Cosa è lo "jus patronatus"?

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Messaggioda fguar » venerdì 25 maggio 2007, 16:58

Francesco Francesconi ha scritto:Aspetti un'attimo gentile amico, io intedevo dire Cappella Privata e non Cappellania! la Cappellania è un legato di messe annue e effettivamente il più delle volte fa parte di un vero e proprio JP.
Saluti :wink:

FF


Quindi sostanzialmente non esiste differenza?
Quali vantaggi a l'una e l'altra?
Fabio
fguar
 
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Messaggioda San Celestino » venerdì 25 maggio 2007, 17:04

xxx
Ultima modifica di San Celestino il domenica 15 novembre 2015, 3:57, modificato 1 volta in totale.
Se in vita non date un po' di voi agl'altri non rimarrà nulla di voi che valga la pena di vivere!
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Messaggioda rosetano » martedì 16 ottobre 2007, 10:00

Per le ricerche effettuate finora nei documenti conservati presso gli archivi della provincia di Teramo posso dire che lo jus patronato spettava a coloro che fondavano un beneficio, mediante il quale provvedevano alla celebrazione delle messe in suffragio del santo a cui era dedicato l'altare e dei defunti della propria famiglia, e alla manutenzione di esso (paramenti, candele ecc.), e conseguentemente essi e i loro discendenti, con decreto del vescovo ordinario, ne conservavano il dirittto di presentare il sacerdote, spesso appartenente alla famiglia o ad essa legati da vincoli di parentela o affinità o amicizia; a seconda dell'entità della donazione, la costruzione dell'altare poteva più o meno comportare lavori di modifiche alle murature della chiesa parrocchiale o cattedrale ospitante con cosneguente possibilità di accogliere il sepolcro per i defunti della famiglia fondatrice o dei soli sacerdoti che vi celebrarono. Molto spesso i diritti di presentata a causa della numerosa discendenza che si diramava anche in linea femminile, si riduceva in quote molto piccole e pertanto ogni qualvolta occorreva sostituire il sacerdote occorreva un lungo procedimento di accordi innanzi al notaio. Posso inoltre senz'altro affermare che per fondare un beneficio non occorreva minimamente essere nobili, ma un mnimo di disponibilità finanziaria, visto che anche i miei antenati erano titolari di diritti di presentata in più di un beneficio senza godere di alcun titolo di nobiltà. Altro discorso è la fondazione di una cappella privata all'interno di un palazzo nobiliare della cui legislazione non mi sono mai occupato ma so che aveva bisogno di una dispensa papale o qualcosa del genere.
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Messaggioda rosetano » martedì 16 ottobre 2007, 13:36

Se non vado errato, con l'ultimo Concilio Vaticano II, la chiesa ha inteso limitare se non escludere del tutto l'intromisisone dei laici nella nomina degli ecclesiastici a qualsivoglia beneficio; quindi lo jus patronato per come lo si conosceva prima di tale evento ritengo sia scomparso.
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Messaggioda dpascale » giovedì 1 novembre 2007, 15:11

Stefano Durazzo ha scritto:una domanda: esiste ancora il jus patronatus, ovvero, la chiesa lo concede ancora o lo permette ancora?


Ritorno su questa discussione per chiedervi una cosa.

Ho sentito dire (da fonte autorevole!) che a Genova e diocesi (essendo ai tempi Arcivescovo il Cardinal Siri) lo jus patronatus non fu mai abolito o comunque ne rimasero alcuni "sostanziosi" aspetti.
Io stesso ho visto nella chiesa di San Matteo, storico patronato dei Doria, il banco riservato all' "Eccellentissima Famiglia Doria", e mi è stato detto che tuttora l'Abate di San Matteo è in qualche modo scelto dalla famiglia (di qualunque ramo, anche i meno noti) :shock: . Ma non è la sola: anche la chiesa di San Torpete dovrebbe essere ancora patronato dei Cattaneo, quella di San Luca degli Spinola, San Pancrazio dei Pallavicini (oltre che chiesa della Delegazione Ligure dello SMOM). Se visitate il sito internet dell'Arcidiocesi, si può leggere "parrocchia gentilizia dei marchesi Cattaneo" (http://www.diocesi.genova.it/documenti.php?idd=203&vicariato=4&nome_parrocchia=), ecc... :shock:
Con i miei occhi ho letto nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano una lapide piuttosto recente (circa trenta anni fa) che sanciva i passaggio del patronato dai Sauli ai Negrotto Cambiaso Giustiniani.

