Difficile grafia del XVI sec.

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Difficile grafia del XVI sec.

Messaggioda Mog » martedì 10 aprile 2012, 19:44

Buongiorno a tutti,
mi chiedevo se uno di voi, tra i tanti che possono leggere una grafia antica con maggior facilità rispetto al sottoscritto, volesse aiutarmi nel decifrare almeno il nome dello sposo. Il cognome è Morgese, in questo caso Lo morgese. Il nome? Ho una teoria, ma non voglio condizionare chi gentilmente mi aiuterà nella lettura. Ecco il documento, tratto dal Libro dei Matrimoni, numero 1, anno 1591, custodito presso gli uffici della Curia di Acquaviva, Terra di Bari.

http://img819.imageshack.us/img819/1965/1591q.jpg

grazie di cuore
Mog
 
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Re: Difficile grafia del XVI sec.

Messaggioda Salvanèl » mercoledì 11 aprile 2012, 10:24

Tentativo
Die 24 mensis ianuarii 1591 Aque (Acquaviva) […] io reverendo don Francesco Antonio Moligno ho sposato Angelo de lo Morgese et Donata di Giovanni Battista (?) Stallone fra li quali è questo matrimonio per verba de presenti a che n’appare carta rogata presso di me in fede […]
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Re: Difficile grafia del XVI sec.

Messaggioda mente&malleo » mercoledì 11 aprile 2012, 13:04

Riporto il testo trascritto così come l’ho interpretato. Ho sciolto la maggior parte delle abbreviazioni indicando tra parentesi tonde le integrazioni, con i punti interrogativi i passi incerti e con le parentesi quadre gli aggiustamenti critici:

«Die 24 men(sis) Ian(ua)rij 1591 Aq(uevi)ve ava(n)te d(ic)tam (?) lo R(everen)do d(ominus) fran(ces)co ant(oni)o molig:no (sic) ha sposato Angelo de lo morgese et donata di gio(vanni) Vito stallone fra li quali è q(ue)sto m(at)rim(oni)o p(er) verba de p(rese)ntj di che n’appare Cau(te)la rog(a)ta p(er) m(an)o di me Infra(scritt)o Not(ario) (etc.)».
Segue in chiusura e in riga sottostante: «Ita e(st) N(otarius) flam(miniu)s(?) gen(ti)lis(?) m[anu propria](?)».

Il nome del parroco l’ho scritto come “francesco” anziché alla latina “francisco”, visto che l’atto non è propriamente in latino. Il cognome l’ho lasciato scritto com’è nella forma abbreviata, non avendo elementi per scioglierla.
La parola “sposato” presenta segni di correzione, ovvero l’ultima ‘o’ corretta in ‘i’, essendo riferita a due coniugi.
La “Cautela” è una dichiarazione ufficiale, in questo caso rogato da un notaio (ne ho ricostruito nome e cognome probabili).
La fotografia dell’atto è incompleta, ma in chiusura si legge la lettera ‘m’, forse (puoi verificarlo tu stesso) l’inizio dell’espressione “manu propria”, cioè “di propria mano”.
Non ho tenuto delle maiuscole. Questo parroco, come altri che mi è capitato di leggere, scrive il dittongo ae come e.
Spero di non aver scritto castronerie [hmm.gif]
Ciao!
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Re: Difficile grafia del XVI sec.

Messaggioda Mog » mercoledì 11 aprile 2012, 19:43

grazie ad entrambi! Davvero

Anche io leggevo Angelo delo Morgese, forse non volevo accettare l'idea che il nome non era quello che mi aspettavo! Poteva essere Leonardo, Eustachio, Giovanni Antonio... ma Angelo?! Da dove salta fuori sto prozio? Sono certo che capirete il mio scoramento.
Stemperato dal fatto che è pur sempre una traccia in più da seguire. Una traccia conservata da 421 anni nella Curia di Acquaviva, quindi va bene così. E' arrivato il momento di passare dagli archivi notarili, cosa certamente più ostica, nella quale ancora non mi sono lanciato.
So di dover andare all'archivio di Stato di Bari (ci sono già stato per consultare l'interessantissimo Catasto Onciario del 1751), però non so bene cosa fare :)
Vi terrò aggiornati.

Tornando alla nostra Cautela, grazie ancora per l'aiuto, avevo azzeccato il nome ma il resto mi era quasi impossibile.
Una curiosità, il nostro don Francesco Antonio, secondo me, si chiamava Molignano. Un cognome che ho già letto in zona.
Devo ringraziare Mente&Malleo per il nome del "suocero": leggevo Giovanni Stasio, diminutivo di Eustachio da queste parti, invece è Giovanni Vito!

buona giornata a tutti

PS: dal punto di vista scientifico-genealogico, questo documento prova la mia parentela con Sylvester (Silvestro) Stallone, pure originario di Terra di Bari? [confused.gif]

[jump.gif]
Mog
 
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Re: Difficile grafia del XVI sec.

