Discendenza di Roberto di San Severino

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Re: Discendenza di Roberto di San Severino

Messaggioda Delehaye » venerdì 27 febbraio 2015, 17:20

bardo ha scritto:
liutfredo ha scritto:a Siena in archivio di Stato sono rappresentate, nella tavoletta di Biccherna del 1473, quello che per tradizione si ritiene siano le nozze di Roberto San Severino e Lucrezia

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la Tavoletta di Biccherna in questione a colori:
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qvesta e lentrata eluscita dicecho dichecho
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inciando adi primo digennaio MCCCCLXXII efinendo adi
vltimo didicenbre MCCCCLXXIII edugo bvonagionta is
qvesti sono iprimi asigh | critore edipietro daldobrando
vitori meo ditoto bardigesi | cretani e iacomo digalgano
nicolo dimes bartalomeo | bichi e difranciescho disla
dimatio dantonio dineri | caro e ditomaxo di
dangnolo malavoiti | mavritio lvti e dis
e di sardvino notaio | domenico dixfano n tar"

in questo studio francese:
Mathieu Auguste Geffroy, "Tablettes inédites de la Biccherna et de la Gabella de Sienne", in "Mélanges d'archéologie et d'histoire", Tomo 2, 1882, pagg. 403-434
http://www.persee.fr/articleAsPDF/mefr_ ... 1_6863.pdf
a pag. 412 si legge:
"1472. Marriage de Ghinoccia fille d'Agnolo Malavolti, avec Robert, comte de San Severino, par Sano di Pietro."

Enzo Cari, "Le tavolette di Biccherna e di altri uffici dello Stato di Siena", Electa, 1950, pagg. 64-65
https://books.google.it/books?id=NqdNAAAAYAAJ&q=


Luigi Borgia, Ufficio centrale per i beni archivistici, "Le Biccherne: tavole dipinte delle magistrature senesi (secoli XIII-XVIII)", Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1984 - 389 pagine
"Gabella (mm. 380 x 535) - Collocazione 54 "Nozze Gentilizie" - 1473 gennaio-dicembre
Il 16 febbraio 1473 fu contratto in Bologna il matrimonio fra una graziosa fanciulla senese, Lucrezia di Agnolo Malavolti, ed il conte Roberto Sanseverino, celebre condottiero.
La composizione ci presenta l'atto durante il quale lo sposo concede l'anello nuziale alla avvenente fanciulla, circondata da uno stuolo di parenti ed amici.
Anche il Governo della Repubblica senese aveva voluto onorare queste nozze gentilizie decretando alcuni doni alla sposa, per il valore di oltre cento ducati (1). Gli stemmi appartengono alle famiglie Cinughi (il più grande), Bardi, Borghesi, Martini, Malavolti, Cerretani, Bichi, Ser Lazzari, Luti, Buonaggiunti. Alla fine della iscrizione sottostante, gli stemmi Arduini e Braccioni, notari pro tempore: ..."
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
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Re: Discendenza di Roberto di San Severino

Messaggioda Tilius » venerdì 27 febbraio 2015, 18:58

Mi sfugge il motivo per cui Roberto da Sanseverino abbia impalmato l'oscura figlia d'un oscuro notaio senese quando le altre mogli storicamente attestate sono una da Correggio e una da Montefeltro (ancorché quest'ultima bastarda: ma lo era - forse - anche il di lei genitore e questo non gli ha impedito di divenire Duca d'Urbino)... [hmm.gif]
E' come se si fosse comprato due Ferrari una dopo l'altra, ma poi é bello cambiare e allora pigliamoci 'sta Cinquecento (modello base, eh!)... Le sorprese della Storia. ;)
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Re: Discendenza di Roberto di San Severino

Messaggioda liutfredo » venerdì 27 febbraio 2015, 21:55

A proposito dei matrimoni di Roberto di Sanseverino

Felice e divoto ad Terrasanta Viagio facto per Roberto De Scancto Saverino (1458-1459), a cura di Mario Caviglià e Alda Rossebastiano (edizione basata sul Codice BU (= cod. 1723 della Biblioteca Universitaria di Bologna), Collana Oltramare, Edizioni dell'Orso, Alessandria, 1999, pag. 299:
“Venerdie .XVIIII. di zenaro [1459 - partenza da Coccaglio ed arrivo a Milano]
… Et tolta licenzia da sua signoria, se aviarono verso caxa d'esso signore Roberto, ove, gionti circha un'ora di nocte, se gli fece incontra fin fora dela caxa la magnifica madonna Giovana da Corrigio, sua moglie, acompagnata da soi figlioli et dala magnifica madonna Giovana deli Roberti, moglie che fu del magnifico Aymerigo da Sancto Severino, et magnifico Bernaboe, suo fratello, et da molti altri gentilhomini et donne. Con que careze, abraziamenti, basii, tenereze piene di lacrime et iubili esso signore Roberto fusse recuperato et stricto da tutti et in spetialiatate da dicta magnifica madona Giovanna, sua moglie, chi ha qualche scintilla di descrezione et di amore lo può molto ben consciderare. Et non solamente esso signore Roberto fu tanto acarezato da dicta madona Giovanna, sua molie, et da tuti li soy, ma etiamdio esso don Giovani Matheo, el quale lo volse ad ogni modo acompagniare fino ad la caxa sua.”

