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Messaggioda pasinifam » giovedì 11 gennaio 2007, 23:17

Stiamo cercando informazioni in merito ad uno stemma presente sull'arco di un portone di ingresso ad una antica cascina ove stiamo aprendo un ristorante. Il desiderio è di conoscere l'appartenenza dello stemma (allego l'immagine dello stesso) in modo da provare a ricostruire la storia della cascina stessa.
Si tratta della cascina Brognola, sita in Rezzato, provincia di Brescia. Spero che le informazioni siano sufficienti.

L'immagine dello stemma è la seguente

Immagine

Grazie mille
Domenico
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 11 gennaio 2007, 23:22

Gentile amico,
la particolarissima figura contenuta nella prima parte del troncato di quest'arma è molto probabilmente una mandibola, figura assai rara negli stemmi e che si ricollega (nel Bresciano) ad una famiglia dal cognome che ora mi sfugge, ma simile alla figura stessa (Mascellari :oops: o Ganassoni).

Cercherò :wink: meglio.

Grazie per questo tuo primo quesito e... benvenuto nel forum!

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Messaggioda Fabio Picolli » giovedì 11 gennaio 2007, 23:46

Dal Crollalanza:
"Ganassoni di Brescia - dello stesso ceppo delle famiglie Cernada e Baitelli; Andrea Benedetto creato nel 1773 arcivescovo di Corfù, e traslato quindi 1779 al vescovato di Feltro.(Estinta). Arma: Bandato d'argento e di rosso; col capo d'oro caricato di una mascella spolpata di rosso."

fabio
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Messaggioda Fabio Picolli » giovedì 11 gennaio 2007, 23:58

da http://www.caionvico.it/archivio/testi/ ... onvico.rtf
"Vi furono varie famiglie che ebbero proprietà e casa civile in Caionvico (da Caivicus) ma riteniamo che queste quattro case fra le più notevoli debbano essere state dimore dei Ganassoni (forse una potrebbe essere stata dei Mazzola ma abbiamo ragione di ritenere che la proprietà di questa famiglia si stendesse piuttosto verso Botticino e la strada "regale"). Originari dalla Valsassina e precisamente da Ingo, i Ganassoni, ricchi mercanti di stoffe (draperii), si chiamavano Tiraferri e come soprannome "de Ganassonibus" e vivevano già in ottima posizione sulla fine del Trecento. Era allora capo famiglia Alessandro. Dopo di lui, nei primi decenni del secolo XV, la famiglia si divise nei discendenti dei suoi vari figli ma, cosa singolare, due rami assunsero un nuovo cognome, dando origine ad altre famiglie, i Ceruti ed i Baitelli, che conservarono, per qualche tempo, l'aggiunta "de Ganassonibus" e portarono sempre tutti l'identico stemma.
I Ganassoni veri e propri, che ci interessano per Caionvico, discendono da Pedrino q. Alessandro e dai suoi quattro figli: Filippo, dott. Bartolomeo, Tomaso e dott. Andrea. Fu il 13 marzo 1452 che Giacomo Avogadro vendette a Pedrino q. Alessandro Ganassone un terzo dei suoi beni di Caionvico, Rezzato ecc.
Filippino, che ancora nel 1469 si qualifica "mercator", abita in VII di S. Faustino ed ha, fra gli altri, il figlio Ettore che continuerà la discendenza sposando Cecilia (n. 1477) la quale rimarrà vedova piuttosto presto con tre bambini maschi e due bambine. Per conto loro denuncerà nel 1517 di avere 100 piò a Caionvico tra il monte e Buffalora ma con le case "diropte et ruinate" e i campi "senza alberi nè viti perchè sta taliati dal campo quando alozava in dita contrada"1. Anche in città quei poveretti erano stati colpiti nelle case "tutte ruinate dove no se pol habitar". Come nota di costume diremo che Giulio q. Ettore, fratello di Filippo, il 5 ottobre 1539 "volendo ristorar Benedetto Bianca delli danni pattiti e che in avvenire può patire per la ferita dattali nella mano sinistra, resa debole per tale ferita" gli assegna in pagamento una pezza di terra in tenere di Caionvico di tavole 45 e una murachetta (piccolo lotto di terreno) in contrada di S. Orsola. Onesta riparazione di un galantuomo delle conseguenze di una lite.
Dei tre maschi solo Ettore avrà Filippo, marito di Angelica e padre di altro Ettore (n. 1554) il quale sposerà Ippolita q. Gerolamo Fisogni. La loro sostanza immobiliare alla fine del Cinquecento era ridotta a poca cosa; avranno avuto ancora altre entrate. Certo che a Caionvico abitavano in contrada S. Orsola che è la principale del vecchio paese precisamente dove sorgono queste case2. Tra i figli di Ettore ed Ippolita sortiranno due Monsignori del Duomo, Giovanni e Fausto, ma anche la pecora nera, Pietro (n. 1585) il quale con la complicità del fratello Carlo, aveva "inferto cinque mortali ferite con mali motti presso la porta del Broletto a D. Nicolò (della) Corte sopra la testa..." e per quel delitto fu condannato il 30 luglio 1612 a un anno continuo di "preggion serrata" indi bandito.
Il loro fratello Camillo da Leonora avrà Ettore (n. 1632) e Gerolamo (n. 1650) coi quali si spegnerà il ramo di Filippino. Ancora alla fine del Seicento avevano questa casa. Da Bartolomeo, dottore in legge che fu tre volte abate della città, nacquero Battista marito di Lucrezia Brunelli q. Donino e padre di Francesco, anch'esso dottore in legge; il rev. don Bernardino e Baldassarre (n. 1479); ma con essi finì la discendenza di Bartolomeo. Anch'egli aveva casa in Caionvico e la Rezola in tenere di Rezzato con 220 piò3.
Tomaso ebbe due figli Giovanni e Agostino; Giovanni da Margherita (n. 1480) ebbe Bernardino (n. 1534) e Ganassone (n. 1538). Anche costoro avevano "cortivo da padrone" in Caionvico. Bernardino (n. 1561 ) figlio di Ganassone e Lodovica sposò Doralice Ugoni, fu padre di Gerolamo (n. 1585) del quale avremo da parlare trattando del palazzo oggi Masetti Zannini4.
Anche del quarto ramo, quello di Andrea q. Pedrino, avremo da parlare in altra occasione in quanto suo figlio Costantino era riuscito a fare un matrimonio cospicuo.
Parleremo perciò di questo ramo, subito estinto, trattando del palazzo del Canello ma dobbiamo aggiungere che esso era il più grosso proprietario di Caionvico, Botticino e Rezzato con 250 piò affittati a L. 1.000 annue. Si può congetturare che questi fossero gli abitatori della casa più bella, da poco restaurata.

