Titoli nobiliari: Onori e offerte

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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 7 ottobre 2013, 22:31

pierfe ha scritto: (...) Vorrei sottolineare che la nobiltà è una dignità che per esistere deve avere un suo riconoscimento nell'ambito del diritto pubblico.
Al contrario se non viene riconosciuta dal diritto pubblico è ridotta solo ad un valore morale insito all'interno dell'individuo, una memoria storica a niente più.
Quindi la nobiltà non riconosciuta (nobiltà di cortesia) non ha nulla a che fare con quella che era la nobiltà del passato.
Pier Felice degli Uberti

pierfe ha scritto:(...)
Voglio solo aggiungere che per me oggi quando qualcuno entra in un ordine dinastico o sovrano (solo SMOM) in un ceto "nobiliare" pensa di avere riconoscita la propria nobiltà, ma questo è un concetto errato perchè se si tratta di ordine dinastico oggi è un riconoscimento improprio (come può riconoscere un gran maestro costantiniano - ad esempio - un titolo concesso da re Vittorio Emanuele II? Non può perchè è fuori dal suo diritto, quindi si tratta solo di un trattamento di cortesia e nulla più), se parliamo dell'ordine sovrano poi si tratterebbe di un riconoscimento nobiliare valido solo all'interno dell'ordine (ovvero un riconoscimento virtuale che vale solo fra le persone che fanno parte dell'ordine, e in contrasto con la Santa Sede che non riconosce più titoli nobiliari e un "riconoscimento" gestito con norme che possono essere diverse da quelle applicate (ora o un tempo) dall'autorità che l'ha concesso.
Questo per dire che la nobiltà intesa oggi come un onore (generalmente ereditatio) ha effetti e valenza solo in quegli stati dove permane la legislazione nobiliare.
Pier Felice degli Uberti


La mia posizione è conosciuta e non si è spostata di un millimetro :

1) Ho sempre affermato che in Italia tutti i titoli, onori, qualità nobiliari italiani ed esteri oggi hanno semplice valore morale e storico ( anche all'interno delle categorie nobiliari cavalleresche, anche se spesso tale riconoscimento morale è comune e pacifico, sancito dal diritto internazionale e ben recepito dalla I.C.O.C. http://www.icocregister.org/principi.htm ).
Sulla valenza ricognitiva degli Ordini cavallereschi il discorso è molto più complesso di quello che può sembrare ad una prima vista, essendo nobiltà di cortesia , si nota facilmente una assonanza ben maggiore rispetto a ciò che potrebbe essere ideologicamente immaginata, spesso si hanno appartenenze a più ordini e cortesemente non si negano affatto storici e cortesi trattamenti nobiliari.

2) Ho sempre affermato che la nobiltà esiste, in Italia "spesa" in ambienti distinti e privati e mi pare che questa affermazione sia stata accettata ( sugli effetti e valenza vedi punto 1. )

Mi pare di aver esposto le mie argomentazioni con un approccio scientifico , ben poco "romantico " mi resta da dire una cosa:
Si campa benissimo non accettando la nobiltà italiana , d'altra parte la "voglia di distinzione" italiana o straniera non è mai stata così concreta come ai nostri giorni ed è molto percepibile in chi lavora in questo sito , inoltra mi capita di avvertire sovente puzza di coda bruciata.

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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda pierluigic » martedì 8 ottobre 2013, 1:30

.

Queste parole come commiato da questo topic

***

A volte si passa in certi luoghi e si vede un ponte , quello che non c'e' piu' e' il fiume.

E' un bel manufatto quel ponte, ma non serve .