Marcello Simonetta, Rinascimento Segreto, FrancoAngeli, Storia, Milano, 2006, pag. 199:
“... Dopo la morte di Francesco Sforza, il 5 giugno 1466, Bianca e galeazzo gli accordarono uno stipendio annuo di dodicimila ducati più altri privilegi. Nel 1467 andò a combattere contro il Colleoni. Quella stessa estate fu colpito dal lutto della moglie Giovanna da Correggio (13). Roberto, secondo il segretario sfrorzesco, “sta con grande dolore e fa grandissimi lamenti. Ha dicto che fatto el corpo … se ne tornerà in campo, perchè dice non porria stare più in questa soa casa” (14).

13). Roberto Malatesta e non Sanseverino, aveva sposato Elisabetta da Montefeltro, figlia di Federico.
14). Giovanni Simonetta a Galeazzo Sforza, Milano, 21 agosto 1467 (Aut. 155)


Delle successive nozze del 1473 con Lucrezia Malavolti, è stato già detto e sono attestate da documenti coevi, A.S.Si Concistoro 2148, n. 23, e altro riportato in questo forum, inoltre fonti indirette:

Rinascimento Segreto , cit., pag. 209, nota 51:
51). Arienti, Porretane cit., p. 54, ove Lucrezia Malavolti, magnifica consorte dell'”illustre capitano de armati”, narra la novella VIII; cfr XXX (“figlioli di Marte”) e LIII, in cui Gasparo é chiamato “figliuolo del vero marte Roberto da Sanseverino”; lo stesso Roberto narra la LV^IV sul matrimonio delle sue due figlie.

Rinascimento Segreto , cit., pag. 210, nota 53:
53). Altri contributi in memoria del Sanseverino furono composti da due suoi ex segretari, Giovan Battista Refrigerio e jacopo Corsi, autore diuna Epistola Lucretiae ad principem Robertum Sanseverinum eius maritum, su cui cfr. V. Rossi, GSLI 1890, pp. 203-6: “Roberto in sin di qua sento una tromba/ ceh exclama sì che m'accapriccia i crini,/ che sembra il ton di Jove quando romba”.

Elisabetta figlia illegittima di Federico da Montefeltro (Urbino 1445- Roma 1503) sembrerebbe aver sposato Roberto da Sanseverino, (anche se qualcuno, Marcello Simonetta, dice di no) nel 1462 (è l'unica data che ho trovato). Ma nel 1462 Roberto era ancora sposato con Giovanna da Correggio dalla quale sembrerebbe aver avuto il primo figlio Gianfrancesco nel 1450. [sorry.gif]

Si conoscono altre date, fonti, documenti?

Marcello Simonetta, L'enigma Montefeltro, Rizzoli, Milano, 2008
Roberto Sanseverino, 37, 42, 53-55, 71, 72, 180, 181, 184, 185, 187, 188, 211, 218, 225, 226

Per i rapporti di Roberto Sanseverino e le sue mire su Siena e circa la famiglia senese dei Malavolti, la ricerca storica ha prodotto in questi ultimi anni moltissimi contributi di cui gli studiosi interessati sono senza dubbio già a conoscenza.

Grazie ancora dell'ospitalità e degli spunti di ricerca e delle molte notizie ottenute attraverso questo vivacissimo forum.
liutfredo
 
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Re: Discendenza di Roberto di San Severino

Messaggioda bardo » venerdì 27 febbraio 2015, 22:32

liutfredo ha scritto:13). Roberto Malatesta e non Sanseverino, aveva sposato Elisabetta da Montefeltro, figlia di Federico.


Federico da Montefeltro ebbe, tra i tanti figli, legittimi o meno, anche due femmine con lo stesso nome, Elisabetta. La minore tra le due, nata nel 1462, andò sposa nel 1475 a Roberto Malatesta, figlio di Sigismondo Pandolfo. Morto Roberto nel 1482, la vedova tornò a Urbino, si fece monaca e fondò, utilizzando la propria dote, il monastero di Santa Chiara. Dopo una breve parentesi a Venezia, finì i suoi giorni a Ferrara, nel convento di San Bernardino, sul finire degli anni venti del '500.
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Re: Discendenza di Roberto di San Severino

Messaggioda liutfredo » domenica 1 marzo 2015, 11:25

Per non far torto alla famiglia dei Malavolti di Siena che ha tenuto molto occupati gli storici, sia antichi che moderni:

ORIGINE DEI MALAVOLTI
dalla Historie Fiorentine di Giovanni Cavalcanti, Vol. 2, Appendice pag. 455