Messaggioda mente&malleo » mercoledì 11 aprile 2012, 20:26

A proposito della scrittura negli atti parrocchiali volevo darti un suggerimento che, cmq, ti tornerà utile anche nella lettura di altri tipi di documenti, specie se sono ripetitivi nella struttura, nella formulazione e nel contenuto. Quando non si riesce a capire una lettera il "trucco" sta nel cercare in altri atti scritti della stessa mano e dello stesso autore (cosa che capita di sovente negli atti parrocchiali) la stessa lettera incognita (in pratica ti devi trasformare in grafologo).
Per es. nel caso di "Giovanni Vito" la 'v' di Vito forse aveva degli omologhi in altri atti precedenti o successivi a quello che hai proposto (tra l'altro è sempre bello rileggere un atto parrocchiale cinquecentesco!). Se ci hai visto uno "Stasio" avrai avuto le tue buone ragioni, ma in futuro, ogni volta in cui non sarai abbastanza convinto di una tua interpretazione, cerca prima delle lettere simili. Sottolineo che, questo "trucco", non ti metterà al riparo da terribili testate della durata di mesi per capire cosa diavolo significhi una lettera o una parola scritte in modo strano [bangin.gif]. La mia testa è ancora dolorante per quelle che ho dato e ancora do... E' il bello della ricerca :D
Un saluto

P.S. - Visto che a quanto pare fu un notaio a preparare una "cautela" per quel matrimonio io cercherei di recuperare i protocolli di quel notaio negli archivi di Stato competenti: magari c'è qualche traccia. Identifica prima il notaio, se già non lo hai fatto. Poiché l'atto parrocchiale si riferisce ad Acquaviva delle Fonti può darsi che questi fosse un notaio attivo su quella piazza.
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Re: Difficile grafia del XVI sec.

Messaggioda Mog » lunedì 16 aprile 2012, 13:04

Grazie per i consigli Mente&Manlio!

Per quanto riguarda gli atti notarili, sto cercando di farmi forza e capire un po' cosa cercare/chiedere, una volta all'Archivio di Stato di Bari. Visto che abito a 900 km, non vorrei andare lì e sprecare la cartuccia! Già il suggerimento che mi hai dato mette un puzzle in più.

Per quanto riguarda la grafia, ho un passo di un Catasto Onciario del 1751, per me molto importante, sul quale mi piacerebbe avere il tuo aiuto. Però prima di disturbarti/vi proverò a studiare bene tutto il documento, utilizzando il metodo che mi suggerisci (già utilizzato in passato, ma forse non con il giusto "rigore").

grazie ancora e buona settimana!
Mog
 
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Re: Difficile grafia del XVI sec.

Messaggioda mente&malleo » lunedì 16 aprile 2012, 20:06

900 km... e che saranno mai? Scherzavo :D A me è andata meglio: di solito ne faccio 200. Prima di andare a Bari e iniziare a rovistare negli atti notarili prova con una ricerca a distanza, per orientarti meglio.
Scrivi una bella mail all'archivio di Stato precisando che richiedi, per motivi di studio, questa cosina: "elenco dei notai attivi sulla piazza di Acquaviva delle Fonti (BA) nei secc. XVI-XVIII, precisando le date estreme dei protocolli notarili".
Ho scritto XVI-XVIII perché l'atto parrocchiale è del 1590 e l'Onciario è del 1751. In questo modo prendi (potenzialmente!) i tuoi avi dal XVI al XVIII secolo. Dall'elenco che ti invieranno (cartaceo o via mail) vedrai subito se tra i notai presenti c'è oppure no quello a cui si fa riferimento nell'atto parrocchiale, e se i registri in possesso dell'archivio coprono l'arco di tempo di tuo interesse. Potresti scoprire, infatti, che gli atti del tuo notaio cinquecentesco partono solo dal 1591 (!), con la conseguenza che ti potresti a ben diritto definire sfigato [cheers.gif]
E' ovvio che, se il notaio rogante non era di Acquaviva delle Fonti, dovrai orientare la tua verifica nei paesi attorno ma in questo caso è imprenscindibile (e consigliabile) la consultazione dell'indice del fondo notarile (e quindi gli elenchi dei notai) in sede nell'archivio a Bari...
Buona ricerca
mente&malleo
 
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Re: Difficile grafia del XVI sec.

Messaggioda mente&malleo » lunedì 16 aprile 2012, 20:14

Ah, dimenticavo! A volte le "cautele" o altri certificati per uso matrimoniale venivano preparati in copia (cartacea o pergamenacea) destinata agli uffici diocesani. Mi è capitato, infatti, di trovarne di cinque-settecenteschi anche negli archivi diocesani. Quindi se pure non trovi il tuo atto tra i registri del notaio nell'archivio di Stato, potresti forse trovarne traccia nell'archivio diocesano (studiati l'inventario), o magari in quello parrocchiale (se hai fortuna e se l'archivio non è depauperato).
Ciao
mente&malleo
 
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