Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

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Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 29 maggio 2010, 13:47

Riprendo l'articolo dal quotidiano "La Repubblica"

La Repubblica ha scritto:Una bandiera per Berghém
nuovo gonfalone della Provincia

Il cambio di giunta porta il dialetto anche sui vessilli della città che, forse, non sarà più "dei mille"

Il dialetto sbarca sulla bandiera ufficiale della Provincia di Bergamo. La scritta "Berghem" (nome dialettale della città) spicca sulla nuova bandiera dell'amministrazione provinciale, che domani sarà issata per la prima volta al rifugio di Cà San Marco in occasione dell'inaugurazione della targa dedicata a Papa Giovanni XXIII. La scritta spicca sotto lo stemma ripreso dal gonfalone (un'aquila nera "incoronata" e un cervo dorato che salta) e ha uno sfondo verde scelto direttamente dal presidente leghista Ettore Pirovano, che ha spiegato: "La vecchia bandiera aveva troppo rosso" (in realtà c'erano il giallo e il rosso, colori di Bergamo). Ora Pirovano vorrebbe, grazie a un accordo con il Cai, issare queste bandiere su tutti sui pennoni dei rifugi.

Costo: 60 euro l'una, giustificato dalla scelta di un nylon nautico, materiale resistente alle intemperie. Manca ancora il via libera da Roma, per cui la bandiera non può ancora essere utilizzata in cerimonie ufficiali. La scritta "Berghem" è da anni al centro di polemiche, quando venne aggiunta ai cartelli della città dalla precedente Giunta comunale di centrodestra, per essere poi tolta dalla successiva amministrazione di centrosinistra (che l'aveva sostituita con la scritta "Città dei Mille" e il profilo di Garibaldi). Ora che Il Comune è tornato nelle mani di Pdl e Lega Nord, c'è chi chiede di togliere Garibaldi e rimettere la scritta.


Ecco l'immagine:
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Che sia un preludio al rifacimento anche degli stemmi comunali rimarcando la territorialità? Assisteremo al cambiamento dello stemma milanese con l'inserimento della dicitura "Milàn" o quello napoletano con la dicitura "Napùlè".

Tengo a sottolineare che il post non è polemico e tantomeno contrario a simili cambiamenti in linea con il territorialismo che in questi anni stiamo vivendo. Mi piacerebbe però sentire anche i vostri commenti. ;)
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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » sabato 29 maggio 2010, 19:42

Le bandiere, di solito, non hanno scritte. Parlano simboli e colori. Sul Tricolore mica si scrive "Repubblica Italiana".

La pessima abitudine però è tutta italiana, nata con il cattivo vezzo degli Enti di trasformare in bandiera il gonfalone civico, il terrifico drappo arzigogolato kitsch che ancora oggi ci ritroviamo sul groppone e che, ahinoi, con l'ottimo gusto burocratico, prescrive anche la scritta circolare a "timbrare" il vessillo. :D

Via dunque tutte le scritte dalle bandiere: quelle in italiano o in lingua locale.

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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda Lucio81 » lunedì 7 giugno 2010, 10:29

Dal punto di vista stilistico sono pienamente d'accordo con il parere del sig. VonTrotta.
Devo precisare però che, contrariamente a quanto scrive Repubblica, questa non è la nuova bandiera della provincia!
Il Presidente Ettore Pirovano spiega che alla base di tutta la polemica c'è un problema di disinformazione.
L'amministrazione Provinciale, dice, ha solo preparato «una bozza di una nuova bandiera basandosi sul gonfalone ufficiale della Provincia, attualmente in uso (approvato con Decreto Ministeriale 15 anni fa): il gonfalone è verde ed è stato solo messo in orizzontale, sostituendo le parole "Bergomatum Ager" con "Berghèm", scritta ripresa dall'ingresso di via Tasso (sede della Provincia), e che significa casa sul monte».

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Tutto il resto è politica.
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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda Tilius » lunedì 7 giugno 2010, 11:04

Franz Joseph von Trotta ha scritto:Le bandiere, di solito, non hanno scritte. Parlano simboli e colori. Sul Tricolore mica si scrive "Repubblica Italiana".

