Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

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Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda Arrigo il Pacifico » mercoledì 18 marzo 2009, 16:11

Gentili frequentatori del forum,
chi mi può fornire ragguagli su questa legge? Parlo della legge sulla Nobiltà e Cittadinanza del 31 luglio 1750 voluta dal granduca di Toscana, Francesco Stefano di Lorena. Conosco l'argomento in maniera superficiale e vorrei approfondire. Esiste per esempio da qualche parte un elenco delle famiglie che furono ammesse al patriziato dopo l'approvazione di questa legge? Esistevano anche in altri ambiti territoriali italiani leggi del genere?

Vi ringrazio in anticipo.
Cordialmente,
Arrigo
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 23 settembre 2009, 11:08

Ho reperito solo adesso il "Manuale di Araldica" di Fabrizio Barbolani di Montauto, araldista toscano. Nella Parte IV Nozioni di storia e diritto nobiliare, dopo il titolo La Nobiltà in Italia al titolo Legislazione nobiliare e Consuetudini negli Stati Italiani preunitari si tratta anche della Toscana. Per quanto riguarda la Legge in oggetto:"In Toscana, non ricorrono esempi di regimi nobiliari, ma in alcuni Comuni vi erano regimi misti con collegi formati in parte da nobili e in parte da popolani; a Firenze e nelle altre città toscane prima del 1750 non esiste una classe nobiliare regolamentata per legge, ma soltanto la cittadinanza che rendeva abili a tutte le cariche e per ottenere la quale occorrevano specifici requisiti. I cittadini che venivano sorteggiati per l'assegnazione delle cariche, venivano imborsati da speciali magistrati che finivano per favorire la parte dominante. La legge sulla nobiltà e cittadinanza emanata nel 1750 dal Granduca Francesco II(di Lorena, nota mia) distingueva per la prima volta i nobili dai cittadini, riservando ai nobili il primo e più distinto onore(la Signoria), nelle 14 città nobili, Firenze, Siena, Pisa, Pistoia, Arezzo, Volterra, Cortona, San Sepolcro, Montepulciano, Colle, San Miniato, Prato, Livorno e Pescia (cui poi furono aggiunte Pontremoli, Modigliana, Fiesole, Pietrasanta e Fivizzano). Inoltre erano nobili coloro che avessero posseduto feudi...(omissis, in sunto i nominati dal Granduca, i ricevuti per giustizia nell'Ordine stefaniano, quelli che avessero goduto o abili a godereil primo onore della città capitale). Nelle prime 7 città fu introdotto il patriziato per chi avesse goduto la nobiltà da oltre 200 anni, ciò però non comportava benefici particolarari, se non la precedenza sui semplici nobili. Erano cittadini tutti quelli che avevano o erano atti a avere tutti gli onori, fuorchè il primo. La legge era stata preceduta da una relazione del giureconsulto Pompeo Neri, che aveva mirabimente descritto la situazione della nobiltà in Toscana, distinguendo fra la nobiltà naturale, basata sul comune riconoscimento, e quella civile derivante da un atto governativo. Questo concetto differenzia la Toscana(da quanto scritto in un volume di storia del professor Mola, sembra che anche in Piemonte fosse così, nota mia) da tutto il resto d'Italia e spiega l'importanza che ancora oggi è data alle consuetudini in materia nobiliare in questa regione." Ciao,
fabrizio guinzio
 
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » mercoledì 23 settembre 2009, 15:23

Gentile Arrigo,
nel Regno di Napoli e Sicilia, alcuni anni dopo rispetto al Granducato di Toscana, furono emanati da S.M. Carlo IV due Reali Dispacci per regolare la materia nobiliare (cfr. viewtopic.php?f=7&t=2298&start=0) e nel 1774 ne fu emanato un terzo da S.M. Ferdinando IV (cfr. viewtopic.php?p=47125#p47125).
A presto.

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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda fabrizio guinzio » venerdì 25 settembre 2009, 12:18

Ulteriori dati sulla Legge toscana, dal numero di settembre - ottobre 2009 di Nobiltà: fu promulgata a Vienna il 31 luglio 1750, pubblicata a Firenze il 1° ottobre dello stesso anno, sostituita da Napoleone I Bonaparte con altra legislazione durante l'Impero, tornata in vigore con la Restaurazione del Granducato, definitivamente(ma si domandava Napoleone III: che cosa c'è di definitivo in Italia ed in Francia?) abrogata nel 1869 con Regio Decreto n.3737 in data 26 maggio 1869 dello Stato italiano. Ciao,
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda Sigillum1 » sabato 26 settembre 2009, 12:15

