Una bella escursione: quattro viandanti, due generazioni, da fondovalle nei pressi della Chiesa di San Martino, han risalito il ripido sentiero che segue il rio sino alla cascatella, il Sasso Spicco, ove si recava a meditare San Francesco. Poco più in alto il piccolo eremo, purtoppo chiuso e con tanto di videocitofono. Ma non si suona il campenello di un eremo... e si va via per boschi e vallate.
La sera, verso le 18 ed al ritorno, la porticina è aperta. Per caso? Si entra e subito ci si fa incontro un anziano Cappuccino, forse un poco intimorito dai quattro uomini che compaiono dal buio. Ma, vedendoci tranquilli e rispettosi dei sacri luoghi, presto si passa ai soliti modi cordiali ed ospitali, tanto che fra' Giovanni, gentilissimo, si offre come guida per farci visitare il fabbricato.
Prima di arrivare al nocciolo, consentitemi qualche storica divagazione:
tra le opere coservate una Pietà in terracotta alla quale si dice si ispirò Leonardo per la sua;
il letto di San Francesco;
un presepe del '700;
le celle di Sant'Antonio e di San Bonaventura;
un piccolissimo chiostro col pozzo.
E tanto altro ancora.
La nostra guida ci narra questa storia :
Tre ladroni si presentarono alla porta chiedendo ospitalità e, soprattutto, di essere sfamati. Frate Agnolo, il guardiano, così loro rispose: "Voi, ladroni e crudeli e omicidi, non vi vergognate di rubare le fatiche altrui; ma eziandio, come presuntuosi ed isfacciati, volete divorare le limosine che sono mandate alli servi di Dio, che non siete pure degni che la terra vi sostenga......andate pure per li fatti vostri e qui non apparite più."
I tre ladroni se ne andarono turbati, e si rifugiarono nei vicini ruderi di un'antica fortezza, sembra, come direbbe fra' Giovanni, distrutta dal Barbarossa.
Quando ritornò San Francesco frate Agnolo venne assai sgridato, mandato subito con viveri e conforti presso il rifugio dei ladroni, di fronte ai quali si inginocchiò chiedendo perdono.
Poco dopo i tre pentiti malviventi si presentarono all'eremo e, a farla breve, non solo vennero ospitati, ma divennero frati e morirono in odor di santità. I loro corpi tuttora riposano nel piccolo convento.
All'uscita c'era un piccolo spaccio ove è possibile acquistare Eremo di Montecasale, di cui riprendo qualche brano.
Si parla di un castello, posto a guardia dell'antica strada che sale tortuosamente dalla Val Tiberina e porta fin nella Marca d'Ancona.....dirimpetto al castello c'è addirittura....una fortezza con guarnigione di soldati... (la fortezza potrebbe essere quella dei ruderi ove si rifugiarono i tre ladroni). Il castello dovrebbe risalire a due o tre secoli prima del mille ed essere appartenuto ad una nobile famiglia di feudatari, ricchi proprietari di terre e signori della zona.
Amici miei, altro che riguardi i nobili signori non si dice... avete qualche idea?
Si sa comunque che nel 1187 una legge dei Ventiquattro Signori del nuovo Comune del Borgo, con la quale si obbligavano i feudatari ad abbattere i castelli ed a trasferisi a Sasepolcro, determinò la fine del castello di Montecasale.
Il fabbricato passò ai Camaldolesi che vi fecero un ospizio per i pellegrini. In seguito tutto fu donato a San Francesco.
Abbiamo percorso parte dell'antica strada lastricata che sale verso la Marca d'Ancona: la chiamano la Via del Sale, proprio perchè serviva per portare il sale in Toscana. Da cui Monte Casale.
Quindi, riassumendo, non so quale fu la nobile famiglia dei feudatari proprietari dell'antico castello e neppure la storia dei Ventiquattro Signori.



Dimenticavo: una visita ed un'offerta al piccolo eremo son sempre gradite.
Cordiali saluti a tutti.





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