Usurpazione e usucapione

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Messaggioda nicolad72 » martedì 29 gennaio 2008, 12:52

Cari amici, come promesso ho fatto una capatina alla Biblioteca Universitaria della Superba per cercare quanto anticipatovi ossia la fonte a cui mi sono ispirato per aprire questa bella ed interessante discussione.

La Fonte è il Novissimo Digesto Italiano (UTET) alla Voce Nobiltà il cui autore è il Duca GIOVANNI MARESCA DI SERRACAPRIOLA, Già Membro della Consulta Araldica e Alto Consultore Araldico del Sovrano Militare Ordine di Malta.

al Paragrafo 9 di detta voce si parla della nobiltà per usucapione. L'autore nel redigere tale paragrafo cita sul punto anche il DE PUY DE CLINCHAMPS.

Si riferisce a coloro che pur non essendo nobili vivevano come nobili acquisendo poco per volta e con il passare del tempo anche i privilegi che competevano ai nobili (esenzione fiscale inclusa),

Indica tale pratica in uso soprattutto in Francia.

Riporta che lo status doveva protrarsi per tre generazione e comunque almeno per un secolo.

Con osservanza.
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Messaggioda MMT » martedì 29 gennaio 2008, 13:15

Curioso che invece non ne parli a tal riguardo il saggio "Le nobiltà europee dal XV al XVIII secolo" di Jean Pierre Labatut (il Mulino).

Curioso anche il fatto che l'usucapione non sia riportato dagli altri manuali anche antichi e dalle varie dissertazioni scritte sull'argomento.

Devo, infatti, ammettere che è la prima volta che sento parlare di questo curioso modo di creazione della nobiltà. Il termine usucapione poi continua a stridere molto nelle mier orecchie con quello di acquisizione di nobiltà.

Ha trovato altri richiami riguardo l'usucapione di nobiltà?

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Messaggioda nicolad72 » martedì 29 gennaio 2008, 13:21

Mi spiace, ho trovato solo ciò che ho detto.

Potrei (forse) trovare qualcosa, ma dovrei dedicare molto tempo a questa ricerca, ed allo stato ciò non mi è possibile... soprattutto per ragioni di tempo.

La fonte, però mi pare abbastanza autorevole... e la storia non fugge, quindi magari un po' per volta... tra tutti potremmo fare chiarezza sul punto.
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Messaggioda MMT » martedì 29 gennaio 2008, 13:44

D'accordo che la storia non fugge, ma proprio per questo mi sembra davvero curioso che nessunaltro scrittore che si è occupato di nobiltà abbia sposato questa tesi. Forse un motivo c'era: era una tesi insostenibile che rimase solo nelle idee di pochi, anche se riprese da qualche enciclopedia.

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Messaggioda miss hompesch » martedì 29 gennaio 2008, 14:00

Qualcuno prima ha scritto:

".. Si riferisce a coloro che pur non essendo nobili vivevano come nobili acquisendo poco per volta e con il passare del tempo anche i privilegi che competevano ai nobili..."

Mi chiedo allora ma per i nobili che invece vivono da non nobili avendo perso poco per volta ricchezze, feudi, palazzi e molto spesso, il rigore morale dell'animo, compiendo azioni poco edificanti, esiste l'usucapione al contrario?
Poichè se è valido in un senso deve essere valido anche nell'altro, altrimenti è fastidiosamente ingiusto anche per gli stessi nobili!
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Messaggioda nicolad72 » martedì 29 gennaio 2008, 14:45

miss hompesch ha scritto:esiste l'usucapione al contrario?


Si esiste e si chiama Prescrizione, ma è soggetta a regole differenti rispetto all'usucapione e poi per entrambe è possibile interrompere il decorso del termine, il quale necessarimante parte da capo...

chi cerca di usucapire cerca di evitare che eventi interruttivi avvengano o vengano posti in essere (e alla voce citata del N.mo Dig. It. di ciò si parla).

chi vuole evitare la prescrizione pone in essere l'atto interruttivo ed è salvo.

