Famiglie notevoli - famiglie comuni

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Famiglie notevoli - famiglie comuni

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 23 ottobre 2007, 12:16

Premetto che, a mio modesto parere, la storia di qualsiasi famiglia di ogni sorta è preziosa per la Storia. Ho sempre pronta una penna rossa per correggere i miei appunti di araldica(per merito di frà Eusanio ho già corretto il titolo!). Nel Dizionario biografico cremasco(fine 1800) di Francesco-Sforza Benvenuti, storico locale, l'indice delle famiglie che hanno un cenno storico porta l'intestazione: famiglie notevoli.Sono elencati(una sessantina in totale) sia casati nobili che borghesi;solo nelle voci dedicate ne viene specificata l'appartenenza. Infatti, pur ritenendo quell'autore(ed il sottoscritto condivide) la qualità nobiliare un Valore storico-spirituale ed etico-morale(vedasi per esempio:"noblesse oblige",degrado,deroga,nobilitas decus ac robur etc.) non viene considerata sufficiente a rendere una famiglia notevole. lo scrittore, di famiglia nobile, inserisce fra le cittadine notevoli solo un terzo(circa) delle famiglie cremasche titolate o qualificate nobili(circa 170 e dichiara altrove di non essere riuscito a censirle tutte!),catalogando le altre fra le comuni(per completezza nella sua Storia di Crema cerca comunque di fornire un cenno storico di tutte le famiglie nobili locali, bene facendo).Penso che per fare una Vera Storia della citta', attuale, bene sarebbe inserirvi un elenco di tutti i cognomi ivi presenti, precisando da quanto presenti(se non mi sbaglio nei cenni storici su internet -del comune o d'altri, non viene invece citata alcuna famiglia). A tutt'oggi non mi è per niente chiaro il concetto di famiglia notabile(ho capito solamente che non va confuso con notevole).Per quanto concerne nobile, mi attengo al Syme:il significato fondamentale del termine nobilis è sociale, non legale(pur essendo importanti l'aspetto giuridico, politico ecc.). Distinguendo fra nobiltà sociale, naturale e quella civile(da non confondere con civica);vedansi per esempio:Manuale di Araldica del Barbolani di Montauto, Storia della Monarchia in Italia del Mola, opere varie del De Maistre. Che ne pensate? Scusatemi se mi sono dilungato, ma ho tanto da chiedervi! e mi sembra pure di essermi incartato!
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Messaggioda AndreaSperelli » venerdì 26 ottobre 2007, 11:14

Credo di aver capito ciò che propone il Signor Guinzio, trovo che l’argomento sia decisamente interessante, specialmente per i diversi tipi di nobiltà proposti (a dire il vero avevo letto un articolo in cui veniva proposta una diversa “suddivisione” della nobiltà…se troverò nuovamente l’articolo non esiterò a proporvela). A dire il vero io aggiungerei anche un'altra categoria di “nobiltà”, quella non effettivamente blasonata ma con tutte le caratteristiche per esserlo. Mi riferisco a quella classe sociale che un tempo dominava determinati territori ed era talmente influente da deciderne le sorti, questo magari accadeva nelle zone montane o nei piccoli borghi in cui la vera autorità, come quella di un ipotetico Duca, era meno sentita. Si potrebbe in tal caso definire questo tipo di famiglie come notabili, ma credo che erano ben più di questo, le definirei famiglie appartenenti ad una nobiltà “de facto”.

Spesso escono libri in cui vengono elencate le importanti famiglie del passato … come mai questa usanza oggi non è più in uso ? ancora oggi esistono famiglie e persone eccezionali che meriterebbero di essere ricordate.

