Quale futuro c'è in queste memorie?

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Re: Il linguaggio araldico

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 13 gennaio 2008, 23:16

Sigillum1 ha scritto:Cara frate, potremo parlare a lungo di questo tema che ho sempre considerato fondante, ma non è un nuovo linguaggio che proponevo, piuttosto la revisione critica di una terminologia che è il frutto di un ristretto periodo della storia della disciplina e anche un recupero del linguaggio delle fonti che è spesso molto più comprensibile di quello che comunemente si usa ora.

Diciamo che nei secoli scorsi la lingua parlata nel quotidiano e quella araldica usavano quasi al 100% i medesimi termini.

E le medesime ampollosità.

Oggi, tale percentuale è calata: ma per demerito di una scienza araldica sempre più estraniata dalla quotidianità, o per merito di una lingua italiana sempre meno coltivata?

Poi, la comprensibilità di un linguaggio gergale dipende anche dal suo grado di condivisione fra chi lo utilizza.

Da molti decenni è quest'ultimo il vero, grande limite dell'araldica italiana.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 13 gennaio 2008, 23:20

Guido5 ha scritto:
fra Eusanio da Ocre ha scritto:Caro Guido, vuoi parlare tu alla nostra amica della locuzione blasonica a mo' di? :wink: :lol:
Caro fra Eusanio,
Miss Hompesch sa bene che apprezzo certe tue "invenzioni": in uno dei messaggi precedenti ho detto chiaramente «è ben vero che il “fiancato ricurvo e convergente in punta” potrei indicarlo forse con una funzione matematica o con altre parole (a caso: “una V bombata con gli estremi in punta e a un quinto del bordo superiore”) ma preferisco il neologismo di fra Eusanio». Tu sai bene invece che la "banda a mo' di fascia" non mi entusiasma (sa tanto di "leone illeopardito") anche se davvero non posso dire "inclinata di tot gradi"...
Ciao a tutti!
Guido5

É proprio sul terreno dei singoli casi come questi che il discorso in svolgimento trova motivazione ed utilità.

E nel caso specifico della locuzione "a mo' di", stiamo ancora ricercando :wink: alternative migliorative...


P.S. - Piccola rivoluzione: ti ho tolto l'apostrofo perché è inutile!

Vero.

E non è l'unica inutilità :twisted: afferente al personaggio...

...ma le altre sono un po' più :cry: scomode da togliere...

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Re: Il linguaggio araldico

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 13 gennaio 2008, 23:23

Zaccheo ha scritto:Nel mio piccolo mi vado convincendo sempre più del fatto che la terminologia utilizzata per blasonare uno stemma araldico si possa migliorare....non inficiandone la qualità e la scientificità, bensì aggiornandone alcune locuzioni :roll: particolarmete complesse e di fattura romanticheggiante.

Viceversa, parecchie brillano per sintesi ed efficacia.

Il ritorno alla semplicità delle origini proposto dalla gentile Silvia, è molto interessante. Anche nel campo più prettamente artistico delle figure araldiche, i primordi della nostra amata disciplina rappresentano certamente un riferimento imperituro.
L'arte di uno stemma, lo sappiamo, suscita :P una bellezza (soggettiva e, come tale, indescrivibile), assolutamente amabile.
Un blasone deve descrivere in modo eloquente (e il più possibile comprensibile), nulla più.

Il blasone ideale dovrebbe corrispondere al meglio alle "quattro C": concisione, chiarezza, completezza, correttezza.

Ove manca almeno una di esse, è sempre migliorabile.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 13 gennaio 2008, 23:28

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
miss hompesch ha scritto:Caro Zaccheo,
qualcuno diceva, più o meno, che quando tutti sono contro vuol dire che si ha ragione :D
Quello che non mi è piaciuto è invece l'accanimento di un gruppo verso un singolo: sola , "nuova", sconosciuta.

E quando si difendono delle idee, ciò è un comportamento molto grave.

Lei lo chiama coraggio? Non so se sono coraggiosa, so di certo che difendo le cose in cui credo anche non nascosta da un PC.

La ringrazio e mi complimento con Miss Sigillum, decisa, preparata.

Miss Hompesch AAPS


Io non ho visto nessun "accanimento" ma solo un discutere.