Ci sono molte cose del passato che non sono piu' utili e valgono solo come ricordi

Questa Nazione ha bisogno principalmente di cominciare a incentivare il merito vero e far emergere cosi un ceto dirigente fondato sul merito e la capacita'


****

Ho letto in questo topic affermazioni assolutamente non condivisibili alla luce della moderna ricerca storica

In quasi tutte le universita' sparse per la penisola vi e' stato un fiorire di ricerche sui ceti dirigenti locali che possono esser molto utili a chi voglia affrontare l'argomento per suo conto una volta esaurito questo topic .Libri acquistabili con modestissimi investimenti

Il mio invito e' di leggere ; puo' essere che qualcuno trovi delle idee nuove

.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Delehaye » martedì 8 ottobre 2013, 10:38

tornando all'articolo in incipit... lì si affermava qualcosa, tento di sintetizzare (sperando di non stravolgere!)...
ovviamente chiedo scusa della mia ignoranza in materia!!!

un re in esilio di una piccola nazione africana, oramai povero (vivrebbe in case popolari di una piccola cittadina di provincia, e camperebbe di caritatevoli elemosine, almeno così sembrerebbe...) cerca di sbarcare ed arrotondare il lunario concedendo titoli cavallereschi dei propri ordini dinastici e (forse, ma questo non mi sembra d'averlo trovato... ma mettiamolo come ipotesi per la disquisizione in termini generali) titoli nobiliari.

questa cosa sembrerebbe esecrabile ("molto triste" (cit.), cosa che convengo) me c'è un'altra frase che m'ha attirato attenzione: "non fanno parte della sua tradizione storica e non dovrebbe premiare" (cit.).
ci sono poi delle precisazioni:
a) "non esisteva la nobiltà come noi la intendiamo, certo esistevano ceti dirigenti ma non con la terminologia che noi siamo abituati a chiamare nobiltà" (cit.)
b) "un re in esilio che è alla fine un privato cittadino non può modificare la legge del suo Paese" (cit.)
c) "gli ordini cavallereschi di merito sono recenti e non è certo che esistessero all'epoca del regno" (cit.)
d) "ordini cavallereschi di merito e sono validi nell'ambito privato dei suoi partigiani" (cit.)

poi che un incipit, diciamo così, generale:

pierfe ha scritto:Vorrei sottolineare che la nobiltà è una dignità che per esistere deve avere un suo riconoscimento nell'ambito del diritto pubblico.
Al contrario se non viene riconosciuta dal diritto pubblico è ridotta solo ad un valore morale insito all'interno dell'individuo, una memoria storica a niente più.
Quindi la nobiltà non riconosciuta (nobiltà di cortesia) non ha nulla a che fare con quella che era la nobiltà del passato.


non volendo parlare del singolo "nuovo" cavaliere o titolato (nobile) creato, ma parlando di chi concede cavalierati e/o titoli, quindi spersonalizzando perfino la situazione del Re del Rwanda in esilio:
1) un legittimo re (non un suo discendente seppur in linea retta) di uno stato che ha cambiato il suo ordinamento, ma che non abbia accettato ciò (abdicazione, rinuncia al trono), che sia di un piccolo staterello africano/asiatico/oceanico o di un grande impero/regno cristiano ed europeo sono da considerarsi sullo stesso piano? ed in più solo semplici privati cittadini.
2) la nobiltà è da coniderarsi solo quella che abbia tradizioni cristiane ed europee?
3) il fons honorum quindi di un "esiliato" conterebbe di meno rispetto a quello di colui che siede ancora su un trono?
4) ordini esistenti durante il regno sono da considerarsi diversamente da quesgli stessi ordini ma durante l'esilio ed ancora da ordini creati in esilio? e come?
5) in che modo il "diritto pubblico" riconoscerebbe (o potrebbe riconoscere) la "nobiltà"? mettiamo ad esempio in uno stato già monarchico oggi repubblicano...
6) se gli ordini di merito dinastici di regni decaduti sono validi solo "privatamente" tra i loro partigiani, perchè (mettiamo in Italia) essi sono talmente validi da considerarsi variazione matricolare dei militari e degli appartenenti alle ff.oo. tanto da essere indossati sulle proprie uniformi? e su quale differenza un ordine dinastico del paese A è accettato mentre uno del paese B no?

p.s.: ovviamente tutti i miei esempi si basano su ordini LEGITTIMI, di persone che realmente siano stati Re di Regni internazionalmente riconosciuti... escludendo a priori farloccate dinastiche e ordini fasulli... ;)
Ultima modifica di Delehaye il martedì 8 ottobre 2013, 11:20, modificato 1 volta in totale.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 8 ottobre 2013, 11:15

N85 ha scritto:La discussione è veramente interessante e ricca di spunti, al punto che è difficile svilupparli tutti.
Mi limiterò quindi a restare sul terreno del mio precedente intervento.