La pessima abitudine però è tutta italiana, nata con il cattivo vezzo degli Enti di trasformare in bandiera il gonfalone civico, il terrifico drappo arzigogolato kitsch che ancora oggi ci ritroviamo sul groppone e che, ahinoi, con l'ottimo gusto burocratico, prescrive anche la scritta circolare a "timbrare" il vessillo. :D

Via dunque tutte le scritte dalle bandiere: quelle in italiano o in lingua locale.

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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda de la cerda » lunedì 7 giugno 2010, 19:00

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Molte bandiere hanno avuto scritte...
Saluti
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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda nicolad72 » martedì 8 giugno 2010, 7:25

Quello è lo stendardo di guerra mi sembra del "piemonte reale" in epoca sarda se non addirittura solo piemontese.
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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 8 giugno 2010, 7:40

nicolad72 ha scritto:Quello è lo stendardo di guerra mi sembra del "piemonte reale" in epoca sarda se non addirittura solo piemontese.


Mi sembra comunque significativo che in quell'epoca la scritta fosse in italiano e non nel piemontese "Piemont".

Ciò probabilmente significa che mentre in età moderna vi era aspirazione all'italiano (ciò avviene anche al sud dove i documenti erano stilati in italiano), oggi si va verso il localismo, il dialetto e la disgregazione.

Non considero necessariamente un male ciò. Il lato positivo è che si possono riscoprire culture locali molto interessanti.
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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 8 giugno 2010, 9:38

de la cerda ha scritto:Molte bandiere hanno avuto scritte...
Saluti


Vero in parte, a seconda dei casi, e delle epoche: le scritte abbondavano sulle bandiere dei reparti militari, come quella da Lei postata, molto meno sulle bandiere di STATO o TERRITORIALI, e questo è il caso.
Sul drapò pimontese, ad esempio, non mi pare ci si scriva "Regione Pimonte"...

Quindi si suppone che un moderno ente amministrativo, in assenza di una bandiera storica, antica, vera, che abbia eventualmente scritte, nel crearsi quella nuova si adegui agli "standard" vessillologici contemporanei che, per quanto attiene alle BANDIERE - e non quindi, gagliardetti, guidoni, gonfaloni, labari, più o meno bandistici, combattentistici, militari, etc. - nella stragrande maggioranza dei casi NON contengono scritte.
Si guardino le bandiere di nazioni e regioni contemporanee e si vedrà che quelle con scritte sono una sparuta minoranza.
Mi ripeto, in araldica e in vessillologia (di solito) parlano simboli e colori.

Poi per carità, si ossono fare beeeellissime bandiere tutte da leggere, con nome, cognome, motto, maggioranza politica... :D :D :D uno splendore! La tradizione islamica con bandiere da leggere, bandiere calligrafiche, già esiste del resto.

Le scritte sulle bandiere locali derivano dalla cattiva abitudine italiana di trasformare automaticamente e semplicisticamente il "gonfalone-labaro civico" italico, - un' "invenzione della tradizione" nata a fine 800 dalla riscoperta del ‘mito’ del comune medievale e con le raffigurazioni, più o meno approssimative, che all’epoca si facevano del ‘carroccio’ - in bandiera, malvezzo che produce orpelli vessillologici terribili. Ma una cosa è il gonfalone e altra cosa è, o dovrebbe essere, la bandiera.

Mi piace citare quel che ne scrisse a suo tempo in un bel saggio on line sul sito del CISV dal titolo "«IL GUSTO UNO NON SE LO PUÒ DARE». RIFLESSIONI E PROVOCAZIONI SULLE BANDIERE COMUNALI E PROVINCIALI» di Alessandro Savorelli, testo che mi ero fortunatamente salvato, e che oggi non più è disponibile vedo...

