Sindaco dei nobili

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Sindaco dei nobili

Messaggioda Fratg » giovedì 11 gennaio 2007, 22:05

Gentili frequentatori del forum, facendo delle ricerche mi sono imbattuto nella carica di Sindaco dei nobili;
non essendo molto esperto in materia, chiedo a voi se potete darmi quante più informazioni possibili al riguardo;
Vi ringrazio anticipatamente....

Francesco
Fratg
 
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Messaggioda Messanensis » giovedì 11 gennaio 2007, 22:13

Di quale zona si tratta?
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Re: Sindaco dei nobili

Messaggioda MMT » venerdì 12 gennaio 2007, 2:02

Fratg ha scritto:Gentili frequentatori del forum, facendo delle ricerche mi sono imbattuto nella carica di Sindaco dei nobili;
non essendo molto esperto in materia, chiedo a voi se potete darmi quante più informazioni possibili al riguardo;
Vi ringrazio anticipatamente....

Francesco


Ad un primo, superficiale, acchitto mi sento di rispondere che potrebbe trattarsi del Sindaco di un luogo (ma quale? godeva di nobiltà civica o si trattava di un feudo?) eletto tra la classe dirigente o primo ceto di tal posto. Ma potrebbe anche trattarsi di un nome onorifico che veniva dato ad un capo di qualche confraternita, e via dicendo.
Potrebbe essere più specifico e contestualizzare questa carina?

Grazie,
Michele Tuccimei
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Re: Sindaco dei nobili

Messaggioda Lord Acton » venerdì 12 gennaio 2007, 2:32

Fratg ha scritto:...nella carica di Sindaco dei nobili...

Considererei il termine "Sindaco" in quello di "Rappresentante" presso una determinata istituzione... ma, ovviamente, bisogna contestualizzare il concetto per avere migliori risposte.

Lord Acton
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Messaggioda aristarco » venerdì 12 gennaio 2007, 13:39

Respingo totalmente la tesi del sig. Michele Tuccimei da Sezze, perchè fondata su una visione unilaterale della nozione di sindaco. In effetti, il sostantivo "sindaco" (anche impiegato nella forma più arcaica ma aderente alla base latina sindico) è una parola cosiddetta "polisemica", ossia provvista di varie accezioni, più o meno interconnesse logicamente e tendenzialmente condizionate dal contesto sintagmatico: è l'esito italiano del latino syndicus, prestito dal greco σύνδικος, letteralmente "colui che è associato all'esercizio della giustizia", quindi "patrocinatore". Il termine sindico è quindi all'origine afferente un'azione di rappresentanza in ambito giudiziario: il suo impiego, in latino e nelle lingue romanze, comporterà una progressiva estensione del suo uso anche a contesti non propriamente giudiziari, sino alla fissazione dell'uso odierno - a mio avviso, antonomastico. Nel latino notarile è spesso ritenuto sinonimo di missus e nuncius, come risulta dai formulari dei convocati, in cui occorrono dispositivi del tipo: facit et ordinat suum certum missum, sindicum, nuncium.
E', quindi, appropriata la tesi di Lord Acton, il quale coglie l'accezione originaria del termine, ossia la designazione di una funzione di rappresentanza, basicamente ma non sistematicamente in ambito giudiziario. Pur non disponendo delle richieste informazioni utili a contestualizzare - geograficamente, cronologicamente e testualmente - la formula oggetto di questo quesito, credo che il "sindaco dei nobili" sia un messo eletto (anche solo per estrazione a sorte) tra i nobili esistenti in un dato contesto istituzionale, al fine di rappresentare il corpo nobiliare nell'ambito di un qualche evento rilevante sotto il profilo giudiziario, o economico, o ancora politico.
aristarco
 
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Messaggioda MMT » venerdì 12 gennaio 2007, 13:43

Mi perdonerà Aristarco se controbatto chiedendo: il sindaco di una città non è forse il rappresentate di tale comunità? Ed invero, laddove vi erano dei patriziati o nobiltà civiche, non era scelto tra il primo ceto nobile?
Tuttavia concordo affermando che sarebbe decisamente opportuno avere il contesto di tale carica, altrimenti le nostre risposte rimangono solo dei semplici esercizi di retorica.

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Messaggioda sir Francis Drake » venerdì 12 gennaio 2007, 14:05

Stante che, mancando una più completa contestualizzazione geografica e politica del quesito, nessuna tesi può essere "respinta totalmente", va a mio avviso osservato come la dignità di "sindaco dei nobili", esistente e operante parallelamente a quella di "sindaco dei civili", fosse istituto peculiare del Regno di Napoli.

Il "sindaco dei nobili" rappresentava il "sedile" (congregazione) dei nobili di una determinata zona.

