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Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Siete favorevoli al ripristino della Monarchia in Italia?

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Messaggioda Elassar » lunedì 16 febbraio 2004, 14:23

Come giustamente detto dal sig. Sebpasq, il problema non sta tanto nella necessità che in uno Stato vi sia la monarchia o la repubblica.
La vera questione attiene al fatto che uno Stato debba essere democratico. Sussistendo questa condizione, assume meno importanza la forma di governo (monarchia o repubblica, nelle loro varie forme). Con questo non voglio certo dire che non sia importante discutere di questo tema. Anzi, trovo che sia stimolante, ma allo stesso tempo è necessario intendersi sulla premessa del mio discorso: se uno Stato è democratico, la sua forma di governo è certamente un tema rilevante, ma non fondamentale.
Del resto, in sé nessuna forma di governo (democratica) è migliore di altre: dipende da tanti fattori, tra cui la capacità di governare di chi è al potere (democraticamente).

Per ciò che attiene al ritorno della monarchia in Italia, non posso che concordare con coloro che ritengono che i tempi non siano maturi (e probabilmente non lo saranno mai più). La strada di un nuovo referendum istituzionale mi sembra ad oggi impraticabile perché troppo irta di insidie e facile fonte di fallimento. E, comunque, ribadisco che secondo me ha più senso battersi per una sempre più forte democratizzazione delle istituzioni pubbliche, piuttosto che cercare di far tornare la monarchia (tra l’altro, quale?, tenuto conto che soprattutto nel Sud (che è la zona tradizionalmente a maggior densità monarchica) molti monarchici sono borbonici più che nostalgici dei Savoia).

A presto,
Elassar
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Messaggioda Ardashir » giovedì 19 febbraio 2004, 21:51

Gentilissimi Signori,

l'interessante tema sollevato dal Signor Tuccimei di Sezze porta con se' numerose considerazioni collaterali da Voi già sviscerate che fanno ben comprendere come sia ad oggi assai difficile anche solo ipotizzare un ritorno della monarchia nella penisola.

Tuttavia, al di là della disputa Amedeo-Vittorio Emanuele e della difficoltà del compito di ripristinare una sensibilità monarchica in un contesto identitariamente sconvolto come quello attuale, io ritengo che il principale problema sia un altro.
Se infatti in generale la causa monarchica è stata capace di compattare in Europa nel ventesimo secolo tradizionalisti, monarchici semplici e talora anche conservatori, il contesto italiano vede una situazione ben differente: specie negli ultimi vent'anni, una storiografia finalmente libera dai pregiudizi risorgimentali ha iniziato a demolire punto dopo punto tutti i luoghi comuni che avevano sostenuto l'ideologia del regno d'Italia e sempre più spesso si sente parlare dell'eroica resistenza duosicliana a Gaeta e a Civitella, dell'eccezionale coraggio della brigata estense che seguì il Duca Francesco V nel suo esilio e della vera natura del cosiddetto "brigantaggio" meridionale.
Il fenomeno neoborbonico, giustamente citato dal Signor Elessar, è solo la punta di un iceberg che vede un numero indefinito di sigle associazionistiche collegate all'identità degli Stati pre-unitari, al legittimismo e al tradizionalismo cattolico scagliarsi contro la monarchia sabauda e contro i suoi moderni "eredi".
Troppo spesso la dinastia Savoia viene attaccata per fatti novecenteschi in cui ebbe poca o nessuna colpa (ad esempio per l'ascesa di Mussolini e del fascismo, addebitata dall'ignoranza diffusa alla volontà del re piuttosto che al voto dei deputati che il re era tenuto a rispettare). Invece, ci si dimentica sempre, anche per non mettere in crisi l'identità nazionale, di esaminare in modo libero e serio gli eventi risorgimentali, che costituiscono invece il maggior problema per il formarsi di un fronte monarchico che si allarghi dai monarchici veri e propri fino ai settori tradizionalisti.
Non è affatto scontato in Italia che un monarchico, oggi, si riconosca in un qualsiasi tricolore, con o senza scudo sabaudo. Anzi: a mio umile parere, vi sono ottime ragioni per cui un monarchico coerente NON sia a favore della monarchia sabauda e di detto tricolore. Vedrò di spiegarmi:

Io, e non sono l'unico, sono assolutamente convinto della superiorità indiscussa dell'istituto monarchico sopra a quello repubblicano ma vi sono precise caratteristiche che fanno di un uomo un monarca piuttosto che un tiranno o un fantoccio, caratteristiche forgiate da lunghi secoli di teoria politica che, dal "De Regimine Principvm" di San Tommaso fino agli scrittori reazionari del primo ottocento, hanno definito cosa sia la monarchia legittima e cosa sia, invece, la pseudo-monarchia che, pur conservando la forma della sovranità monarchica, accetta supinamente principii quali la democrazia ed il liberalismo etico, religioso ed economico.

