Memini ha scritto:Rieccomi: che lo spartiacque fra "Mastre nobili" e Decurionato risieda nell'abolizione della feudalità (1812) non l'ho mai contestato;per la notizia sulla composizione del Decurionato a Palermo, Catania e Messina, cito da Raffaele de Cesare, La fine di un Regno, vol.I pag. 48, a proposito della visita di Ferdinando II in Sicilia nel 1852 (quindi in piena epoca decurionale), a Catania : "Era patrizio titolare il Cavalier Gioeni, ma per l'assenza di lui funzionava da patrizio Tommaso Paternò Castello di Bicocca, ed erano senatori....." , quindi le massime cariche erano sempre ricoperte dal ceto nobiliare, non era un puro fatto di censo, e in realtà censo e nobiltà hanno spesso coinciso.
Lei ha letto un libro, ha trovato il titolo di Patrizio e quello di senatore a Catania nel 1852 e pensa che ciò fosse sinonimo di nobiltà, ma
continua a cadere in errore. A Catania il sindaco aveva il titolo di Patrizio e Senatori erano chiamati i sei Eletti (Palermo, Messina e Catania avevano sei eletti invece dei due delle altre città di prima classe) perchè la legge di istituzione del decurionato prevedeva che le città dovevano mantenere gli eventuali titoli (Senato, Senatore, Patrizio, Prefetto, Pretore) che erano stati concessi in passato e che dovevano essere goduti dal sindaco, dagli eletti o da tutto il corpo amministrativo a secondo della loro natura (art. 72 del decreto N. 932 dell'11 ottobre 1817).
Ai sensi dell'art. 109 dello stesso decreto: "
Il corpo amministrativo del comune di Palermo, che secondo lo articolo 72 deve conservare il titolo di Senato, sarà composto di un pretore e di sei senatori, le cui funzioni corrisponderanno a quelle del sindaco e degli eletti". Il successivo decreto del 25 agosto 1818 recante istruzioni sui Senati di Palermo, Catania e Messina specificava quanto segue. Art. 1: "
Il corpo amministrativo della città di Palermo ha il titolo di Senato. E' composto di un Pretore e di sei senatori". Art. 27: "
Il corpo amministartivo della città di Messina ha il titolo di Senato. E' composto di un Sindaco e di sei senatori. Ciò che in queste istruzioni si dice del Pretore di Palermo è attribuito al Sindaco di Messina". Art. 30: "
Il corpo amministrativo della città di Catania ha il titolo di Senato. E' composto di un Patrizio e di sei Senatori. Il Patrizio è in Catania quel che è il Pretore in Palermo e il Sindaco in Messina".
Insomma
anche dopo l'istituzione del decurionato il sindaco di Catania continua a chiamarsi Patrizio, perchè in epoca feudale gli era stato concesso quel titolo, ma ciò non significava che fosse nobile. Egli era sempre eletto dalla famosa "lista degli eleggibili" in cui bastava avere 24 ducati (8 onze siciliane) di reddito: per poter essere eletti contava il censo non più la nobiltà.
Che le maggiori cariche municipali (sindaco, eletto e decurione) spesso e volentieri fossero ricoperte da esponenti e discendenti della vecchia classe nobiliare si spiega col fatto che la nobiltà in Sicilia continuava a mantenere un grande peso politico, ma non più i suoi privilegi, morti e sepolti dopo il 1812, anche a Catania, a Messina ed a Palermo.
Per quanto riguarda le liste di Modica,la qualifica "Nobile" era la prima indicata, ad essa seguiva l'eventuale titolo (generalmente baronale), talora la professione come "utriusque juris peritus", per quei nobili che avevano conseguito tale titolo.
Mi limito a riportare quanto letto o personalmente visionato, non pretendo di insegnare alcunchè in campi che per me sono di interesse dilettantesco; anzi ho aperto il forum chiedendo altrui opinioni sulla valenza delle qualifiche nobiliari riportate anche molto dopo l'abolizione della feudalità
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Nel 1812 fu abolito il feudalesimo. Furono aboliti i privilegi legati alla nobiltà, ma non i titoli nobiliari.