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Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Messaggioda L.de Bellis » domenica 15 luglio 2007, 21:56

Carissimi,

vi invio l'arma di Mons. Caracciolo , essa è stata trafugata nel 1986 dal portale di una chiesa rurale di cui vi accenno brevi note storiche della stessa, se per caso qualcuno l'ha vista, mi invii un
messaggio.

Immagine

Rutigliano: Chiesa Rurale dell’Annunziata.
Adagiato su di una lingua di terra delimitata dalla confluenza di due Lame , il manufatto è sito su di uno sperone roccioso che sporge a nord,è a pianta rettangolare ad unica navata costruito nel XIII° secolo sui resti di un altro manufatto,riedificata nel XVI sec.ed infine ristrutturata nel 1727.
L’arma ecclesiastica,che sormontava sino al 1986 la porta d’ingresso, apparteneva a Mons. G. Caracciolo di Martina Franca, nel 700 Abate commendatario della grancia( grange), detta di S. Tommaso, erroneamente attribuito da altri autori ad un Card. Giacomo Caracciolo o al Sovrano Ordine Militare di Malta,all’interno il prelato fece dipingere l’immagine di S. Maria del Castello, di S. Nicola e S. Martino sovrastata anch’essa dall’arma dei Duchi Caracciolo di Martina.
La Chiesa anticamente sotto il titolo di S. Maria di Castello, è appartenuta sino al 1233 al Monastero di S. Tommaso ,quando una Bolla di Papa Gregorio IX, ne determinò il passaggio alla Congregazione di San Giovanni in Fiore, essa sorge sulle rovine di un villaggio denominato anticamente Minerba
Riedificata ad opera del popolo rutiglianese e della munificenza dei Pappalepore, a devozione fecero dipingere il famoso quadro dell’Annunziata.
Nel 1860,fu di proprietà di donna Marianna Guaccero, famiglia notabile in Palo, poi di suo figlio il notabile rutiglianese Giuseppe Chiaja e nel 1910 passò al nobile prelato Mons. Nicola Maria Antonelli, infine nel 1956 fu acquistata dal signor Valenzano, nel 1961 passò in donazione alla Chiesa del Carmine attuale proprietaria.

All’interno si notano i relitti lignei dell’altare maggiore barocco scomparso, una volta sovrastato dall’effige dell’Annunziata,opera del pittore Vitantonio Defilippis alla fine del 600, e poi oggi custodito nella Chiesa del Carmine.

Il Lunedì di Pasquetta si rinnova l’antichissimo rito del Pass-a-Pass e ci si fa compari di macchia,purtroppo il popolo trascurato di questo Comune si ricorda del sacro tempio solo in questa circostanza,dell’ incantevole e selvaggia bellezza del luogo,ma nessuno intraprende alcuna iniziativa per restituire alla Chiesa la dignità che gli spetta.

Il rito di origine pagana consisteva nel far passare un pezzo di lentisco sul ventre dei bambini affetti dall’ernia ombelicale, pare che il passaggio avesse poteri taumaturgici e volesse significare una sorta di iniziazione alla vita, la tradizione ripresa in anni più recenti dalla Chiesa, perpertua il rito ottocentesco della Benedictio Puerorum, ove un adulto unitamente ad un giovane adorno di nastri colorati in fronte e alle bracci, riceve la benedizione sacerdotale innanzi la chiesetta rurale dopo la funzione religiosa.

Grazie Lorenzo longo de Bellis
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Messaggioda Antesterione » lunedì 16 luglio 2007, 12:22

Ill. mo Lorenzo Longo de Bellis,

Non posso purtroppo aiutarLa nella richiesta oggetto di questo topic, volevo tuttavia ringraziarLa per aver fornito questi interessanti dettagli su questa chiesa e le tradizioni annesse.

Mi è venuto un forte desiderio di recarmici, a tal proposito, sa per caso se la Chiesa ha orari di apertura, un qualche rettore, o è aperta solo nel giorno da Lei indicato per la tradizionale celebrazione?

I più cordiali e fraterni saluti in Gerusalemme,

Andrea
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.
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Messaggioda L.de Bellis » lunedì 16 luglio 2007, 17:35

Antesterione ha scritto:Ill. mo Lorenzo Longo de Bellis,

Non posso purtroppo aiutarLa nella richiesta oggetto di questo topic, volevo tuttavia ringraziarLa per aver fornito questi interessanti dettagli su questa chiesa e le tradizioni annesse.