In ogni caso per chi voglia cimentarsi:

«Dunque le bandiere. Potevano essere l’occasione per cominciare a gettar via la muffa dei gonfaloni e la loro logica graficamente distorta; l’occasione per dare una sferzata di aria fresca alla sclerotica araldica pubblica italiana, rimasta appiccicata alla carta moschicida dei regolamenti di fine Ottocento, rifritti dagli odierni organi competenti. Per avviare un lento processo di pensionamento del superato “gonfalone-labaro” con la bandiera: la quale ha assai maggiore visibilità e richiamo identitario, dato che il primo di solito sta confinato nel salone comunale, mentre l’altra sta appesa sui principali edifici pubblici. Ma purtroppo la ruggine italica si è attaccata in misura ampia anche a questo nuovo fenomeno e ne sta facendo un’occasione mancata.
Vediamo di spiegarci. La “logica” di una bandiera – nel suo rapporto, non necessario, ma frequente – con un segno araldico non dovrebbe essere quella di un “contenitore”. Indubbiamente gran parte delle bandiere araldiche medievali lo erano, nel senso che riproducevano su un campo ‘aperto’ le figure che erano nate per stare dentro uno scudo. La logica dell’araldica medievale tuttavia non era affatto schiava della “forma-scudo”. Le figure araldiche (sia pezze che figure comuni) di regola si estendevano, modificandosi, adattandosi a qualunque superficie: una tenda, una parete, una gualdrappa, un vestito, un vessillo, un oggetto qualsiasi. Quando trasmigravano su una bandiera lo facevano adattandosi appunto a un ritaglio di stoffa di forma particolare, senza perdere niente della propria essenza e magari assumendo qualche aspetto tipicamente vessillare. Michel Pastoureau nel suo Traité ha esemplarmente riassunto questo concetto, sostenendo l’irrilevanza teorica del contorno o superficie e del supporto dei segni araldici Non tutte le figure araldiche si prestano a una buona resa vessillare: ma in generale, sì, e soprattutto quelle dell’araldica semplice delle origini. Esistevano inoltre anche bandiere vere e proprie, indipendenti dallo stemma (come per esempio a Firenze, ad Ancona, a Gemona etc.), sia nelle figure che nei colori. In epoca moderna poi questo solco si è andato allargando: la “logica” della bandiera, per problemi di forma, di visibilità etc. si è andata distanziando sempre più da quella dell’araldica e coincide con essa quasi solo in presenza di quelle figure (uso di pezze e partizioni) che, provengono per lo più all’araldica proprio dalle bandiere.
La bandiera dunque ha e deve avere una relativa autonomia dal segno araldico: certo quando occorra inventarla di sana pianta (come nel caso dei moderni comuni), è difficile non fare almeno una ‘citazione’ dello stemma: citazione che può consistere (soprattutto quando lo stemma è particolarmente complesso) nella semplice riproduzione dei colori principali dello stemma, oppure nella diversa disposizione di una figura dello scudo, o in altri modi (abbreviazione o sineddoche delle figure, iterazione, combinazione di pezze di carattere più spiccatamente vessillare, chiasmi di colore etc.). Tutte le figure retoriche possono essere utilmente impiegate per declinare una immagine araldica in uno stille vessillare: basta sbizzarrirsi. Ma declinazione e citazione, appunto, non mera riproduzione: tanto più che gli stemmi comunali moderni sono spesso complicati, astrusi, mal composti e pieni di segni di carattere naturalistico e ben poco astratto. Poiché a differenza dell’araldica, la composizione di una bandiera non deve seguire regole cogenti, che non siano regole di gusto e di “misura” (simmetria, rapporti tra le parti etc.), il campo a chi voglia disegnare una bandiera comunale graficamente dignitosa è aperto e vastissimo. Non voglio proporre astrattamente un modello: ma se si consultano certe serie di bandiere comunali moderne come quelle aragonesi, slovacche, svizzere, belghe, olandesi etc., si troveranno, accanto alle inevitabili cadute di stile, centinaia di soluzioni accattivanti e attraenti.

(...)