Un monarca è tale se si identifica in un preciso modello storico basato sulla Fede cristiana, sulla trascendenza dell'origine del potere legittimo (nessuna "volontà della nazione", dunque) e se si pone nel contesto di legittimità senza conceder nulla alla Rivoluzione che della tradizione cristiana e della monarchia è la più acerrima avversaria. La monarchia in Italia è nata contro Santa Romana Chiesa, contro la legittimità dinastica dei sovrani pre-unitari ed, infine, contro la volontà ed il diritto delle genti, violentata da una cruda repressione e da plebisciti-farsa la cui assurdità è a tutti palese.

Il simbolo attraverso cui la penisola fu unita deriva in via diretta dall'odioso tricolore francese che vide il sangue di Luigi XVI e gli alleati del trono sabaudo nonchè fautori del risorgimento in molti casi settari e massoni della peggior specie. Come può un monarchico, che dovrebbe credere nella trascendenza dell’autorità legittima, inchinarsi ad un simbolo rivoluzionario, quale ne sia la natura? S.M. Enrico V di Francia, quando nel 1870 gli fu offerta la corona dei suoi avi dopo la sconfitta di Napoleone III, preferì declinare l’offerta piuttosto che accettare come simbolo della legittima monarchia francese il tricolore in luogo della sua amata bandiera bianco-gigliata. Così, rinunciando ad esser re dei francesi, fu vero Re di Francia fino alla morte in esilio.

Quella sabauda, alle già gravi contraddizioni di una monarchia liberale, aggiunse l'empia spoliazione dello Stato della Chiesa, che nessun cattolico può stimare evento trascurabile. La dinastia fu posta sotto scomunica da Sua Santità il Beato Pio IX ed il successivo concordato con S.S. Pio XI pur migliorando la situazione non potè cancellare una tragica verità: la monarchia dei Savoia è nata basandosi su valori del tutto antitetici (almeno nella fase iiziale) a quelli tradizionali delle monarchie legittime e poco importa la nobiltà d’animo indiscussa di Umberto II quando le basi del trono d’Italia erano costruite nella Città degli Uomini e non in quella di Dio.
Gli infiniti episodi di fellonia, corruzione, menzogna e violenza che caratterizzano la realtà storica del risorgimento, poi, non posson certo, una volta portate alla luce, che accrescere l'ostilità verso il ripristino della monarchia sia negli ambienti tradizionalisti sia in quelli popolari.

Per questo, molti cittadini italiani di convinzioni monarchiche non possono che preferire la repubblica ad una monarchia che ha scientemente cancellato i valori religiosi e politici su cui dovrebbe fondare il proprio senso e la propria utilità. La monarchia costituzionale che si potrebbe, in un utopico futuro, ricostituire sarebbe solo un mantello sotto al quale si nasconderebbe la stessa essenza dell'attuale repubblica.
A che pro, dunque, affaticarsi tanto per scambiare un presidente ereditario a vita con uno temporaneo ed eletto? Di certo non vorremo ingannarci tanto, signori, da pensare che un re costituzionale possa davvero modificare la sensibilità del suo popolo quando vediamo così tristi esempi da parte delle maggiori famiglie reali oggi al potere. Anzi, i monarchi costituzionali tendono col loro esempio a legittimare vieppiù l’allontanamento dalla Tradizione dovendo porsi sempre dalla parte di un’ “imparzialità” che non fa onore ai discendenti dei monarchi unti del Signore di medioevale memoria. Questo relativismo, già di per sè pernicioso, diventa terribile quando è l’autorità simbolo della Tradizione a promuoverla e poco importa che egli si muova in accordo con le tendenze maggioritarie in seno alla sua popolazione:l’esistenza di un monarca è giustificata dalla difesa dei sudditi, difesa che è politica, giuridica ed etica. Questi concetti, non passibili di ridefinizione pena la relativizzazione dello stesso istituto monarchico, sono intrinsecamente legati al principio del’ordine gerarchico e della trascendenza divina, ma quale monarca prende oggi sul serio questi valori?
Era facile profeta il Principe di Canosa quando, poco dopo le rivolte del 1831, sottolineava come la monarchia, privata delle sue radici profonde, si riducesse ad un semplice ente rappresentativo di cui la storia avrebbe presto fatto giustizia.

