Stemma (e rebus) da decifrare

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Messaggioda Guido5 » sabato 7 aprile 2007, 13:44

Guido5 ha scritto:Per Giuseppe: basandomi sul disegno iniziale propendo per la coppia pantera-capretto...
chiedo scusa ma, nello scrivere, ho seguito pedissequamente la traduzione CEI. Il disegno mostra chiaramente quello che nell'accezione comune è un leopardo (con la pelliccia gialla e le caratteristiche macchie nere). In latino "pardus" è tanto la pantera (maschio) quanto il leopardo e questo, scientificamente, è "Panthera pardus".

Ancora auguri a tutti!
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Messaggioda FML » sabato 7 aprile 2007, 20:11

Carissimo Guido,

il mio disegno dello stemma vescovile di Mons. Ferruzzo lascia certamente a desiderare.
Ricordo bene, tuttavia, che sugli unici due esemplari di quest´arma rinvenuti presso l´Archivio diocesano di Trivento (un sigillo a secco ed un´altrettanto piccola stampa sulla copertina di un messale) si poteva distinguere chiaramente la presenza di un leone, la cui folta criniera non lasciava dubbi.
Non potrei, invece, asserire con la stessa certezza se il piccolo quadrupede sdraiato accanto alla potente ed ammansita fiera fosse un agnello, un capretto od un vitello.
Dallo scritto del profeta Isaia possiamo dedurre (fermo restando il leone) che si tratti di un vitello....sempre che il Presule siciliano, anche in questo caso, non abbia voluto araldicamente esprimere il passo biblico in modo personale.

Tanti auguri :P,
Ferrante
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 10 aprile 2007, 14:22

Guido5 ha scritto:Il disegno mostra chiaramente quello che nell'accezione comune è un leopardo (con la pelliccia gialla e le caratteristiche macchie nere). In latino "pardus" è tanto la pantera (maschio) quanto il leopardo e questo, scientificamente, è "Panthera pardus".


La pantera è animale che riveste un ruolo importantissimo nella tradizione simbolica antica, il quale (per vie traverse, e passando per le arti figurative medievali) in araldica ha sancito il successo del leone.

Bene :D valete
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Messaggioda FML » mercoledì 8 agosto 2007, 16:39

Gentili colleghi,

girovagando in internet mi è capitato sotto gli occhi un sigillo, collegabile in qualche modo a papa Paolo IV (Carafa), alla Controriforma e all'inquisizione.
Ve lo propongo all'interno di questo "storico" dibattito in considerazione della particolare similitudine simbolica con il biblico stemma del vescovo Giovanni Battista Ferruzzi (o Ferrucci):

Immagine

A voi (ed in particolare 8) al carissimo Antonio P.V.G.) il commento. Grazie!

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Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 8 agosto 2007, 17:07

Caro Ferrante,
quasi quasi era meglio il rebus di Mons. Ferrucci. :? :lol:

Capisco il collegamento con la Controriforma a motivo del Salmo citato "Sorgi Signore e difendi la tua causa" (Sal 73,22). Le prime due parole sono passate alla storia come il titolo della bolla con cui Lutero riceveva la minaccia di scomunica nel 1520.
Fu Paolo Carafa del resto ad attuare la Controriforma con i mezzi dell'inquisizione.

E quanto al significato dei simboli riportati mi sono fatto una mezza idea... Ma prima di proporre qualunque ipotesi vorrei chiederti qualche notizia di più su questo sigillo. Non puoi dire proprio altro?
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Messaggioda MMT » mercoledì 8 agosto 2007, 17:25

Vado a memoria: questo sigillo non era proprio quello usato dall'Inquisizione?

Michele T.
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Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 8 agosto 2007, 17:28

Ho avuto il sospetto che fosse così, caro Michele.

Sinceramente non ho mai avuto occasione di vederlo. Ma la cosa mi sembra abbastanza ragionevole...
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Messaggioda MMT » mercoledì 8 agosto 2007, 17:33

Lo ricordavo bene! L'ho visto la prima volta su un testo di storia al liceo e mi rimase impresso, anche perchè un antenato fu Qualificatore del Sant'Uffizio.
Il simobolo è riportato anche da http://www.wikipedia.it/ .

Michele
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Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 8 agosto 2007, 17:54

Bene!

Allora proviamo l'interpretazione con l'ausilio dei miei ricordi biblici, fortunatamente più freschi degli studi storico-ecclesiastici... :wink:

Non ho molti dubbi che sullo sfondo del significato simbolico di questa immagine ci sia il testo di Rm 11,16-24 dove San Paolo, attraverso l'immagine del ramo dell'oleastro (coloro che provenivano dal paganesimo) innestato sull'olivo dalle buone radici (Israele), affronta e chiarisce insieme alla questione della salvezza offerta ai Gentili (affrontata in tanti altri passi) la questione della salvezza ancora offerta al popolo eletto nonostante l'indurimento di una parte di esso di fronte all'annunzio evangelico. Ad ogni modo il passo si conclude con un severo ammonimento a rimanere fedeli alla bontà di Dio manifestata nella vocazione alla fede ricevuta dai cristiani.

