Titoli cavallereschi e reati

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda Elmar Lang » giovedì 6 dicembre 2012, 15:27

Io non ho "formazione accademica" in campo faleristico. Non sono neppure militare se si eccettua l'aver compiuto, or è molt'anni, il mio dovere di Cittadino.

Quindi, prego considerare le mie parole ed i miei interventi come le parole di un bambino che non ha ancora esperienze di vita; cosa questa che alla luce della situazione attuale, considero -personalmente- quasi uno stato di grazia.

Ricambio gli auguri per le prossime Festività,

E.L.
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)
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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda pierfe » giovedì 6 dicembre 2012, 15:34

nicolad72 ha scritto:Un ordine di cavalleria non può avere alcuna posizione giuridica mista pubblico-privato. O è un ente di diritto pubblico (secondo il diritto internazionale) sorretto da una fonte sovrana, allora è un Ordine Cavalleresco, altrimenti non è nulla... solo una associazione di persone che giocano a o si illudono di essere cavalieri.


Il concetto non è preciso, non esiste solo l'ordine cavalleresco come tu lo chiami e che è altra cosa (combattere o essere presente in Terra Santa durante le Crociate) ma vari tipi di ordini.
Sono d'accordo su come tu consideri valido l'ordine (che tu chiami cavalleresco). Fuori da questo concetto è solo una organizzazioni che si richiama a qualcosa che era un ordine (concetto di Pier Felice degli Uberti, privato cittadino).
L'ICOC, nato dai Congressi Internazionali di Genealogia ed Araldica, si basa su dei postulati voluti dalla legge di vari Paesi e dalla formazione accademica di persone nate in un'altra epoca. Tutti i postulati dell'ICOC sono argomenti che fanno scuola ancora in tante Nazioni.
Come sapete l'ICOC è composta dai grandi studiosi del mondo, ma pochissimi di loro la pensano come il presidente, e quindi bisogna rispettare le opinioni altrui e lavorare insieme per evitare truffe da parte di chi ha interesse a fare dei mercati cavallereschi, perchè il nostro scopo è quello di informare evitanto le ciarlatanate conclamate, in un mondo dove oggi delle Nazioni giovani, riconoscono anche organizzazioni come ordini che nella realtà non si basano su quelli che io chiamo ghost del passato.

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Chi è il Cavaliere?

Messaggioda nicolad72 » giovedì 6 dicembre 2012, 16:00

L'idea di Cavaliere non può essere legata a quella del milite che scorrazzava per la terra santa per liberare il santo sepolcro, o a quella romantica della chanson de geste. Da quei tempi son passati secoli. Non reputo corretto legare la definizione di cavaliere alla storia. Anche perché se lo facessimo la cavalleria sarebbe da tempo estinta.
Anche il Re d'Inghilterra dell'epoca (al di la della persona fisica che indossa la corona) non è il Re d'Inghilterra di oggi, eppure nessuno si sognerebbe di dire che Elisabetta II non è Regina, o che non sia Re Juan Carlos di Spagna. Eppure questi hanno un ruolo giuridico, dei poteri e delle prerogative assai differenti rispetto ai loro predecessori dei tempi delle crociate o degli anni successivi.
La figura del Cavaliere e il concetto di Cavalleria si sono evoluti con il passare del tempo. Quello che abbiamo oggi è il frutto di quella evoluzione, così come si sono evolute tutte le cose e le realtà umane. La Cavalleria non è la mummia rinsecchita da trovare in chissà quale sarcofago, è una realtà viva e pulsante (ed il fermento che regna in questo mondo ne è la prova tangibile).

Esistono Ordini che conferiscono la dignità cavalleresca e ordini che non la conferiscono (la scelta sul punto è lasciato alla volontà di chi - munito della necessaria FH - fonda l'Ordine), ma necessariamente deve trattarsi di un ente di diritto pubblico, in cui non si aderisce per semplice richiesta, ma per cooptazione.

Non vedo nessuna incompatibilità tra l'art. 18 Cost (e nemmeno nell'art. 2 che in un certo senso anticipa il contenuto dell'art. 18) e la L. 178/51. Questa legge non limita il diritto di associarsi liberamente. Vieta soltanto, ad un privato cittadino qualsiasi, di avocare a se la prerogativa sovrana (e quindi pubblica) di ascrivere qualcuno ad una società onorifica o ad un ordine di cavalleria, che sono - si è vero - delle aggregazioni di persone, ma sono cose ben diverse dalle semplici associazioni.
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Re: Chi è il Cavaliere?

Messaggioda pierfe » giovedì 6 dicembre 2012, 17:45

Permettimi alcune osservazioni scritte quale espressione di un mio pensiero personale e non come presidente ICOC

nicolad72 ha scritto:L'idea di Cavaliere non può essere legata a quella del milite che scorrazzava per la terra santa per liberare il santo sepolcro, o a quella romantica della chanson de geste. Da quei tempi son passati secoli. Non reputo corretto legare la definizione di cavaliere alla storia. Anche perché se lo facessimo la cavalleria sarebbe da tempo estinta

Molti studiosi della materia pensano ancora in quel modo che considero errato. Per me la cavalleria inteso in questo senso è estinta.

