Stamattina gli amici hanno galoppato, io tristissima ero impedita dai doveri familiari...malinconicamente condivido con Voi il racconto di uno dei nostri meet, pubblicato su "La Rivista di cavalleria" un paio d'anni fa...
Seguendo le tracce
Domenica 25 aprile 2004, la Società per la caccia alla Volpe “Vespasiano Gonzaga” di Sabbioneta, in provincia di Mantova, ha dato appuntamento a Soci ed amici per la prima caccia dell’anno. Le piogge di questa primavera avevano infatti impedito ai cavalieri di incontrarsi in marzo a Pomponesco sulle rive del Po come previsto dal calendario ma la giornata perfetta ha premiato i partecipanti della lunga attesa, regalando a tutti un tempo magnifico ed un susseguirsi di momenti davvero speciali. La caccia con i suoi rituali e la sua coreografia ha avuto la parte del leone nel catturare l’attenzione del pubblico presente, e l’Equipaggio dei Suonatori delle Reali Cacce di Venaria Reale, splendidi e perfetti nei loro costumi settecenteschi, ha contribuito in modo determinante a calare i presenti nell’atmosfera giusta e a sentirsi parte di un momento completo e compiuto, voluto e curato nei minimi particolari. Per le vie della Piccola Atene creata dal Duca Vespasiano si mostravano anche bellissimi tiri singoli, pariglie e addirittura un fiabesco tiro a quattro di andalusi grigi dell’A.v.e.l.a., gruppo che riunisce gli appassionati delle redini lunghe. Grazie ai cavalli Sabbioneta per un giorno è tornata a riecheggiare dei ferri sul selciato ritmati sul tempo di passi che sembrano arrivare sempre da ieri e portare qualcosa che si temeva di aver perso, e che mancava. I cavalli sono protagonisti anche alla Galleria degli Antichi di Palazzo Giardino, dove è stata allestita la mostra organizzata per l’occasione ed intitolata “Seguendo le tracce”: si parte dalle cacce della fine dell’ottocento nelle fotografie inedite di collezioni private che sfumano poi nelle cacce dei nostri giorni, raccontate dalle immagini splendide di Paola Bandiera e spiegate tramite annotazioni ad hoc e citazioni dai classici italiani dell’equitazione (Cossilla, Fè d’Ostiani, Roccagiovine) che evidenziano e sottolineano lo strettissimo legame del Sistema Naturale di Equitazione di Caprilli con l’equitazione di campagna, una volta necessaria a fini bellici ma che oggi possiamo praticare nel modo migliore proprio rifacendoci agli stessi principi, seguendo la direzione indicata dai nostri Maestri . Apparentemente il dispendio di energie e risorse relativi ad un passatempo come la caccia alla volpe possono sembrare sproporzionati, eppure le conseguenze di questa pratica sono state molto forti per tutto il mondo legato all’equitazione: il Marchese di Roccagiovine, militare ed istruttore attento e scrupoloso prima ancora che ottimo cavaliere, pensava che se i francesi avessero potuto disporre di soldati abili a cavallo come gli inglesi, e montati su cavalli altrettanto veloci e capaci di affrontare qualsiasi ostacolo in campagna probabilmente a Waterloo l’esercito di Napoleone non sarebbe stato colto di sorpresa dall’arrivo dei rinforzi nemici.
La capacità tecnica ed il coraggio allenati con l’equitazione (di campagna in generale e sugli ostacoli in particolare) produssero cavalieri militari che misero in luce le proprie doti di carattere in ben altri momenti che non quelli di un piacevole meet: basti pensare a Bolla, Bettoni Cazzago, Guillet.
Esposti nella mostra fotografie di collezioni private, articoli tratti da “Il Cavallo italiano”, una bella collezione di strumenti veterinari antichi del Colonnello Frare, oggetti ed abiti per la caccia appartenenti alla famiglia di Diofebo Meli Lupi Principe di Soragna portano davanti ai nostri occhi giornate trascorse molto tempo fa, ma che si ripetono uguali nelle sensazioni e nelle emozioni se seguiamo con attenzione e rispetto le tracce di chi è passato prima di noi.