Cito il Sacro Testo:

19 Dirai comunque: i rami furono tagliati via perché io fossi innestato.
20 Bene: essi furono tagliati via a causa della loro mancanza di fede, mentre tu stai in piedi in forza della fede. Non ti abbandonare all' orgoglio, ma temi.
21 Se Dio infatti non risparmiò i rami naturali, non risparmierà neppure te.
22 Vedi dunque la bontà e la severità di Dio: la severità nei riguardi di coloro che sono caduti, la bontà di Dio nei riguardi tuoi, se tu rimani aderente a questa bontà; altrimenti tu pure sarai tagliato via.
23 Anch' essi, se non rimarranno nella loro incredulità, saranno innestati: Dio infatti ha la potenza di innestarli di nuovo.
24 Se tu, in effetti, sei stato tagliato via da un olivastro che era secondo la tua natura, e contro la tua natura sei stato innestato in una magnifica pianta di olivo, quanto a maggior ragione saranno innestati nel proprio olivo coloro che sono della sua stessa natura!


L'infedeltà e l'incredulità possono portare il cristiano ad essere reciso! Cioè a essere escluso (o meglio ad auto-escludersi: si tratta di una scelta personale e responsabile) dalla comunione con il popolo dei salvati. Il messaggio è chiaro...
Quanto alla presenza della spada, oltre a rendere più evidente l'idea della recisione è un chiaro richiamo a Paolo e alla sua dottrina (probabilmente alla sana dottrina in genere), oltre che al noto passo di Eb 4,12, dove la Parola di Dio viene presentata come una spada tagliente e penetrante. E' sull'accoglienza della Parola di Dio che si basa la fede e la salvezza che ne deriva. Per questo la Parola... taglia: o si è da una parte o dall'altra.
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Messaggioda FML » giovedì 9 agosto 2007, 9:25

Carissimi Antonio e Michele,
prima di tutto grazie per i vostri solerti ed utili interventi. Il sigillo di cui parliamo è quello utilizzato dai tribunali speciali ecclesiastici (inquisizione) che a partire dal 1542 furono amministrati dal Sant'Uffizio.
Come accennato, la cosa che mi incuriosisce di questo celebre emblema consiste nella corrispondenza dei suoi simboli con alcune delle figure presenti nello stemma ecclesiastico oggetto di questo dibattito.
Ritengo, tuttavia, che detta affinità simbolica sia causata esclusivamente dagli importanti riferimenti biblici evocati dalle figure stesse e non da altro.
Il vescovo di Messina Giovanni Battista Ferrucci, membro dell'Oratorio di San Filippo Neri, infatti, non ebbe particolari rapporti con i tribunali del Sant'Uffizio.

Cordialmente,
Ferrante
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Messaggioda Antonio Pompili » giovedì 9 agosto 2007, 11:05

Grazie a te caro Ferrante, perchè proponi sempre composizioni simboliche molto ricche e comunicative! :)

Effettivamente forti sono le corrispondenze tra le due immagini, non solo a livello delle figure usate ma anche per quanto concerne il profondo messaggio comunicato (o almeno quello che ragionevolmente possiamo presupporre sia il messaggio comunicato... 8) ).

Magari sono diversi i punti di partenza... Lo stemma episcopale partiva dalla contemplazione di una pacifica scena isaiana: la felice convivenza di deboli e forti (lupo e agnello o quello che siano quegli animali rappresentati), e la scomparsa di ogni scontro bellico (la spada trasformata in aratro = grano). Il sigillo presenta ad un primo impatto una immagine più dura, "battagliera": la spada c'è e resta pronta a recidere qualunque ramo si dimostri infruttuoso. Una spada comunque di valore diverso: si tratta della spada della buona battaglia, la "spada dello Spirito" di cui parla l'Apostolo (Ef 6,17) e non il simbolo delle lotte distruttive degli uomini.

Ma il messaggio di fondo sembra essere lo stesso: la comunione acclesiale, che si realizza nella fede per mezzo della Croce del Cristo (centrale in entrambe le composizioni!), è il bene più prezioso. Quella è la vera pace (richiamata tanto dalle lettere del rebus che dall'ulivo del sigillo) che, al di là della debolezza e degli errori umani, nessuno potrà mai togliere al credente.

Poche figure messe una accanto all'altra possono avere davvero una grande forza comunicativa. E' il bello dell'araldica e delle arti e scienze ad essa affini e collegate!

Grazie ancora! :wink:
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