Se poi ci sono stati 2 o 3 post consecutivi contrari alle sue tesi non la deve prendere come una questione personale poichè qui ognuno è libero di pensarla come crede e non vi è nessuno con la verità in tasca a priori.

Verissimo.

Discussioni "difficili" (perchè di contenuto vasto e complesso) come questa ce ne sono state.

Ma pacate come questa, molte di meno.

Fermo restando il rispetto dei reciproci punti di vista.

Si discute nell'ottica di migliorarci, non in quella dell'ipse dixit, nè in quella della caccia alle streghe.

Ci mancherebbe altro.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 13 gennaio 2008, 23:32

curiosa ha scritto:Sono d'accordo con il fatto che l'Araldica italiana debba mettersi al passo con i tempi, spero solo che, così facendo, non perda in Armonia e in Poesia, tutto qui.

Poesia e armonia albergano nella sensibilità degli uomini, che sempre cercheranno il modo migliore per esprimerle.

Anche quando le convenzioni verbali dovessero cambiare.


...insomma, anche io sono per il "fiancato ricurvo convergente in punta" :D

Ogni lingua ed ogni gergo hanno il loro modo di far poesia, di far armonia, di usare le parole.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 13 gennaio 2008, 23:40

Zaccheo ha scritto:Gentile "curiosa", nel confidarle che leggo volentieri i suoi interventi, :) sempre di buon livello, oltre che cortesi e simpatici, le dico che sarebbe veramente terribile se l'araldica perdesse le sue belle tradizioni e la sua profonda poeticità. Credo, tuttavia, che l'arte così come l'armonia ed il fascino emanati da uno stemma non potranno mai morire. Almeno fino a quando si continueranno a realizzare armi con partizioni e figure (ben vengano quelle di nuovo creazione) peculiari della scienza/arte araldica (oggi, ahimè, la tendenza è quella di raffigurare "paesaggi" o "logotipi"....e questo è veramente un grande pericolo!).

Studiare araldica significa anche contribuire alla diffusione di una corretta mentalità che impedisca degenerazioni.
Ma ciò non deve portare alla preclusione aprioristica di tutte le novità.
Secoli fa, probabilmente vi fu chi si scandalizzò vedendo uno stemma contenere un marchio di casa commerciale: oggi tali figure godono di una terminologia dedicata e specifica nel linguaggio blasonico tedesco, ove sono frequenti.


Discorso leggermente diverso meritano i blasoni, cioè le descrizioni in "prosa" di come è fatto uno stemma. E' di questo che si dibatte ora. A mio modesto avviso, la scienza blasonica si è complicata a dismisura nel corso del tempo, introducendo una serie di "virtuosismi fine a se stessi" su cui, ne sono convinto, anche mille bravi araldisti non riuscirebbero ad intendersi tra loro. Una :roll: "Babele del linguaggio"!

La torre di Babele era caotica perchè mille lingue diverse si parlavano sotto di essa.
L'araldica italiana, tutto sommato, parla una sola lingua: l'italiano...
...ma come spesso accade il problema non è nel linguaggio...


Noi, nel nostro piccolo, discutiamone....sempre pronti ad ascoltare gli insegnamenti di chi ne sa più di noi.....sempre al fine di rinvigorire e non abbattere ciò che di assolutamente meraviglioso vi è dietro il linguaggio blasonico.
Saluti e grazie! Ferrante

Ascoltare gli insegnamenti è il primo passo.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 14 gennaio 2008, 0:17

Sigillum1 ha scritto:...I grandi dell'araldica stanno studiando un nuovo linguaggio? Bene.
Imparerò anche quello, come sto imparando questo...ha scritto Curiosa...
Da qui prenderei le mosse per ribadire che è qui, dove la disciplina si coltiva e si comunica con passione e impegno, dove i vecchi frati imparano ad usare i "data base" per meglio comunicare con la comunità, che il linguaggio araldico deve essere osservato, con gli stessi strumenti metodologici qui utilizzati ogni giorno per smantellare leggende e intessere genealogie credibili.
Nulla del linguaggio araldico può scaldalizzarmi, è espressione che mi tengo cara per altri contesti, ma perchè non proviamo ad osservarlo con la stessa attenzione con cui studiamo uno scudo o un albero genealogico?
Non aspettiamo che "I grandi dell'Araldica" ce ne forniscano uno, non facciamoglielo fare da soli....Un cordiale saluto. Silvia

Indegno emulo di San Brandano, il vecchio frate partirebbe volentieri con un pugno di indomiti naviganti all'esplorazione dei nuovi oceani del futuro blasonare...