Cari tutti, leggo solo ora questa interessante discussione e trovo utile aggiungere alle puntuali informazioni relative alla prima legislazione in materia nobiliare di uno stato italiano, un chiarimento rispetto alla posizione del giurista Pompeo Neri nel suo magnifico e interessante "Discorso", che riprendeva, almeno nei principi, il trattato di Bartolo da Sassoferrato: quel che di fatto la legislazione toscana deliberò nè rovesciò interamente le ben documentate tesi, a partire dall'inserimento in prima posizione fra i nobili coloro che "posseggono o hanno posseduto feudi e tutti quelli che sono ammessi agli ordini nobili..., o hanno ottenuto la nobiltà per diplomi nostri o dei nostri antecessori".... Un "Discorso" che rappresenta, a mio avviso, tuttora, la base per ogni definizione della nobiltà, concordo con Fabrizio, ma che non fu ascoltato. Un cordiale saluto. Silvia
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda Arrigo il Pacifico » venerdì 13 novembre 2009, 16:10

Grazie gentilissimo Guinzio per la sua risposta impeccabile e ricca di spunti.
E grazie a tutti per gli interventi.


Cordialmente,
Arrigo
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda pierluigic » sabato 21 novembre 2009, 23:09

manco da molto dal forum
e vado di corsa

conosco questi libri che portano elenchi di famiglie

libri d'oro delle citta' di Pontremoli e Modigliana Bruno Casini Edizioni del centro culturale apuano
i libri d'oro delle citta' di Pistoia Prato e Pescia Bruno Casini Edizioni del centro culturale apuano
i libri d'oro della nobilta fiorentina e fiesolana Bruno Casini Edizioni Arnaud

non ricordo quali altri libri d'oro delle citta' toscane siano stati editi


un frettoloso saluto
pierluigi c
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » lunedì 23 novembre 2009, 12:58

Arrigo il Pacifico ha scritto: Esistevano anche in altri ambiti territoriali italiani leggi del genere? Arrigo


Per il Regno delle Due Sicilie ho trovato questo interessantissimo volume:

http://books.google.it/books?id=1p4uAAA ... q=&f=false.

A presto.

PMMO
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda Arrigo il Pacifico » venerdì 15 luglio 2011, 14:23

pierluigic ha scritto:conosco questi libri che portano elenchi di famiglie

libri d'oro delle citta' di Pontremoli e Modigliana Bruno Casini Edizioni del centro culturale apuano
i libri d'oro delle citta' di Pistoia Prato e Pescia Bruno Casini Edizioni del centro culturale apuano
i libri d'oro della nobilta fiorentina e fiesolana Bruno Casini Edizioni Arnaud

non ricordo quali altri libri d'oro delle citta' toscane siano stati editi


un frettoloso saluto
pierluigi c


A memoria, gentile Pierluigi, credo di sì, che ne siano stati pubblicati di altre città toscane.
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda Arrigo il Pacifico » venerdì 15 luglio 2011, 14:24

Pasquale M. M. Onorati ha scritto:
Arrigo il Pacifico ha scritto: Esistevano anche in altri ambiti territoriali italiani leggi del genere? Arrigo


Per il Regno delle Due Sicilie ho trovato questo interessantissimo volume:

http://books.google.it/books?id=1p4uAAA ... q=&f=false.

A presto.

PMMO


Grazie!

Arrigo
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda contegufo » venerdì 15 luglio 2011, 18:34

fabrizio guinzio ha scritto: La legge sulla nobiltà e cittadinanza emanata nel 1750 dal Granduca Francesco II(di Lorena, nota mia) distingueva per la prima volta i nobili dai cittadini, riservando ai nobili il primo e più distinto onore(la Signoria), nelle 14 città nobili, Firenze, Siena, Pisa, Pistoia, Arezzo, Volterra, Cortona, San Sepolcro, Montepulciano, Colle, San Miniato, Prato, Livorno e Pescia (cui poi furono aggiunte Pontremoli, Modigliana, Fiesole, Pietrasanta e Fivizzano).


Spicca l'assenza di Lucca che a quell'epoca (fino al 1799) era repubblica indipendente "libero et populare stato" venduta ai Medici del granducato di Toscana nel 1847 dal figlio di Maria Luisa, Carlo Ludovico di Borbone Parma, compresa una rinomata quadreria andata poi in parte ad arredare Palazzo Pitti in Firenze

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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda Tilius » venerdì 15 luglio 2011, 20:51

contegufo ha scritto:venduta ai Medici del granducato di Toscana nel 1847 dal figlio di Maria Luisa, Carlo Ludovico di Borbone Parma, compresa una rinomata quadreria andata poi in parte ad arredare Palazzo Pitti in Firenze


Il caro contegufo mi perdonerà se gli faccio notare talune atroci imprecisioni in quanto asserisce.