Anche il Re d'Inghilterra dell'epoca (al di la della persona fisica che indossa la corona) non è il Re d'Inghilterra di oggi, eppure nessuno si sognerebbe di dire che Elisabetta II non è Regina, o che non sia Re Juan Carlos di Spagna. Eppure questi hanno un ruolo giuridico, dei poteri e delle prerogative assai differenti rispetto ai loro predecessori dei tempi delle crociate o degli anni successivi.

Infatti oggi non si sognerebbero a questo proposito di inventare un nuovo ordine "dinastico"

La figura del Cavaliere e il concetto di Cavalleria si sono evoluti con il passare del tempo. Quello che abbiamo oggi è il frutto di quella evoluzione, così come si sono evolute tutte le cose e le realtà umane. La Cavalleria non è la mummia rinsecchita da trovare in chissà quale sarcofago, è una realtà viva e pulsante (ed il fermento che regna in questo mondo ne è la prova tangibile).

Perfetto infatti esistono i sistemi premiali come potrebbe essere definito l'Ordine al Merito della Repubblica (quindi pubblico), o il Premio Nobel (privato)


Esistono Ordini che conferiscono la dignità cavalleresca e ordini che non la conferiscono (la scelta sul punto è lasciato alla volontà di chi - munito della necessaria FH - fonda l'Ordine), ma necessariamente deve trattarsi di un ente di diritto pubblico, in cui non si aderisce per semplice richiesta, ma per cooptazione.

Dovremmi discutere cosa è la dignità cavalleresca ma per questo che ne dici se facciamo un convegno nel 2013?


Non vedo nessuna incompatibilità tra l'art. 18 Cost (e nemmeno nell'art. 2 che in un certo senso anticipa il contenuto dell'art. 18) e la L. 178/51. Questa legge non limita il diritto di associarsi liberamente. Vieta soltanto, ad un privato cittadino qualsiasi, di avocare a se la prerogativa sovrana (e quindi pubblica) di ascrivere qualcuno ad una società onorifica o ad un ordine di cavalleria, che sono - si è vero - delle aggregazioni di persone, ma sono cose ben diverse dalle semplici associazioni.


Esatto proprio questo è il punto, questi "ordini" non sono frutto di prerogativa sovrana perchè concessi da privati, e meno ancora questi privati cittadini hanno prerogative sovrane...
Fra i discendenti dei sovrani degli Stati Preunitari (intendo il Capo della Casa) mi dici quale ad eccezione dell'Infante Don Carlos ha un trattamento diverso dal privato cittadino? E Don Carlos ha questo trattamento come infante di Spagna (di grazia) e non certo come Duca di Calabria anche perchè ufficialmente il Regno di Spagna riconosce la Repubblica Italiana e quindi non esiste nessun Regno delle Due Sicilie.
Gli altri sono considerati da tutti e dico ufficialmente come privati cittadini (compreso il Duca di Parma che sebbene figlio della sorella della Regina d'Olanda è nel suo Paese un privato cittadino, perchè sua mamma per sposarsi ha rinunciato ai diritti dinastici).
Quindi quale personalità giuridica internazionale hanno? Lasciamolo dire a quel tizio che l'ha detto pubblicamente in TV su Rai 3 durante una trasmissione...
Ma purtroppo per la giurisprudenza italiana e per il Consiglio di Stato anche davanti all'evidenza la possiedono.
Del resto per essere seri, l'Ordine di Malta viene considerato uno stato senza avere i requisiti dello Stato, e "riconosce" una nobiltà dove la Santa Sede si astiene oggi dal farlo.
Per questo per me (e lo dice un privato cittadino) sarebbe meglio che tutti avessero la possibilità di crearsi le loro organizzazioni e proprio perchè private la gente col tempo capirebbe che non sono quello che dicono di essere.
Per me solo gli Stati possono avere sistemi premiali pubblici (tutelabili sotto ogni forma), i privati possono avere i loro sistemi premiali (validi all'interno del loro ambito privato).


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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda nicolad72 » giovedì 6 dicembre 2012, 19:07

Ripeto che quanto scrivo è scritto privatamente da me e non come presidente dell'ICOC

pierfe ha scritto:Infatti oggi non si sognerebbero a questo proposito di inventare un nuovo ordine "dinastico"

L'Order of Merit (che è ordine dinastico dei Windsor) è stato istituito nel 1902 ed è concesso autonomamente dal Sovrano del Regno Unito senza l'intervento o la necessaria controfirma di alcun membro del governo e che si aggiunge agli altri ordini dinastici della casa; Non ricordo se anche l'Order of the Companions of Honour sia dinastico (dovrei rivedere gli statuti) ma se lo fosse è stato fondato nel 1917.
I poteri del Sovrano Inglese nel 1902 non differivano di molto da quello odierno (entrambi regnano ma non governano... ai tempi di Riccardo invece la situazione era decisamente differente).

pfdu scrive: 2 guerre mondiali, la fine dell'impero, l'abolizione del feudalesimo in Inghilterra nel 1926 ed in Scozia nel 2004, la situazione personale della famiglia reale, l'avvento dei media, le trasformazioni della società, la richiesta di separazione della Scozia, ti fanno pensare che non è cambiato nulla da 110 anni fa? Penso che la regina che per me è il miglior sovrano vivente al mondo avrebbe tutti contro se volesse creare un nuovo ordine dinastico. Conosco le autorità araldiche Inglesi e Scozzesi e dei Paesi del Commonwealth e discutiamo di questi problemi, e credi la pensano come me. Ho parlato ancora il mese scorso con il Lyon e il suo modo di pensare è molto vicino al mio

pierfe ha scritto:il Premio Nobel (privato)

