Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemonte?

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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda Eugenio Caffarelli » sabato 5 marzo 2022, 1:57

Eugenio Caffarelli ha scritto:Inoltre, se qualcuno aveva, comunque, il diritto di chiedere l'investitura per il titolo di conte di Cavaglià, questo sarebbe stato certamente il marito della figlia maggiore dell'ultimo conte, deceduto nel XVII secolo, o i suoi discendenti per donne [...].


Oppure, se l'ultimo conte di Cavaglià, morto nel XVII secolo, non ha avuto figlie, i discendenti per done di un conte precedente, ma posteriore al matrimonio tra Antonio de Ubertis e Catalina Cicugnone.
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Eugenio Caffarelli
 
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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda pierfe » sabato 5 marzo 2022, 2:14

Eugenio Caffarelli ha scritto:Mi dispiace dover essere d'accordo con brixianus e contefugo: il presidente Pier Felice degli Uberti non ha assolutamente nessun diritto al titolo di conte di Cavaglià.

La dimostrazione è infantilmente semplice: come in tutta Europa, i titoli nobiliari del Sacro Romano Impero non si trasmettevano attraverso le donne. È molto vero che, sempre in tutta Europa, ci sono stati casi in cui, in assenza di eredi maschi, alcuni titoli nobiliari sono stati trasmessi attraverso le donne, ma solo quando i titoli in questione accompagnavano un feudo, un territorio, per la semplice ragione che questi beni terrieri non potevano sparire nel nulla, con la morte dell'ultimo signore, ma dovevano essere ereditati da qualcuno. In questi casi, il marito della figlia maggiore dell'ultimo signore ereditava la terra e il titolo, ma questo non era una regola, ma, al contrario, un'eccezione alla regola della primogenitura maschile, richiedendo necessariamente l'espresso accordo del sovrano. Senza questo accordo, i titoli e i feudi in questione non potevano essere ereditati automaticamente, come nel caso degli eredi maschi.

D'altra parte, il presidente degli Uberti stesso ammette che nessuno dei suoi antenati ha chiesto l'investitura imperiale, perché non possedevano alcun feudo a Cavaglià. Per questo motivo, aggiungo io, se l'avrebbero chiesto, non l'avrebbero certamente ricevuto. E, anche se, per assurdo, avrebbero avuto la possibilità di riceverla, il fatto è che non l'hanno chiesto. In queste circostanze, è assolutamente assurdo assumere, oggi, il titolo di conte di Cavaglià, basandosi sulla presunzione che, se l'investitura sarebbe stata chiesta, a suo tempo, sarebbe stata concessa. L'investitura non è stata chiesta e concessa, dunque il titolo non può essere ereditato, e questo è quanto.

Inoltre, se qualcuno aveva, comunque, il diritto di chiedere l'investitura per il titolo di conte di Cavaglià, questo sarebbe stato certamente il marito della figlia maggiore dell'ultimo conte, deceduto nel XVII secolo, o i suoi discendenti per donne, e sicuramente non i discendenti di una Cavaglià sposata, alla fine del XVI secolo, con un Uberti.

Quanto al "riconoscimento" del "suo" titolo di conte di Cavaglià da parte di un giudice, in un processo per diffamazione, e alla registrazione dello stemma da parte delle autorità araldiche di Spagna e Sudafrica, invocati dal presidente degli Uberti a sostegno dei suoi diritti, tutto ciò non prova assolutamente nulla e un esperto così competente come il signor Pier Felice degli Uberti lo sa benissimo.

Per quanto riguarda il titolo inglese e quello scozzese del presidente degli Uberti -- signore feudale di Benham Valence e rispettivamente barone di Cartsburn --, basta ricordare solo questo: come lui stesso ammette, in questo argomento: viewtopic.php?f=6&t=22679, questi titoli sono stati comprati, quindi, indipendentemente dalla loro validità legale, dal punto di vista morale non hanno alcun valore. Elmar Lang aveva assolutamente ragione, quando ha scritto che "un titolo nobiliare è un patrimonio strettamente legato alla storia di una famiglia e non una merce e financo forse un utile investimento, con delle sue quotazioni di mercato", e "comprarsi un titolo nobiliare è ridicolo e molto snob". L'acquisto di titoli nobiliari è ovviamente volgare e di cattivo gusto, e il modo in cui il presidente ha scritto proprio qui, sul forum, con quali somme ha comprato i suoi titoli e che affare vantaggioso ha fatto, essendo più economici di quelli sammarinesi e, a differenza di questi ultimi, potendo essere rivenduti, mi ha fatto vergognare al suo posto: era come se fossimo davvero al mercato!

