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http://biblioteche.comune.parma.it/port ... p_pagina=1che fa riferimento all'opera di Roberto Lasagni: Dizionario Biografico dei Parmigiani, nel quale sono citati tutti i Bergonzi ed anche GIOVANNA PIACENZA:
PIACENZA GIOVANNA (
http://biblioteche2.comune.parma.it/lasagni/ )
Parma 1479-Parma 19 settembre 1524
Figlia di Marco, patrizio parmigiano appartenente alla famiglia ghibellina delle Tre Parti, e di Agnese Bergonzi (famiglia guelfa del partito rossiano), la Piacenza venne eletta badessa del monastero di San Paolo in Parma a ventotto anni (1507), succedendo a Orsina bergonzi, la quale era succeduta a sua volta (1505) a un’altra Bergonzi, Cecilia. Quando la Piacenza assunse la dignità, nel suo stesso convento entrarono altre tre Bergonzi: Francesca lucrezia anastasia, Maria Caterina e Drusiana: come era costume, anche il San Paolo fu dunque un feudo monastico.La Piacenza entrò in questo arengo, spese del suo, tutto contrassegnò col suo scudo e naturalmente vantò il suo buon diritto.Certamente fu una donna decisa, se, da poco eletta, si rivolse al Pontefice per chiedere la sua protezione contro gli usurpatori dei beni, dei libri, delle ragioni e delle scritture spettanti al suo monastero: il Santo Padre le diede ragione con un Breve che minacciò di scomunica gli usurpatori.Alei si deve l’esecuzione degli stupendi affreschi dipinti nel 1518 da Antonio Allegri detto il Correggio, per una camera del monastero.Da quei giorni in poi, una serie di personaggi più o meno importanti accompagnano le cronache del governo della Piacenza: i Bergonzi della Comunità di Parma (tra essi Melchiorre, dottore in leggi), i da Piacenza, imparentati coi dalla Rosa (e tra essi Cesare e Scipione), i da Cola (o Colla), anch’essi impegnati nella vita pubblica, i garimberti, il cardinale Montini e molti altri tra i maggiori del tempo.Tra i tanti personaggi che entrarono in rapporto con la Piacenza, vi fu anche il vicario generale del vescovo, Bartolomeo Guidiccioni da Siena, che dal 1509 e fino oltre il 1524 resse la Diocesi parmense per incarico di Alessandro Farnese (poi divenuto papa Paolo III).Questi, secondo la tesi dell’Affò, sarebbe stato antagonista della Piacenza.Ma nulla si legge del dissidio sorto tra i due e semmai ci furono sollecitazioni all’applicazione della Riforma e interventi e provvedimenti questi vennero dalla comunità, come si verificò nel caso dell’abate dei cistercensi di San Martino de’ Bocci, dell’arciprete Giacomo Colla e di molti altri.Solo il Cherbi (Le grandi epoche sacre, 1835-1839) nel suo guazzabuglio di appunti storici, che non danno però alcuna garanzia, scrive che il vicario Guidiccioni cominciò a insistere sulla pratica attuazione della Riforma a partire dal 1516.Al contrario, il Benassi affema con decisione che non vi furono sollecitazioni: in primo luogo per l’indulgente debolezza del governo papale, poi per i molti intrighi, per una certa titubanza (leggi papa Adriano VI) e per i molti sospetti. Comunque è certo, contro la tesi dell’Affò che lascia adito a molti dubbi sull’onorabilità della Piacenza in ragione della sua presunta altezzosità, che fu proprio lei ad accettare per la prima volta a Parma la perpetua clausura e la regolare osservanza.Radunate infatti nella sua camera cubiculare le monache di San Paolo, il 28 agosto 1524, la Piacenza fece oggetto del suo capitolo il Breve di papa Clemente VII (che Francesco Ugoleto aveva stampato, unitamente a quelli dei papi Giulio II e Leone X, il 28 giugno 1524), laddove monalium urbis nostrae clausura petitur.considerati i vantaggi che ne venivano al convento, sia nel vivere temporale che in quello spirituale, si convenne, fatte salve alcune prerogative, di aderire alla prescrizione papale e, a riprova dei buoni rapporti intercorsi tra il vescovo e la Piacenza, venne affidata al vicario vescovile monsignor Bartolomeo Guidiccioni l’amministrazione del monastero, riservandosi la piacenza, a vita, dignità e onori abbaziali, nonché l’usufrutto di certi beni.Dopo di lei, fu deciso che la badessa avrebbe avuto incarico annuale.Il che venne steso e rogato e quindi confermato dal Breve papale del 2 dicembre 1524.E tutto ciò mentre in tutti gli altri conventi della città non si faceva assolutamente nulla di nuovo e continuava il vivere scandaloso. È vero che la Piacenza (già gravemente ammalata) accettò la Riforma in articulo mortis, comunque, lei vivente, nel suo monastero non ebbe mai a verificarsi alcun grave fatto, come quello che spinse il Consiglio Generale parmense a decidere (27 novembre dello stesso 1524) di prendere provvedimenti per riportare le monache del monastero di San Paolo all’osservanza, al caso minacciando di espellerne talune come membri fetidi.Tutto ciò conferma la rettitudine della Piacenza e il suo buon governo.
FONTI E BIBL.: L.Mensi, Dizionario biografico dei Piacentini, 1899, 212; La badessa Giovanna da Piacenza, in Bollettino Storico Piacentino 20 1925, 177-179; P.G.Colombi, Il tinello della badessa Giovanna, in La Lettura novembre 1929; G.Mariotti, La mia bella badessa, Roma, Editrice Mercurio, 1942; G.Parroni, L’apoteosi di Giovanna Piacenza nella Camera di San Paolo, in Aurea Parma 27 1943, 89-100; A.M.Aimi, La fastosa badessa Giovanna Piacenza, in Gazzetta di Parma 22 maggio 1950, 3; F.da Mareto, Bibliografia, II, 1974, 847; Parma nell’Arte I 1975, 14-16.
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Rimane solo il piccolo quesito di come mai una Piacenza (o Delle Tre Parti

Ma che famiglia è?

) usasse lo stemma dei Bergonzi....
Dinastia che mi pare poco studiata...........