Ma il premio Nobel, per quanto prestigioso sia come riconoscimento non è un Ordine e non vuole neppure assomigliare ad un Ordine... è (nomen omen) un premio istituito da un privato (l'omonimo Alfredo Nobel con il suo testamento disponendo dei suoi beni, e, testanto, non ha neppure previsto la creazione di una associazione degli insigniti di questo premio).

pfdu scrive: come avrai visto ho sostituito la parola ordine con sistema premiale, questo per dare una seria possibilità al privato. Ovvio che il pubblico è ordine, ma il privato può essere (per me) solo sistema premiale.

pierfe ha scritto:questi "ordini" non sono frutto di prerogativa sovrana perchè concessi da privati, e meno ancora questi privati cittadini hanno prerogative sovrane...

Mi spiace, ma non ne convengo. Questi Ordini sono frutto di una prerogativa sovrana perché concessi da soggetti (dai capi di una casata già sovrana e non abdicataria né debellata) la cui famiglia ha mantenuto un briciolo di questa potestà di diritto pubblico (una sovranità ridotta all'osso, e limitata alla conservazione della FH esistente). Tale prerogativa viene ancora oggi riconosciuta dal diritto internazionale consuetudinario, ed in passato ha trovato riscontro anche in importanti atti di congressi Sovrani (Vedi Vienna 1914-1915) ove chi poteva loro riconoscere questa prerogativa lo ha fatto (pari tra pari).

pfdu scrive: quello che scrivi è il pensiero dell'ICOC che io rispetto e faccio rispettare come presidente (ma non condivido come privato), il mondo al tempo del congresso di Vienna era un altro mondo, la maggioranza degli stati aveva monarchie e non c'erano costituzioni. Quanto tu scrivi è applicabile in Italia, ma non nel mondo perchè la maggioranza dei Paesi non tiene per nulla conto delle prerogative che stai citando. Il mio punto di vista di studioso è il mondo non solo il nostro Paese


pierfe ha scritto:Fra i discendenti dei sovrani degli Stati Preunitari (intendo il Capo della Casa) mi dici quale ad eccezione dell'Infante Don Carlos ha un trattamento diverso dal privato cittadino?

Un esempio mi par di averlo fatto nel mio precedente intervento quando ho scritto circa la casata Petrović Njegoš, la quale di recente ha raggiunto con lo stato su cui esercitò la sovranità una accordo che, oltre alle restituzioni ed ad un risarcimento del danno, riconosce al capo della casa una appannaggio identico a quello del presidente della repubblica e dove lo stato si impegna a conferire al capo della casa speciali incarichi di rappresentanza... non mi sembra che semplici cittadini godano di siffatte prerogative in Montenegro.

pfdu scrive: tu stesso parli di risarcimento del danno, se fosse un atteggiamento generale dovrebbe fare altrettanto con la Casa Reale di Iugoslavia (Serbia) che ha regnato in Montenegro dopo i Petrovic Njegos, cosa che sino ad oggi non avviene.
Indiscutibilmente è una presa di posizione del Montenegro che risarcisce un danno subito ad un lontano discendente della famiglia sovrana.


Per il resto mi riporto a quanto scritto in una rivista delle associazioni che sostengono questo forum che riportava i lavori di una importante commissione ministeriale formata da studiosi della materia, e mi sento di poter condividere pienamente il loro assunto.
Immagine

pfdu: ho sempre accettato questo pensiero nella mia posizione di presidente dell'ICOC, questo lavoro servì per permettere l'autorizzazione all'uso in Italia degli ordini pre-unitari (che per me sono patrimonio araldico della Repubblica Italiana - stato successore al Regno d'Italia che a sua volta era successore degli antichi Stati), tutto questo perchè nel mio Paese si interpreta come "ordine non nazionale" non la parola "straniero" che era il pensiero degli estensori della legge come si deduce dai lavori preparatori (ho letto tutto quanto è riferito alla preparazione) ma come il parere del consiglio di Stato del 1869/1981 dice: « quelli totalmente estranei all'ordinamento italiano, ma non promananti da un ordinamento statuale straniero, e cioè le Istituzioni costituite ed operanti all'estero, ma non espressioni di ordinamenti statuali sovrani, le quali abbiano ottenuto un riconoscimento che ne identifichi l'esistenza e ne legittimi giuridicamente la dignità cavalleresca. »
Questo modo di pensare non ha pari fuori dall'Italia...