A.S.
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Messaggioda Reginella » venerdì 26 ottobre 2007, 11:43

Seguendo il filo del discorso, mi viene da pensare: ma non è che si confonda la nobiltà con il potere?
Non tutti i nobili erano potenti - non tutti i potenti erano nobili, specialmente dal milleottocento in poi, quando la borghesia divenne talmente potente da....copiare beatamente usi, costumi e lussi riservati fino a quel momento esclusivamente ai "nobili".
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Messaggioda L.de Bellis » venerdì 26 ottobre 2007, 13:42

Gent.mo Andrea,

nel condividere il tuo pensiero, in maniera pedante mi ripeto così:

La Città di Bari era retta da un Regimento, composto dai Sindaci e dal Consiglio decurionale il quale, a sua volta, era costituito dai rappresentanti delle Piazze della Nobiltà (costituita da nobili di stirpe detti anche nobiltà generosa) e del Popolo Primario (costituito dagli esercenti le libere professioni curiali e mediche, dai mercanti e dai possidenti, detti anche <<civili>>). ovvero i notabili dell'Epoca, anche loro non resistettero dal possedere uno stemma.

Spesso le due Piazze erano in continuo contrasto tra di loro per avere il sopravvento nel governo dell'Università. La Piazza non corrispondeva al ceto: non tutti coloro i quali appartenevano ad un dato ceto facevano parte automaticamente della Piazza del proprio rango.
Occorreva l'aggregazione fatta dalla stessa Piazza o dal Re. Inoltre, per conservare il proprio potere oligarchico, le Piazze erano <<chiuse>> e avevano diritto di aggregare altre famiglie con prerogativa esclusiva.

Pur se era prevista una "democratica" rappresentanza dei ceti abbienti, gli atti di amministrazione dell'Università mostrano che soltanto il primo ceto, per la posizione privilegiata dei nobili, era attore principale delle vicissitudini amministrative della città.

Al popolo minuto per più secoli fu riservata una parte passiva e marginale.

Soltanto nel 1797, con Reale Dispaccio di Ferdinando IV di Borbone, ad esso fu concessa una propria rappresentanza in seno al Consiglio dei Decurioni. Da quell'anno il Consiglio decurionale fu costituito da 10 consiglieri nobili, 10 del secondo ceto e 10 del terzo. Fino al 1797, il Consiglio dell'Università fu composto da trenta deputati, quindici per la Piazza dei Nobili e quindici per la Piazza del Popolo primario, che restavano in carica tre anni. Esso veniva modificato ogni anno con la sostituzione di cinque membri, in modo che allo spirare del triennio fosse completato l'avvicendamento.

La suddivisione dei seggi del Consiglio della città di Bari fra i ceti della nobiltà e del Popolo Primario è documentata fin dal Quattrocento.

Cordialità

Lorenzo Longo de Bellis
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Re: Famiglie notevoli - famiglie comuni

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 26 ottobre 2007, 13:48

fabrizio guinzio ha scritto:Ho sempre pronta una penna rossa per correggere i miei appunti di araldica(per merito di frà Eusanio ho già corretto il titolo!).

Troppo buono, gentile amico.

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Messaggioda fabrizio guinzio » venerdì 2 novembre 2007, 11:16

