da contegufo » lunedì 31 ottobre 2011, 21:10
Salve
L' abitudine di titolare chi non lo era rappresentava una licenza non autorizzata da alcun fons honorum infatti chi aveva pienamente diritto a quei titoli della cosa a più riprese se ne era lamentato.
Allorquando ci fu la necessità di uniformare il tutto dopo l'Unità d'Italia ci fu il problema sia dei genovesi che dei veneziani i primi marchesi i secondi conti ambedue per abitudine storica.
Il problema stava nell'inveterata consuetudine con la partecipazione attiva dei "titolati" ad assumere titoli non di loro spettanza nata anche da cariche di ambasceria presso stati esteri.
Si invocarono ripetutamente provvedimenti di grazia ovvero sanatorie ma di fatto le decisioni della Consulta Araldica furono altre.
Similmente la Nobiltà di Cortesia si sviluppò nell'Ancien Regime, dal 1600 in poi e fu chiamata anche nobiltà di Corte o mondana.
Il fenomeno ebbe origini eterogenee quando il Re di Francia Luigi XIV ebbe a riunire permanentemente la nobiltà francese presso la corte di Versailles.
* Avvenne che molti nobili conosciuti come tali da generazioni, non potessero dar prova del loro status o perchè i documenti erano andati distrutti o perchè smarriti.
* Molti proprietari terrieri avevano assunto da secoli titoli appoggiati sulle loro terre contravvenendo al principio vigente nel diritto feudale secondo cui solo chi avesse avuto da provvedimento regio la dignità di elevare quelle terre in titolate, avrebbe potuto assumere i titoli di Conte, Duca o Marchese.
* Avvenne anche che chi dichiarava nobiltà di funzione ovvero attività nobilitanti da parte di antenati non lo potesse dimostrare nella misura richiesta dalle leggi o consuetudini delle varie regioni del Regno.
Accadde così che la Corte si trovò di fronte a veri e propri abusi ormai, consolidati nel tempo, ma tali da non aver ancora maturato una specie di nobiltà "per usucapione", che pure era ammessa nel regno di Francia.
Ebbene in tutti questi casi fu consentito l'utilizzo a Corte di questo tipo di titoli anche se ciò non corrispose quasi mai ad un formale riconoscimento negli atti ufficiali.
Pertanto quelle persone ricevute dal re a Corte furono genericamente ammesse con quel determinato e vantato titolo oppure con quello meno impegnativo di Conte che non possedevano di diritto.
Tuttavia il Re aveva la precauzione di precisare che, al di fuori della Corte, il titolo così ammesso non aveva alcun valore legale.
Questi titoli proprio perchè in uso a Corte furono detti di cortesia o mondani per significare che, nel loro fondamento, era presente una irregolarità giuridica, che portava a distinguerli da quelli legittimi e regolari.
Dalla Corte di Francia il fenomeno passò alle altre Corti di Europa, sia pure in misura meno rilevante.
Cfr. Il diritto nobiliare italiano fra Regno e Repubblica, Prof. Avv. Raffaele Cecchetti,
Luigi Mansi Ed. Lucca, Dicembre 2005.
Cordialmente
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contegufo il giovedì 3 novembre 2011, 8:13, modificato 2 volte in totale.