Diversamente, il "sindaco dei civili" rappresentava gli interessi della classe cittadina (tutti i soggetti dotati di diritto di cittadinanza in un dato centro).

Non appare d'altro canto corretto equiparare le funzioni di tali "sindaci" a quelle della carica politico-amministrativa cittadina che noi oggi associamo al termine e che nasce (nelle forme attuali) dopo l'Unità.

I sindaci in parola collaboravano senz'altro all'amministrazione del territorio e della comunità.

Al vertice di quest'amministrazione c'era tuttavia un Ufficiale di Governo di nomina regia, diversamente denominato a seconda del periodo storico nonchè della natura e dell'estensione del raggruppamento amministrativo (Preside, Governatore, etc.).

La soppressione delle suddette cariche avvenne con la riforma amministrativa posta in essere nel periodo della dominazione francese.

saluti

sFD
Ultima modifica di sir Francis Drake il venerdì 12 gennaio 2007, 18:48, modificato 6 volte in totale.
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Messaggioda sir Francis Drake » venerdì 12 gennaio 2007, 14:11

Aggiungerei che l'istituto di rappresentanza facente capo alla figura dei sindaci (nobili e civili) trova un suo sostanziale corrispettivo, soprattutto nel Centro Italia, nei c.d. consigli decurionali.

I decurioni erano infatti consiglieri cittadini eletti in egual numero dal ceto nobile e da quello civile.

sFD
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risposta

Messaggioda Fratg » venerdì 12 gennaio 2007, 14:21

gentili signori, scusate innanzitutto la mancata tempestività della mia risposta, ho riscontrato questa carica che possedeva un avo calabrese (località è la calabria, esattamente la zona della piana di gioia tauro), il periodo però mi è ignoto (anche se suppongo sia del 1700), credo si tratti di una carica del regno delle 2 sicilie.
A quando sono riuscito a capire fino ad ora, quindi questo avo era inscritto ad una mastra nobile o sedile??
E se così fosse come posso scoprire se in quelle zone esisteva davvero un sedile e controllare se la mia famiglia ne fa parte?

Ringrazio tutti per le risposte concessemi

Francesco
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Re: risposta

Messaggioda sir Francis Drake » venerdì 12 gennaio 2007, 14:25

Fratg ha scritto:gentili signori, scusate innanzitutto la mancata tempestività della mia risposta, ho riscontrato questa carica che possedeva un avo calabrese (località è la calabria, esattamente la zona della piana di gioia tauro), il periodo però mi è ignoto (anche se suppongo sia del 1700), credo si tratti di una carica del regno delle 2 sicilie.
A quando sono riuscito a capire fino ad ora, quindi questo avo era inscritto ad una mastra nobile o sedile??
E se così fosse come posso scoprire se in quelle zone esisteva davvero un sedile e controllare se la mia famiglia ne fa parte?

Ringrazio tutti per le risposte concessemi

Francesco


Gentile Francesco, :P

questo ci aiuta a contesutalizzare meglio la carica e a collocarla con ragionevolissima certezza nell'assetto costituzionale del Regno delle Due Sicilie (poi Regno di Napoli).

Certamente l'avo in questione faceva parte di un sedile o di una mastra.

Per la verifica dell'iscrizione della famiglia al sedile La rimanderei al parere di chi è molto più competente d'un povero Corsaro :wink: in materia di genealogia e di ricerca documentale.

stia bene :P

sFD
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Messaggioda aristarco » venerdì 12 gennaio 2007, 16:15

Mi perdonerà Aristarco se controbatto chiedendo: il sindaco di una città non è forse il rappresentate di tale comunità?

Ciò che attualmente chiamiano "primo cittadino" è per antonomasia il "sindico" della comunità, ovvero il suo rappresentante, messo e nunzio, tanto per riproporre la terminologia che ho segnalato.
C'è una piccola differenza: il sindaco dei nobili non è il sindaco dell'intera comunità, ma è il rappresentante di una componente della società, la componente nobile. Inoltre, l'ufficio di sindaco è - almeno per quanto attiene l'Italia nord-occidentale - istituzione relativamente recente: in precedenza - e fino al XVI secolo inoltrato - all'apice dell'organismo comunale stava l'istituto consolare. I criteri di designazione dei consoli erano diversi di epoca in epoca e di zona in zona, così come le funzioni connesse erano sensibilmente dissimili da quelle dei sindaci di età moderna (per esempio, i consoli avevano competenze giudiziarie, in seguito demandate a magistrature locali). Successivamente, molte delle prerogative dei consoli - massime quelle di ordine amministrativo - passarono ai podestà o sindaci.


Ed invero, laddove vi erano dei patriziati o nobiltà civiche, non era scelto tra il primo ceto nobile?