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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda Pantheon » venerdì 7 dicembre 2012, 13:21

Credo che il rispetto delle istituzioni repubblicane e delle norme vigenti, nonchè la subordinazione del potere a regole democratiche sia un bene inestimabile, preziosissimo ma anche delicatissimo che soltanto lo sviluppo civile, la conquista di un minimo di benessere economico e soprattutto la riscoperta della Cultura possono produrre a tutti i livelli nel pieno rispetto della tradizioni storiche locali, nazionali ed europee.
Il diritto di associarsi è proprio dello stato di diritto e compreso tra i diritti fondamentali dell'uomo ma non può essere strumentalizzato per generare forzature tali da sopravalutare le capacità regolative del diritto stesso.
Gli ordini cavallereschi sono organizzazioni sui generis, alcuni con una storia millenaria intrecciatasi nel divenire con altri fenomeni ed eventi umani che hanno caratterizzato il nostro continente. Mi pare una forzatura comparare Ordini, quali ad esempio il SMOM, al circolo privato "amici del leopardo" che rilascia i premi ai propri consociati in occasione della tombola di fine d'anno e benemerenze nei confronti dei simpatizzanti, alle sempre più numerose ONLUS e altri sodalizi che si dedicano al filantropismo.
Questo è il mio pensiero, fuori dall'accademia, frutto libero di studi storici ed approfondimenti susseguitesi nel corso degli anni.
Il mio auspicio, più di qualcuno su questo forum ne è a consocenza, è quello di migliorare la tutela (non a parole ma coi fatti) e preservare l'identità culturale degli Ordini Cavallereschi.
Saluti.
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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda Antesterione » venerdì 7 dicembre 2012, 14:56

Metto giù qualche riflessione sparsa, suscitata dalla lettura di questo topic per chi avrà pazienza di leggere e per chi fosse interessato alla mia opinione (scritta un po' di getto a dire il vero).

Tutelare gli ordini cavallereschi (ma quelli veri) anche come bene culturale, come portatori di valori e di principi che sono ancora attuabilissimi e che dovrebbero essere difesi rigorosamente in una società eticamente ed economicamente allo sfascio priva del concetto di onore, che è ben diverso dal concetto di premio.

Penalizzare invece tutte le forme di sodalizi non cavallereschi ma a figura cavalleresca che utilizzino titoli cavallereschi, cioè non legittimi o riesumati illegittimamente con modifiche statutarie e ontologiche al solo fine di consentire il porto di metalli e stoffe, contribuire a queste attività danneggia fortemente quelle istituzioni che sono riuscite, nonostante le difficoltà, a sopravvivere legittimamente secondo i criteri tradizionali e consuetudinari. Essi quantomeno consentono il perdurare dell'ambizione alla tutela del passato, ciò che gli ordini repubblicani non possono fare somigliando fin troppo ad un mero premio con titolo annesso, un titolo che però è, opinione personale, privo dei significati che ad esso danno senso, danneggiando e svuotando così essi stessi il titolo che conferiscono. Elemento da non sottovalutare affatto, credo sia fuorviante guardare agli ordini dinastici e alla loro diffusione per giustificare un danno fatto proprio da alcuni criteri di conferimento degli ordini nazionali. Non cambierebbe nulla per questi ordini di merito statuali se fossero intitolati: Cittadino Premiato di Prima Classe, di Seconda Classe, di Terza Classe.

Il "sincretismo" onorifico sta fortemente danneggiando la cavalleria. Tutti possono fare tutto e determinare il valore di un premio con le stesse misure del marketing.

Basta con enti, onlus, associazioni di mutuo soccorso, confraternite o anche movimenti cattolici che utilizzano l'appellativo di/vengono appellati cavalieri. Vanno osteggiati dalla vera cavalleria.

Io credo fortemente che ordini quali gli ordini statuali di merito siano solo una delle evoluzioni degli ordini di cavalleria e non il solo presente di tale istituto.

Il "dopo Napoleone", non priva di valore ontologico quelle istituzioni che sono riuscite a far perdurare l'antico istituto dell'ordine di cavalleria; istituzioni che appaiono certamente provate dal trascorrere dei secoli e spesso anacronistiche (per i detrattori) ma che sono talvolta proprio le onorificenze più ambite e amate perché "tradizionali", certamente adeguandosi ai tempi, ma in continuità con il primitivo istituto. Anche solo la commemorazione e la celebrazione della cavalleria rende utili questi sodalizi, in ambienti e ceti spesso un po' troppo cinici.

Mi si dirà che si tratta di banalità, argomenti semplici, ma a mio avviso importanti:

Lo dimostra, l'impennata del trend tradizionalistico anche in ambito cattolico, il recupero di simbologie, liturgie, paramenti, linguaggi, abiti che mostrano, seppur per una fetta ancor minoritaria di cattolici, il desiderio di raccogliersi in appartenenze forti mentre un certo mondo esterno, allo sbaraglio, considera come unica onorificenza e scopo di vita il vile denaro, procurato con ogni mezzo, anche ignobile, un premio per imprese per nulla cavalleresche, anzi talvolta portatrici di morte, disagio e povertà materiale e spirituale. Ma il fatto che la massa funzioni così, fa desiderare ancor piu' la sopravvivenza del primitivo istituto equestre, ancor oggi armato di coraggiosi propositi,
da attuarsi nella vita del cavaliere e che costituiscono alle volte un vero e proprio scontro armato di valori tra egli e il resto del mondo, ma che, quando attuati, attirano la stima e l'ammirazione del prossimo e un forte desiderio di emulazione nei giusti ricettori (cioè negli individui ispirati da nobiltà d'animo che sono quelli della cui opinione la cavalleria dovrebbe curarsi).