Passiamo al terzo gruppo. La qualità scivola gravemente sotto la sufficienza. Inserisco qui 54 bandiere (pari al 35%: un bel po’ dunque). Le definirei semplicemente “antibandiere” o “non bandiere”, o “bandiere col complesso del gonfalone”, o “bandiere-imballaggio”. Sono appunto scatole con riprodotto sopra lo stemma comunale, ma non “libero”, bensì ingabbiato nello scudo e ¬– peggio del peggio – spesso contornato da tutti gli ammenniccoli della consulta, corone, fronde, motti etc. La bandiera così non è più un segno, ma una specie di imballaggio dove il segno, inserito in supporto non vessillare (lo scudo), è racchiuso, come un prodotto dentro la sua confezione: ma come si sa, gli imballaggi si buttano. E il messaggio che viene da queste bandiere sembra appunto in questa linea: come se il “vero” segno fosse lo stemma comunale, con tutti i suoi brutti annessi e connessi di legge (e qualche volta, obbrobrio araldco e vessillare!, persino col nome del comune, per chi avesse ancora dubbi), e la bandiera un optional, succube e subalterno dello stemma, anziché una sua autonoma e diversa “lettura”. In genere appartengono a questa tipologia comuni piccoli o senza una tradizione araldica antica. Ma non è un’attenuante. È proprio un’aggravante invece quando si tratta di città di qualche peso, che hanno disinvoltamente messo in soffitta una tradizione vessillare di secoli.».

Saluti,

FJVT
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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda dpascale » martedì 8 giugno 2010, 10:36

Gentile Franz Joseph,

mi sembra che le parole di Savorelli siano perfettamente condivisibili. Sarebbe interessante sapere quali sono le bandiere inserite nel 'terzo gruppo'... Oppure si dice il peccato ma non il peccatore? [dev.gif]

Però, mi (e le) chiedo: cosa dobbiamo pensare delle bandiere nazionali, anche storiche, che contengono al loro interno uno stemma? Anche in questo caso ci troviamo di fronte a una 'forzatura' vessillologica? Mi pare comunque che gli esempi di questo tipo che si possono fare rimangano generalmente nei limiti del buon gusto (e soprattutto senza scritte! A dire il vero in quella spagnola abbiamo un motto, PLVS VLTRA, ma è talmente piccolo che quasi non si nota...). Anche la bandiera italiana durante il Regno aveva uno stemma. E possiamo anche aggiungere Portogallo, molte delle repubbliche dell'Europa orientale, ecc... Ritiene che in questi casi la 'bandiera-imballaggio', per dirla con Savorelli, possa essere più giustificata che non una bandiera comunale di recente disegno?

Curioso invece come la maggior parte degli stati europei in cui vige ancora la Monarchia (e che quindi avrebbero 'a disposizione' uno stemma di casa regnante da inserire) non abbiano bandiere 'stemmate': Svezia, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Monaco, Liechtenstein (ma c'è una corona da principe S.R.I), e, last but not least, Regno Unito.

Un caro saluto, :)


Daniele
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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 8 giugno 2010, 11:53

dpascale ha scritto:mi sembra che le parole di Savorelli siano perfettamente condivisibili. Sarebbe interessante sapere quali sono le bandiere inserite nel 'terzo gruppo'... Oppure si dice il peccato ma non il peccatore? [dev.gif]


Come sempre [thumb_yello.gif]... ma se on line c'è il pezzo originale - non mi sono sforzato troppo nel cercarlo - e completo gli esempi aiutano a comprendere meglio il senso più generale di quel pezzo.

La Sua domanda presuppone quasi un micro trattato di vessilologia. Ma Per rispondere almeno brevemente, nello scritto citato di Savorelli ci trovo semplici suggermenti di buon senso, vi intravedendo l'aspirazione alla sobrietà, al buon gusto e al meglio - quindi se bandiere devono essere, che bandiere siano, e non semplicistici "simil-gonfaloni" - con l'individuazione degli errori più grossolani da evitare in chi si cimenti oggi, nel comporre una bandiera civica, (quello scritto analizzava le bandiere comunali italiane).