Premesso che non conosco il testo che hai citato (ti do del "tu", che è un trattamento forse di eccessiva confidenza ma più adatto ad un ambiente "familiare" come un forum) e che provvederò a colmare la mia lacuna, il discorso sulla nobiltà civica si fa scivolosissimo (e forse rischio di andare fuori tema), perchè effettivamente essa in parte preesiste al riconoscimento giuridico (a differenza della nobiltà titolata vera e propria).
Tuttavia io penso che il vero elemento distintivo della nobiltà civica sia che attesta la storicità della partecipazione della famiglia al ceto dirigente. Insomma, vista in questi termini, sarebbe più un'attestazione di antichità e di radicamento in un determinato luogo (cose importantissime), ma non una qualità, anche perchè difficilmente le qualità possono essere ereditarie.

Quanto all'esistenza della nobiltà oggi, qui le nostre idee sono più vicine, se non nel percorso argomentativo, almeno nelle conclusioni.
Per me l'art. 2 Cost. non può essere invocato in questo caso, perchè suo oggetto sono "i diritti inviolabili dell'uomo" (tra cui non rientra la nobiltà nè alcun privilegio ereditario) e non le formazioni sociali in cui la personalità di ciascuno si estrinseca.
Tuttavia, credo che la nobiltà esista. E', come già accennavo nel mio precedente intervento, ormai un istituto sociologico e non più giuridico, ma esiste. Prima la nobiltà si reggeva sul riconoscimento giuridico, oggi su quello sociale: si è nobili non perchè si abbia una patente di nobiltà, ma perchè tali si è riconosciuti (per la propria ascendenza e per i propri comportamenti) nel proprio tessuto sociale.
Facciamo un esempio: Tizio Rossi è il barone di Vattelappesca, ma vive da "popolano" (passatemi il termine orrendo ma che rende l'idea), è analfabeta e maleducato, frequenta personaggi equivoci, ha perso beni, memoria e orgoglio del passato della sua famiglia, vive come il semplice sig. Rossi e per tutti è il sig. Rossi.
Suo cugino, Caio, che giuridicamente sarebbe nobile dei baroni di Vattelappesca, è acculturato ed educato, frequenta persone del suo livello, mantiene, vivifica e trasmette con orgoglio le tradizioni di famiglia, svolge una professione rispettabile, per tutti i suoi conoscenti è il barone di Vattelappesca.
L'esempio è estremizzato e non va preso alla lettera, ma oggi Caio è "il barone" (perchè nel mondo in cui vive essere nobile vuol dire ancora qualcosa), mentre Tizio no. Ecco perchè dico che oggi il riconoscimento della nobiltà avviene sul piano sociale.
D'altronde, come si spiegherebbe altrimenti tutta questa corsa all'acquisto di titoli? La speranza che c'è dietro non è quella di avere una targhetta con su scritto "Lord/Lady of ...." da contemplare in solitudine, ma di essere riconosciuti come aristocratici nel proprio giro di frequentazioni



Scusa il ritardo, sono stato via un paio di giorni.
La tua domanda è la stessa che si pongono gli studiosi della nobiltà dai tempi di Dante , è la domanda di sempre, la “patente di nobile” poteva esserci oppure non essere mai stata conferita da parte di un sovrano , si otteneva spesso per cooptazione da parte del ceto dirigente civile o patriziato , quindi senza nomina o assenso sovrano .
Posso rispondere secondo il pensiero consolidato nei secoli :
La nobiltà si trasmette col sangue ma si conferma e cresce con la virtù. Può lasciare una traccia pessima, da dimenticare, oppure socialmente edificante, lasciare appunto, una buona traccia.

