno infatti cessa la compilazione, già da qualche tempo divenuta meramente formale, da parte della Quarantia della lista dei membri effettivi del Maggior Consiglio; segno questo che non vi erano più rappresentanti di rami cadetti che reclamavano il titolo).
Altre ammissioni, più rare, si verificarono per importanti meriti diplomatici e/o militari (e comunque una conclamata parentela con famiglie patrizie o che patrizie furono, aiutava e facilitava tutto il procedimento di ammissione...

). Anche (ma ancora più sporadicamente!) ad alcune fra le più importanti famiglie aristocratiche della terraferma veneta si volle concedere l'ammissione al Maggior Consiglio (es. i Martinengo da Brescia), con lo scoperto fine di
tenersele buone.
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Sull'evoluzione del Maggior Consiglio è disponibile in rete un interessantissimo e puntuale saggio (
http://www.storiadivenezia.it/rivista/0103/raines.pdf) che esamina compiutamente le modalità di ingresso al Maggior Consiglio, dalla "serrata" del 1297 alla caduta della Repubblica, esattamente mezzo millennio più tardi.
Osservando le date di ingresso delle varie famiglie, fatta parte delle pur non infrequenti eccezioni, tutti gli altri si possono dividere nei due grandi gruppi di chi
"c'era già" nel 1297

e d chi ha
comprato l'ammissione

fra la metà del XVII e la fine del XVIII secolo.
PS: temo che di "popolani" (a meno di non fare rientrare in questa categoria personaggi che avevano nelle proprie disponibilità l'astronomica cifra di 100.000 ducati d'oro...) dopo la serrata in Maggior Consiglio non se ne siano davvero più visti... anche se accadeva il fenomeno contrario, e cioè che in Maggior Consiglio sedessero nobili decaduti (sprezzanrtemente chiamati ""barnabotti"...) senza più un quattrino in tasca ma a tutti gli effetti Patrizi di proprio e pieno e plurisecolare titolo.