Urge il recupero del concetto di ordine, come sodalizio di persone che tutelano anche il prestigio dell'ordine della cavalleria. Urge la tutela del titolo e delle insegne e degli abiti di chi può vantare l'appartenenza all'ordine della cavalleria. Urge la tutela anche di quegli ordini apolitici e non statuali, che portano avanti una bella tradizione storica, celebrando la memoria e l'emulazione della nobiltà cavalleresca.

Per quanto mi riguarda, che guardo alla cavalleria di spada e speroni, se fossi inglese, avrebbe per esempio piu' valore un Knight Bachelor di molti, se non tutti, gli ordini di merito esistenti al mondo.

E' evidente che senza tutela, avranno ragione della cavalleria i diplomi stampati su foglio A4, le coppe, le targhette, le medagliette e altri segni distintivi. Ma il fatto che il mondo vada in quella direzione, non significa che ci si debba arrendere allo svilimento del concetto di cavalleria (non di onorificenza, che può perdurare in altre forme), sancendone la prematura morte.

La tutela del primitivo istituto, renderebbe piu' competitivo l'accesso alla vera cavalleria ostacolando il nascere di virali recipienti alternativi: Molti uomini continuano e continueranno a sognare di essere Cavalieri (veri) ed è su questo perno che l'ordine di cavalleria deve continuare a tutelare sè stesso, perché se non rispettasse sè stesso perderebbe i suoi ammiratori e la sua ragione d'essere.
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.
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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 7 dicembre 2012, 15:52

nicolad72 ha scritto:
pierfe ha scritto:Fra i discendenti dei sovrani degli Stati Preunitari (intendo il Capo della Casa) mi dici quale ad eccezione dell'Infante Don Carlos ha un trattamento diverso dal privato cittadino?

Un esempio mi par di averlo fatto nel mio precedente intervento quando ho scritto circa la casata Petrović Njegoš, la quale di recente ha raggiunto con lo stato su cui esercitò la sovranità una accordo che, oltre alle restituzioni ed ad un risarcimento del danno, riconosce al capo della casa una appannaggio identico a quello del presidente della repubblica e dove lo stato si impegna a conferire al capo della casa speciali incarichi di rappresentanza... non mi sembra che semplici cittadini godano di siffatte prerogative in Montenegro.

pfdu scrive: tu stesso parli di risarcimento del danno, se fosse un atteggiamento generale dovrebbe fare altrettanto con la Casa Reale di Iugoslavia (Serbia) che ha regnato in Montenegro dopo i Petrovic Njegos, cosa che sino ad oggi non avviene.
Indiscutibilmente è una presa di posizione del Montenegro che risarcisce un danno subito ad un lontano discendente della famiglia sovrana.




Nicola, riporto solamente questa estrapolazione del tuo intervento che mi è utile per risponderti. Tu stesso affermi che la decisione di risarcire il discendente della Casa Reale del Montenegro è una presa di posizione autonoma del Montenegro. Questo dimostra ciò che io ho ribadito precedentemente e cioè che i riconoscimenti fatti ai discendenti delle ex Case Reali sono da considerarsi di mera cortesia da parte degli Stati e assolutamente arbitrari e decisi di caso in caso. Se fosse davvero così pacifico il riconoscimento internazionale di quella sovranità residua che tu affermi detengano ancora i Capi delle ex Case Reali, dovrebbe valere ovunque e per tutti i Capi delle ex Case Reali. Pertanto se il Principe Vittorio Emanuele di Savoia piuttosto che il Duca di Braganza o il Conte di Parigi o il Principe Pinco Pallo di Polonia fossero in visita a Londra piuttosto che a Washington, dovrebbero ricevere gli onori da parte dei governanti di quegli Stati e dovrebbero ricevere il giusto trattamento per la loro posizione internazionalmente riconosciuta. Invece, mi dispiace ammetterlo, sono considerati come dei normalissimi cittadini al pari di tutti gli altri, senza privilegi particolari. Il caso del Montenegro è esemplificativo: è lo Stato del Montenegro che, in forza della propria sovranità e autonomia, ha deciso di concedere un risarcimento ai discendenti della Casa Reale che governò il Paese; è lo Stato del Montenegro che ha deciso, in autonomia, di conferire una credenziale diplomatica specifica al Capo della Casa Reale montenegrina, ritengo a ragione e opportunamente. Ma il fatto fondamentale è che il Principe verrà ricevuto a Parigi con tutti gli onori non perché il diritto internazionale glieli concede in quanto capo della Casa Reale del Montenegro, ma perché lo Stato del Montenegro ha concesso delle credenziali diplomatiche al Principe affinché rappresenti gli interessi del Montenegro all'estero.
L’Italia potrebbe fare la medesima cosa per Casa Savoia, ma appunto lo farebbe in totale autonomia, non perché il diritto internazionale riconosce al Principe Vittorio Emanuele chissà quali diritti sovrani. Per esagerazione, domani l’Italia potrebbe decidere di modificare l’ordine delle precedenze delle autorità civili ed inserire, ad esempio, nella seconda categoria, seconda classe, davanti all’Avvocato Generale dello Stato, un posto per il discendente maschio di Giuseppe Garibaldi in onore di ciò che l’avo fece per l’unificazione dell’Italia: ebbene, tale posizione, valevole solo in Italia, sarebbe a totale discrezione dello Stato sovrano e non perché i discendenti di Garibaldi possano vantare particolari diritti.
In definitiva, possiamo continuare a discutere del sesso degli angeli, discutere sul numero di studiosi di diritto internazionale che sostengono la tesi della limitatissima sovranità riconosciuta ai Capi delle ex Case Reali (su cui, io posso anche ritenermi d’accordo in linea teorica), ma cerchiamo di essere pragmatici e con i piedi per terra: è sufficiente guardare quale onore ricevono i capi delle ex Case Sovrane a livello internazionale per capire che il diritto internazionale, de facto, non riserva Loro nulla di più di ciò che riserva a qualsiasi altro privato cittadino. Se poi l’Italia concede, in forza della sua sovranità, delle specifiche lettere credenziali al Principe Vittorio Emanuele di Savoia affinché rappresenti gli interessi della Nazione presso la Francia, è un altro discorso, ma la Francia riconoscerà i giusti onori al Principe solo in forza delle credenziali che saranno fornite dall’Italia e non alla sua qualifica di Capo di ex Casa Reale.