Ora, mi sapete dire se tutti questi "segni" confermano che a Genova il jus-patronato non fu mai abolito? Oppure anche lì è cambiato qualcosa negli ultimi anni?

Grazie dei chiarimenti che vorrete inviarmi.


Daniele
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 7 novembre 2007, 22:46

Lo jus patronati e lo jus presentandi erano diritti concessi di solito "in perpetuo", dunque, in teoria non possono essere revocati.

Il diritto può essere perduto se non esercitato (cosa successa spesso, specie nei paesi piccoli) oppure si può rinunciare a questi diritti.

Lessi da qualche parte che già nel diritto canonico di inizio '900 si consigliava di far recedere da tali diritti.

So per certo pero di alcune piccole chiese dove ancor oggi continua il patronato.

Certo che con la crisi di vocazioni odierna, presentare un sacerdote al vescovo non potrebbe che farlo felice :lol:
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Messaggioda MMT » mercoledì 7 novembre 2007, 23:19

Ehm... Alessio, guarda che il diritto di patronato gentilizio è stato abolito da un pezzo!

Ci ha pensato S.S. Paolo VI con il motu proprio “Ecclesiae Sanctae” del 6 agosto 1966 ha disponendo che “sono abrogati i privilegi non onerosi, eventualmente concessi fino ad oggi a persone fisiche o morali, che comportano un diritto di elezione, di nomina o di presentazione per qualsiasi ufficio o beneficio non concistoriale vacante”. Il nuovo Codice del 1983 non ne fa più menzione.


Michele :wink:
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 7 novembre 2007, 23:55

In internet ho dato un'occhiata a questo http://www.bassafriulana.org/cultura/as ... gipane.pdf che mi sembra interessante.

Per quanto riguarda il motu proprio di papa Paolo VI ho invece qualche dubbio: giuridicamente può abrogare un diritto che era stato concesso in perpetuo magari da un suo predecessore?
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Messaggioda FP » mercoledì 7 novembre 2007, 23:55

Non sarà che nei paesi descritti da Alessio le famiglie un tempo patrone continuano ad esercitare ufficiosamente diritti formalmente aboliti?Mi sembra che la famiglia di mio cugino continuò ancora dopo il 1983, informalmente, ad occuparsi della sua chiesa padronata a Sassa (AQ); se non sbaglio occorreva la firma di suo nonno per confermare un nuovo parroco.
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Messaggioda MMT » giovedì 8 novembre 2007, 0:05

De iure il diritto di patronato è considerato abolito dalla dottrina e il fatto che non sia compreso nel codice la dice lunga. De facto può accadere qualsiasi cosa, per ignoranza dei parroci.
Comunque si: il Papa può revocare le concesioni fatte dai propri predecessori.

Michele
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Messaggioda mct » giovedì 8 novembre 2007, 10:49

Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:De iure il diritto di patronato è considerato abolito dalla dottrina e il fatto che non sia compreso nel codice la dice lunga. De facto può accadere qualsiasi cosa, per ignoranza dei parroci.
Comunque si: il Papa può revocare le concesioni fatte dai propri predecessori.

