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FP ha scritto:Zenobi dice nel suo noto Ceti e poteri nella Marca... a pag. 39: "Certo l'esercizio di tali poteri pubblici deve intendersi in senso piuttosto largo: così, anche se in modo virtuale, esso deve considerarsi presente anche nei minori, nelle donne, in tutti quei soggetti che, per necessità, pur nascendo da famiglie ascritte alla nobiltà civica di una comunità, non hanno potuto di fatto, per forza maggiore, esercitare tali poteri, pur essendo di diritto considerati idonei. E' il caso sia di quanti, giunti alla maggiore età, fossero però premorti al padre e ai fratelli, che però avessero coperto la carica [...]".
Dalla frase che ho sottolineato si intuisce che se un individuo occupa una carica la nobiltà civica sussiste anche nei fratelli...Questo è chiaro se pensiamo che, alla morte dell'individuo senza eredi, il fratello potrebbe subentrare nel reggimento...giusto?
FP ha scritto:Beh allora dovrei considerare aggregata la mia famiglia al Consiglio Generale di Filettino già dal 28 dicembre 1815, dato che Sisto, fratello del mio avo Giovanni, era già Consigliere in quella data (subito dopo la restaurazione, anche se credo vi fosse presente già prima dell'800 ma non ho avuto modo di verificare per ora). Dal 1791, inoltre, Giuseppe, sacerdote, fratello di Sisto e Giovanni, ricoprì più volte l'incarico di Deputato Ecclesiastico. Domenico, figlio di Giovanni, sposò nel 1824 una donna di famiglia di reggimento (quindi in base al breve del 1820 dovette essere aggregato) e Sisto morì senza eredi quasi centenario.
Teoricamente quindi te familiam tuam significa non solo il proprio eventuale nucleo famigliare (tu, tua moglie e i tuoi figli) ma anche i tuoi fratelli...giusto?
RFVS ha scritto:Inoltre, visto che tu hai avuto anche un deputato ecclesiastico presente nei consigli ante 1800, direi che questa cosa vada approfondita per capire bene i requisiti di quella presenza e le eventuali ripercussioni sugli altri membri della famiglia.
Il mio caso - ed è per questo che a volte riesco male a fare raffronti tra le nostre famiglie - è più semplice, sia perchè la famiglia a Castelfidardo era rappresentata solo dai discendenti si una sola persona - quel Domenico aggregato nel 1802 - e quindi non ho dovuto approfondire la situazione dei suoi fratelli, che rimasero a Macerata col resto degli avi, sia per la semplicità di reggimento di Castelfidardo, dove un solo ed unico ceto reggeva tutte le cariche del consiglio e della magistratura.
FP ha scritto:RFVS ha scritto:Inoltre, visto che tu hai avuto anche un deputato ecclesiastico presente nei consigli ante 1800, direi che questa cosa vada approfondita per capire bene i requisiti di quella presenza e le eventuali ripercussioni sugli altri membri della famiglia.
Il mio caso - ed è per questo che a volte riesco male a fare raffronti tra le nostre famiglie - è più semplice, sia perchè la famiglia a Castelfidardo era rappresentata solo dai discendenti si una sola persona - quel Domenico aggregato nel 1802 - e quindi non ho dovuto approfondire la situazione dei suoi fratelli, che rimasero a Macerata col resto degli avi, sia per la semplicità di reggimento di Castelfidardo, dove un solo ed unico ceto reggeva tutte le cariche del consiglio e della magistratura.
A Filettino funzionava esattamente come a Castelfidardo; venivano imbussolati, ai fini dell'estrazione dei magistrati, solo i membri del Consiglio Generale, che erano i discendenti di individui già aggregati. C'erano tre ceti (prima avevo capito che ce ne fossero quattro ma avevo interpretato male) e solo quelli del ceto possidente erano inclusi nel Consiglio. La carica di Consigliere era, come già detto, ereditaria. Teoricamente l'aggregazione di Sisto coinciderebbe con l'aggregazione della mia famiglia...almeno secondo Zenobi. Per quanto riguarda il Deputato Ecclesiastico non credo che la presenza in Consiglio dell'abate Giuseppe, mio zio della settima generazione, fosse condizione sufficiente per l'entrata di Sisto nel medesimo senato nobile, dato che, se ricordo bene, la nomina di questi deputati veniva fatta dal vescovo. Tu hai avuto deputati ecclesiastici in famiglia? A Rimini morto nel 1792 un membro del Consiglio Generale, composto come ovunque da nobili, i consoli o consiglieri chiamarono a succedervi il fratello:
Se era come a Castelfidardo, quindi con netta separazione dei ceti ed un solo ceto ad amministrare le cariche comunali, devi trovare la seduta consiliare in cui Sisto viene per la prima volta eletto in consiglio. Come ti accennavo in genere le aggregazioni venivano discusse in consiglio quindi a regola dovresti trovare una seduta consiliare in cui si discuteva dell'aggregazione di Sisto ed eventualmente di altre persone.