...se non fosse persuaso di quanto c'è ancora da sudare per far conoscere e studiare il mondo araldico odierno su cui poggiamo i piedi...

...mondo poco noto e ancor meno praticato...

...perchè salpare verso un nebuloso orizzonte, quando c'è ancora tanta terra da dissodare hic et nunc?

Qualcuno in terraferma :lol: dovrà pur restarci! :wink:

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Messaggioda miss hompesch » lunedì 14 gennaio 2008, 1:23

"... Non vogliate negar l’esperienza
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza"

Or ora mi ha inviato una mail un tale Ulisse da Itaca, non ancora iscritto al forum ma pure lui, ahimè, ahinoi, completamente lampassato.
Mica siamo a rischio epidemia?
miss hompesch
 

Quale futuro c'è in queste memorie?

Messaggioda fabrizio guinzio » lunedì 14 gennaio 2008, 11:51

Mi sembra che in questo post si sia fatta confusione fra diverse pubblicazioni. Il Crollalanza(Goffredo) ha scritto l'Enciclopedia araldico-cavalleresca, Felice Tribolati(con prefazione del Crollalanza G.) la Grammatica araldica, Piero Guelfi - Camaiani il Dizionario araldico. Giovanni Battista di Crollalanza il Dizionario storico - blasonico delle famiglie nobili e notabili, estinte e fiorenti. Nella prefazione della ripetuta Grammatica, il Crollalanza G. afferma che, per una cognizione di base alla portata di tutti, basta la lettura di questa e la consultazione del ripetuto Dizionario; ma concordo sul fatto che occorrono aggiornamenti! E traduzioni! Lavori in corso, per fortuna,comunque indispensabili. Rammentando che nella prefazione alla Grammatica G. di Crollalanza afferma che il linguaggio dell'araldica è uno dei migliori che una scienza abbia a sua disposizione. Un caro saluto, Fabrizio
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Re: Quale futuro c'è in queste memorie?

Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 14 gennaio 2008, 14:57

fabrizio guinzio ha scritto:Mi sembra che in questo post si sia fatta confusione fra diverse pubblicazioni. Il Crollalanza(Goffredo) ha scritto l'Enciclopedia araldico-cavalleresca, Felice Tribolati(con prefazione del Crollalanza G.) la Grammatica araldica, Piero Guelfi - Camaiani il Dizionario araldico. Giovanni Battista di Crollalanza il Dizionario storico - blasonico delle famiglie nobili e notabili, estinte e fiorenti. Un caro saluto, Fabrizio


Ha assolutamente ragione. Quando ho scritto di "dizionario del Crollalanza", mi riferivo all'"Enciclopedia Araldico-Cavalleresca" di Goffredo di Crollalanza. Grazie per la puntualizzaizone.
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Quale futuro ....

Messaggioda Fritz » lunedì 14 gennaio 2008, 15:17

Ho letto con molto interesse i vari interventi, che mi hanno dimostrato quanto poco io sappia della materia.
Vorrei solo fare due piccole osservazioni:
- il programma freeware che uso per disegnare gli stemmi è stato scritto da un appassionato americano (credo che nel frattempo sia scomparso...) e quindi richiede l'uso del linguaggio blasonico inglese. Per esempio di rosso al leone di nero si "traduce" in gules a lion sable. Non conosco il linguaggio spagnolo, tedesco e portoghese, ma posso dire (lo so che è una banalità) moltissimi termini inglesi sono mutuati dal francese e/o viceversa (Pastoureau vi saprebbe essere più preciso).
- ogni "ambiente" tende a creare un suo linguaggio, che potrebbe essere migliorato, semplificato o cambiato, ma che è quello che è. Che la Teoria delle Stringhe non sia un modo semplice di legarsi le scarpe forse non è noto a molte persone. Così come il mezzomarinaio non è un ... nocchiero di bassa statura.
Fritz
 

Re: Quale futuro ....