Non troppo buono nelle mie doverose affermazioni caro frà Eusanio, ma invece, ahimè, sono stato sicuramente "criptico" nello scrivere su questo argomento! Cerchero' di spiegarmi. In internet alla voce Centro Araldico Genealogico Virtuale ho trovato(e me lo sono stampato) un Blasonario Cremasco(per ora purtroppo solo indice) che riporta sotto il titolo e lo stemma di Crema l'intestazione: indice alfabetico delle famiglie nobili e notabili della citta' di Crema(163 famiglie, sono contento anche del numero).Bello, non vedo l'ora di vederlo realizzato, ma gli aggettivi nobili e notabili mi sono sembrati un passo indietro rispetto a quello usato nell'indice metodico del "Dizionario biografico cremasco" dallo storico locale ottocentesco Francesco-Sforza Benvenuti famiglie notevoli(62,parte nobili/notabili parte borghesi/popolane).Io, anche alla luce di "La storia della tua famiglia" di Pier Felice degli Uberti ho sempre unito alle nobili(che spero fiere della loro nobiltà) le notabili, latinamente nobiles, tenendo distinte le borghesi(che spero altrettanto fiere della loro burgenseaticità:sono grato del termine al forumista Giovanni Grimaldi),latinamente burgenses.Anche fra i cognomi elencati nell'indice del C.A.G.V. vi sono casati che io riterrei borghesi.Perchè fare tutte le famiglie eminenti, notevoli, nobili per forza, anche quelle che vorrebbero essere borghesi? E pensate che una delle elencate nel ripetuto B.C. si è divisa da un'altra(identificata dal soprannome per differenziarsi, ma spesso e volentieri lo ha solo aggiunto al primo cognome) non volendo nè la nobiltà cremasca nè il patriziato veneto(e a Crema l'hanno ricevuto solo 3 famiglie!).Secondo me, facendo benissimo: in quell'epoca la nobiltà decurionale cremasca, quasi tutta con un grande passato mercantile, si era autovietata l'attività commerciale/industriale e loro volevano mantenerle.Ridicolo,norme balorde;il significato principale del nome della città sembrerebbe essere quello greco:mercato,rifondata dal leggendario Cremete(prenome che significherebbe mercante) Plinio sul sito di Foro dei Diugunti. Un caro saluto, Fabrizio
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Messaggioda fabrizio guinzio » venerdì 9 novembre 2007, 12:32

Ho riletto i post di Andrea Sperelli,Reginella e L. De Bellis e li ho trovati illuminanti su varii aspetti.1)Inizio da L. De Bellis: mi sembra che la situazione della città di Bari sia descritta in maniera precisa ed esauriente;un ceto di famiglie nobili,un ceto di famiglie borghesi(talune anche dotatesi di stemma borghese) eminenti, il popolo comune.2)Reginella ha ragione. In numerosi libri di storia, quando non si tratta di nobiltà di feudo ma di quella di comune c'è tanta confusione, o si confonde nobile con potente facendo tutti patrizi oppure si parla solo, trattando dei nostri gloriosi comuni, della borghesia(come fa,per esempio e conferma di quel che dico,la pur interessantissima "Storia d'Italia" dell'italo-francese Pierre Milza).3)Andrea Sperelli:è vero, esistono più suddivisioni della nobiltà da tener presenti.Ma la vera grande confusione mi sembra quella di cui parla Reginella.4)Un caro amico, non iscritto al forum, mi ha ricordato che il Dizionario del Benvenuti da me citato nel topic è stato pubblicato postumo(a cura di un amico ed estimatore dell'autore, prof. L.Magni) e che pur essendo originale dell'autore l'appellativo famiglie notevoli, non sono elencate fra quelle tutte le famiglie nobili solo perchè il lavoro non era terminato!Mi ha fatto presente che una titolatura nobiliare(titolo o qualifica che sia) basta ed avanza per rendere un casato notevole! Ripensandoci, concordo.Un caro saluto, Fabrizio.
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Re: famiglie notevoli - famiglie comuni

Messaggioda L.A.S. » giovedì 15 novembre 2007, 20:01

fabrizio guinzio ha scritto:.


Mi unisco al tema, che m'interessa particolarmente. Segnalo, per quanto noto, che in campo storiografico, ormai dai tre lustri, si utilizza il termine élite, per raggruppare talune famiglie notevoli (i notabili sono "inferiori", perché si restringono ad un'area, più spesso un luogo, geograficamente delimitato), generalmente di stampo più borghese che nobiliare, con particolare riferimento ai secc. XVIII-XX. Lo si usa soprattutto per non utilizzare aristocrazia (che poteva essenta tanto nobile quanto borghese), in quanto suscettibile di maggiore problematicità interpretativa. Va tenuto conto, tuttavia, che il termine élite è utilizzato per quelle famiglie che non avevano solo e semplicemente potere e prestigio economico sociale, e in un ambito geografico allargato, ma che manifestavano anche - tramite segni costitutivi precisi (costumi, agire, costruzione di palazzi, chiesi e cappelle, creazione di "salotti", atti di patronage e filantropia, ecc.) - una certa emulazione della nobiltà, intesa questa sempre e solo come classe sociale.
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Messaggioda fabrizio guinzio » lunedì 26 novembre 2007, 11:19