Mi è venuto un forte desiderio di recarmici, a tal proposito, sa per caso se la Chiesa ha orari di apertura, un qualche rettore, o è aperta solo nel giorno da Lei indicato per la tradizionale celebrazione?

I più cordiali e fraterni saluti in Gerusalemme,

Andrea



Gent.mo Andrea,

non si arrenda prima di aver visto spero quanto prima questo stemma che a mio parere....non ha fatto molta strada.

La mania dell'Antico ormai pervade la Penisola, mercati e mercatini dell'antiquariato favoriscono inevitabilmente un mercato....lasciamo stare.
Io personalmente più volte ne sono stato vittima.

Io personalmente se vuoi ti farei da guida, ma la Chiesetta dell'Annunziata da anni è murata causa gli atti vandalici descritti.

La tradizionale Cerimonia in cui ci si fà Compari di Macchia, è un rito pagano antichissimo preistorico, pensa che ci si scambiavano anche le mogli. Il Galanti così scriveva: "... a Rutigliano sussiste un'abominevole superstizione. vi è una Madonna per le ernie e le cose simili. uomini e donne di ogni età, che hanno bisogno di tal protettrice, nel giorno di festa, tutte denudate, sono passate e ripassate per lentisco fesso. Questo poi si stringe con legature e si attende un anno per vedere se è rimarginato, il che è segno della grazia ricevuta ...".

Nel tempo poi ripreso dal cristianesimo è diventata la Benedizione dei Fanciulli nel Lunedì dell'Angelo,oggi è momentaneamente trasferita nella Chiesa rurale della Materdomini. Ma ...non è l'unica tradizione pagana esistente, devi sapere che in questa Città sempre in periodo preistorico si produceva e si produce il Fischietto di Terracotta.
La produzione di fischietti in terracotta vanta a Rutigliano una lunga tradizione. Sono oggetti di piccole dimensioni, dai colori vivaci e dalle forme bizzarre, il cui valore ludico e simbolico trova origine negli usi e costumi del popolo. Ogni 17 gennaio, durante la festa di S. Antonio Abate, protettore e patrono del mondo rurale, ogni ragazzo era solito regalare alla sua amata un cesto di frutta, simbolo dei prodotti della terra, con all'interno un fischietto a forma di gallo, simbolo di virilità, anche in questa occasione la Chiesa con il Santo che allontana i demoni riprende una tradizione autenticamente pagana.

Frateni Saluti

Lorenzo
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Messaggioda Antesterione » venerdì 20 luglio 2007, 0:17

Grazie, grazie di cuore per l'aver condiviso queste interessanti parentesi sulle tradizioni di questi luoghi e soprattutto di queste genti (mi piacerebbe appronfondire il perché del fischietto in terracotta che si radica nelle tradizioni di non pochi luoghi pugliesi, che io sappia). Mi spiace sinceramente che la chiesetta in questione debba esser stata murata per evitare gli atti di vandalismo. Che peccato dover chiudere una Chiesa non solo per l'incuranza ma ancor peggio per l'aggressione di chi ci si reca per la profanazione, nel furto e nel dileggio. Speriamo che un giorno possa tornare a vedere la celebrazione pubblica dei sacramenti e della vita di Chiesa.

In merito all'oggetto del topic, se avessi notizia certamente non esiterei a contattarla,

fraternamente,

Andrea
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Messaggioda L.de Bellis » venerdì 20 luglio 2007, 16:40

Gent.mo Andrea,
la tradizione sempreviva iin Puglia è presente in tutto il mondo, colgo l'occasione per riportarti alcune note:

La sorpresa più˜ confortante per chi ama questi piccoli oggetti, viene dall'interesse di tutto il mondo per i fischietti detti anche cuchi.
Dall'America Latina, dove il Per˜, il Brasile ed il Messico fanno la parte predominante, all'Asia con una produzione che vede impegnate la Turchia, l'India, la Cina, il Giappone tra le principali, all'Europa dove viva Ë la tradizione come in Inghilterra, in Svezia, in Norvegia, Finlandia, Germania, Francia, Svizzera, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Jugoslavia, Grecia, Russia, Portogallo, Spagna, ecc., all'Italia che ha i suoi centri nell'Emilia, Toscana, nel Lazio, nell'Umbria, Abruzzi, in Campania, nella Basilicata, in Puglia, nel Veneto.
A loro sono legati miti, riti, cerimonie, tradizioni, leggende: i poveri, umili, semplici cuchi hanno nei millenni accompagnato la vita degli uomini e ancora sono vivi accanto a noi dopo che tanti oggetti si sono perduti lungo la strada della storia.
» per questo motivo che i cuchi sono diventati veri e propri oggetti d'arte ed hanno assunto un valore socio-culturale tra i maggiori.
Ma il bello Ë che questi piccoli e fragili strumenti a fiato non si trovano solamente nella nostra vecchia Europa sino dalla preistoria e s˜ s˜ fin alle nostre sagre paesane di questo Ventesimo secolo, ma in ogni continente e sotto ogni latitudine dove ancora si fabbricano ai nostri giorni in fogge e colori che subito, a grardarli con un po' d'attenzione, ti dicono l'origine e le radici profonde con l'arte nazionale. Un fischietto del Per˜ Ë ben distinguibile da quelli della Russia, uno iugoslavo da quello tedesco o italiano, uno cinese da uno greco. Ma ancora poi in Italia si distinguono quelli toscani dai veneti, i pugliesi dai siciliani, i romagnoli dai piemontesi. Di tutti, insomma, i colori di chi li decora e la forma di chi li modella ci fanno risalire alla loro provenienza.
Per la loro antichissima storia, per l'arte popolare che nel corso dei tempo ha dato vita a questa creta nei fischietti a fiato, a loro hanno prestato attenzione etnologi e storici, e quindi musei e collezionisti. In Europa, ma non solo, si sono allestite mostre e stampati cataloghi.
Belgio: sifflet - fischio; rossignol ý eau - usignolo ad acqua, fischio ad acqua (principio del 20ƒ sec.; produzione in estinzione).
Bulgaria: denominazione sconosciuta.
Cecoslovacchia: pist'alka - fischio; klinena' pist'alka - fischio d'argilla; ut·cik pist'alka - uccello con il fischio; dzb·nok s pist'alkou - brocca con il fischio (El- schek).
Danimarca: pipirovhest - cavallo che fischia; svalierhone - pollo o gallina con il trillo o gorgheggio (nord J¸tland, diversi tipi di fabbricazione fin dal 18ƒ sec. in J¸tland e Seeland).
Finlandia: savikukko - gallo d'argilla; kukkopilli - gallo con il fischio (fabbricazione fin dall'inizio del 20ƒ sec.).
Francia: siblet, sublet - uccello con il fischio (in Francia orientale fin dal 14ƒ sec.); sifflet - fischio (in uso fin dal 13ƒ sec.); sifflet ý eau - fischio ad acqua; mariouneto - giocattolo col fischio (nord Provenza).
Germania: tonpfeife - fischio di argilla; kuckuck - cuculo; nachtigall - usignolo.
Grecia: sfirichtra - fischio; kanataki - pollo fischiante.
Inghilterra: wistle - fischio; bird wistle - uccello con il fischio.
Italia: fischietto; fiscaletto (Sud Italia); cucc˜ - cuculo, ocarina, cuco (Nove di Vicenza).
Jugoslavia: pissak - fischio ad acqua; in altri casi denominazione sconosciuta.
Lussemburgo: pickvillercher - cuculo col fischio.
Norvegia: gauk - cuculo.
Polonia: Gwizdek.
Portogallo: boneco - bambola (col fischio); boniereco o cantilharia - aria che canta; assobio o apito - fischio; rouxinol - usignolo; cuco - cuculo.
Romania: denominazione sconosciuta.
Spagna: pito - fischio; silbato - fischio; botijo - brocca (fischietto ad acqua); rusinor - usignolo (Valenza); canario - canarino; pito tortolo - tortora con il fischio; siurell - fischio (Maiorca); siutet - fischio (Maiorca); xiulet - fischio (Maio rca); xiurell - fischio (Maiorca).
Svezia: lerg–k.
Ungheria: sip - fischio; cserÈpsip - fischio d'argilla; kakas-sip - gallo con il fischio; mad·r-sip - uccello con il fischio (S·rosi).
URSS: Estonia (Reval): savi piilu - fischio in ceramica; Lettonia (Riga e Lettgallen): swilpe - fischio d'argilla; Lituania: molinukas - fischio d'argilla; Russia: svi- stul'ka - fischio; Ucraina: swistun - fischio in ceramica; Mari: schunschushpyk - usignolo d'argilla; Tschuwaschien: tam-schachlvtscha - fischio d'argilla; tam- kawalkal - fischio di terracotta; Armenia: pepuk (schwi) - fischio d'argilla; Georgia (Grusinien): bul bul - fischio d'argilla.
Dare vita con un soffio, a un uccellino o ad un'altra creatura in argilla, forse fu questa la molla, che in tempi remoti spinse l'uomo a costruire il primo fischietto. Archeologi ed etnologi lo testimoniano: il fischietto, impastato nella terra, cotto nel fuoco dei forni Ë forse antico quanto l'uomo.