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 14 gennaio 2008, 15:32

Fritz ha scritto:Per esempio di rosso al leone di nero si "traduce" in gules a lion sable. Non conosco il linguaggio spagnolo, tedesco e portoghese, ma posso dire (lo so che è una banalità) moltissimi termini inglesi sono mutuati dal francese e/o viceversa

Vero.
Ma il discorso era partito dalla particella "di" che nel nostro parlar blasonico precede lo smalto del campo, e che viceversa è assente in quello inglese.


- ogni "ambiente" tende a creare un suo linguaggio, che potrebbe essere migliorato, semplificato o cambiato, ma che è quello che è. Che la Teoria delle Stringhe non sia un modo semplice di legarsi le scarpe forse non è noto a molte persone. Così come il mezzomarinaio non è un ... nocchiero di bassa statura.

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Messaggioda vdaurelio » lunedì 14 gennaio 2008, 17:46

Cara Miss,
io sono un neofita della materia e credo comunque che la stessa non sia come lei dice di nicchia anzi è molto diffusa ma se ne parla poco. E' pur vero che non è stata mai trattata alla stregua di una disciplina importante poichè eroneamente si pensa che la genealogia sia la ricerca delle origini finalizzata allo sfoggio di stemmi e titoli che non hanno più nessun valore. Invece no questa è una materia, scientifica (esiste un metodo di ricerca e i risultati si comprovano con documenti storici scritti e certi) e ovviamente complicata poichè per poter comprendere eventi, titoli, provilegi e quant'altro bisogna conoscere la storia. La grande storia nella nostra microstoria rende bellissima e affascinante la ricerca delle nostre origini indipendentemente dall'essere nobili (io non lo sono) o meno. Un campagnolo illitterato come me che ha nelle sue origini poveri contadini è ben orgoglioso di comprendere quali fossero le vessazioni e i sacrifici della società agricola nel nostro bel Mezzogiorno. Quanto ai tecnicismi della materia purtroppo non ci si può esimere da questi in quanto ogni materia ha un suo linguaggio specifico che può sembrar difficile ma con il lume della logica diviene comprensibile e leggibile. Qualche anno fa per esempio si pensava fosse impossibile parlare di informatica ai bambini. Eppure oggi numerosi vocaboli tecnici sono entrati nel nostro gergo comune ed è facile parlare di hardware, protocolli, porte e penne USB ecc... Il linguaggio naturale non può sostituire un linguaggio tecnico ma attraverso il linguaggio naturale possiamo ben esprimere i tecnicismi e facilitare comprensione e logica. Questo deve essere l'obiettivo dei genealogisti e degli araldisti. Poi quando queste materie saranno più diffuse e più alla portata di tutti, come per l'informatica, tutto rientrerà in uno schema di insegnamento - meno facile - ma accessibile.
Saluti cari
Vincenzo DAurelio
Campagnolo illitterato
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Messaggioda miss hompesch » lunedì 14 gennaio 2008, 19:15

Davvero non mi piace per niente fare questa puntualizzazione ma credo, a questo punto sia necessaria: sono specializzata in paleografia e diplomatica in Italia e ho anche una specializzazione all'estero.
Giusto perchè così possiate evitare di darmi consigli su libri e persone che conosco da quando avevo circa 25 anni: i termini della questione sono altri......Da allora sono passati venti anni e, pertanto, posso dire, senza presunzione alcuna, di avere esperienza di studio, di ricerca e di insegnamento.
RIPETO I TERMINI DELLA QUESTIONE SONO ALTRI MA, DOPO TANTE PAROLE CREDO CHE QUALCUNO DOVREBBERE RILEGGERE CON ATTENZIONE QUANTO SCRITTO SUL MIO MESSAGGIO INAUGURALE DI QUESTO TOPIC POICHE' MOLTI RIPETONO CON ALTRE PAROLE CONCETTI GIA' ESPRESSI E FORTEMENTE SPECIFICATI.
NON CREDO DI POTERMI AUTOELEGGERE ESPERTA O CULTRICE DI ARALDICA E GENEALOGIA PERCHE CONOSCO QUEI TESTI CHE SONO STATI PER ME ANCHE OGGETTO DI STUDIO E DI ESAME NELLA MIA GIOVENT
.
miss hompesch
 

Messaggioda miss hompesch » lunedì 14 gennaio 2008, 19:17

... MANCA UNA ù
miss hompesch
 

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