Caro L.A.S., oltre che il termine "elite" penso si possa utilizzare quello Ceti Dirigenti(per esempio: in Italia esiste il Comitato di studi sulla storia dei Ceti Dirigenti in Toscana, con Presidente un noto araldista). Il termine aristocrazia lo lascerei come ulteriore parola con il senso di nobiltà; è così anche nell'uso comune, nel costume. Il fenomeno che ti interessa, la formazione,durata,continuità e rinnovamento delle elite o ceti dirigenti e le loro qualità e caratteristiche penso sia determinante(nel bene e nel male) nella storia di qualsiasi paese. Un caro saluto, Fabrizio.
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Re: famiglie notevoli - famiglie comuni

Messaggioda L.A.S. » martedì 27 novembre 2007, 10:40

fabrizio guinzio ha scritto:Caro L.A.S., oltre che il termine "elite" penso si possa utilizzare quello Ceti Dirigenti(per esempio: in Italia esiste il Comitato di studi sulla storia dei Ceti Dirigenti in Toscana, con Presidente un noto araldista). Il termine aristocrazia lo lascerei come ulteriore parola con il senso di nobiltà; è così anche nell'uso comune, nel costume. Il fenomeno che ti interessa, la formazione,durata,continuità e rinnovamento delle elite o ceti dirigenti e le loro qualità e caratteristiche penso sia determinante(nel bene e nel male) nella storia di qualsiasi paese. Un caro saluto, Fabrizio.


Stimatissimo Fabrizio, certo, condivido e conosco l'utilizzazione anche della "categoria" ceti dirigenti che, tuttavia, risulta più specifica e limitata di quella delle élites, la quale la può ricomprendere. Ed invero, mente nel primo caso si fa riferimento ad aspetti "esteriori", in particolare al potere politico-amministrativo ed economico, nel secondo caso si guarda anche ad aspetti costitutivi, "interni" ed "interiori", cioè al (com)portamento e all'intimo convincimento (animus) di essere, più che di mutuare, dinamiche e peculiarità una volta esclusive della nobiltà d'ancien règime. Non condivido però l'accezione di aristocrazia legata soltanto alla nobiltà, cosa che non ritengo sia più, almeno, dall'inizio del XIX secolo. Cordiali saluti.
L.A.S.
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Messaggioda Grimaldi » martedì 27 novembre 2007, 11:07

Gentili signori
scusate se intervengo.

Condivido l'idea del sign. L.A.S.

L'aristocrazia italiana del '900 è stata caratterizzata da famiglie nobili e da nuove casate borghesi elevatesi come "nobiltà di roba" fra '800 e '900 (sull'onda della rivoluzione industriale diremmo).

Ricordiamo che tali famiglie spesso si sono fra loro unite (noto il caso degli Agnelli, che sposarono.. e sposano ancora... famose signore di antica nobiltà).

Da notare poi che questi nuovi "aristocratici" si sono elevati anche arrivando ad ottenere titoli nobiliari (ricordo i Marzotto, i Rivetti) e soprattutto in epoca fascista l'alto capitalismo si è mischiato alla nobiltà e spesso ha ottenuto titolature dal regime (ricordo la distinzione fra i titoli "ante e post marcia").


Tutt'ora in Italia esiste l'aristocrazia.
Una classe dominante formata da politici, grandi industriali, funzionari di alto grado, vertici di categorie di vario tipo, etc. etc.

Ed in questo periodo di crisi e recessioni stiamo assistendo a studi in materia (La Casta, etc.) e movimenti sociali per contrastarli.

Le classi dominanti non incontrano quasi mai la mia simpatia.
Perchè vivono approfittando della maggioranza delle persone, quelle che lavoravano (nei secoli schiavi, plebei, servi della gleba, popolani.... etc. etc....).

Infatti uno studio equo e giusto della società dovrebbe interessare sia i ceti dominanti che quelli dominati.
E ci renderemmo conto da che parte penderebbe forse la nostra simpatia.