Michele


Sono doccordo con Michele.
Il motu proprio del 6 agosto 1966 parla chiaro...
è probabile che in delle realtà molto piccole la dottrina può non essere arrivata o è semplicemente ignorata! :wink: :wink:

Ricordiamoci l'infallibilità Pontificia :wink:

M. :wink:
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Messaggioda dpascale » giovedì 8 novembre 2007, 21:36

dpascale ha scritto:Ho sentito dire (da fonte autorevole!) che a Genova e diocesi (essendo ai tempi Arcivescovo il Cardinal Siri) lo jus patronatus non fu mai abolito o comunque ne rimasero alcuni "sostanziosi" aspetti.
Io stesso ho visto nella chiesa di San Matteo, storico patronato dei Doria, il banco riservato all' "Eccellentissima Famiglia Doria", e mi è stato detto che tuttora l'Abate di San Matteo è in qualche modo scelto dalla famiglia (di qualunque ramo, anche i meno noti) :shock: . Ma non è la sola: anche la chiesa di San Torpete dovrebbe essere ancora patronato dei Cattaneo, quella di San Luca degli Spinola, San Pancrazio dei Pallavicini (oltre che chiesa della Delegazione Ligure dello SMOM). Se visitate il sito internet dell'Arcidiocesi, si può leggere "parrocchia gentilizia dei marchesi Cattaneo" (http://www.diocesi.genova.it/documenti.php?idd=203&vicariato=4&nome_parrocchia=), ecc... :shock:
Con i miei occhi ho letto nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano una lapide piuttosto recente (circa trenta anni fa) che sanciva i passaggio del patronato dai Sauli ai Negrotto Cambiaso Giustiniani.

Ora, mi sapete dire se tutti questi "segni" confermano che a Genova il jus-patronato non fu mai abolito? Oppure anche lì è cambiato qualcosa negli ultimi anni?



scusate, mi permetto di insistere:

nessuno mi sa dire niente sulla situazione genovese?
Le chiese riguardo cui ho avuto notizia di patronati ancora esistenti sono di primaria importanza, e tutte collocate nel centro della città, dunque, se effettivamente conservano qualcosa degli antichi patronati, ciò non può essere dovuto a ignoranza del parroco!

In particolare continuo a trovare notizie sulla persistenza del patronato dei Cattaneo della Volta nella chiesa di San Torpete:

http://www.irolli.it/chiesa_genova/1/chiesa-di-san-torpete.html
http://www.cfinot.eu/stropez/ (verso il fondo dell'articolo)

Infine qualche curiosità: due paesi in cui pare sia ancora presente il patronato popolare (in particolare per Asiago mi sembra che la notizia sia fondata, con scelta del parroco fatta dai capifamiglia, comunque previa presentazione del candidato da parte del Vescovo):

http://www.sassodiasiago.it/public/phpBB2_plus_1.52/phpBB2/viewtopic.php?p=1673
http://www.comune.carlino.ud.it/territorio/storia6.htm

Con viva cordialità :D


Daniele
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Messaggioda MMT » venerdì 9 novembre 2007, 0:51

Per quanto riguarda il primo ed il secondo link, trattasi di scrittura in internet, da parte di un privato che racconta la storia di una determinta comunità, quindi potrebbe non essere a conoscenza dell'abolizione del diritto di patronato oppure usarlo impropriamente.

Nel terzo caso, io non sono del tutto sicuro che sia un vero e proprio diritto di patronato, in quanto tale diritto era circoscritto agli altari pertinenti alle famiglie che lo esercitavano e stabilivano il beneficiario, perchè era pagato da loro, e di solito la scelta ricadeva su un membro della famiglia o un affiliato.
Questa del consiglio degli anziani, per nominare non un semplice cappellano di un altare, quanto più un parroco, mi sembra un unlteriore sviluppo della disciplina del patronato. Tanto più che potrebbe essere in realtà un semplice consiglio su un nome da fornire al Vescovo, nonstante la decisione ultima spetti al capo della Diocesi, e sia stato travisato in una sorta di diritto di patronato allargato.

Comunque un caso davvero interessante, soprattutto alla luce del motu proprio di Paolo VI che parla chiaro: “sono abrogati i privilegi non onerosi, eventualmente concessi fino ad oggi a persone fisiche o morali, che comportano un diritto di elezione, di nomina o di presentazione per qualsiasi ufficio o beneficio non concistoriale vacante".

Michele
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