Dunque, si alla Monarchia tradizionale, cristiana e legittima, no a quella infiltrata dello spirito del secolo e da tendenze rappresentativistico-liberali.

Concludo scusandomi con Voi se con questo mio intervento, sommario ed incompleto per ovvie necessità di spazio, ho offeso in qualche modo la Vostra fede monarchica, ma spero che comprendiate che la mia ostilità deriva non da una facile animosità pregiudiziale ma da una critica al modo di “fare monarchia” che è stato proprio dei Savoia durante lo spazio del Regno d’Italia.
Ardashir
 
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Messaggioda MMT » sabato 21 febbraio 2004, 15:41

Gentili Signori,
V'invito a riflettere su quanto saggiamente scritto dal Signor Forlanini sul tema/problema della ripristino (o no) della monarchia italiana.
In primo luogo sui problemi ed i pregiudizi legati alla dinastia sabauda come i rapporti con il Fascismo ed l'Unità ed il contrasto con le dinastie e i regni preunitari e con Santa Romana Chiesa (attutiti un po' nel 1929 con i Patti Lateranensi).
In secondo luogo ci sono le manifestazioni del fenomeno neoborbonico, specialmente nelle ex-Due Sicile: ricordiamo tutti come vennero accolti i Savoia a Napoli l'anno scorso: certo non vuol dire che tutti i napoletani siano ostili a Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto, però sono campanelli che ci indicano che alcuni (non pochi) preferiscono i Borbone su un ipotetico trono d'Italia, o quantomeno di Napoli.

Interessante poi è questa osservazione:
Ardashir ha scritto:Non è affatto scontato in Italia che un monarchico, oggi, si riconosca in un qualsiasi tricolore, con o senza scudo sabaudo. Anzi: a mio umile parere, vi sono ottime ragioni per cui un monarchico coerente NON sia a favore della monarchia sabauda e di detto tricolore.

Come anche interessante quest'altro concetto che completa quanto io avevo precedentemente scritto:
Ardashir ha scritto:A che pro, dunque, affaticarsi tanto per scambiare un presidente ereditario a vita con uno temporaneo ed eletto?


Ringrazio il Signor Forlanini, cui rivolgo un saluto particolare, che ci ha dato molti spunti di riflessione su questo delicato argomento.


Michele Tuccimei di Sezze
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Messaggioda sebpasq » lunedì 23 febbraio 2004, 18:38

Egregio Ardashir
in parte sottoscrivo quanto da lei detto e in più aggiungo che solo svolgendo una seria e profonda, ma soprattutto veritiera (difficile visto che quasi sempre gli storici pendono da una parte politica e modellano la storia a loro piacere) analisi delle vicende risorgimentali, si può capire se in Italia è meglio una repubblica o una monarchia e che tipo di monarchia.
A parte il fatto che se si sceglie la repubblica allora tocca al popolo scegliersi il presidente di essa (altrimenti è una semi-repubblica), ma se per esempio l'unione delI'talia fosse avvenuta non attraverso guerre civili-rivoluzionarie, ma con un accordo d'intenti tra le Case Regnanti del periodo (una sorta di monarchia elettiva con delle regioni a capo dei principi o duchi che eleggono il Re) secondo me le cose sarebero andate molto diversamente e ora avremmo ancora la monarchia.
Certo la storia non si fa con i se, ma in una precedente discussione parlai di un'ipotetico Sacro Romano Impero Italiano e la cosa venne quasi derisa, ma al posto di una monarchia creatasi da una caotica guerra di stampo rivoluzionario e perchè no ispirata dalla Rivoluzione francese, non sarebbe stato meglio un unione degli stati pre-unitari in una sorta di Impero, Regno, Unione, Confederazione o chiamatela come vi pare, dove ognuno di questi stati conservava buona parte della loro legittima sovranità?
Certamente quella dei Savoia storicamente è una dinastia prestigiosa, ma obiettivamente non aveva proprio i numeri per unire e regnare un paese come l'Italia, così ricco di sfumature e diverse culture.
L'essersi trovati in uno stesso frangente Cavour, Garibaldi e vari movimenti indipendentisti ha favorito l'ascesa dei Savoia e la vittoria finale sugli altri stati, ma è evidente che la vicenda non è stata altro che una conquista dei Savoia di tutta l'Italia e non una guerra d'indipendenza di ispirazione popolare come si vuole far credere.
Per questo forse, visto come sono andate le cose, è meglio una repubblica che non è guidata e governata da nessun "invasore" ma dal suo popolo; che poi però gli italiani sono i meno patriottici di tutti gli altri europei non ci lamentiamo, visto come è stata "fatta" l'Italia; non a caso solo dopo aver fatto l'Italia si disse "adesso bisogna fare gl'italiani". Non so se sia una frase vera o solo una leggenda, ma questo la dice lunga su quali fragili basi è stata costruita la nostra bella Italia e sul perchè forse ancor oggi gl'italiani non sono molto patriottici e stanno perdendo molte delle tradizioni che la storia ha loro lasciato; last but not least perchè anche la scena politica italiana è alquanto fragile.