Come ben dici , la corsa al Lord of,al Baron of " da contemplare in solitudine, ma di essere riconosciuti come aristocratici nel proprio giro di frequentazioni “.
Aggiungo che certi accanimenti nel tracciare giudizi tranchant e battute congegnate al fine di minimizzare , banalizzare o , peggio, ridicolizzare le dignità nobiliari italiane sono fine a se stesse, maldestri disegni tracciati allo scopo di esaltare realtà differenti , straniere, in antitesi vera o verosimilmente, presunta con la nobiltà italiana, fingendo di non rammentare che in Italia anche le dignità nobiliari straniere hanno semplice valore privato ed , in ultima analisi, solo per chi gliene vuole dare.
Cordiali saluti.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda antonio33 » martedì 8 ottobre 2013, 11:39

GENS VALERIA ha scritto:Posso rispondere secondo il pensiero consolidato nei secoli :
La nobiltà si trasmette col sangue ma si conferma e cresce con la virtù. Può lasciare una traccia pessima, da dimenticare, oppure socialmente edificante, lasciare appunto, una buona traccia.


Caro Sergio, opinione condivisibile, direi giusta e, con quel riferimento ovvio alla virtù, spero mi sia consentito, persino romantica...
[clapping.gif]

Ciao Sergio!
Saluto tutti.
Antonio
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 8 ottobre 2013, 12:03

Caro Antonio ,
per il sommo Poeta, la nobiltà è seme di felicità messo da Dio nell'anima ben posta, il quale germoglia negli individui producendo diverse "perfezioni"
se vogliamo possiamo tradurre virtù con "etica" e volendo sprofondare nel più mieloso :D romanticismo , possiamo descrivere la nobiltà quale :
"Élite etica di storica tradizione"©

© copyright gens valeria
Ciao !
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 8 ottobre 2013, 12:21

GENS VALERIA ha scritto: Mi pare di aver esposto le mie argomentazioni con un approccio scientifico , ben poco "romantico " mi resta da dire una cosa:
Si campa benissimo non accettando la nobiltà italiana , d'altra parte la "voglia di distinzione" italiana o straniera non è mai stata così concreta come ai nostri giorni ed è molto percepibile in chi lavora in questo sito , inoltra mi capita di avvertire sovente puzza di coda bruciata.


Anche io sento molta puzza di coda bruciata ma la sento in diverse direzioni:

1) C'è chi è nato da famiglia borghese e invidia chi è nato da famiglia nobile. Questo, occorre ricordare, è il terreno in cui sguazzano molti ordini dinastici che adescano chi sogna mondi fantastici fatti di noblesse. Non nascondiamoci dietro a un dito. Quanto ci giocano, gli ordini dinastici, su queste suggestioni?

2) Ci sono i nati da famiglia nobile che sognano di rivivere le gesta dei loro avi ma non possono. I cosiddetti nobili con le pezze al fondo schiena.
Quanti nati da famiglia nobile in Italia oggi possono dire di far parte del ceto dirigente come facevano parte i loro avi? Pochissimi.
Molti nobiletti poveracci non sono nemmeno in grado di studiare o tenere un livello di vita adeguato alla media degli italiani.

La verità caro Sergio è che oggi il mondo della nobiltà, sia per chi nasce da antenati borghesi sia per chi nasce da antenati nobili, è un mondo di sogni.
La "distinzione" ormai esiste solo nella fantasia dei più fervidi sognatori.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda WYD2016 » martedì 8 ottobre 2013, 13:51

Alessio Bruno Bedini ha scritto: Anche io sento molta puzza di coda bruciata ma la sento in diverse direzioni:

1) C'è chi è nato da famiglia borghese e invidia chi è nato da famiglia nobile. Questo, occorre ricordare, è il terreno in cui sguazzano molti ordini dinastici che adescano chi sogna mondi fantastici fatti di noblesse. Non nascondiamoci dietro a un dito. Quanto ci giocano, gli ordini dinastici, su queste suggestioni?

