Munus e ministerium, riferite all'11 febbraio 2013 e seguenti, sono proprio le parole chiave per capire perché le innovazioni apportate da Bergoglio siano inappropriate o quanto meno poco opportune e fonte solo di confusione per chi sia e voglia presentarsi come papa legittimo e non nuovamente presunto/intruso/vulgo antipapa, e perché di conseguenza sarebbe il caso di eliminare il motto (anche se è vero che il Totus tuus ogni tanto compariva, e così la mitria, peraltro senza fasce e a quanto si dice non particolarmente gradita al titolare, e quello di S. Pietro (e quelle della Tipografia e presso porta Angelica, non so se ce ne siano altre in giro) l'ho (ri)fotografato (e (ri)fotografate) proprio la settimana scorsa...).
Tutto il resto è erudizione, araldica e canonico-ecclesiastica, certamente corretta, ma che non centra il punto comunicativo e sostanziale che nel caso specifico hic et nunc c'è dietro; poi capisco che chi fa un certo mestiere e non vuole perdere il posto certe cose non può dirle (p. Farè o.carm. docet, come pure molti altri), quindi le dico io che non rischio niente, ma magari in camera charitatis o in udienza privata un suggerimento 'tecnico' e di opportunità potrebbe essere dato, contribuendo così a fare chiarezza, sulla scia della mozzetta e dello stolone dell'8 maggio, ben diversi dalla semplice talare del 13 marzo 2013 (con quel che segue e che precede, con le varie ammissioni di 'non-petrinità', dal "chi sono io per giudicare?" fino all'ultima, definitiva e lapidaria).
Come dicevo, chi ha orecchie per intendere e mani per agire, intenda e agisca... credo che in fondo anche quel vescovo marchigiano che ha tolto il motto abbia inteso e agito in questa direzione, pur se in modo arbitrario e 'fai da te', mostrando così di tenere al proprio datore di lavoro, fino al punto di metterne lo stemma dove non serviva e 'ripulito', pur di presentarlo nel modo migliore... mi pare che si chiami sensus ecclesiae o qualcosa del genere