Oggi il fischietto in ceramica, si ripropone rinnovato nei materiali, nelle forme, nei colori, ma rimane un oggetto magico, poetico, un po' misterioso, a volte grottesco o comico, certamente un oggetto di festa e di buon augurio.
Il cuco Ë probabilmente il primo giocattolo sonoro dell'antichitý; la sua origine si perde nella notte dei tempi; lo si trova nelle civiltý pi˜ remote, in forme di animali e umane; frutto di ingegnositý e fantasia dei primi plasmatori della nostra madre creta, mezzo espressivo universale, che lo stesso Creatore ha usato per modellare padre Adamo. Pi˜ vicino a noi, il cuco era l'umile, variopinto giocattolo dei bimbi poveri; si comprava nelle bancarelle delle sagre paesane.

Bei tempi, quando in queste sagre di paese il "moroso" donava il cuco alla "morosa", come pegno d'amore e la "morosa" era felice di suonarlo!

Il cuco raffigura normalmente un uccello, il cuculo, del quale imita il canto.
» provato che il cuco, oltre che portafortuna, ha poteri magici.

Nei momenti di malinconia, convogliando i sospiri attraverso il cuco, ne uscirý un magico suono distensivo che evocherý il canto dei cuculo, nei boschi, alla incipienti primavera; richiamo infallibile d'amore e di giovinezza!
» consigliato, pertanto, di tenere il cuco come soprammobile, sul comodino, sempre a portata di mano; il suo suono avrý un potere afrodisiaco tanto spinto che capitera sovente un alternarsi di reciproche domande: "Amore mio, hai suonato"?!?
Appartiene alla preistoria la più antica presenza d'oggetti in terracotta col dispositivo sonoro. Nacquero più che come strumenti di trastullo per bambini, principalmente come oggetti utili nella caccia per il richiamo degli uccelli, per la segnalazione di presenze amichevoli od ostili e di pericoli, e pure, per il vario linguaggio sonoro, per accompagnare le manifestazioni di gioia e di dolore. L'uomo primitivo se ne servì, fin dalla sua invenzione, per pratiche utilitarie e rituali, ma soprattutto per la sua sopravvivenza, quale strumento di segnalazione e d'avvertimento. La presenza d'altri individui, d'animali feroci, l'imminenza d'incendi e di tempeste potevano essere comunicate attraverso segnali sonori dati con i fischi. Anche oggi con i fischi si richiama l'attenzione degli uomini e degli animali e si dimostra ildissenso.

Il più antico strumento a fiato può considerarsi lo zufolo. Esso, oltre che di canna e di legno, può essere formato da un piccolo cilindro d'argilla ove sono praticati diversi fori ad intervalli; soffiandovi nell'imboccatura, l'aria che esce dai fori è modulata dalle dita che li otturano alternativamente. Solitamente viene attribuita al fischietto un'origine magico-rituale, ma in realtà non è nient'altro che un rudimentale strumento sonoro che dovette servire per vari usi .

Non va dimenticato che a Caltagirone si usava segnalare nel bosco il luogo di riunione per fare legna col suono della brogna, una grossa conchiglia in cui si soffiava dentro attraverso un beccuccio in essa collocato. Questo avveniva per la festa della Madonna dei Conadomini, quando i devoti, indirizzandosi verso il suono della brogna, trovavano facile di notte riunirsi in mezzo al bosco di Santo Pietro, nel posto stabilito per far legna da portare l'indomani in processione nella Chiesa Madre.

Come documentazione del remoto uso dei fischietti, si può indicare un caratteristico oggetto preistorico che si trova nel locale Museo della Ceramica e che non era stato affatto capito prima di un intervento di restauro. Esso è composto da due vasetti d'argilla nerastra con decorazione graffita lineare, saldati insieme alle pance e comunicanti attraverso numerosi fori praticati nella stessa giuntura. Nel centro, esternamente comunicante con i due vasetti, è applicato un beccuccio che doveva servire per immettervi aria soffiandovi. Evidentemente nei due vasetti riempiti d'acqua, l'immissione d'aria attraverso il beccuccio doveva determinare un caratteristico gorgoglio, che probabilmente serviva per la caccia in mezzo ai boschi come richiamo per gli uccelli ed altri animali. Da questo strumento può ritenersi generato "u riscignolu", cioè quel fischietto ad acqua tanto diffuso e tanto caro anche oggi ai bambini.