2) Ci sono i nati da famiglia nobile che sognano di rivivere le gesta dei loro avi ma non possono. I cosiddetti nobili con le pezze al fondo schiena.
Quanti nati da famiglia nobile in Italia oggi possono dire di far parte del ceto dirigente come facevano parte i loro avi? Pochissimi.
Molti nobiletti poveracci non sono nemmeno in grado di studiare o tenere un livello di vita adeguato alla media degli italiani.

La verità caro Sergio è che oggi il mondo della nobiltà, sia per chi nasce da antenati borghesi sia per chi nasce da antenati nobili, è un mondo di sogni.
La "distinzione" ormai esiste solo nella fantasia dei più fervidi sognatori.


Condivido sia la prima che la seconda sintesi, aggiungendone una terza e una quarta:

3) C'è chi proviene da famiglia borghese che desidera e ne ha gli strumenti intellettivi, avvicinarsi ai nomi altisonanti prendendoli a modello per elevarsi a una migliore condizione, non voglio dire sociale perchè a quello ci pensa già la vita, ma almeno intellettivo/morale.

4) C'è chi proviene da famiglia nobile e cerca instancabilmente di eguagliare e possibilmente superare in successo personale i suoi antenati.

In conclusione ritengo che la nobiltà gli uomini la conservano nel loro animo e non nel patrimonio genetico e che tutti i titoli che si ereditano siano più una responsabilità per il possessore che un "salvacondotti" in certi ambienti o situazioni.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 8 ottobre 2013, 15:00

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
GENS VALERIA ha scritto: Mi pare di aver esposto le mie argomentazioni con un approccio scientifico , ben poco "romantico " mi resta da dire una cosa:
Si campa benissimo non accettando la nobiltà italiana , d'altra parte la "voglia di distinzione" italiana o straniera non è mai stata così concreta come ai nostri giorni ed è molto percepibile in chi lavora in questo sito , inoltra mi capita di avvertire sovente puzza di coda bruciata.


Anche io sento molta puzza di coda bruciata ma la sento in diverse direzioni:

1) C'è chi è nato da famiglia borghese e invidia chi è nato da famiglia nobile. Questo, occorre ricordare, è il terreno in cui sguazzano molti ordini dinastici che adescano chi sogna mondi fantastici fatti di noblesse. Non nascondiamoci dietro a un dito. Quanto ci giocano, gli ordini dinastici, su queste suggestioni?

2) Ci sono i nati da famiglia nobile che sognano di rivivere le gesta dei loro avi ma non possono. I cosiddetti nobili con le pezze al fondo schiena.
Quanti nati da famiglia nobile in Italia oggi possono dire di far parte del ceto dirigente come facevano parte i loro avi? Pochissimi.
Molti nobiletti poveracci non sono nemmeno in grado di studiare o tenere un livello di vita adeguato alla media degli italiani.

La verità caro Sergio è che oggi il mondo della nobiltà, sia per chi nasce da antenati borghesi sia per chi nasce da antenati nobili, è un mondo di sogni.
La "distinzione" ormai esiste solo nella fantasia dei più fervidi sognatori.



Caro Alessio ,
il mio riferimento era a coloro che come la famosa volpe, non riuscendo a raggiungere l'uva sentenzia che è acerba è il “vorrei ma non posso” la richiesta di notizie sulla nobiltà familiare che entrambi, in qualità di moderatori, conosciamo bene che si traduce un desiderio malcelato di distinzione.
Il desiderio di migliorare la propria posizione nella società non è disdicevole si chiama umana ambizione e chi è senza peccato …

Se l'umanità non ambisse migliorare la propria condizione saremmo ancora nelle caverne a darci randellate per “conquistare” una moglie , è successo che il gruppo di chi ha saputo usare il fuoco si è evoluto , ha forgiato punte e lame metalliche ha formato un' élite di guerrieri che ha sottomesso la “massa”, chi ha saputo commerciare ha accumulato beni , ha ottenuto il successo rispetto a chi viveva “alla giornata “, l'umanità è progredita per mezzo del desiderio di distinzione , il quale è insito nell'uomo , coloro più scaltri o forse più forti e tenaci hanno costituito un gruppo dominante .