Tutto questo ricade sugli ordini dinastici. Gli ordini di cavalleria sono nati in seno alla Chiesa che ha provveduto a regolarli tramite apposite bolle. Alcuni ordini si sono resi da subito indipendenti dal potere temporale di questo o quel regno sottomettendosi solo alla Chiesa (vedi SMOM), altri si sono legati in modo indissolubile con specifiche Case Reali o sono stati creati dalle stesse, ma sempre con l'approvazione della Chiesa (Santi Maurizio e Lazzaro, piuttosto che Costantiniano et cetera). Fino ad arrivare alla creazione degli ordini di merito che conosciamo noi oggi, ombre dei veri ordini cavallereschi cattolici, che mantengono simboli e titolature dell’antica cavalleria, ma che non hanno la componente di militanza né la componente spirituale. Gli ordini dinastici attuali sono una pallida ombra di ciò che erano nel passato e non si può richiedere, nel 2012, un loro riconoscimento al pari degli ordini di Stato, proprio perché mancanti sia del riconoscimento della Chiesa sia dell’autorità sovrana che ne detiene il magistero. Come ho scritto più volte, sono dei sodalizi che devono essere mantenuti in vita al fine di difendere e perpetuare gli importanti valori storici, morali, spirituali, di identità di cui sono portatori sani nella società. Ma ciò non può far sì che debbano ricevere riconoscimenti specifici da parte dello Stato perché, a mio avviso, non possiedono più la caratteristica pubblica che detenevano nel passato. Oggi gli unici veri ordini di cavalleria intesa nel vero senso del termine, sono SMOM e OESSG.
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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 7 dicembre 2012, 15:54

Tilius ha scritto:
T.G.Cravarezza ha scritto:Per carità, su questo punto ti devo dare ragione, anche se, e correggimi se sbaglio non essendo espertissimo della storia costantiniana, anche in questo caso, l'Ordine ebbe 3 periodi: il primo quale ordine istituito da famiglia imperiale (quindi con effettivo potere); il secondo periodo di ordine "in esilio" dopo la caduta di Bisanzio; il terzo periodo appannaggio di altra Casa Reale con potere effettivo (i Borbone). Inoltre sarebbe interessante sapere quale peso reale avesse l'Ordine nel primo e, soprattutto, nel suo secondo periodo

Caro Tomaso,
il primo periodo é "mitico" (stante l'assenza di documenti coevi in merito praticamente totale) quasi al pari della fondazione costantiniana dell'ordine.
Il secondo é quello in cui si cominciano ad avere dei punti fermi dal punto di vista storiografico.
Il terzo (con i Farnese, non con Borbone che hanno "ereditato" solo in quanto successori farnesiani) finisce di fatto nel 1860.
Se ne potrebbero individuare un quarto (la quiescenza familiare di fine '800 primi '900) e un quinto (la "rinascita" di metà '900, fino ad oggi).
Il peso nel suo secondo periodo (del primo non perdo neanche tempo a parlare) era appunto pressoché nullo, esattamente come oggi!
Ergo, niente di nuovo sotto il sole.


Carissimo, mi hai stuzzicato la curiosità e sarebbe interessante approfondire quale peso avesse, in fatto di numeri e attività, il Costantiniano nel periodo Comneno e Farnese prima dell'assegnazione ai Borbone.
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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 7 dicembre 2012, 16:13

Antesterione ha scritto:Il "sincretismo" onorifico sta fortemente danneggiando la cavalleria. Tutti possono fare tutto e determinare il valore di un premio con le stesse misure del marketing.

Basta con enti, onlus, associazioni di mutuo soccorso, confraternite o anche movimenti cattolici che utilizzano l'appellativo di/vengono appellati cavalieri. Vanno osteggiati dalla vera cavalleria.