Ivi , pag. i. (Prologo del Lib. I. ). -— Poichè per ben notare che altri facesse, non troverebbe in queste pagine chi fossero gli antichi del nostro autore, stimo pregio dell'opera il produrre ciò ch'egli invece ne scrisse nella seconda Storia. Condoni chi legge il molto inverisimile del racconto a quel po' di vero che può, all'occorrenza, venirgli opportuno.
« Deliberai di scrivere quanto avevo sentito dagli antichi, e sì da' Malavolti, che ne' Frati Predicatori hanno l'albero in Siena del nostro e della loro origine. Sappi, lettore, che la città di Colonia è molto magnifica di popolo plebeo, e nuda di catuno sangue gentile; e l'Arcivescovo di questa città n'è signore, e di fuori a' limitari delle cittadinesche porte, nessuna signoria ed altra maggiorità per l'Arcivescovo o per alcuno plebeo si confessa, ma in tutto per molti gentili uomini si tiene; e di tale luogo i Cavalcanti vennono. La loro residenza della signoria di più castella, e la principale sedia era in San Gilio. Questo castello è molto magnifico, di popolo pienissimo; del quale uscirono quattro fratelli, ed in compagnia d'uno signore il quale passò in questa Italia dietro alla cacciata de' Goti. I quali Goti occuparono tutta l'Italia anni dugento: e dopo la partita di sì nimichevoli barbari s' ordinò la città di Firenze,che da' consoli de' mercatanti fussono date le leggi*, e procedesse ne il civile governo;e di ciò le antichità delle prime matricole ne fanno certissima fede, perchè de' Cavalcanti furono i primi Consoli. Ancora si truova che i primi ordinamenti che fece il populo furono confermati da uno cavaliere de' Cavalcanti, come podestà della sì fatta repubblica **. Aggiugnendo messere Ruberto, per la grazia di Dio Vescovo di Volterra, uno lodo dato da uno cavaliere de' Cavalcanti tra '1 comune di Volterra e il vescovado, per lo quale crebbe molto le vescovili ricchezze. L'uno fratello si fermò nella città di Firenze: costui tolse per donna una nata della bella Gualdrada , il quale ebbe per dola il castello di Monte Calvi, colle possessioni e cogli uomini. Di costui sono discesi tutto il lato di que' Cavalcanti da Monte Calvi, de' quali sono io. L'altro fratello sì andò a pigliare la sua residenza al lato ove oggi si truova il castello di Pescia. Quivi murò un forte sito per difendersi dalle strane genti, et ancora se ne vede alcuno indizio d'antichità. Costui si diede non meno a conducere mercatanzie da un luogo ad un altro, che a cumulare l'una cosa coll'altra. Costui teneva grandissima quantità di muli con molti servi che andavano dall'uno luogo all'altro: et per questo alcuno plebeo dice che il nostro origine fu un vetturale. Di costui nacquero sei figliuoli maschi, de' quali sono discesi i sei lati degli altri Cavalcanti.
Il terzo fratello si fermò a Siena, età tempo che la città era ancora sì rozza, che gli onorevoli siti non avevano preso signoria. Questo terzo fratello fu tanto potente e di sì accesa audacia, che prese il poggio che già si chiamò a Mala volta: però che quando la città non era ancora circondata dalle cittadinesche mura, era in su quello poggio un forte castello, il quale era tanto atto a nuocere a' viandanti, che piuttosto meritava essere chiamato ladronaja che fortezza. E pel nome del sito, i discendenti del terzo fratello acquistarono il nome Malavolti, ma il nome proprio avevano Orlandi. E per questo così signorile sito, a questo così fatto uomo fu 'mposto a fare molte braccia delle mura della città. E per questo così mortale passo, Antonia mutò l'antico nome, e chiamasi Volterra. Conciossia cosa che la strada ponentina era d'Altopascio, e passava lungo il fiume dell'Era. Questa cotale strada conduceva i viandanti a piè del poggio d' Antonia : quivi stavano per misericordia de' viandanti certi insegnatori di più sicuro cammino, e dicevano a' Viandanti: Volta, erro ; che tanto viene a dire quanto: Va di qua, andatore, e non andare di colà , però che tu saresti non meno tosto morto che rubato da que' ladroni da Malavolta. E per questo cosi fatto insegnamento la città d' Antonia mutò nome, e chiamasi Volterra.
Il quarto fratello pose la sua residenzia nella città d'Urbivetero , e chiamansi Monaldeschi. Adunque noi da Monte Calvi tanto appartegnamo a' sei lati de'Cavalcanti, quanto a'Malavolti e quanto a' Monaldeschi ; ma la vicinanza delle due città e l'antica amicizia de'due popoli ci hanno conservate le prime fraternità co' Malavolti più che co'Monaldeschi ».
* A questo proposito, anche nelle prime carte del Tran, dì Politica potresti leggere: „ Certo l'ufficio de'consoli de'nostri mercatanti fa già eccellentissimo carico Usila eccelsa Signoria „
** Il MSS. ha: i primi ordinamenti che fece Spulo, furono confermali ec., come podestà fatta repubblica. Una correzione si necessaria, e ad un tempo si naturale, non sarà, spero, tacciata d'arbitrio.

Grazie ancora. ;)
liutfredo
 
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