Sigillum1 ha scritto:Cara Silvia e caro Antonio, colgo l'interessante occasione della blasonatura dello stemma Odescalchi per salutare voi e tutti quanti...
Un saluto cordialissimo a te, cara Silvia.
La fascia ha, nel linguaggio araldico, come ben sappiamo, una dimensione definita, che si riferisce tuttavia alla sua rappresentazione in presenza dello spazio necessario; gli stessi dizionari precisano perciò che quando le fasce sono numerose, la loro dimensione gradualmente diminuisce.Sono tuttavia stati coniati molti termini per definire fasce che tendenzialmente dovrebbero essere chiamate "diminuite", vale a dire di dimensione inferiore alla norma. Personalmente tendo ad usare il termine diminuito (o anche ristretto), solo quando la fascia ha dimensioni ridotte in presenza dello spazio necessario a realizzarla correttamente: se ne deduce che, a mio avviso, quelle sono fasce, cara Silvia, ma credo tu comprenda ora meglio la ragione per cui i linguaggi di descrizione possono differire.
Direi che è necessaria una precisazione. Sappiamo che ordinariamente una fascia è compresa entro due delimitazioni parallele, distanti fra loro non più di un terzo dello scudo. E chiaramente le dimensioni diminuiranno proporzionalmente in relazione al numero delle fasce presenti sullo scudo. Ma diverso è il caso di fasce "dimiuite", cioè di spessore ridotto (in misura qualificabile tra la metà e un terzo). Fasce numerose potrebbero non esser ridotte se occupassero tutto lo spazio sufficiente e necessario per definirle come "fasce". C'è poi il caso di filetti posti in fascia in cui arriviamo a circa un quinto della lungezza normale. Quindi chiaramente e inequivocabilmente il termine "diminuita" dovrà esser usato, come tu stessa affermi, "solo quando la fascia ha dimensioni ridotte in presenza dello spazio necessario a realizzarla correttamente". Qui non deve esserci tendenza a fare in un modo o nell'altro La scelta è d'obbligo.
E veniamo allo scudo Odescalchi: la fascia che sostiene il leone è, nell'esempio presentato, di dimensioni molto maggiori rispetto alle altre;
Di fatto nell'esempio presentato (quello in cui parleremo di fasce diminuite, quindi lo stemma di papa Innocenzo XI Odescalchi) la fascia che sostiene il leone è uguale a tutte le altre alternate alle navicelle. Forse tu intendi dire la fascia caricata del leone. Ma personalmente non credo che il leone carichi una fascia (come quelle caricate dalle navicelle): il leone carica un capo. Come dirò anche in seguito.
ne ho viste molte versioni, comprese le due presenti in Archiginnasio a Bologna, e la dimensione di quella fascia è comunque spesso, ma non sempre, un poco maggiore, perché deve contenere un leone (che personalmente definisco passante e non leopardato): si tratta comunque, per quel che sinora ho visto e letto, della fascia più alta del fasciato (ne ricordo ad esempio la descrizione nel codice Carpani, fonte locale e del XV secolo), e non di un capo, caro Antonio, anche se quella rappresentazione, concordo con te, potrebbe suggerirlo, mentre naturalmente quella che sostiene il capo è, a mio avviso, semplicemente una linea di separazione enfatizzata.
Cara Silvia nell'esempio dello stemma papale (ma anche nell'altro da me postato) una cosa è certa: non siamo in presenza di una fascia aumentata. Qui arriviamo a proporzioni raddoppiate rispetto a quelle delle altre pezze che, nello stesso stemma, chiamiamo giustamente "fasce". Quello è un capo, senza dubbio. Non ricordo sinceramente quale sia la derivazione di quel capo (al contrario del capo sovrastante con l'aquila che ho già indicato esser chiaramente di derivazione imperiale). Ma è un capo. Per cui nel campo principale avremmo - se le dimensioni fossero normali - un "fasciato" e non delle fasce. Ora, nell'esempio da me postato io stesso ho detto che potremmo parlare di "fasce diminuite". Questo perchè sarebbe improprio (anche se lo avevo pensato possibile in un primo momento) utilizzare una espressione del tipo fasciato di rosso e d'argento, i pezzi del primo diminuiti. Quando si parla di fasciato si parla di una convenevole partizione composta da un numero pari di fasce a smalti alterni che ricoprono tutto il campo, le dimensioni delle quali sono necessariamente identiche. Per cui, in modo certo più complesso ma sicuramente più corretto, dovremmo parlare di un d'argento a due fasce diminuite di rosso alternate a sei navicelle dello stesso, poste 3,2,1; al capo del primo sostenuto da una fascia diminuta e caricato da un leone leopardito, il tutto del secondo, abbassato sotto un altro capo d'oro, all'aquila di nero, armata, rostrata e coronata del campo, linguata di rosso. Chiaramente ho inserito smalti a partire da altre fonti non essendo qui visibili. Nessun dubbio invece circa il fatto che quella che sostiene il capo - precisiamo caricato dell'aquila - sia una linea di separazione enfatizzata, in modo inappropriato (sia nello stemma papale che nell'altro), come già avevo avuto modo di scrivere.
Quanto alle “navicelle”, trovo più comprensibile ai più, e quindi preferibile, il termine “coppe”, che ho anch’io usato recentemente, ma mi mettete il dubbio….navicelle è termine molto fascinoso; è forse un termine specialistico, caro Antonio? Un cordiale saluto. Silvia
Di fatto le nostre povere figure alternate alle fasce diminuite (o poste a caricare i pezzi d'argento del fasciato secondo il blasone originario che ho precedentemente proposto) sono state definite e disegnate nei modi più diversi: coppe, vasi, calici e altri recipienti. Si tratta in verità di navicelle da incenso, dei piccoli contenitori a forma di piccola nave, dotati di un piede (più o meno alto) e di uno o due coperchietti, per la conservazione dell'incenso fatto ardere nel turibolo durante le celebrazioni liturgiche. Stavo per inserire una immagine di tale arredo sacro ma osservando l'anteprima del mio messaggio ho notato che Ferrante ha già provveduto. Approfitto per aggiungere a quanto lui ha detto
Zaccheo ha scritto:Per navicella si intende, per l´appunto, il recipiente a forma di piccola nave destinato a contenere l'incenso, che vi si depone e preleva usando un piccolo cucchiaino di metallo. Ricordiamo che nell'arte cristiana, sopratutto antica, la nave rappresenta la Chiesa.
che la forma a navicella - a parte ogni possibile e comunque giustaposto riferimento simbolico alla nave-chiesa - aveva in passato un ruolo essenzialmente pratico: il pratico cucchiaino oggi utilizzato non esisteva, ma i grani di incenso si versavano nel turibolo direttamente dalla navicella, molto utile allo scopo a motivo delle estremità appuntite.
Concludo con una interessante nota del caro amico Maurizio Gorra che nel numero speciale di "Cronaca numismatica" del 2000 dal titolo
Habemus Papam! Stemmi, monete e storie pontificie afferma che questo oggetto, inedito in arldica, è legato all'origine presuntiva del cognome Odescalchi, già Godescalchi, da un antenato a nome Godescalco, il cui etimo latino (
Servusdei, cioè servo di Dio) ne dà completa motivazione.