Note
1. E dai quali «si soleva cavar some 40 de grasso sino a 50, 15 de minuto, carri 12 di fieno e 15 di vino... ne cavemo la metà».
2 V. Pol. Est. n. 116 del 1588.
3. V. Pol. Est. del 1517 di VII S. Faustino n. 147.
4. V. Pol. Est. del 1517 di VII S. Faustino n. 119 e 1547 in VI S. Giovita.

Giovanni da Lezze, Il Catastico Bresciano (1609 - 1610), nell’esemplare queriniano H.V. 1-2, Vol II, Biblioteca Civica Queriniana - Brescia, Studi Queriniani, Brescia 1973, pag.389-391"

fabio
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Messaggioda Messanensis » venerdì 12 gennaio 2007, 17:52

Fabio Picolli ha scritto:Arma: Bandato d'argento e di rosso; col capo d'oro caricato di una mascella spolpata di rosso."


Direi che è somigliante...
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Messaggioda marco foppoli » venerdì 12 gennaio 2007, 20:23

Si lo stemma e la famiglia sono quelli, anche se nello stemma raffigurato il capo scende verso il centro dello scudo a mo' di troncato in una variazione molto usuale.

L'araldista bresciano Monti Della Corte li vuole "originari della Valsassina (...) Fattisi ricchi con la mercatura come i Ceruti e i Baitelli, dello stesso lignaggio, appaiono fra i patrizi originari bresciani appartenenti al Nobile Consiglio, prima della "serrata" del 1488.
Stemma Bandato d'argento e di rosso, col capo d'oro caricato di una mascella spolpata al naturale.

Il bel cappello prelatizio posto sullo stemma, con sei fiocchi per lato, fa ritenere l'esemplare ascrivibile a qualche prelato della stirpe.

Saluti cordiali,

Marco Foppoli
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Messaggioda pasinifam » venerdì 12 gennaio 2007, 23:36

Grazie mille a tutti :D
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Messaggioda Fabio Picolli » sabato 13 gennaio 2007, 16:45

grazie a te per averci fatto scoprire e conoscere!
per quanto mi riguarda è la prima volta che vedo una mandibola in uno stemma!!!

fabio
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 13 gennaio 2007, 18:59

Gentile amico,
troverai uno stemma dei Ganassoni affrescato su una parete in via della Lama 34, a Brescia... seppur con qualche leggera differenza blasonica rispetto al :wink: "tuo" esemplare in pietra!

