da Enzo P. » martedì 13 marzo 2012, 13:32
Ritengo necessario, alla luce di come sta evolvendo la presente discussione, intervenire chiarendo alcuni aspetti.
Precisando fin da subito che non ho alcuna intenzione di polemizzare con nessuno e assicurando la mia più totale serenità e disponibilità ad un civile e garbato scambio di vedute, mi preme però sottolineare ed evidenziare qualche punto.
Nel panorama dell'araldica ecclesiastica ci sono fior di araldisti italiani e non, amanuensi e non, che hanno realizzato e continuano pienamente la loro pregevole attività realizzando centinaia di disegni, per conto dei rispettivi titolari, tutti identici nella forma del galero e dei fiocchi, addirittura altri identici pure nella forma dello scudo e del cartiglio.
Tale scelta (in questo senso parlo per il sottoscritto) non nasce da una banale comodità o superficialità o scarso impegno nella realizzazione del disegno (che non si riduce affatto ad un banale copia incolla tanto sponsorizzato dalle affermazioni effettuate), ma nasce da un fattore che a mio avviso trova terreno sterile ad una contestazione come quella costruita nella presente, ossia la scelta volta alla rappresentazione di disegni che in qualche maniera ed a prima vista diano chiare indicazioni su chi sia l'esecutore, niente di più e niente di meno.
Non credo sia il caso di fare i nomi, ma basta fare un bel giro sulla rete e si noterà che l'80-90% degli stemmi ecclesiastici (da quelli italiani a quelli statunitensi) che sono in circolazione contengono una timbratura pressochè identica per ciascun autore.
Da tale scelta, condivisibile o meno, opinabile o no, ma del tutto legittima ed araldicamente corretta, sono sorte tutta una serie di considerazioni, a mio avviso fini a se stesse (poichè non mi spiego come mai di tutto questo si sia avuta evidenza solo nei disegni da me realizzati, Cavina, Pizziol, Scola), che per come le ho recepite hanno oltrepassato la soglia dell'offesa, e non perchè il sottoscritto sia una persona particolarmente sensibile o suscettibile, o che voglia sottrarsi alle idee ed al gusto di qualsiasi critica, ma temo che qui si sia andato ben oltre.
L'idea di lanciare petizioni sul salvataggio dell'arte araldica, oppure affermazioni sul decadimento estetico, o ancor peggio citazoni tratte da B.B. Heim nelle quali il messaggio subliminale tende ad indicare che sia stata offesa la dignità del Titolare, rientrano in affermazioni che, oltre ad offendere l'autore, lo ripeto, trovano uno sbilanciamento tra l'enfasi con le quali sono state dichiarate ed il fine della dichiarazione stessa.... nessun fine costruttivo, nessun fine didattico... nessun riscontro sorico (anzi).... niente di niente.
Pertanto sia chiaro, nessuno sta dicendo che non debbano essere mosse critiche, ci mancherebbe.... e mi si creda nessuno è alla ricerca di vuoti e coccolati complimenti di circostanza, non mi toccano le prime e non mi esaltano le seconde, ma qui si è andato ben oltre.....
Sullo specifico disegno poi ci sarebbe molto altro da dire.... ad esempio la committenza è stato un elemento (importantissimo) del tutto tralasciato e quindi anche gran parte delle affermazioni sono state mosse senza alcuna cognizione di causa.....
Termino rivolgendomi direttamente a lei, Sig. F. dicendole che nessuno le sta chiedendo di farsi da parte, io no di certo (per quanto potrà valere la mia affermazione di "araldista dilettante"), ma sicuramente sulla base di quanto le ho esposto e per come è stato percepito il tutto, non solo dal sottoscritto, ma anche da altri forumisti che mi hanno contattato per posta elettronica, manifestando le loro perplessità, sarebbe auspicabile che le affermazioni in genere vengano in futuro contestualizzate meglio, in questo ed in altri forum nei quali dietro l'anonimato si è andati ancora ben oltre. Tutto qui.
Se vorrà approfondire la natura delle mie affermazioni o la scelta di determinate tecniche esecutive, potrà contattarmi in forma privata per posta elettronica e sarò ben lieto di fornirle il massimo supporto.
Scusandomi per la lungaggine porgo i mei più cordiali saluti.
Enzo Parrino