Non necessariamente: la designazione all'ufficio di sindaco - in quanto rappresentante dell'intera comunità - era perlopiù connessa al censo, non all'appartenenza ad un determinato ceto.
Anche in questo caso, la conoscenza delle fonti del diritto locale (statuti, per esempio) indicherebbe i criteri di selezione delle cariche municipali, almeno di quelle apicali.


Tuttavia concordo affermando che sarebbe decisamente opportuno avere il contesto di tale carica, altrimenti le nostre risposte rimangono solo dei semplici esercizi di retorica.

La pregherei - cordialmente - di astenersi dal definire "semplici esercizi di retorica" anche le mie risposte: a differenza di qualche vaniloquente grafomane, che infesta altri contesti, esercitandosi nella pratica del non senso (altro che buon senso comune!) e in una sorta di "grammelot dialettico" (per esempio intrattenendo un interlocutore su materie complesse e certamente non conosciute, dilatando la discussione con amenità, reminisceze personali di scarso interesse, complimenti e via dicendo, per non rispondere affatto ai quesiti posti), s'è cercato - attraverso la storia semantica di un termine - di comprenderne gli usi. Non mi pare un esercizio di retorica.
Ultima modifica di aristarco il venerdì 12 gennaio 2007, 20:34, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » venerdì 12 gennaio 2007, 16:36

Prendo parte alla discussione avendo avuto il piacere di consultare alcune consultazioni locali sull'argomento e diversi atti delle università nonchè atti notarili.

Anzitutto premetto che occorre valutare caso per caso le differenti situazioni contestualizzandole nel luogo e nel tempo il piu possibile.

Per quanto riguarda le situazioni che ho valutato personalmente, cioè la zona della locride, posso valutare che in primis occorre valutare il criterio cronologico. Una città che aveva un sindaco dei nobili nel '500 o '600 è cosa ben diversa da una città che lo ebbe solo a partire dal '700.

Infatti, specie per le città che ebbero sindaco dei nobili solo dal '700, non necessariamente vi era presente anche un sedile di nobiltà. Il ceto dei nobili era molto spesso "variabile" e poteva benissimo accadere che il figlio di un massaro che aveva studiato divenendo UJD e arricchendosi fosse annesso al ceto nobiliare.

Ritengo dunque che in questi luoghi il ceto nobiliare fosse anzi tutto autoreferenziale cioè che era nobile chi era riconosciuto dagli altri nobile come tale.

Per quanto riguarda la funzione del sindaco era molto complessa e per nulla semplice. Anzitutto era il responsabile del bilancio che veniva presentato ogni anno e dunque provvedeva insieme agli eletti (in genere un paio) alle spese vive dell'università, come pagamenti di personale vario, restauro e costruzione di opere strutturali, riscossione attraverso incaricati delle gabelle e tasse per conto del feudatario e per la regia camera e tante altre cose. Non di rado è capitato addirittura il "fallimento" delle università.

Il sindaco era eletto in pubblici parlamenti dove potevano votare le "teste" cioè i capifuoco. Devo confessare però che devo approfondire ancora l'argomento.

Purtroppo è di difficile reperimento ma sull'argomento è molto interessante questo libro Domenico Romeo, Il comune feudale in Calabria, AGE, Ardore 2002 in cui sono pubblicati anche numerosi stralci dei parlamenti delle università
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Messaggioda MMT » venerdì 12 gennaio 2007, 17:49

aristarco ha scritto:Mi perdonerà Aristarco se controbatto chiedendo: il sindaco di una città non è forse il rappresentate di tale comunità?

Ciò che attualmente chiamiano "primo cittadino" è per antonomasia il "sindico" della comunità, ovvero il suo rappresentante, messo e nunzio, tanto per riproporre la terminologia che ho segnalato.
C'è una piccola differenza: il sindaco dei nobili non è il sindaco dell'intera comunità, ma è il rappresentante di una componente della società, la componente nobile. Inoltre, l'ufficio di sindaco è - almeno per quanto attiene l'Italia nord-occidentale - istituzione relativamente recente: in precedenza - e fino al XVI secolo inoltrato - all'apice dell'organismo comunale stava l'istituto consolare: i criteri di designazione dei consoli erano diversi di epoca in epoca e di zona in zona, così come le funzioni connesse erano sensibilmente dissimili da quelle dei sindaci di età moderna (per esempio, i consoli avevano competenze giudiziarie, in seguito demandate a magistrature locali). Successivamente, molte delle prerogative dei consoli - massime quelle di ordine amministrativo - passarono ai podestà o sindaci.


Ed invero, laddove vi erano dei patriziati o nobiltà civiche, non era scelto tra il primo ceto nobile?