Consiglio ad esempio:
- Paglia Vincenzo, Storia dei poveri in Occidente - Indigenza e carità
Rizzoli, Milano, 1994;
- Winspeare Davide, Storia degli abusi feudali (rist. anast.), ed. Forni, 2001


Cordiali saluti
Grimaldi
 

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Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 27 novembre 2007, 11:55

Caro Giovanni, le mie simpatie o antipatie dipendono dal comportamento delle cosiddette "èlite". Nel passato ceto dirigente non coincideva di regola con plutocrazia, se non per eccezione(spazii e tempi limitati,e di decadenza, a mio parere). Ti potrei citare casi di nobili mendicanti che a Genova hanno rivestito importanti funzioni(al termine, poveri più di prima), i "barnabotti" di Venezia ecc. el solo il comportamento non adeguato("noblesse oblige") portava al decadimento. Dove i dirigenti si comportavano come si deve: per esempio la Valperga dei miei antenati(il tuchinaggio, ribellione contadina ai feudatari tirannici, non è ivi esistito; in Canavese si sono dovuti aggiungere quartieri per ospitare i rifugiati di altre terre), la Vandea in Francia, il popolo è insorto per difendere i suoi signori. Un libro di storia del geologo(sic!) Merla parla di reggimenti di soldati piemontesi(popolani) accorsi ai punti di riunione stabiliti dai loro ufficiali marchesi. Volontari, ed in uniforme! D'inverno, sotto tormente di neve. Io simpatizzo per tutti costoro.Un caro saluto, Fabrizio
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Messaggioda Grimaldi » martedì 27 novembre 2007, 12:33

Gentile signore
apriremo dei processi di beatificazione per la classe nobiliare? :D

Scherzi a parte lei cita casi. Non la normalità.

Ci sarebbe da discutere a lungo.
Come ad esempio che la nobiltà vera e piena non può prescindere dalla ricchezza
(che sia mercantileo finanziaria o feudale e redditizia non cambia).

Ma il discorso è complesso e porterebbe fuori tema.

Si parlava di distinzioni fra ceti.

Cordiali saluti
Grimaldi
 

Messaggioda Guido5 » martedì 27 novembre 2007, 13:00

Cari amici,
quanto scrive Giovanni Pietro de' Crescenzi su "Il nobile romano" (Bologna, 1693) non concorda molto con la tesi sostenuta da Giovanni Grimaldi. "Povertà nõ toglie la Nobiltà" (c. 27 n. 19) anche se "Nobiltà senza ricchezza non spicca" (c. 31 n. 61).

Ciao a tutti
GUIDO BULDRINI - Fides Salvum Fecit
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Messaggioda Grimaldi » martedì 27 novembre 2007, 13:13

Guido5 ha scritto:Cari amici,
quanto scrive Giovanni Pietro de' Crescenzi su "Il nobile romano" (Bologna, 1693) non concorda molto con la tesi sostenuta da Giovanni Grimaldi. "Povertà nõ toglie la Nobiltà" (c. 27 n. 19) anche se "Nobiltà senza ricchezza non spicca" (c. 31 n. 61).

Ciao a tutti


Caro Guido
una cosa è la teoria altra la pratica.
E posso citarti autori che la pensano in modo opposto.

Gli stessi nobili non consideravano più tale (soprattutto socialmente) un nobile senza un soldo....
Anche se giuridicamente restava nobile.

Anche in epoca moderna un titolato che non si poteva permettere di pagare il relevio per le successioni cedeva il titolo... :)

I nobili decaduti furono spesso la fascia nobiliare più flessibile della nobiltà.
Perchè permise a famiglie non nobili ma ricche di elevarsi sposando un nobile.
Corsi e ricorsi storici.
Le famiglie nobili che per secoli si mantennero tali, invece, sposavano solo pari grado (e pari ricchezza molto spesso...).

A volte forse dovremmo più attenerci all'oggettività delle cose che non alla loro idealizzazione.

Saluti
Grimaldi
 

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