dal “Trattato di Nobiltà” del Crescenzio (1693) trascrivo: «L’anello d’oro era un’insegna di Nobiltà come oggi dì i Collari, le medaglie, le Croci de gli ordini Cavallereschi: Scrive Plinio, constitutum est, ne cui ius annuli esset, nisi cui ingenuo ipsi patri, avoq; paterno sex tertia quadringenta census fuisset: dunque ci voleva la Nobiltà del padre, e dell’avo per tal honore». (Libro I, capo XI, n. 43).
Oggi credo che si debba dire “paese che vai, usanza che trovi”: non so se l’anello qui raffigurato
si possa definire “chevalière” ma certo è che è d’oro (e perle) e chi lo porta al naso è una “maharani” (principessa)…
Ciao a tutti!
Guido5