Primo: nel 1847 i Medici erano estinti da 110 anni (morte di Giangastone de' Medici nel 1737). Un po' difficile quindi che partecipassero a qualsivoglia mercimonio sul libero stato di Lucca... :roll:

Secondo: Carlo Ludovico di Borbone non vendette proprio nulla.
Che, alla morte di Maria Luigia, Parma dovesse tornare ai Borboni provvisoriamente stanziati a Lucca era clausola stabilita a Vienna trent'anni prima. Così come il fatto che Lucca in quel momento avrebbe dovuto essere incamerata dal Granducato di Toscana.
Vedasi l'articolo 102 del trattato finale del congresso di Vienna: "reversibilità del ducato di Lucca"

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L'unica cosa che Carlo Ludovico di Borbone "vendette" ai Lorena fu lo spaventoso debito pubblico del ducato, vieppiù gravato dei di lui debiti personali. Debiti talmente pressanti che il duca volle anticipare i tempi, cedendo anzitempo Lucca (e relativi debiti) alla Toscana (10 ottobre 1847), ritirandosi quindi a Modena onde attendere a mo' di avvoltoio che Maria Luigia togliesse il disturbo da Parma. Non dovette attendere molto (poco più di 2 mesi), ché erano comunque notorie le non buone condizioni di salute della duchessa Maria Luigia, spirata di lì a poco (17 dicembre 1847). :roll:

Terzo: la summezionata quadreria lucchese venne dispersa già a partire da molto prima che Carlo Ludovico lasciasse Lucca (e venne venduta per il motivo più vecchio del mondo: debiti).
Dal sito del palazzo ducale di Lucca:

La quadreria del Palazzo era formata da vari gruppi di opere accumulatisi nel corso del tempo. Al periodo della Repubblica risaliva il nucleo più antico, costituito da quadri di pittori del manierismo toscano, e pittori lucchesi del ‘600. Con la soppressione di molti enti religiosi fra 1808 e il 1809 confluirono nel Palazzo una grande quantità di opere di genere sacro e di varie epoche e stili che furono immagazzinate ma solo in minima parte utilizzate nell’arredo. Carlo Lodovico di Borbone costituì una nuova raccolta ospitata nelle ultime due sale dell’appartamento della Regina. La collezione era formata da circa 150 dipinti con opere rastrellate sul territorio lucchese (collezioni di famiglie lucchesi, da chiese e conventi) e un grosso gruppo proveniente dalla collezione Albani. Infine alcune grandi tele contemporanee di pittori locali, commissionate dai duchi, furono raggruppate nella sala degli Staffieri. La galleria fu messa in vendita dal Duca Carlo Lodovico fra il 1836 ed il 1844 a Londra, per fare fronte ai debiti che aveva accumulato. Il duca si rifiutò di cederla in blocco agli intermediari della National Gallery, poi a quelli del Duca di Northunberland che offriva quasi due milioni di franchi. I quadri furono venduti separatamente a prezzi irrisori, andarono dispersi e oggi sono solo in minima parte rintracciabili. Alla partenza da Lucca, Carlo Lodovico portò via con sé un nutrito numero di opere dei primi del ‘400 che aveva raccolto sempre dal territorio lucchese per ornare le cappelle ortodosse di Lucca e di Marlia. Nel 1848 Leopoldo II, Granduca di Toscana, divenuto sovrano di Lucca, volle riparare in qualche modo alla gravissima dispersione; fece trasferire nel Palazzo una selezionata scelta di tele provenienti dalla guardaroba delle Regie Ville e le rese immediatamente visibili aprendo al pubblico il Palazzo Ducale.
Nel periodo unitario questa raccolta assieme alle opere superstiti confluì nella nuova pinacoteca pubblica alloggiata nel Quartiere del Trono e inaugurata nel 1875. La pinacoteca fu trasferita un secolo dopo nell’attuale sede di Palazzo Mansi.


Al contrario, fu Leopoldo II di Toscana a voler generosamente regalare a Lucca una nuova Galleria formata attingendo all'enorme serbatoio di opere fiorentine già di proprietà medicea: confluirono così a Lucca opere importantissime di Pontormo, Bronzino, Veronese, Beccafumi, etc etc etc. :roll:
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda contegufo » venerdì 15 luglio 2011, 21:26

Salve

......grazie a Mr. Tilius per le precisazioni e sempre attento a sottolineare errori ed omissioni del prossimo tuttavia va detto che il popolo lucchese di fronte agli invasori, Napoleone prima, Borboni poi ha mantenuto sempre un educato distacco maturato dal fatto che la ricca Repubblica, in mano di altri, improvvisamente si trovava in difficoltà economiche.
Chissà perchè.......
Sempre sul sito della Provincia di Lucca senza parlare della letteratura locale trovasi quanto sotto riportato:

Il successore Carlo Lodovico fu un personaggio contraddittorio. Cresciuto sotto il rigido controllo della madre, dimostrò vivaci propensioni intellettuali ma al momento della successione si rivelò un regnante latitante. Preferiva all'impegno di governo viaggi, divertimenti e compagnie sconvenienti che facevano chiaccherare mezza Europa; fu un grande scialacquatore di ricchezze. Per un certo periodo della vita, si convertì segretamente al protestantesimo, per questo favorì la costruzione di una chiesa anglicana a Bagni di Lucca. Nel 1847 lasciò Lucca rapinandola di innumerevoli opere d'arte e libri, solo in minima parte recuperati.
Ormai detronizzato, morì a Nizza il 17 Maggio del 1883.

http://www.provincia.lucca.it/fabbrica/ ... luisa.html

Ed aggiungo che qualche anno fa il penultimo discendente del Duca Carlo Ludovico di Borbone Parma, Carlo Ugo di Borbone Parma (n. 1930-2010) fu inviato a Lucca per incontrare la nobiltà locale fatta da Nob, Patrizi e Marchesi.
Fra gli invitati c'era anche il P.pe De Vera d'Aragona lucchese di adozione la cui famiglia si era imparentata con la nobiltà locale dalla seconda metà dell'800.
Ebbe a dire: "Ma io che ci stò a fare se sono di origine napoletane?"
A Lucca di P.pi non ce ne sono mai stati e l'unico Duca era stato Castruccio Castracani tuttavia poter esibire un P.pe anche se non proprio della zona sembrò nobilitare ulteriormente l'incontro!.......

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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda Tilius » venerdì 15 luglio 2011, 21:45

contegufo ha scritto:......grazie a Mr. Tilius per le precisazioni e sempre attento a sottolineare errori ed omissioni del prossimo


Ma di nulla! É sempre un piacere, per me che lucchese non sono, dare qualche chiarificazione sulla storia di Lucca a un lucchese. ;)
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Re: Legge su nobiltà e cittadinanza G.to di Toscana (1750)

Messaggioda contegufo » sabato 16 luglio 2011, 19:12

Salve

Se l'economia generale del paese era prospera e i bilanci di per sè reggevano, gravissima era la situazione finanziaria del duca e della sua casa; e questa condizione, di regime assoluto, minacciava anche il bilancio dello stato. Non è escluso che già la madre Maria Luisa, donna fastosa, spendereccia ed ignara di ordinaria amministrazione, lasciasse delle passività al figliolo, ma certo che questi, quantunque meno lussuoso della madre, mancasse di regola e spendesse sempre più di quello che avesse, tenendo aperte case più o meno dispendiose..... e circondandosi di gente che viveva a sue spese, e ciascuno senza risparmi e con la propria famiglia. Il disagio delle finanze ducali si manifestò assi presto, già nel '32 e nel '34 furono addossate all'erario sepese assunte dal sovrano fra cui varie pensioni di corte tanto è che nel '36 il duca dovette contrarre, un imprestito di 875.000 fiorini con la casa Rothschild, prestito che fu garantito dall'Austria sul canone anno corrisposto dalla Toscana.

Per tentare di uscire dal pelago il Duca vendette la sua galleria ricca di capolavori Raffaello. del Francia, Reni, Van Dick ma facendosi raggirare da mezzani di simili vendite che allo stringer dei fatti ben poco gli rimase.
Le condizioni finanziarie del duca si facevano sempre più gravi e alle quote di ammortamento e di interesse si provvedeva con nuove passività quasi tutte cambiarie e della situazione minacciava di risentirne anche lo Stato.

Il Ward riprese nell'interesse personale del Duca un abbandonato progetto di rivendicazioni di diritti della Corona fondato sulla convenzione (30 Agosto 1818). Tali rivendicazioni erano senza fondamento e l'unica speranza per le disperate finanze del Duca.
Gia nel 1846 erano iniziati segretamente gli accordi per anticipare con la rinuncia dei Borboni al Ducato, l'unione di Lucca alla Toscana.

Cfr. Storia di Lucca di Augusto Mancini, Mpf editore, Lucca 1975

La Repubblica lucchese fondata 6 aprile 1369 dopo la liberazione dal giogo pisano terminava così la sua storia di stato indipendente era il 1847. Quella che era stata una florida repubblica finì malamente la propria esperienza grazie alla oculata gestione di mani straniere.


Poco opportuna sembrò poi ai molti (nobiltà esclusa) la visita del penultimo discendente del Duca Carlo Ludovico di Borbone Parma, Carlo Ugo di Borbone Parma (n. 1930-2010) che fece a Lucca ed al quale sarebbe stato meglio far leggere quanto sopra scritto, ma si sa il tempo è galantuomo...........
In quella occasione l'allora sindaco di Lucca fu insignito con Ordine al Merito Militare di San Giorgio di Lucca.

http://www.borboneparma.it/index.php?op ... &Itemid=52




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