Poi naturalmente gli stemmi spesso sono comparsi e compaiono sulle bandiere che ne diventano quindi i "contenitori" ma, in effetti, ho la sensazione che sia anche per il retaggio di quei vessilli dinastici che spesso affiancavano alla bandiera del regno quella del sovrano: si pensi alle affermate coppie di bandiere di regni già attestate nel tardo medioevo - Inghilterra croce rossa, Francia croce bianca, Scozia croce bianca in S. Andrea - differenti dai vessilli più o meno araldici dei loro sovrani.
In seguito le due tipologie d'insegne si sono talvolta sovrapposte consolidando l'uso di bandiere CON stemmi.

Resta il fatto oggettivo che la vessillologia contemporanea pratichi la bandiera come un simbolo autonomo che si debba distinguere facilmente per la sua caratterizzazione vessillologica anche ove raffiguri uno stemma. Insomma a prima vista riconoscerò la bandiera portoghese dai suoi colori e dalla sua particolare partizione asimmentrica più che dallo stemmino posto al centro.

Invece le bandiere "simil gonfalone italiane" sono semplicisticamente - e monotamente come monotoni sono i gonfaloni italiani nella loro uniformità assoluta - drappi monocromi o bicromi con uno stemmino microscopico al centro... poco identificabili quindi, ed esteticamente anche poco accattivanti direi.

Detto questo, il caso specifico farebbe della trasposizione dello stemma della Provincia di Bergamo come bandiera, un ottimo vessillo con la sua particolare e originare partizione delle porzioni giallo/rosse e avrebbe al centro lo stemma sul tutto.
Il bandierone verde, desunto dal gonfalone, offre evidenti rimandi "politici" all'attuale colorazione dell'amministrazione provinciale che se realmente edotta della realtà storica dell'emblematica bergamasca dovrebbe riconoscere invece la ben più antica e veritiera bicromia "giallo-rossa" non a caso espressa dallo stemma.

Insomma si è preferito il verde che ai bergamaschi è stato appioppato pochi decenni fa dalla "burocrazia romana" :D, piuttosto che il giallo/rosso dovuto a secoli di storia locale.
Un curioso gioco degli equivoci per un'amministrazione in buona parte leghista :D

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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda dpascale » martedì 8 giugno 2010, 13:27

La ringrazio intanto per l'articolata risposta. Chiarissimo il concetto che le bandiere nazionali da me citate sono ben riconoscibili ben al di là dello stemmino, e quindi rimangono perfettamente 'comunicative'. E molto interessante anche la precisazione sulla sovrapposizione tra bandiera nazionale e bandiera dinastica. :D

Detto questo, ho rintracciato su internet il testo di Savorelli (grazie a Guido5 che se l'era salvato! [thumb_yello.gif] ), e devo dire che, grazie agli esempi, tutto è molto più chiaro! Mi consola il fatto che la mia città (Bologna) abbia una bandiera perfetta, dal punto di vista vessilologico, e dal punto di vista storico!

Per terminare l'off-topic sulle bandiere nazionali, secondo lei c'è una ragione per la quale, come facevo notare nel mio post precedente, la maggior parte degli stati europei in cui vige ancora la Monarchia (e che quindi avrebbero 'a disposizione' uno stemma di casa regnante da inserire) non abbiano bandiere 'stemmate'? (anche se nel fare la domanda mi accorgo che probabilmente non c'è risposta!)

Grazie ancora e un caro saluto, :)


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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 8 giugno 2010, 13:52

dpascale ha scritto:
Per terminare l'off-topic sulle bandiere nazionali, secondo lei c'è una ragione per la quale, come facevo notare nel mio post precedente, la maggior parte degli stati europei in cui vige ancora la Monarchia (e che quindi avrebbero 'a disposizione' uno stemma di casa regnante da inserire) non abbiano bandiere 'stemmate'? (anche se nel fare la domanda mi accorgo che probabilmente non c'è risposta!)