Certamente fu la scoperta d'altri oggetti più evoluti e sofisticati che lasciò il fischietto di terra nell'ambito dell'interesse puerile e al rango d'oggetto rustico destinato esclusivamente al trastullo dei bambini. Un tempo, i bambini nei giochi, simulando processioni e feste, si divertivano a suonare i fischietti per le strade e i vicoli, innervosendo glia animali da soma aggiogati ai carri ed anche i vecchietti che fuori della porta di casa si scaldavano al sole. Si ricordano ancora gli assordanti fischi dei fischietti di terra in mano ai ragazzi per la festa della Madonna dei Miracoli, dei Cappuccini e del Ponte nelle rispettive ricorrenze annuali.

Ho riportato queste notizie cercando di fare cosa gradita

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Messaggioda L.de Bellis » sabato 21 luglio 2007, 7:58

Ill.mi Studiosi,

desidero un parere circa l'arma Caracciolo in oggetto, secondo voi è l'arma di un Abate commendatario o di un Cardinale ?

Grazie per il vostro contributo, al momento non aggiungo altro.

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Messaggioda Elassar » sabato 21 luglio 2007, 19:13

L.de Bellis ha scritto:secondo voi è l'arma di un Abate commendatario o di un Cardinale ?



Egr. sig. Lorenzo, non mi sembra l'arma di un Cardinale: se non ricordo male, non ci sono abbastanza fiocchi.
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Messaggioda Antesterione » sabato 21 luglio 2007, 22:40

L.de Bellis ha scritto:Gent.mo Andrea,
la tradizione sempreviva iin Puglia è presente in tutto il mondo, colgo l'occasione per riportarti alcune note:

(...)

Ho riportato queste notizie cercando di fare cosa gradita

Lorenzo


Ringrazio per questo interessantissimo e graditissimo approfondimento che ha voluto spendere sul tema in questione. Ahimé, ho rischiato di far finire fuori tema il topic, ma di fronte ad alcuni dettagli che ha fornito sulla cultura locale, la curiosità ha preso il sopravvento.

Grazie ancora per il gentile pensiero,

Andrea
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.
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Messaggioda L.de Bellis » domenica 22 luglio 2007, 10:14

Elassar ha scritto:
L.de Bellis ha scritto:secondo voi è l'arma di un Abate commendatario o di un Cardinale ?



Egr. sig. Lorenzo, non mi sembra l'arma di un Cardinale: se non ricordo male, non ci sono abbastanza fiocchi.
Elassar


Gent.mo Elassar,
grazie per cortese attenzione,vengo al dunque, con qualche difficoltà:

La nostra Arma: è uno Stemma lapideo 600 max. primi 700.

1. NON è uno stemma Vescovile?, non c'è la croce.
2. NON è lo stemma di un ABATE ?manca il pastorale.
3 è lo stemma di un Caracciolo 100x100.
4 Forse è lo stemma di un Cardinale?, manca la doppia croce, le nappe forse ...sono nascoste, però......autorevoli Autori mi hanno fatto notare che fino al secolo scorso anche ai Cardinali si attribuiva un simile cappello, oggi dedicato a Vescovi ed equiparati.

5 i Caracciolo riferiti al periodo ed al manufatto erano tre:

Giacomo, Innico, Martino Innico in un documento nominati Arcivescovi.
Giacomo a 20anni Abate Comm. nel 1691, mai diventato CARDINALE.
Innico è Cardinale si è Vescovo d'Aversa *1642+1730( Monsignor D. Indico Caracciolo Nunzio di Venezia Abbate della Grancia di Santa Maria di Castiello ) e Martino Innico?

Il problema?: non riesco ad attribuire a quale dei tre personaggi appartiene lo stemma.

Lorenzo
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Messaggioda Roberto Filo della Torre » domenica 22 luglio 2007, 18:51

L.de Bellis ha scritto:
Elassar ha scritto:
L.de Bellis ha scritto:secondo voi è l'arma di un Abate commendatario o di un Cardinale ?




La nostra Arma: è uno Stemma lapideo 600 max. primi 700.


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