Questo è l'aspetto fondamentale che dovrebbe tutelare lo Stato: lo Stato è l'unico Ente che possa concedere onori pubblici e pertanto la terminologia ed il simbolismo cavalleresco deve essere appannaggio unicamente dello Stato (e, ça va sans dire, della Chiesa). Qualsiasi altra organizzazione privata o pubblica che sia, può avere i suoi sistemi premiali, ma non può concedere onorificenze indossabili su un'uniforme militare, non può concedere titoli cavallereschi pubblici. Poi per carità, se io a casa mia invito degli amici e ci chiamiamo fra noi "cavaliere" e "commendatore", non mi aspetto i carabinieri alla porta, ma se io mi presento con tale titolo ad un evento pubblico senza averne diritto, allora devo essere sanzionato.
Tutto ciò al fine di tutelare l'autorità dello Stato e gli onori che conferisce.
Lo stesso dovrebbe fare la Chiesa dal canto suo.
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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda nicolad72 » venerdì 7 dicembre 2012, 17:03

Tomaso perdonami ma stiamo andando fuori strada.
Mai e poi mai ho asserito che il capo di una casa già regnante abbia diritto ad onori da sovrano quando giunge in uno stato. Ho detto e ribadito, che in forza di un consolidato principio di diritto internazionale consuetudinario, il capo di una casa reale già regnante gode di una forma embrionale di sovranità che consiste nel mantenere (ed il modificare è finalizzato al mantenere) il proprio patrimonio araldico, in cui rientrano gli Ordini Cavallereschi che sono e restano istituti di natura pubblica. La pubblicità della Famiglia già Sovrana si limita a questo e basta.

La storia del Montenegro è la risposta all'affermazione sul trattamento di mera cortesia, perché quella Montenegrina non mi sembra una soluzione di cortesia. E non si tratta di mero risarcimento del danno (che già qualcosa sottende) perché oltre a quello sono stati concessi dei privilegi (non saprei chiamarli diversamente) che sono l'esatto opposto della cortesia.
Se la Repubblica Italiana facesse quello che hai detto con il Capo della Casa "Garibaldi" la cosa sarebbe un tantino illegittima perché attuata in violazione del principio di uguaglianza. Se lo stesso fosse fatto per i Savoia, tale principio non risulterebbe violato (con buona pace degli ugualitaristi senza se e senza ma).
Mi hai suggerito un argomento che non avevo considerato. La prova del residuato di Sovranità nelle case già sovrane sta proprio nella costituzione italiana, e precisamente nelle disposizioni transitorie e finali. L'esilio - se i Savoia fossero stati dei comuni cittadini - si poteva sancire con strumenti ordinari - già ampiamente usati nel corso del nefasto ventennio per gli oppositori al regime, e rimasti in vigore in Italia per tutti gli anni 60 e parte degli anni 70. Eppure la cosa ebbe una sanzione niente-popò-di-meno-che Costituzionale... perché... di sicuro non perché dopo il referendum del 2 giugno son diventati dei comuni cittadini della neonata Repubblica.
Ciò non vuol dire che i discendenti di case già sovrane siano dei super-cittadini con diritti e privilegi straordinari (sarebbe da folli sostenere ciò), però mantengono quel briciolo di sovranità (l'etat c'est moi diceva Luigi XIV, non a caso) ridotto all'osso o magari al solo midollo di questo che è il mantenimento del loro patrimonio araldico-onorifico (ricordo esclusivamente il mantenimento e quindi non lo possono sviluppare). Su questo piano - e solo su questo - quelle famiglie agiscono al pari degli Stati.
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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 7 dicembre 2012, 17:28

Comprendo il tuo discorso che, dal punto di vista della teoria, posso condividere. Vorrei però portarlo nella pratica di tutti i giorni. Se davvero il diritto internazionale accettasse il tuo assunto (non solo a livello di giurisprudenza teorica, ma di realtà pratica quotidiana) mi spieghi perché gli ordini dinastici, e correggimi se sbaglio, solo in Italia godono di un qualche riconoscimento (che, per altro, neppure di riconoscimento si tratta, essendo una semplice autorizzazione all'uso delle insegne), mentre in giro per il mondo gli Stati non li prendono minimamente in considerazione e al massimo li possono qualificare al pari di un'associazione privata?
Cioè, quello su cui vorrei focalizzare la discussione non è la teoria, ma è appunto la pratica; non è la giurisprudenza degli studiosi, ma la giurisprudenza reale degli Stati. Davvero pensiamo che all'ONU piuttosto che in un qualche Ministero degli Affari Esteri del mondo abbiano ancora concezione dell'esistenza di fons honorum intrinseca nelle ex Case Reali? Presumo che sia già tanto se sappiano cosa sono le ex Case Reali, figuriamoci pensare di discutere sugli onori da Esse conferiti.
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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 7 dicembre 2012, 17:34

nicolad72 ha scritto:Tomaso perdonami ma stiamo andando fuori strada.
Mai e poi mai ho asserito che il capo di una casa già regnante abbia diritto ad onori da sovrano quando giunge in uno stato. Ho detto e ribadito, che in forza di un consolidato principio di diritto internazionale consuetudinario, il capo di una casa reale già regnante gode di una forma embrionale di sovranità che consiste nel mantenere (ed il modificare è finalizzato al mantenere) il proprio patrimonio araldico, in cui rientrano gli Ordini Cavallereschi che sono e restano istituti di natura pubblica. La pubblicità della Famiglia già Sovrana si limita a questo e basta.