Saluti.
sebpasq
 
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Messaggioda Ardashir » mercoledì 25 febbraio 2004, 3:00

Gentilissimo Signor Pasquini,

progetti per una Confederazione italica ce ne furono, il problema fu che non si arrivò mai ad un compromesso sufficientemente largo da accontentare le parti.
Il primo progetto federativo,per quanto amatoriale, risale al 1814 ed è opera del giovane Cosimo Andrea Sanminiatelli, poi divenuto famoso per le sue posizioni legittimistiche e per la sua amicizia col Principe di Canosa. Questo progetto poco conosciuto quanto particolare, discusso anche con Madame de Stael, prevedeva una tutela austriaca basata sulla presidenza assegnata all'Imperatore, ma senza che la Lombardia tornasse sotto il dominio absburgico (il Congresso di Vienna era ancora da concludersi). Inoltre, Sanminiatelli prevedeva un'Italia divisa fra monarchie legittime e bonapartiste (ad esempio Murat avrebbe dovuto rimanere in Napoli, cosa per un certo periodo sostenuta anche da Metternich).
In seguito, già nel 1836, Metternich propose velatamente a S.M. Ferdinando II delle Due Sicilie un progetto confederale che prevedeva una leadership teorica borbonica, protetta però dalle armi dell'Impero.
Si succedettero poi numerosi altri tentativi e progetti che spesso confluirono in quel neoguelfismo che voleva il Sommo Pontefice come presidente di un'ipotetica Confderazione italica. Peraltro,dopo il 1848, l'ipotesi giobertiana non fu più presa in considerazione seriamente da alcuno, compreso lo stesso Pontefice.
L'ultimo tentativo venne da S.M.I.R. l'Imperatore Francesco Giuseppe I, che nel 1851 cercò, invano,di riprendere il progetto confederale. Tuttavia, il secco no proveniente dalle Due Sicilie e dal Piemonte frenò anche questo tentativo estremo.

Anche se capisco ed approvo del tutto il Suo discorso, che mira a sottolineare come un'altra unità fosse possibile, Le chiedo: era secondo Lei necessario unire in qualche modo l'Italia? Esisteva davvero questo imperativo storico? Io non credo a visioni deterministiche della Storia (fatta salva, ovviamente, la divina Provvidenza) nè credo corretto definire uno sviluppo storico "obbligato" analizzandolo in base a categorie storiche cocretizzatesi apposta per giustificare quelli stessi eventi e dunque mi riesce indigesto pensare che, nel secolo diciannovesimo, si dovesse per forza approdare ad un qualche genere di unità nazionale. E' sbagliato e falso pensar che in merito la maggioranza degli italiani fosse a favore di qualche genere di ipotesi unitaria: la storiografia ha da tempo dimostrato l'estraneità del ceto popolare (e di gran parte di quello borghese ed aristocratico) dalle meccaniche unitarie.
Certo, vi erano importanti ragioni economico-politiche, ma per sostenere queste si distrusse la vera Italia, quella cattolica, delle feconde diversità, delle tante corti locali e delle culture armoniche ma non identiche in favore di un' Italia inventata da pochi (in favore di interessi che è meglio non approfondire in questa sede) e ricreata sul mito romano che ben poco (per non dir nulla) aveva a che vedere con la mesta e grigia Italia settaria delle persecuzioni, della reductio ad unum delle identità locali e della lotta alla legittimità e alla Fede che fu unita nel 1861 e completata con l'empia spoliazione del 1870.