Ma fuori della Galleria la mattinata è limpida e azzurra, il verde nuovo dei prati tutto intorno alle mura è stato lavato dal temporale della notte prima e sembra che il sole tiepido li voglia accarezzare per accertarsi che tutto sia in ordine, prima che passi il field al galoppo. Sul selciato della piazza risuona il trotto vivace dei cavalli che arrivano al meet, giacche rosse e nere si mescolano a qualche uniforme illuminata da stellette e mostrine. I cavalieri si radunano per il bicchiere della staffa, il Master riceve il saluto di ognuno, arrivano gli amici che seguiranno la caccia dalle carrozze lontani dall’azione ma pur sempre immersi nel vivo di questa splendida giornata. La musica dei corni della Venaria sottolinea e scandisce ogni passaggio e l’eco riflessa dai muri dei palazzi intorno sembra chiudere tutti in un momento unico e al di fuori del tempo portando piazza, palazzi, attacchi, cavalli e cavalieri in un luogo a parte, diverso da quello che era solo fino a un’ora prima. E non siamo più in una qualsiasi giornata di aprile dell’anno di grazia 2004 ma ad una caccia come tante altre già galoppate via negli anni trascorsi, corse a perdifiato dietro i cani . Gli unici a mancare sono proprio loro – i segugi e la volpe - ma la scelta di questa Società è organizzare paper hunts, cioè cacce simulate dove la volpe è rappresentata da un cavaliere; così facendo, i Soci della Vespasiano Gonzaga coniugano il desiderio di montare a cavallo nella natura impegnandosi in una disciplina che richiede tecnica e preparazione con il rispetto più completo della natura stessa, senza l’uccisione o la sofferenza di nessun animale. Cavalli e cavalieri escono dalle intatte mura rinascimentali per cominciare la caccia. Il Master, colonnello Vittorio Varrà, li guida lungo un percorso preparato ad arte che sfrutta le particolarità naturali della campagna mantovana per sorprendere e stimolare i cacciatori: anche i più esperti hanno visto messo alla prova il loro senso dell’orientamento dai continui cambi di direzione richiesti, le querce in molti punti formano una quinta a lato di sentieri e canali mascherando il tracciato e non permettendo ai cavalieri di anticipare visivamente tutto i percorso. Gli ostacoli fissi approntati per l’occasione sono invitanti e studiati in modo da impegnare i cavalli senza confonderli, con altezze adatte a tutti i cavalieri ma comunque divertenti. L’aria rinfrescata dal temporale di poche ore prima aiuta i cavalli nella fatica, il sole ha asciugato il terreno a sufficienza lasciandolo morbido e non troppo pesante, e terminata la caccia il field soddisfatto ritorna verso Sabbioneta dove i cavalli potranno riposare ed i cavalieri riunirsi al rinfresco organizzato a palazzo Forti. Gli attacchi che seguivano la caccia arriveranno più tardi, a causa di un piccolo incidente: una delle carrozze perde una ruota a causa di una buca ed il guidatore costretto a fermarsi lascia il legno sul posto in attesa del recupero, dimostrando nel momento sfortunato un àplomb ed una classe da vero gentiluomo. I due stalloni murgesi che formano la pariglia vengono staccati e presi sottomano dal groom che sale sulla predella posteriore della carrozza che li precedeva nella colonna e continuano così la passeggiata, con l’aria allegra di un paio di monelli che sono riusciti a marinare la scuola.
La giornata si allunga sotto le ombre del giardino dove l’ultima esibizione dei bottoni dell’Equipaggio di Venaria emoziona dentro anche i più rudi dei cavalieri presenti: cercano di nascondere sotto gilet e plastron un cuore che però su queste note si fa sentire, il rendez-vous e gli onori alla società sono cosi solenni e semplici da sembrare davvero l’unica voce adatta a raccontare una giornata come questa . E con il suo profumo antico, la venérie sembra ringraziare i presenti di aver reso possibile una volta ancora far vedere un mondo che se non fosse più voluto, ricordato o desiderato da nessuno sparirebbe per sempre dentro secoli ormai chiusi.
MCM