Inoltre, il modo in cui il presidente degli Uberti accetta di essere presentato, in varie pubblicazioni, come "il 15° barone di Carstburn" inganna consapevolmente i lettori, che, leggendo queste parole, capiscono, naturalmente, che il titolo di barone di Carstburn è nella famiglia degli Uberti da 15 generazioni.

In conclusione, il presidente degli Uberti non ha nessun vero titolo nobiliare. Ma non ne ha bisogno, perché il suo vero titolo di nobiltà e il suo vero blasone sono le sue indiscutibili competenze nei campi di cui si occupa.


A lei dico che una persona che vuole apparire così esperto di diritto nobiliare, prima di tutto si qualifica informando sugli studi che ha fatto in tema nobiliare (certificati da vere università), poi non assume un nome che non è il suo e meno ancora usa una fotografia che non lo rappresenta dimostrando solo il desiderio di lanciare un sasso nascondendo subito la mano. Sono avvezzo a comportamenti frustrati da quarant’anni ritenendoli il prezzo da pagare per il successo!!!
In altri tempi avrei perso ancora il mio tempo nel rispondere punto per punto alle sue osservazioni, oggi mi limito a rispondere solo agli esperti dove si parla da pari a pari (citando le fonti e non i manuali a poco prezzo), e non certo affronto una tematica scientifica con chi ha problemi di insoddisfazione personale o di invidia nei miei confronti, in questi casi consiglio magari il maalox per l’acidità di stomaco e per dormire - come facevano gli antichi - la valeriana e l’erba di San Giovanni (si acquistano senza ricetta).
Mi spiace solo di aver usato il mio tempo nel parlare per ore con lei nella speranza che comprendesse la serietà del forum, degli amministratori e dei moderatori, e si integrasse con noi. Io vedo sempre “il bicchiere mezzo pieno” anche se mia moglie più saggia di me mi invita sempre a fare attenzione a chi è abituato a creare problemi come fa lei e da tanto su questo forum, ricercando forse una visibilità che non ha (alludo ai tanti nickname che ha qui usato).
Mi permetto di ricordare che viviamo nel 2022 in un Paese, la Repubblica Italiana, che alla disposizione XIV transitoria e finale stabilisce “I TITOLI NOBILIARI NON SONO RICONOSCIUTI” ed esiste una chiara sentenza la 101 della Corte Costituzione del luglio 1967.
Lei sa già che per me valgono SOLO i riconoscimenti che provengono da uno Stato Sovrano dove è vigente la legislazione nobiliare (ne abbiamo parlato tanto di questo). Come le avevo spiegato pur essendo ben conscio delle eredità incorporee in questo campo che pervengono genealogicamente alla mia Famiglia, non faccio uso di titoli nobiliari nella vita quotidiana (dove sarebbero ridicoli) e li riservo solamente ai limitati ambienti dove oggi hanno ancora valore, tuttavia in altri ambienti mi vengono attribuiti ma non sono certo io a pretenderli.
Sui “titoli nobiliari piemontesi” però la invito (se le interessa davvero approfondire il tema) a leggersi seriamente le opere di Vicenzo de Conti che trova nell’Archivio Storico della Civica Biblioteca “Giovanni Canna di Casale Monferrato”; e visto che sembra voler sapere come succedeva la nobiltà del Monferrato troverà molto utile leggere pure la Civil Conversazione di Stefano Guazzo, così forse comprenderà come era strutturata la nobiltà in Monferrato. Ci sono vari casi di estinzione di famiglie monferrine con titoli del Sacro Romano Impero la cui trasmissione in altre famiglie è avvenuta proprio per assunzione quando il SRI era ormai finito (e guardi che non basta solo la discendenza genealogica per un riconoscimento, ma ci volevano ancora nel Regno d’Italia l’alta posizione sociale e l’indiscussa moralità del successore di un titolo).
La invito ad approfondire pure la storia delle varie famiglie del Consortile dei Conti di Cavaglià, così evita confusioni con il ramo da cui discendo io per donne (2 volte) confondendolo con un altro ramo estintosi un secolo più tardi e finito in altre 2 famiglie, una delle quali ancora esistente. Ci furono periodi in cui i Conti di Cavaglià erano rappresentati da circa cinquanta persone (tutti Conti di Cavaglià), ed i Radicati utilizzano il titolo di Conte di Cavaglià, senza autorizzazione imperiale per il solo fatto di aver sposato una Contessa di Cavaglià.