Bisogna aggiungere che nel caso della nobiltà la dottrina unanimemente concorda che essa sia imprescrittibile.
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dottrina

Messaggioda Fulvio Poli » martedì 29 gennaio 2008, 15:01

se permettete è il mio turno di sparare sul mucchio

non pare corretto fare dottrina ed essere la parte in causa, è ovvio che si cerchi di mantenere i propri privilegi senza oneri, per di più senza possibilità, o quasi, di aprirsi ad altri.

per esempio. conosco un conte che vive a pigione e fa il vetturiere davanti ad un hotel, se permettete non mi pare more nobilium

grazie
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Messaggioda miss hompesch » martedì 29 gennaio 2008, 15:18

Se mai quel vetturiere ha, però, l'animo nobile, è onesto - lavora per vivere -, ama la famiglia - cresce con sacrificio i suoi figli - ed ha una vita decorosa.
Se mai un nobile con ricchezze, palazzi o qualsiasi altra cosa sopra elencata, vive in maniera scellerata, compiendo misfatti, approfittando dei suoi privilegi.
In tale caso, il vero more nobilium a chi appartiene?
In fondo, sul tema "che cos'è la nobiltà" sono stati scritti fiumi di parole e, credo, non si sia arrivato mai a una reale e definitiva conclusione....
E credo anche che nessuna legge possa codificare tali concetti: anzi penso che se ci fossero stati dei seri criteri di valutazione oggi ancora esisterebbero tali privilegi poichè la legge cautela sempre tutte le parti in causa.
miss hompesch
 

dottrina

Messaggioda Fulvio Poli » martedì 29 gennaio 2008, 15:37

parole sante......

tuttavia se mi si chiama in causa la dottrina per il more nobilium necessario per i notabili

chiedo

che si parli di more plebeiorum per i nobili
Fulvio Poli
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Messaggioda miss hompesch » martedì 29 gennaio 2008, 15:45

Mi ha strappato una sana risata: in tali casi solo la saggia ironia di Antonio de Curtis in arte Totò può salvarci!
Dal film "L'imperatore di Capri" al divertentissimo "Miseria e nobiltà" alla poesia "A' livella" che si conclude con versi sagaci e terribilmente lucidi:

Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie... appartenimmo â morte!
miss hompesch
 

Messaggioda Antesterione » martedì 29 gennaio 2008, 15:46

Oggi sono molti gli incivili, ma anche molte le persone di "distinta civiltà". Gli studi, l'accesso al "sapere" permettono a molte persone di distinguersi. Anche i Nobili si adeguano sempre più a questa nuova società in cui si confrontano assolutamente con gli stessi mezzi intellettuali e materiali che non sono preclusi alla gran parte degli esseri umani in occidente.

Il sapere, la civiltà e le virtù vedono protagonisti tutti. Ecco perché quello della nobiltà come casta chiusa e non rinnovabile, non è un modello realistico e attuale e risulta, a mio avviso, destinato all'eclissi.
In un confronto tra mezzi materiali, civiltà e condotta morale, sovente i nobili non sono risultati "competitivi". La borghesia ha acquisito i mezzi e le possibilità per governare ed amministrare, per raggiungere le proprie ambizioni. A me pare che il mero titolo, privo di superiori qualità morali e privo della preservazione della propria eredità familiare, spirituale e culturale, valga a ben poco, anzi sovente risulta risibile. Da un vero nobile infatti, oggi non è un caso che "il popolo" si aspetti maggior virtù della gente comune, una qualche giustificazione morale di questo "ceto" smaltato. E gli esempi di nobili che han saputo rispondere a questo appello non sono pochi, ma neanche tali e tanti da giustificare un'eccezionalità delle loro azioni rispetto alle possibilità di molti uomini, su questa terra. E' un fatto a mio avviso... innegabile.