Spero avrete ancora la gentilezza di perdonare i toni accesi di questi miei ultimi interventi.

Vi saluto cordialmente.
Ardashir
 
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Messaggioda sebpasq » mercoledì 25 febbraio 2004, 19:09

Gentile Ardashir
vedo con piacere che (se ho ben capito) in sostanza lei convenga con me su tutta la linea: è cioè innanzitutto il perchè voler inculcare in tutti i modi nella testa degl'italiani che solo perchè ci fossero dei moti indipendentisti/rivoluzionari gl'italiani non dormissero la notte per unire la penisola?; secondo far credere che l'unione della penisola non solo fosse indispensabile, ma che sia stato un bene per essa.

Premetto che non ho una conoscenza molto approfondita dei fatti del Risorgimento, ma da curioso di storia è fin troppo facile evincere come si continui a colorare la verità a proprio piacimento e far credere che i Savoia furono dei liberatori mentre gli Asburgo e i Borbone gl'invasori, nel momento in cui sappiamo che è stato il contrario.
Proprio in questi giorni sto leggendo "Da Cavour a Mussolini" di Dennis Mack Smith che finisce per togliermi ogni dubbio circa la storia di quel periodo; secondo me è solo l'incredibile insieme di vicende accadute nello stesso frangente che ha favorito l'unione dell'Italia e non per un preciso progetto nè dall'alto nè tanto meno dal basso.
E quindi: 1)la volontà dei Savoia (ma forse dovremmo dire di Cavour?) di allargare il loro spazio vitale e di liberarsi della vicinanza degli austriaci, cercando di annettere un parte dell'Italia settentrionale al Regno Sabaudo; 2)i moti indipendentisti/rivoluzionari che poi ci sono quasi in tutti i paesi in tutte le epoche e alimentate da giovani che assecondano solo la loro indole rivoluzionaria; 3)la debolezza dei Borbone e degli Asburgo, unita anche alla sorpresa dell'andamento che gli eventi presero giù di lì; 4)un capo carismatico come Garibaldi che non si sa perchè iscritto alla Giovine Italia prima di pensare alle sorti italiane, si preoccupò di rendere indipendente l'Uruguay (!); 5) la presenza di Cavour abile uomo politico, (il cui scopo era solo quello di allargare il Piemonte) a cui non passava neanche per l'anticamera del cervello un unione dell'Italia, ovvero di quel Mezzogiorno che non aveva mai neanche visto in vita sua (e che gli fu riferito era abitato da gente talmente zotica che sarebbe stato meglio annettersi l'Africa), ma che alla fine si rese conto che era meglio assecondare gli eventi e sfruttare Mazzini e Garibaldi, allargando il Regno Sabaudo alla penisola tutta oltre al solo Nord Italia, alfine di evitare di confinare con uno stato rivoluzionario governato dai "dittatorelli" come Mazzini.
Per far capire che i Savoia non sono stati altro che invasori basta ricordare il fatto che in quel momento la prima lingua del Piemonte era il francese...

Se prima dell'unione dell'Italia c'erano i carbonari, dopo è nato il brigantaggio, fenomeno non di minor rilievo e sicuramente alimentato dagli stessi ideali nobili-rivoluzionari dei moti mazziniani.
Se era necessario unire in qualche modo l'Italia?
Le rispondo ricordando la spartizione dell'Italia progettata nel Convegno di Plombières del 21 luglio 1858 tra i Savoia e i francesi, che lei sicuramente conosce, ma che forse sarà meglio ricordare: l'Italia sett. sarebbe toccata ai Savoia, l'Italia Centrale a Gerolamo Bonaparte e quella del sud a Luciano Murat.
Che poi Cavour è stato costretto a "reclutare" Garibaldi e Mazzini per evitare di perdere il Regno Sabaudo (dato che ci si trovava, Garibaldi, perchè non instaurare una repubblica stile quella francese anche in tutto il resto d'Italia, come già si stava facebdo con la Repubblica Romana e quella di San Marco?) e per non rischiare di lasciare il resto dell'Italia in mano ai repubblicani è solo una coincidenza.
Dopotutto lui era fautore di un liberismo conservatore (che poco aveva a che fare con la democrazia) e non certo dell'unità della penisola tramite una rivoluzione.
Senza ricordare che per riuscire a governare il paese i Savoia furono costretti a tartassare senza pietà i cittadini (specie le genti del Sud), favorendo il processo dell'emigrazioni, del brigantaggio (preludio della mafia) e dell'impoverimento (anche culturale) del Mezzogiorno che ci portiamo dietro ancora oggi; questo basta a far capire come l'unione dell'Italia fu tutt'altro che spontanea e necessaria o progettata.