Non necessariamente: la designazione all'ufficio di sindaco - in quanto rappresentante dell'intera comunità - era perlopiù connessa al censo, non all'appartenenza ad un determinato ceto.
Anche in questo caso, la conoscenza delle fonti del diritto locale (statuti, per esempio) indicherebbe i criteri di selezione delle cariche municipali, almeno di quelle apicali.


Tuttavia concordo affermando che sarebbe decisamente opportuno avere il contesto di tale carica, altrimenti le nostre risposte rimangono solo dei semplici esercizi di retorica.

La pregherei - cordialmente - di astenersi dal definire "semplici esercizi di retorica" anche le mie risposte: a differenza di qualche vaniloquente grafomane, che infesta altri contesti, esercitandosi nella pratica del non senso (altro che buon senso comune!) e in una sorta di "grammelot dialettico" (per esempio intrattenendo un interlocutore su materie complesse e certamente non conosciute, dilatando la discussione con amenità, reminisceze personali di scarso interesse, complimenti e via dicendo, per non rispondere affatto ai quesiti posti), s'è cercato - attraverso la storia semantica di un termine - di comprenderne gli usi. Non mi pare un esercizio di retorica.


Gentile Aristarco,
il riferimento all'età moderna ("attualmente") l'ha usato lei, mentre io mi limitavo alla situazione all'epoca dei patriziati. Che sia un termine piuttosto recente, non concordo, poichè nell'Italia centrale il Sindaco v'è già dal '400, se non prima: egli era il Syndicus generalis, che sostituì i consoli, e accanto al quale vennero posti gli Officiales ed il Procurator. La costituzione del magistrato, almeno nel regno di Napoli e nella provincia di Marittima, venne modificata da Ladislao di Sicilia e Napoli e rimase in vigore fino ai primi anni del XIX secolo. Il primo magistrato era il "Sindico" , dopo di lui seguiva il procurator magistratus che era quasi il sostituto del primo, e poi venivano gli officiali in numero di tre. Dalle famiglie cospicue, appartenenti al primo ceto, era scelto il sindaco, da quelle del secondo il procuratore, da quelle del terzo ceto gli officiali. Il censo spesso non era d'aiuto all'elezione del sindaco di una certa famiglia se esisteva un apposito libro d'oro nel quale la famiglia non compariva.

Per concludere, ho attribuito le parole "esercizi di retorica" al mio scritto in quanto chi domandava non aveva posto delle precise coordinate, necessarie per una adeguata risposta: non vedo perchè si debba sentire chiamato in causa su questo. Tutt'ora non si è capito se si tratto di una città libera con magistratura civica o di un feudo. Inoltre io ho riportato maggiormente la situazione nel centro-italia come Lei quella del nord. Non si può certo fare di tutta l'erba un fascio: ma posso garantirle, che almeno al centro, il termine sindaco non risulta affatto moderno.

Con viva cordialità,
Michele M. Tuccimei
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Messaggioda sir Francis Drake » venerdì 12 gennaio 2007, 18:13

aristarco ha scritto:La pregherei - cordialmente - di astenersi dal definire "semplici esercizi di retorica" anche le mie risposte: a differenza di qualche vaniloquente grafomane, che infesta altri contesti, esercitandosi nella pratica del non senso (altro che buon senso comune!) e in una sorta di "grammelot dialettico" (per esempio intrattenendo un interlocutore su materie complesse e certamente non conosciute, dilatando la discussione con amenità, reminisceze personali di scarso interesse, complimenti e via dicendo, per non rispondere affatto ai quesiti posti), s'è cercato - attraverso la storia semantica di un termine - di comprenderne gli usi. Non mi pare un esercizio di retorica
.

Considerato che in questo topic compaiono esclusivamente risposte del sig. Tuccimei di Sezze, del prof. Bedini e dell'umile sottoscritto, La pregherei di voler specificare il destinatario di queste Sue considerazioni.

cordialmente

Michele Baroncini
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Messaggioda aristarco » venerdì 12 gennaio 2007, 19:47

Signor Baroncini,
non faccio altro che riprodurLe quanto scritto, invitandoLa a rileggere attentamente:

La pregherei - cordialmente - di astenersi dal definire "semplici esercizi di retorica" anche le mie risposte: a differenza di qualche vaniloquente grafomane, che infesta altri contesti, esercitandosi nella pratica del non senso (altro che buon senso comune!) e in una sorta di "grammelot dialettico" (per esempio intrattenendo un interlocutore su materie complesse e certamente non conosciute, dilatando la discussione con amenità, reminisceze personali di scarso interesse, complimenti e via dicendo, per non rispondere affatto ai quesiti posti), s'è cercato - attraverso la storia semantica di un termine - di comprenderne gli usi. Non mi pare un esercizio di retorica.

A questo punto, penso che non Le sarà difficile capire che il riferimento è ad altri contesti.
aristarco
 
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