Grazie ancora e un caro saluto, :)

Daniele


Caro Daniele, chissà... in effetti è difficile trovare un "perché" univoco in storie, tradizioni e percorsi simbolici così diversi... che dire? Andando a tentoni, si potrebbe pensare che in alcuni casi l'antica e radicata attestazione di una celebre bandiera del regno incrociandosi con monarchie forti, amate e longeve può aver inibito l'aggiunta degli stemmi reali che potevano essere avvertiti come una "ripetizione inutile" nell'esprimere l'identità nazionale già affidata alla bandiera. Anche perché gli stemmi contengono emblemi plurisecolari ormai avvertiti più come nazionali che dinastici: si pensi ai leopardi d'Inghilterra, al leone di Scozia, ai leoni e cuori di Danimarca o alle tre corone di Svezia. Insomma nazione, istituzione monarchica e identità collettiva sono un tutt'uno che non ha necessitato la rappresentazione di più livelli.

Quello spagnolo è di fatto uno "stemma delle regioni" unite nel regno, non a caso usato anche dalla Repubblica che eliminò solo lo scudetto borbonico.

Lo stemma sabaudo invece non era un simbolo nazionale, era il "timbro" della dinastia sul nuovo stato italiano di cui aveva condotto l'unione, inevitabilmente rimosso con il "divorzio" tra i Savoia e la Nazione nel 1946.

Ma Altri avranno anche utili e migliori riflessioni proprie in merito.

Saluti,

FJVT
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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda Tilius » martedì 8 giugno 2010, 15:31

de la cerda ha scritto:Molte bandiere hanno avuto scritte...
Saluti


Quando le avevano, in passato, erano scritte discrete e coerenti al disegno generale.
Non erano gli orridi proclami che campeggiano oggidì.
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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 8 giugno 2010, 17:36

Franz Joseph von Trotta ha scritto:
... in effetti è difficile trovare un "perché" univoco in storie, tradizioni e percorsi simbolici così diversi... che dire? Andando a tentoni, si potrebbe pensare che in alcuni casi l'antica e radicata attestazione di una celebre bandiera del regno incrociandosi con monarchie forti, amate e longeve può aver inibito l'aggiunta degli stemmi reali che potevano essere avvertiti come una "ripetizione inutile" nell'esprimere l'identità nazionale già affidata alla bandiera. Anche perché gli stemmi contengono emblemi plurisecolari ormai avvertiti più come nazionali che dinastici: si pensi ai leopardi d'Inghilterra, al leone di Scozia, ai leoni e cuori di Danimarca o alle tre corone di Svezia. Insomma nazione, istituzione monarchica e identità collettiva sono un tutt'uno che non ha necessitato la rappresentazione di più livelli.

Quello spagnolo è di fatto uno "stemma delle regioni" unite nel regno, non a caso usato anche dalla Repubblica che eliminò solo lo scudetto borbonico.

Lo stemma sabaudo invece non era un simbolo nazionale, era il "timbro" della dinastia sul nuovo stato italiano di cui aveva condotto l'unione, inevitabilmente rimosso con il "divorzio" tra i Savoia e la Nazione nel 1946.

Ma Altri avranno anche utili e migliori riflessioni proprie in merito

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Ironia dei colori e delle figure , in area veneta alcuni ( antichi ) stemmi derivavano dalle vele o da vere e proprie bandiere issate sul pennone dei natanti ( peschereccio o da carico forse da guerra ) al fine di segnalare da lontano la famiglia alla quale appartenevano. Avevano figure e pezze geometriche semplici e dai colori/smalti vivaci
Vedi le vele delle barche di Chioggia , magistralmente descritte dal consocio Giorgio Aldrighetti in vari suoi lavori .
Invero anche alcune armi gentilizie genovesi fanno pensare ad una derivazione bandierale-marina .

E' nato prima l'uovo o la gallina ? [hmm.gif]
Saluti a tutti :D
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Il nuovo gonfalone della provincia di Bergamo

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 8 giugno 2010, 18:06

Lo stemma adottato dalla dinastia reale divenuta Casa d' Italia è la Coce del Sacro Romano Impero d'Occidente(già dell'Impero Romano Cristiano d'Occidente) ovvero quella di San Michele Arcangelo. E' l'arma nuova della famiglia, l'antica era l'aquila S.R.I. Una bandiera stemmata è, secondo i marinari italiani sia militari che civili, più bella di una senza: le nostre marine hanno al centro del tricolore nazionale lo stemma della regia marina militare italiana. Ciao,
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