In famiglia - e mi riferisco solo ai Francalancia - allo stato attuale delle mie ricerche non ho mai avuto ecclesiastici dalla seconda metà del '500 ad oggi. Con grosse riserve però sui secoli XVI e XVII, che non ho ancora avuto modo di approfondire bene.
A prescindere dalla particolare organizzazione di Rimini rispetto alle due terre in questione, Filettino e Castelfidardo, ritengo, anche alla luce di del passo citato, che in effetti l'aggregazione era sia verticale che orizzontale, interessando anche i fratelli dell'aggregato. E del resto mi tornano i conti anche in riferimento a quella carica di consigliere d'ufficio che venne data a Raffaele Francalancia nel 1812, al posto del nobile Giuseppe Carelli (non per morte, pardon, ma semplicemente per rinnovazione del bussolo) che non era neppure parente e con il padre Domenico Francalancia proposto da Podestà al Prefetto della Sacra Consulta come consigliere nella medesima seduta.
Il Signor Marchese Giambattista Carradori Fregoso ha sposato la zitella Elisabetta Tintori. La famiglia Carradori è una delle Nobili Famiglie Consolari Riminesi, ed attualmente ritiene il luogo di Consigliere partecipante il Nobil Signor Marchese Federigo Carradori Fregoso Fratello maggiore del suddetto Signor Giambattista congiunto in matrimonio colla Dama Signora Contessa Teresa Ricciardelli, ma senza prole. Premorendo il Signor Marchese Federigo senza successione, si fa luogo al Fratello minore Signor Marchese Giambattista di occupare il suo posto di Consigliere.
...quindi penso che si debba considerare l'ereditarietà non solo in senso verticale ma anche orizzontale...no?
sono sempre più propenso a rispondere sì!!
FP ha scritto:Bene, però non capisco bene perché fai l'esempio del tuo avo Raffaele...in fondo era il figlio di Domenico e un posto in consiglio gli sarebbe spettato per successione alla morte del padre. Volevi forse dire che, facendo Domenico già parte del reggimento, il figlio poteva entrare in consiglio anche in luogo di un consigliere non consanguineo? Questo però come potrebbe aiutarci a chiarire la faccenda di Sisto Pompilj e dei suoi fratelli?
RFVS ha scritto:FP ha scritto:Bene, però non capisco bene perché fai l'esempio del tuo avo Raffaele...in fondo era il figlio di Domenico e un posto in consiglio gli sarebbe spettato per successione alla morte del padre. Volevi forse dire che, facendo Domenico già parte del reggimento, il figlio poteva entrare in consiglio anche in luogo di un consigliere non consanguineo? Questo però come potrebbe aiutarci a chiarire la faccenda di Sisto Pompilj e dei suoi fratelli?
ahahahah sì l'intento era quello, ma in effetti non calza molto. Vedi la fretta?! Ti fa ragionare poco, accidenti![]()
Se mi dai un paio di giorni (se riesco spero già domani in serata) vedo di postare qualche notizia sulla famiglia Tomassini che in assoluto è quella, tra la fidardensi, che ha avuto più membri contemporaneamente presenti tra consiglio e magistratura.
) o comunque a subentrare nel luogo di un consigliere non consanguineo la cui famiglia risultasse estinta. Il fatto di essere idoneo a sostenere l'onorevole incarico (come si diceva all'epoca) sarebbe stato già nobiltà civica de jure e non solo de facto (cioè non solo mera vita more nobilium, perché la mia famiglia avrebbe già raggiunto una condizione privilegiata sine qua non si è nobili per legge), rammentando i vari editti papali già menzionati.FP ha scritto:Un'altra cosa vorrei chiarire. Zenobi dice che in Italia esistevano tre forme di nobiltà cittadina:
-Nobiltà civica;
-Patriziato;
-Nobiltà decurionale.
Ora riguardo le prime due non v'è dubbio che nello Stato Ecclesiastico la differenza consisteva solo in un quid di dignità in più; a Orte i primi priori erano i patrizi e i secondi priori i nobili...A volte da noi nobile e patrizio erano due titoli ritenuti sinonimi e addirittura, dopo il 1827, la dignità di patrizio fu abolita e fu preferito usare solo il titolo di nobile. Nello stato napolitano, invece, vi era differenza tra piazze chiuse e piazze aperte.
Per quanto riguarda la nobiltà decurionale che dobbiamo pensare? Che in essa potevano confluire famiglie solo su decisione di un'autorità esterna al Consiglio (come leggo sul libro Feudi e nobiltà negli stati dei Savoia: materiali, spunti, spigolature... di Gustavo Mola di Nomaglio)?
A regola nobiltà civica (intesa in senso lato quindi comprendente sia patrizi che nobili) e decurionale sono o dovrebbero essere sinonimi. C'è quel discorso sull'autorità esterna al Consiglio che ora come ora mi trova un attimo impreparato e spiazzato . . non saprei che pensare![]()
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