Oggi le cose non sono molto cambiate , l'ambizione, la distinzione, il desiderio di emergere c'è , ed è inutile continuare a far finta che esso sia “solo nella fantasia dei più fervidi sognatori”.
Siamo onesti !

Se ci siamo laureati è perché le nostre famiglie desideravano per noi un futuro di successo o perlomeno un punto di partenza privilegiato .
Il ceto dominante è stato soppiantato dalla classe dirigente ( sempre élite è ) , chi ha paura oggi della nobiltà ? Essa ha fatto la storia italiana nel bene e nel male da sempre, questo un dato di fatto .
Se la sostituiamo a quella di “politico” la cosa sarebbe differente ?

Una differenza in effetti c'è:
a parità di élite , oggi il nobile italiano non ha potere , non ha privilegi , onora la propria famiglia e molto spesso ha una visione etica del mondo, tradizioni da rispettare e tramandare pur tra le mille debolezze insite nella natura umana. A chi da fastidio ?

Lascio a te ed ai lettori fare un raffronto “nobile” vs. “politico”, tra élite storica etica ed élite plutocratica , scaltra , trasformista ed affaristica.

Del mondo cavalleresco , riconosciuto dalla I.C.O.C. , vanno vagliate le scorie e trattenuto il buono , per mia esperienza è un raro privilegio appartenervi , un'opportunità per rispondere alla mia personale vocazione battesimale, attraverso l'esercizio coerente e fedele del carisma del mio Ordine.



“Una vera tradizione non è la testimonianza di un passato concluso, ma una forza viva che anima e informa di sé il presente.”
( Ígor Fiódorovich Stravinskij
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Lord Acton » martedì 8 ottobre 2013, 16:12

Poche, semplici, riflessioni...

Per me solo un monarca regnante può concedere nuovi titoli di nobiltà, a sua, indiscutibile, decisione.

I Principi delle ex case regnanti italiane non conferiscono nuovi titoli, tranne in qualche caso, comunque discusso ma, secondo me, giustificabile, per i loro discendenti. E questo dovrebbe dirla lunga...

Tutti noi, me per primo, siamo onorati di essere membri dell'Ordine cavalleresco conferito dal discendente dell'ultimo Sovrano di riferimento del nostro territorio di nascita, magari abbiamo anche insistito e brigato per avere quell'onorificenza e a quella, e solo a quella, siamo particolarmente legati... tutto il resto, se c'è, è un di più...

E proprio parlando di questo attaccamento al territorio, e alla dinastia di riferimento, che senso ha essere conte o duca, o quello che sia, di un titolo concesso, addirittura in maniera opinabile, da un ex sovrano di un paese dall'altra parte del mondo?

Pensateci bene e riflettete: se uno di noi fosse altamente e superbamente benemerito di un Regno vero, ma non ne fosse cittadino, il Sovrano di quel Regno lo potrebbe coprire di onorificenze da capo a piedi ma difficilmente lo farebbe nobile.

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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Delehaye » martedì 8 ottobre 2013, 16:27

ma essere creato Cavaliere dell'Ordine di XYZ ed essere creato Nobile di JKW son 2 cose un po' diverse... nevvero?

al di la delle giuste considerazioni di "opportunità", di "buon gusto"... il "fons honorum" ne esiste uno? o ce ne sono di serie A e di serie B se non anche di serie inferiori?

ovviamente NON prendo assolutamente in considerazione nè fantaDinastie nè Ordini farlocchi... ;)
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda contegufo » martedì 8 ottobre 2013, 20:58

Salve

Se è vero che il nobile può vantare un albero a sfidare i secoli altrettanto può dirsi di chi senza alcuna celebrazione ha solcato parallelamente ma senza particolari fortune il percorso della vita.
Non credo che costoro fossero biechi figuri ed orrendi esempi da imitare incapaci di insegnare il buon senso della vita, quanto piuttosto inabili a sovvertire il destino prefissato.