Con ciò non si nega la stima per quelle famiglie che hanno saputo conservare le loro tradizioni, la loro storia e far fruttare in modo costruttivo e benefico la propria eredità storica e spirituale. Anche un borghese tuttavia oggi può contare su generazioni di civiltà e tradizioni familiari notevoli e può comprendere ed apprezzare con la stessa profondità i valori della nobiltà e della cavalleria. Ma in uno stato come l'Italia, ove è destinata a non potersi rinnovare, questa casta chiusa, impossibilitata a difendersi e ripiegata su se stessa, non può rappresentare nulla che non si espliciti in modo deciso, chiaro, non occasionale.
A parte qualche privilegio legato ad associazioni ed alcuni ordini equestri che si rifanno ad antichi modelli, oggi, questa gran virtù o questi segni distintivi, a mio avviso, sono una mera illusione se non distinguo assolutamente inattuali, se non giustificati da valutazioni morali e di merito. Neanche quei principi di cattolicità al quale il nobile dovrebbe fermamente aspirare, oggi garantiscono una qualche differenza tra i cattolici, se non nel professare con coerenza la propria fede, magari assumendosi impegni di vita concreti.
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Messaggioda Cottoneum » martedì 29 gennaio 2008, 15:48

Scusate l'intromissione, ma mi sembra che qui si faccia confusione tra nobiltà d'animo, e nobiltà di sangue.

Mi viene da pensare ai nobili lombardi del '600, cui Manzoni si ispirò per il suo personaggio don Rodrigo; oppure al "nemico" di fra' Cristoforo... persone spesso e volentieri depravate, ma guai a chi si fosse messo in testa di criticarli genealogicamente.

Basti a pensare allo scontro di fra' Cristoforo prima della sua conversazione, in cui ci scappò il morto... tutto per una questione di precedenze...

Bisogna a fare una distinzione degli argomenti; naturalmente questa non è una critica, ma una precisazione (che farebbe chiunque abbia letto il Dialogo sulla nobiltà di Giuseppe Parini). :wink:
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Messaggioda miss hompesch » martedì 29 gennaio 2008, 16:08

Ma a onor del vero, io un principe azzurro lo sposerei :) :) :)

.... con tanti castelli, tante opere d'arte, tanti libri, tanti stemmi, tante barche, tanti gioielli, tanta servitù ma anche tanta bontà d'animo.
Ma esiste o mi hanno ingannata per anni con la fiaba di Cenerentola?
E se la scarpetta di Cenerentola calzasse perfettamente anche a me, esiste qualche legge, qualche cavillo a cui potrei appigliarmi per aspirare al titolo di principessa?

Scherzi a parte, è però innegabile quanto sia stata importante la presenza delle grandi famiglie nella nostra storia e come, in molti casi, abbiano saputo trasmettere alle nuove generazioni l'identità del proprio passato.
Bisogna essere in grado di riconoscere ogni meccanismo di questo passato altrimenti, e come qualcuno mi ha insegnato, la storia si vendica.
Per il resto preferisco la poesia di Totò al Parini!
miss hompesch
 

Messaggioda Antesterione » martedì 29 gennaio 2008, 16:17

Caro Giovanni (mi permetto di darti del tu),

hai ragione ma è anche innegabile che sovente nella storia la nobiltà si sia legata anche a concetti di moralità cristiana. Giustificando in Dio stesso oltre che nel sangue, la "natura" del proprio privilegio. E non solo. Anche nel merito (parola che viene usata quasi con disprezzo da alcuni nobili). In quanto all'origine della concessione sovente vi sono dei meriti, antichissimi certo, ma meriti. E di quei meriti possono farsi protagonisti anche gli esseri umani di oggi, con la differenza che si prediligono sistemi premiali ad personam e si tende (tranne per alcune decorazioni alla memoria), a escludere i propri familiari non direttamente responsabili e meritevoli, dai propri onori. E' un fatto culturale che però trova riscontro nel "vetturiere", che pur magari possedendo grandi qualità morali, risulta poco rappresentativo della sua storia familiare e del titolo che probabilmente ben meritò il suo avo, titolo che lui forse per "fato avverso" o per incapacità, non ha potuto rappresentare degnamente.