Ci mancherebbe, non volevo far passare una tesi da te non asserita. Confermo di aver compreso il tuo ragionamento. La mia era solo una provocazione sul fatto che, seppur la sovranità delle ex Case Reali si limita solamente all'amministrazione del loro patrimonio araldico, ciò significa che, se tale riconoscimento fosse davvero un dato di fatto per il diritto internazionale, significherebbe anche un implicito riconoscimento degli appartenenti alle ex Case Reali di un livello superiore al comune cittadino, almeno nelle precedenze ad una cerimonia o in atti pubblici. Tu stesso affermi che c'è differenza tra la posizione del Principe Vittorio Emanuele e quella del discendente di Giuseppe Garibaldi. Ma tale differenza oggi, esiste ancora? E' davvero codificata da qualche giurisprudenza? Oppure è un mero fatto di cortesia che è determinato dal singolo Stato e da caso a caso?
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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda nicolad72 » venerdì 7 dicembre 2012, 17:41

T.G.Cravarezza ha scritto:E' davvero codificata da qualche giurisprudenza?


Si della cosa - se ben ricordo - si parla obiter dictum in un Parere del Consiglio di Stato reso quando venne concesso alla Regina Maria Josè di poter rientrare in Italia.

Tomaso, la giurisprudenza non è teoria, è pratica allo stato puro.
Immagine

Le elucubrazioni di noi giuristi non sono propriamente "discutere sul sesso degli angeli" ma hanno tutte un fondamento assai pratico... e a tal fine sono orientate.
Ciò che diciamo non si distacca dalla realtà, ma ne è la mera descrizione giuridica.
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Re: Titoli cavallereschi e reati

Messaggioda pierfe » sabato 8 dicembre 2012, 12:50

Sebbene con idee ed interpretazioni diverse il risultato è stato ottimo e la discussione ha dato i suoi frutti in un confronto altamente positivo fra appassionati e competenti della materia premiale.
Ci tengo poi a sottolineare che l'ICOC è sempre ossequiente alle leggi dello Stato dove attua la sua consulenza a favore di enti pubblici, enti privati o semplici privati.
Non dimentichiamo poi che In Italia esiste la legge 3 marzo 1951, n. 178 che con i suoi articoli 7 e 8 impone pene severe ai contravventori. Per fare un esempio fra i tanti possibili sulla scena italiana, citero il caso della Real Irmandade da Ordem de Sao Miguel da Asa (anche nella forma Real irmandade da Ordem de Sao Miguel da Ala), l'istituzione dei Braganza Capi della Real Casa del Portogallo, dove come ho detto all'interno vive l'Ordem de Sao Miguel da Ala (Ordem da Asa de Sao Miguel).
Sebbene secondo i principi ICOC questa organizzazione non si possa certo considerare un ordine cavalleresco inteso come religioso o dinastico, come ordine non opera in Italia e non effettua cerimonie dell'Ordem.
In Italia - come si può vedere dagli inviti presenti anche su questo forum - quando si riuniscono gli Irmaos professi (che sono i confratelli della Real Irmandade e che possono avere o non avere anche l'ordine di San Michele dell'Ala perché non tutti lo posseggono), avviene solo la cerimonia annuale della semplice confraternita e non certo la riunione dell'ordine (perché Dom Duarte è ossequiente alle leggi dello Stato). La cerimonia si limita ad una SS. Messa, e quindi alla mia presenza mai permetterei assurde "investiture" (ne per questa organizzazione né per altre!), che non avvengono neppure in altri Stati del mondo, (ci tengo a precisare che l’Ordine di San Michele dell’Ala non effettua investiture neppure in altri stati del mondo in quanto è un ordine dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso diciamo “in sonno”), oppure giuramenti, sfoggi di divise cavalleresche, ma solo un toccante momento di preghiera dei devoti di San Michele. Tutto questo perché in Italia la ricezione avviene solo nella Real Irmandada (confraternita).
Ci sono persone poi che mi hanno detto che tutto questo sistema portoghese a loro appare strano, ma devo ricordare che anche nel nostri Paese esistono altri esempi di confraternite religiose legate agli ordini cavallereschi, come ad esempio l'Arciconfraternita Mauriziana di Torino (che è legata all'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ma nessuno pensa che sia un ordine cavalleresco anche se hanno una placca come decorazione), l'Arciconfraternita della Santissima Annunziata di Torino (un tempo dei nobili avvocati dei domini sabaudi) legata all'Ordine della Santissima Annunziata, che nessuno pensa essere un ordine cavalleresco... o addirittura l'Arciconfraternita dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista di Catanzaro (che si dicono addirittura cavalieri di Malta ad honorem per privilegio reale e nei propri statuti approvati dall’ordinario diocesano si chiamano proprio cavalieri... ma come potrebbe essere un ordine cavalleresco questa confraternita solo perché chiama i suoi membri così?) E la chicca finale è l'Ordine Teutonico dove esiste ancora oggi il Cavaliere d'Onore, ma nessuno che conosca la materia si permette di dire che è un grado cavalleresco!
Spero che i lettori del forum abbiamo capito finalmente quale è il mio pensiero sulla materia che vi sintetizzo: rispetto della legge e tutela di tutte queste organizzazioni .
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