Dunque, essendo
della branca, le posso dare qualche ragguaglio, anche se più legato alla mia realtà, quella emiliano-romagnola.
E' verso la fine del XVIII secolo che nascono le prime scuole veterinarie, con il passaggio dalla mascalcia alla Medicina Veterinaria vera e propria. A Bologna, già nel 1695, il Consiglio dell'Arte dei fabbri rese obbligatorio un esame per tutti coloro che avessero voluto aprire una bottega per esercitare l'arte del maniscalco. Questo fu un obbligo che restò valido per tutto il XVIII secolo, fino al 1784, quando all'insegnamento medico si affiancò una lettura di Veterinaria. Un anno dopo, venne resa obbligatoria, agli esami, la presenza di un medico veterinario. Nei primi anni dell''800 venne istituita una cattedra di
Anatomia Comparata e Veterinaria e si attivò, compreso nella facoltà medica, un
Corso per veterinari, della durata di due anni, al termine del quale si otteneva la licenza in Veterinaria.
Ma per una più approfondita storia della Medicina veterinaria, che copra anche il XIX e il XX secolo, le consiglio la lettura di questo bel saggio dei proff. Alba Veggetti e Naldo Maestrini, che riguarda però l'Ateneo bolognese:
http://erclib.vet.unibo.it/veggetti/res ... ratica.pdfUn accenno a Francesco Bonsi (1722-1803), riminese, che fu colui che ebbe il merito di avere
innalzato la Veterinaria al rango di scienza, dandole forma e linguaggio scientifico, in un tempo in cui non v'era pur uno in tutta Europa, che ne avesse per anche consepito il pensiero, secondo le parole di Telemaco Metaxà. Egli fu tuttavia essenzialmente un autodidatta. Laureatosi in Diritto civile e canonico per assecondare i desideri della famiglia, fu per tutta la vita un appassionato studioso di scienze, soprattutto di ciò che riguardava i cavalli, ai quali dedicò una considerevolissima parte dei propri lavori, tra i quali le
Regole per conoscere perfettamente le bellezze e i difetti de' Cavalli (1751), e
Il Maniscalco Instruito nella medicina pratica. Delle principali malattie del Cavallo (1767).
un saluto

Luca