Comunque ora l'Italia è unita e forse questo doveva essere il destino italiano; fatto sta però che ancor oggi l'Italia è un paese diviso (economicamente, culturalmente, etc) e a differenza di altri paesi non ha mai sviluppato quel senso patriottico tipico di un popolo che sente con convinzione di appartenere ad un sola nazione.
Credo che la cosa più saggia oggi sia ridare voce a quelle identità locali con un forte federalismo che lasci ampie libertà alle regioni, che non solo non divide il paese, ma lo unisce all'insegna della condivisione dell'ideale di libertà tanto caro ai garibaldini e ai mazziniani, e cioè la libertà di decidere del proprio futuro più da vicino nel rispetto delle culture locali e non dover dipendere sempre da un governo centrale.
Non per nulla - come ho già detto altre volte - il DNA del popolo italiano è per lo più costituito dal fenomeno del feudalesimo, dei Comuni e delle Signorie, nati sia per prevenire il caos, sia come naturale e spontaneo sbocciare dello spirito d'indipendenza del popolo italiano, che forse ancor oggi reclama una maggior indipendenza.

Mi scuso per il lungo intervento.

Saluti.
sebpasq
 
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Messaggioda G.Grifeo di Partanna » martedì 22 giugno 2004, 0:05

Questo Forum è una continua scoperta.
Con estremo ritardo, visto che l'ultimo intervento sul tema Monarchia/Repubblica risale a febbraio, vorrei intervenire.

La Nazione italiana sconta ancora la sua giovinezza.
Per secoli separate in più stati, le regioni della nostra penisola continuano a ragionare ancora in termini di divisione. Il "campanile" detta legge.

Una Monarchia continua ad essere il sistema migliore per tenere le fila del "discorso" nazionale.

Serve che questa Italia sia incarnabile in una persona e in una dinastia. Non in un presidente provvisoriamente infilato al Quirinale, responsabile di poco, un'icona temporanea che non riesce ad essere sufficientemente simbolo di unità nazionale. Non di certo per manchevolezze dei singoli Presidenti della Repubblica, spesso invece grandi personaggi. Semmai come forma repubblicana preferirei quella statunitense, lontana purtroppo dalle scelte dei nostri politici perchè dobbiamo ancora scontare pseudo fobie e complessi da passato regime fascista.

Ma in un'Italia dove nessuno è responsabile di nulla, dove le colpe sono di nessuno e i meriti di tutti, la gente avrebbe bisogno di qualcosa di concreto da vedere, toccare, sentire come elemento legante della Nazione. Un simbolo di unità in questa italia così impalpabile e inconsistente.

Lungi da me qualsiasi riferimento a regimi vari: quallo fascista ha già creato troppi danni cercando velleità da impero grazie al sacrificio di soldati con scarponi dotati di suole di cartone. Gente mandata al massacro inutilmente e senza mezzi.
Il tutto, devo dirlo, accaduto grazie a quella dinastia sabauda che si è sempre rivelata inadeguata al compito. Mi dispiace controbattere a chi ha scritto prima il contrario, ma allora il custode della Nazione era Vittorio Emanuele III e al tentativo di golpe fascista doveva ordinare l'intervento militare. Cosa che si guardò bene dal fare, nonostante che tutte le divisioni intorno a Roma non aspettassero altro. L'ennesimo errore Savoia venne compiuto e non fu l'ultimo (seguito da molti altri, dannosissimi soprattutto per l'immagine del casato, anche in epoca repubblicana). Ma è storia conclusa e accettata.

Se monarchia dovrà mai essere, riconosco di vedere bene nella banda bianca del nostro tricolore esclusivamente lo stemma Borbone.

I Savoia sono troppo compromessi, basti ricordare l'ultimo episodio: il loro comportamento alle recenti nozze reali in Spagna al tavolo con le case regnanti (o ex) del mondo.

