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gnr56 ha scritto:Non si può entrare in un biblioteca armati di reflex e fotografare un manoscritto.
Per questo servizio è prassi che la Biblioteca abbia in proprio o, più spesso in appalto, un servizio per la riproduzione delle opere e dei documenti che conserva. Poi non è detto che il documento sia riproducibile verso terzi.
Il mio consiglio, per mia esperienza nel settore della ricerca, è quello di prendere contatti diretti con la Biblioteca Reale di Torino (http://www.bibliotecareale.beniculturali.it/) e verificare se, conoscendo esattamente il manoscritto da riprodurre, sia possibile farlo con una richiesta a distanza.
Diversamente bisognerà recarsi nella capitale sabauda per una visita in cui, sono sicuro, avrà modo di apprezzarne la rinnovata fisionomia oltre a soddisfare i suoi interessi di ricercatore.
Franco Benucci ha scritto: Poi basta compilare gli appositi moduli, non usare il flash e pagare gli eventuali diritti se la foto è destinata a pubblicazioni di carattere non scientifico.
gnr56 ha scritto:Chissà perchè, se uno racconta la propria esperienza maturata nella frequentazione di Bibioteche in giro per l'Italia si viene tacciati di terrorismo.Tralascio la vena polemica dell'intervento, per far umilmente notare ecc. ecc.
Franco Benucci ha scritto:La polemica gratuita (e la disinformazione) sta facendola lei: alla Reale (e al Correr) si fotografa trabn quillamente con mezzi propri, senza bisogno di stativi e altri marchingegni. Basta prendere i dovuti accordi, compilare i moduli, ecc. Questa è esperienza diretta, non teoria della burocrazia.
Alla Reale sono lenti o latitanti a rispondere, queso si, ma una volta che si è dentro e che si seguono quelle 2-3 regolette sono molto collaborativi e fila tutto liscio. Poi certo, se uno vuole la foto artistica allora cambia tutto, ma per le foto di studio (e da pubblicazione standard, pagando gli eventuali diritti) non c'è problema e appunto bastano i faretti del tavolo. Al Correr basta la luce delle finestre, così come all'Universitaria, al Seminario, alla Capitolare e alla Civica di Padova, all'Archivio di Stato di Bologna, in Crepadona a Belluno, all'Archivio di Lendinara, alla Comunale di Arezzo, ecc. Dobbiamo fare l'elenco completo?

contegufo ha scritto:Quando si fa una foto che abbia un valore di documentazione scientifica e quindi prima leggibile e poi interpretabile il manuale del buon fotografo (dilettante o professionista che sia) impone di seguire alcune regole neanche tanto difficili ad attuarsi.
1° Ortogonalità fra asse ottico di ripresa e piano di appoggio del documento, pena difetti di parallasse con zone sfuocate.
2° Accurata messa a fuoco affinché quanto ripreso sia poi leggibile a casa per non dover ripetere l'operazione.
3° Illuminazione del soggetto almeno bilaterale per evitare ombre e penombre.
L'attrezzatura da portarsi dietro sarà.
1° Un leggio che con un piano estensibile possa coprire almeno il formato A3 se non superiore.
2° Camera fotografica con relativo stativo che abbia una risoluzione in pixel da permettere una stampa fotografica a 300dpi su A3 .
3° Due faretti orientabili da tavolo
A questo punto il buon fotografo avrà la coscienza a posto quanto all'attrezzatura se poi sarà capace di ottimizzare il tutto con un noto programma di editing a questo punto starà solo alla sua capacità interpretativa finalizzare il proprio lavoro.
gnr56 ha scritto:Non si può entrare in un biblioteca armati di reflex e fotografare un manoscritto. Per questo servizio è prassi che la Biblioteca abbia in proprio o, più spesso in appalto, un servizio per la riproduzione delle opere e dei documenti che conserva. Poi non è detto che il documento sia riproducibile verso terzi ...

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