Alla luce di ciò, è innegabile che oggi siano in tanti a poter vivere "more nobilivm". E se possono vivere "more nobilivm" (anche se non credo ci si confronti più con il ceto nobile in Italia per definire la propria condizione di vita ed il proprio "censo"), magari hanno anche rapporti importanti con la chiesa locale nel quale sono attivi, governano e amministrano, posseggono generazioni di tradizione familiare culturale e magari professionale... di fronte a tutto ciò, le valutazioni si risolvono esclusivamente in un confronto di genealogie e delle concessioni (certe volte ereditate anche con sanatorie), che se per alcuni possono risultare gli aspetti più rilevanti, di fronte all'evidenza dei fatti e di una magari personale riflessione, non sono tali da giustificare una solida efficacia sostanziale e morale nel distinguere la natura di un individuo nobile da un individuo non titolato (giusto per fare un esempio, basti pensare all'elevazione progressiva di un individuo dal popolo minuto ai ranghi di Cardinale o di Pontefice nella Chiesa Romana, , suprema autorità spirituale, suprema fons honorum, che vede un individuo ascendervi per volontà divina nell'arco di una vita e non di generazioni).

Ecco perché la Cavalleria è forse l'ultima spiaggia in cui si confrontano queste antiche tradizioni e che ad oggi rappresenta per sua natura, la possibilità di porre un accento maggiore su quelle qualità che avrebbero fatto un tempo di un "pedone": un Cavaliere (e dunque anticamente, un nobile).

Non è un caso che i Cavalieri creati tali in Ordini Cattolici, siano una manciata di persone eppure, anche queste poche decine di migliaia di individui, sovente, fanno dubitare dell'opportunità dei rispettivi titoli.
Ahimé!

Forse sono poco ottimista oggi... ma non mi sembra di aver fatto riflessioni troppo lontane dalla realtà ;)

Andrea

P.S.: Se in Italia ci fosse ancora un diritto nobiliare e ci fossero dei provvedimenti di grazia, il discorso sarebbe diverso, perché potrebbero accedervi persone che per evidenti ragioni, sarebbero nella condizione di meritare quest'ulteriore distinzione, e che a quel punto potrebbero "cum-versare" con gli altri e più antichi nobili. Ma questa possibilità in Italia non vi è e la disparità tra realtà degli individui meritevoli di essere "titolati", sistemi onorifici attuali e nobili si fa sempre più profonda. Direi quasi incolmabile. Se dovesse (per assurdo) tornare una monarchia in Italia che volesse ripristinare il ceto nobile, sono sicuro che vedremmo molte nuove concessioni in breve tempo. Forse alcune ci scandalizzerebbero pure, poiché in Italia siamo rimasti ad una visione sostanzialmente romantica del titolo nobiliare, mentre in altri paesi, può bastare essere VIP per accedere a questo ceto.
Tutto ciò non è una critica a quei nobili di oggi, che han saputo conservare e valorizzare la propria innegabile e preziosa eredità, piuttosto una profonda riflessione che ho voluto condividere con tutti voi e che può essere accolta anche dai frequentatori nobili (e nobili frequentatori) di questo forum, poiché sovente si trattano e si riprendono questi temi insieme.
Ultima modifica di Antesterione il martedì 29 gennaio 2008, 18:16, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda San Celestino » martedì 29 gennaio 2008, 18:04

xxx
Ultima modifica di San Celestino il sabato 14 novembre 2015, 22:30, modificato 1 volta in totale.
Se in vita non date un po' di voi agl'altri non rimarrà nulla di voi che valga la pena di vivere!
San Celestino
 
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