Perchè il destino esiste ed è il risultato del come si forgia un individuo ma anche del suo aspetto contrario, ancorati ad un ambiente senza riuscirne a ribaltarne le metodiche educative. Il cosiddetto "eterno presente".

Quando si tratta in modo conflittuale il proprio figlio visto più come un rivale che non come un albero da crescere diritto e robusto difficilmente il percorso sarà diverso da quello inconsciamente voluto dal genitore. E il gioco è fatto......
Leggere "Padre padrone" di Gavino Ledda.

Tornando alle mirabolanti qualità dell'esser nobile meraviglia la struttura del ragionamento che la sostiene fatto di luoghi comuni piuttosto che andare oltre le apparenze.

Di fronte ad un individuo di cui non si conosce alcunché la prima valutazione è data dall'aspetto lasciando ad un più attento osservatore l'interpretazione del "linguaggio non verbale", ovvero del come si è in realtà.
Analoga riflessione è suggerita dall'etichetta di un prodotto prima ancora di averne saggiate le qualità.

Queste proprietà sono per individui particolarmente sensibili ed osservatori della notte che agli altri appare buia ma che in realtà è limpida come un cielo terso dopo un temporale.

Stiamo parlando allora di un'altra èlite sottile ed attenta vera garanzia per le generazioni avvenire che di fatto detiene silente, per propri meriti, e senza guadagno alcuno il vertice della piramide attribuita un tempo alla nobiltà ma che scalzata da quella posizione è illusa oggi di esserci ancora aggrappata.

Saluti
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Egon von Kaltenbach » mercoledì 9 ottobre 2013, 19:23

Credo che di illusi ce ne siano pochi. Quello che i più sentono (se lo sentono altrimenti sono fuori da questo discorso) è la necessità di mantenersi, per meriti, stile e onestà all'altezza dei propri avi. Quanto al socializzare questo modo d'essere ci sono relazioni, ambienti e ordini con i quali consentire e operare. Il resto può essere un vuoto discorso, ma questo è a mio avviso l'essenziale per vivere oggi una certa condizione.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 10 ottobre 2013, 19:27

Non posso che condividere ciò che scrive von Kaltenbach.

Stavo rivedendo l'interessante l'intervento dell'amico Tomaso , poiché non intendo mettere alla prova la pazienza dei nostri utenti, mi limito a fare una semplice considerazione .
T.G.Cravarezza ha scritto: (...) Per questo motivo la nobiltà è uno status pubblico che deve essere normato dalle leggi e riconosciuto dallo Stato per esistere, altrimenti non esiste.

Il serpente si morde la coda:
Per quale motivo dopo anni impiegati a predicare ciò che pacificamente accettato da tutti, ovvero che oggi in Italia , la nobiltà non è uno "status pubblico" ,
bensì " privato" con valenza storico-morale per quale motivo dovrebbe essere normato dalle leggi e riconosciuto da uno Stato che se ne disinteressa ?

Cordialissimi saluti
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Pantheon » giovedì 10 ottobre 2013, 19:57

Condivido in pieno quanto detto dall'ottimo von Kantelbach !
Mi permetto di aggiungere, al di là di alcuni aspetti di natura tutto sommato legalistica, che il patrimonio nobiliare e di altre organizzazioni collegate, degne di queste nome, è un lascito culturale e come tale, innanzitutto, andrebbe studiato e tutelato.
Saluti.
Ultima modifica di Pantheon il giovedì 10 ottobre 2013, 22:24, modificato 1 volta in totale.
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