leggendo un recente argomento relativo alla corona più appropriata con cui ornare un determinato stemma, leggevo i vari e corretti riferimenti alla legislazione del Regno d'Italia in materia araldica e, più in generale, nobiliare.
Sul punto vorrei proporVi una riflessione sulle disapplicazioni di tale normativa negli anni in cui la stessa era in vigore, partendo da due esempi concreti rinvenibili in aria ligure.
Il primo esempio riguarda un sindaco di Genova dei primissimi anni del Novecento: egli proveniva da antichissima stirpe feudale della riviera non ascritta al Libro d'Oro, al padre di costui era sempre stato riconosciuto in società il titolo di "Signore" e mi pare che la consulta araldica gli riconobbe (anche grazie alle buone cure di Giolitti) il titolo (o la qualità) di "nobile dei signori". Questo sindaco, in pubblico, anche in occasione di eventi legati alla sua carica, si faceva chiamare marchese e ostentava la corona marchionale sullo stemma. Non mi risulta che, nonostante la palese disapplicazione delle norme in materia, nessun provvedimento sia stato preso o alcuna sanzione emanata. Le proteste vi furono, e numerose, ma solo sul piano del dibattito storico-culturale: articoli di giornale e pamphlet a favore e contro (un mio antenato ne scrisse invero uno pesantissimo, in cui si elencavano i motivi per cui il titolo di marchese era del tutto infondato).
Secondo esempio, riguarda un mio parente che fu vescovo a fine Ottocento: come stemma episcopale scelse ovviamente quello gentilizio, arricchito oltre che dalle insegne del suo stato clericale anche da una corona marchionale. Preciso che la famiglia in questione mai ottenne (mai richiese) alcun riconoscimento presso la Consulta araldica. Lo stemma vescovile fu abbondantemente pubblicato, scolpito e dipinto e, in questo caso, non sorse alcuna polemica, neppure da parte dei - numerosi - anticlericali. E ricordo che a quell'epoca la nomina di un vescovo non era qualcosa di estraneo per il governo, essendo ancora richiesto l'assenso da parte dell'autorità civile.
Mi rendo conto che sono due esempi circoscritti e, forse, banali; ma testimoniano le disapplicazioni (non solo in ambito privato) della normativa del Regno e probabilmente lo scarso controllo e le flebili pene in caso di violazioni anche palesi.. E avrei piacere di avere una Vostra competente opinione sul punto




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