Veramente deplorevole. Dovrebbero essere tenuti distanti fino a quando non impareranno che hanno un nome da tutelare e quindi un comportamento da tenere almeno in occasioni ufficiali. In privato si prendano pure a legnate.

E poi la pubblicità alle cipolline, vi prego.... :evil:

Monarchia costituzionale, democratica, credo purtroppo che rimarrai solo un'aspirazione (soprattutto se, come vorrei, con un Borbone sul trono).

Così mi accontento ogni tanto di collegarmi al sito della Real Casa di Borbone (http://www.realcasadiborbone.it) e mi getto sulle ricerche famigliari e sulla mia passione per la storia della Sicilia e l'Egittologia. Quando il mio lavoro di giornalista me lo permette.
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Messaggioda sebpasq » martedì 22 giugno 2004, 17:39

Egregio Signor Grifeo
non posso che essere quasi totalmente d'accordo con lei.
Forse è vero che il regime fascista ha più danneggiato l'Italia che altro, ma purtroppo il delicato momento storico e una monarchia debole come quella dei Savoia hanno favorito il tutto (s'immagina se al posto del fascismo si avesse avuto il comunismo?); un pò come in Germania, che si è affidata all'uomo "forte" in un momento di grave crisi economica e di identità nazionale con i risultati che tutti sappiamo. Però dovrà ammettere che parte della colpa di queste crisi per lo più delle nazioni europee sono dovute anche ad alcune monarchie che con la prima guerra mondiale hanno aperto le "danze" al sanguinario 1900 dimostrando in paesi come Russia, Germania, Austria e Italia di non essere all'altezza di governare o ancora peggio di flirtare con regimi totalitari e con personaggi dalla precaria cultura, capacità politica e grande disumanità.
Come ho già scritto sopra è meglio una buona democrazia (io per esempio sono un sostenitore del federalismo alla svizzera) che una brutta monarchia, ma comunque sottolineo che una monarchia con le persone giuste (e che magari tuteli anche la fede cristiana, che ormai non viene neanche più ricordata dalla carta costituzionale di quella stessa Europa che deve la sua vita proprio alla Chiesa) sarebbe la cosa migliore.
Rilancio la mia idea di una monarchia pseudo-feudale (o se volete federale) con una Italia come una sorta di Sacro Romano Impero che elegge il suo sovrano consultando gli Stati elettori.
Come già detto è proprio come si è realizzata l'Unione dell'Italia che la dice lunga sul debole e poco spontaneo senso patriottico degli stessi italiani; ripeto che se l'unione fosse stata promossa dal basso o magari con un accordo pacifico tra tutte le dinastie regnanti nel territorio italiano, ora le cose potrebbero essere diverse: naturalmente sottolineo potrebbero perche si può solo tentare una previsione e non più.
Però non è un caso che il fenomeno dell'immigrazione è praticamente iniziato con l'avvento dei Savoia...

Saluti.
sebpasq
 
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Messaggioda G.Grifeo di Partanna » martedì 22 giugno 2004, 19:53

Gentile dottor Pasquini,
in linea generale condivido il suo pensiero. Soprattutto l'ultima espressione che rincarerei con una mia personalissima valutazione.

Il Sud d'Italia è stato letteralmente colonizzato dai torinesi, come le altre regioni forse. Direi di Più. Mi sembra rispondente alla realtà dei fatti definire la colonizzazione sabauda del Sud come effettuata con toni ancora più marcati rispetto alle altre aree italiane.

Da questa base dei fatti non si sfugge e da questa si aprono tutte le spiegazioni al cattivo andamento dell'economia meridionale. Ricordiamoci le grandi opere dei Borbone nel Regno delle due Sicilie: la prima ferrovia italiana, gli opifici con logiche del tutto nuove, ecc, ecc.

Poi, con la croce Savoia, la fine. Si sono portati a casa la flotta Borbone, una delle più grandi del Mediterraneo e che Cavour bramava. Hanno pure massacrato e tanto. Il gioco, o destino, si è compiuto.

Comunque, il disegno dei regni federati sarebbe stato veramente incredibile. Chissà come sarebbe cambiata la storia. Sicuramente ci vedo, in tempi successivi, una immancabile guerra di emancipazione della federazione dalla potenza estera che in un primo momento ne fu promotrice. Comunque la grandezza dello Stivale sarebbe uscita moltiplicata da questa unione "diversa" rispetto alla vecchia realtà europea.

A presto
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