Bene :D vale
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Messaggioda marco foppoli » sabato 13 gennaio 2007, 19:20

Fabio Picolli ha scritto:grazie a te per averci fatto scoprire e conoscere!
per quanto mi riguarda è la prima volta che vedo una mandibola in uno stemma!!!

fabio


È figura certamente rara e, nel caso, si deve all'etimo in lingua lombarda "ganasa/ganassa" (mandibola) che richiama il gentilizio Ganassoni. Come suggeriva il Monti della Corte, lo stipite della la stirpe in questione si trova in Valsassina (già nel 1388 un Orazio era presente alla redazione degli statuti valligiani e lo stemma pressochè identico compare sul codice Carpani) e da qui, oltre che al summenzionato ramo di Brescia, un'altro si portò anche nella contigua Valtellina lasciando anche in zona varie "mandibole araldiche"!

Per curiosità, segnalo che, per ovvi motivi parlanti, uno stemma molto simile, con una mandibola, venne portato anche dalla nobile famiglia Massella di Poschiavo rendendo araldicamente un po' meno solitario il particolare stemma dei Ganassoni.

Saluti.

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Messaggioda Guido5 » sabato 13 gennaio 2007, 19:37

marco foppoli ha scritto:...si deve all'etimo in lingua lombarda "ganasa/ganassa" (mandibola)

Caro Marco,
se Giacomo Devoto fosse vivo forse ti darebbe due sganassoni... Giochi di parole a parte, credo che anche in lombardo la parola sia derivata dal latino volgare ganathus, dal greco γνάθος (gnáthos, mascella) incrociato appunto con masce[ll]a.

Ciao a tutti!
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Messaggioda Guido5 » sabato 13 gennaio 2007, 20:04

A Domenico Pasini, al quale ancora non ho dato il benvenuto nel "forum", auguro che nel nuovo ristorante tutti mangino, con piena soddisfazione, a quattro ganasce!

Ciao a tutti!
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Messaggioda marco foppoli » lunedì 15 gennaio 2007, 16:01

Guido5 ha scritto:
marco foppoli ha scritto:...si deve all'etimo in lingua lombarda "ganasa/ganassa" (mandibola)

Caro Marco,
se Giacomo Devoto fosse vivo forse ti darebbe due sganassoni... Giochi di parole a parte, credo che anche in lombardo la parola sia derivata dal latino volgare ganathus, dal greco ?????? (gnáthos, mascella) incrociato appunto con masce[ll]a.

Ciao a tutti!
Guido5


Caro Guido,

felicitandomi di non correre il rischio di incorrere nelle minacciose ritorsioni del Devoto, posso supporre che nella trecentesca Barzio arroccata sui monti della Valsassina (dove i fini dicitori temo fossero una stretta minoranza :D ), il valore parlante che il primo "Ganassone" avrà cercato di richiamare alle orecchie dei rudi compaesani osservatori del suo stemma fosse legato più alla lingua quotidiana, che ben intendeva certo la "gànasa", ma, forse, un po' meno gli antichi etimi latino e greco che ne erano alla base.

Con buona pace del Devoto (spero :D ).

Ciao,

Marco
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Messaggioda Guido5 » lunedì 15 gennaio 2007, 16:31

Caro Marco,
Giacomo Devoto è morto oltre trent'anni fa e, per quel che l'ho conosciuto, era una delle persone più miti che mi sia capitato di incontrare... Non c'è dunque problema e nemmeno polemica, anche se converrai che sei tu ad aver scritto di un "etimo in lingua lombarda", benché, come ammetti, non si tratti della forma linguistica più antica.

Ciao a tutti!
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Messaggioda marco foppoli » lunedì 15 gennaio 2007, 17:19

Caro Guido,

ci siamo ovviamente fraintesi e con simpatia :D : il mio richiamo alla forma lombarda del termine era proprio quello, simbolicamente pratico e quotidiano, che il Ganassone vedesse nel suo mandibolone araldico la parola "ganàsa" di uso locale che ben richiamava il suo nome. Che poi sapesse da dove arrivava chissà: se notaio o prete erudito un po' di latino doveva ben saperlo!

Un caro saluto,

Marco
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