Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini

Studiando la storia scopriremo che i nobili erano essenzialmente il ceto dirigente…………. Queste persone quindi non venivano riconosciute dalla società perché "angeli caduti dal cielo", ma perché svolgevano un ruolo all'interno della stessa, un ruolo più o meno importante in base alle epoche, ai luoghi, ai poteri e diritti che lo Stato conferiva loro.
Egon von Kaltenbach ha scritto:La nobiltà è sempre stata una qualità.
antonio33 ha scritto:Non è una visione romantica: è una qualità che si acquisisce o si perde.
GENS VALERIA ha scritto:I titoli nobiliari sono ...titoli , il patriziato e la nobiltà civica possono essere considerati titoli o qualità ( io opto per la 2^ ).
Certamente i titoli nobiliari ( che non sono qualità ) possono essere aboliti, in molti stati , infatti lo sono.
Tutta discussione parte da una considerazione , uno studio legale e scientifico , fatto da tre studiosi spagnoli per dimostrare il diritto all'esistenza della nobiltà non titolata in Spagna ( dove vige la monarchia , peraltro ), ovvero :
http://www.hidalgosdeespana.com/canales ... tu_web.pdf
Ho fatto mia tesi di F.Burrios Pintado, J.Alvarado Planas, Y.Gòmez Sanchez , per confutare un'affermazione del nostro presidente che purtroppo non condivido ovvero:
" la nobiltà è una dignità che per esistere deve avere un suo riconoscimento nell'ambito del diritto pubblico "
Riassumendo al massimo il discorso è questo:
L'ordinamento legale di uno Stato può porsi nei confronti di un presunto diritto in quattro modi :
- riconoscimento , regolamentazione proibizione ed indifferenza .
Questi ultimi atteggiamenti hanno l'evidente intento di avversare, sicuramente non riconoscere ed ovviamente non tutelare lo “status”, la qualità nobiliare.
La proibizione della nobiltà è giuridicamente“ultravires”,ovvero al di là della portata dei propri poteri legali , al contrario, l'indifferenza è un atteggiamento ambiguo ma sostanzialmente onesto.( questo è quello che dicono i testi di diritto , non è un opinione personale ).
Infatti, l'ordinamento legale può pronunciarsi sul riconoscimento e la regolamentazione delle manifestazioni che derivano da una realtà, ma non sulla realtà stessa , per esempio posso regolamentare o, meglio, proibire le attività dei Satanisti ma non posso negare la propria esistenza come gruppo di persone, spero di essere stato chiaro.
Che ci sia in Italia un insieme di persone, discendenti da ceti dirigenti, che si definisce "nobiltà" è un dato non modificabile al limite posso regolamentare o proibire le loro attività , sicut ed simpliciter.
Quindi il riconoscimento nell' ambito del diritto pubblico è del tutto indifferente alla sua esistenza, piaccia o non piaccia questo gruppo di tizi esiste e la legge italiana se ne disinteressa completamente.
Potremmo discutere per mesi su tutto ciò che riguarda la " nobiltà " , argomento difficile ma affascinante, ma non sull'esistenza in Italia oggi della "nobiltà " come gruppo di persone o formazione sociale , tra l'altro tutelato dalla costituzione che recita all'art.2 recita :
"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale."
Sono comunque soddisfatto quando civilmente si riesce a fare discussioni interessanti , se fossimo tutti d'accordo di che cosa discuteremmo ?
Questo forum non vuole snaturare la sua vocazione ad essere "palestra di idee".
Cordialmente

T.G.Cravarezza ha scritto:Ci si scandalizza perché un principe fa il ballerino tanto quanto ci si scandalizzerebbe se il figlio di un Agnelli svolgesse, seppur onorevolmente, l'impiego di operatore ecologico o se la figlia di Berlusconi fosse un'assistente scolastica o se un certo William facesse il surfista sulle spiagge di Honolulu ,anziché prestare il suo impegno quotidiano a favore della sua nazione: lo scandalo è semplicemente dato dal notare come coloro che hanno talenti (vuoi genetici, vuoi economici, vuoi di posizione sociale) conferiti loro dagli avi non li sfruttino in modo opportuno.
T.G.Cravarezza ha scritto:antonio33 ha scritto:Non è una visione romantica: è una qualità che si acquisisce o si perde.
Adesso domando io: come si acquisisce tale qualità? E come si perde?
N85 ha scritto:Prima la nobiltà si reggeva sul riconoscimento giuridico, oggi su quello sociale: si è nobili non perchè si abbia una patente di nobiltà, ma perchè tali si è riconosciuti (per la propria ascendenza e per i propri comportamenti) nel proprio tessuto sociale.
Facciamo un esempio: Tizio Rossi è il barone di Vattelappesca, ma vive da "popolano" (passatemi il termine orrendo ma che rende l'idea), è analfabeta e maleducato, frequenta personaggi equivoci, ha perso beni, memoria e orgoglio del passato della sua famiglia, vive come il semplice sig. Rossi e per tutti è il sig. Rossi.
Suo cugino, Caio, che giuridicamente sarebbe nobile dei baroni di Vattelappesca, è acculturato ed educato, frequenta persone del suo livello, mantiene, vivifica e trasmette con orgoglio le tradizioni di famiglia, svolge una professione rispettabile, per tutti i suoi conoscenti è il barone di Vattelappesca.
L'esempio è estremizzato e non va preso alla lettera, ma oggi Caio è "il barone" (perchè nel mondo in cui vive essere nobile vuol dire ancora qualcosa), mentre Tizio no. Ecco perchè dico che oggi il riconoscimento della nobiltà avviene sul piano sociale.
antonio33 ha scritto:Lo scandalo, per me, è semplicemente perché il nostro si lascia andare a comportamenti non consoni al suo stato.

T.G.Cravarezza ha scritto:antonio33 ha scritto:Non è una visione romantica: è una qualità che si acquisisce o si perde.
Adesso domando io: come si acquisisce tale qualità? E come si perde?
Si va ad una scuola specifica per nobili e terminata la stessa si ottiene la "patente di nobiltà"? Se non la si rinnova la si perde?
Oppure ogni 10 mila bambini nati scende un fascio di luce dal cielo ad illuminare il fortunato neonato e tutta la società sa che quel bambino è nobile? E poi è il Padre Eterno a riprendersi tale qualità? Come chi nasce con il pallino della matematica e chi con il quoziente intellettivo di 150?
E come si capisce che quell'essere umano è dotato di quella particolare qualità? C'è un test da superare per dimostrarlo?
Per tornare seriamente all' argomento non si può tagliare la testa al toro concludendo senza se e
senza ma che un nobile , ancora oggi , è tale solo per coloro che lo riconoscono tale ?
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