Vedo inoltre che non ha neppure letto la sentenza del giugno 2011 a mio favore del Tribunale di Novi Ligure perché se lo avesse fatto non mi scriverebbe quanto ha scritto; sappia che un giudice della Repubblica Italiana proprio per la norma costituzionale non ha il potere di “riconoscere titoli nobiliari”.
Sui titoli britannici non mi intessa quello che lei pensa, del resto sprecherei ancora il mio tempo dicendole che il mio DNA genealogico è lo stesso dei primi Baroni di Cartsburn (e questo lo dice la scienza), e che la lordship inglese l’ho acquistata solo perché Cecil Humphery Smith voleva informazioni sulla famiglia piemontese che l’aveva ottenuta nel 1603, che - guarda caso - aveva un collegamento genealogico collaterale proprio con la mia! Sul titolo scozzese a me basta essere riconosciuto ovviamente dal Lord Lyon di Scozia a nome di S.M. la Regina di Scozia, nonché di essere membro di The Convention of the Baronage of Scotland (fatto raro per un cittadino non britannico), ed elencato nel Burke’s Peereage fra le Revised Families (il più importante libro sulla nobiltà del mondo) con le piene titolature per i 2 titoli entrambi comprati (comprati proprio come – le ricordo – avveniva pure per tutte le famiglie che avevano titoli feudali in Italia e all’estero) e le garantisco che la loro rivalutazione negli anni ha dimostrato essere il miglior investimento fatto in tutta la mia vita anche se per me l’aspetto commerciale è di nessun interesse visto che mai li venderò. Vedo che dimentica anche quanto le ho detto sui titoli della Santa Sede dove bastava - in alcuni casi - regalare la costruzione di una chiesa per ottenere un titolo nobiliare pontificio (anche questo non vendibile perché non feudale). Sulla numerazione 15° barone di Cartsburn, dimostra ancora una volta la sua incompetenza, perché i titoli feudali scozzesi seguono l’ordine cronologico dalla costituzione Reale ai giorni nostri e cambiano Famiglie nel corso dei secoli (Cartsburn ha cambiato 9 volte Famiglia). Dopo tutto il tempo che ho sprecato a parlare con lei avrebbe almeno dovuto capire che a me piace sempre dire la cruda verità, anche se a qualcuno può non piacere preferendo vivere in una dimensione illusoria dove può fantasticare di cose che di fatto non esistono nella realtà.
Io conosco realmente cosa era e cosa è la nobiltà, per questo mi permetto di scrivere e parlare senza inibizioni in questo modo che a qualcuno può dar fastidio.
L’ultima trovata non l’ancora letta e le anticipo che è nata, cambiando il nome che avevamo trovato (per evitare confusioni), la Fondazione per la Tutela Identificativa della Nobiltà d’Italia (il logico futuro di questo tema in una repubblica che NON riconosce la nobiltà).
Come vede il mio comportamento è diverso da quelli che hanno complessi irrisolti preferendo non usare il loro vero nome (come fa lei), perché coloro che sono al di fuori della nobiltà non comprendono perché non vengano trattati come pretenderebbero. Oggi è facile identificare le persone, e penso se ne è già accorto!!!
Non sono vendicativo perché comportamenti come il suo mi consentono di esprimere ancor più completamente e liberamente senza inibizioni il mio pensiero di studioso.
Per questo generalmente al primo attacco lascio correre (ovviamente solo al primo…).
Deludendo le sue aspettative, concludo dicendo che non faccio cancellare le sue private considerazioni, lasciando al giudizio dei lettori quanto scrive, dato che non ho nulla da nascondere; e prendo l’occasione per porgerle i più cordiali saluti e una serena notte, visto che aspettando la mia risposta, ancora a quest'ora è on line.
Pier Felice degli Uberti
Sine virtute nulla nobilitas
pierfe
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