Caro Alessio,
Ho apprezzato tanto tutti i vostri aiuti, opinioni e divagazioni, se quella e' una parola... La vostra conoscenza della materia fa impressione, e quindi ho dovuto aspettare un momento di calma per rispondere di nuovo. Gia' mi sento fuori luogo, non avendo un titolo e una stemma!

(Anche se ammetto che mio nonno polacco ha fatto tante ricerche e ha stabilito che sono in effetti una principessa di qualche luogo oscurissimo. Abbiamo anche una stemma.)
Pur non essendo storici dell'arte, mi sembrate molto preparate per soggetti iconografici come questo, e mi piace come avete provato a leggere la stampa intera. Io ci ho pensato molto, e non dite niente che mi sembra improbabile.
Mi avete convinto che non e' una stemma, che e' gia' un gran contributo. Penso comunque che quel simbolo e' una chiave di lettura per questa stampa, che lo rende particolare ad una famiglia, persona o citta'. Lo dico per tanti ragioni, ci metto troppo a spiegare, ma e' legato alla fortuna della stampa. Essentialmente non ne ha avuto molto, tranne una copia in maiolica. Su quest'ultima non c'e' il simbolo ne la firma dell'autore, che rende il messaggio piu' universale. Le rovine e la citta' nel retroscena sono standard nel'opera di Nicoletto quindi non li considero molto. Leggo le rovine insieme ai putti come modo di prestare la sagezza dell'antichita' ad un provverbio Biblico in un epoca nella quale quest'ultimi non andavano tanto di moda.
Il messaggio e' sicuramente un po quello che dice tu, Alessio, ed e' anche molto valido l'osservazione del Fra Eusanio. In effetti la fonte iconografica per la composizione e' la forge di vulcano, e veramente i putti non puniscono la lingua come dice il provverbio Biblico ma piu' precisemente lo stanno "aggiustando", riformando. In qualsiasi modo il messaggio a chi lo guardava sarebbe di stare attento a quello che dice; gli riccorderebbe i tanti provverbi che hanno da fare con la lingua. Mia ipotesi e' che la stampa e' il punto di inizio per un processo di pensieri e discussione, privato o tra amici, ludico ma anche pedagogico. Forse un po' come stiamo facendo ora!
Non so se leggerei il nostro simbolo come Gerusalemme per un semplice motivo: ci sono mille altri modi di dirlo piu' chiaramente, che fanno parte di un vocabulario fisso nel rinascimento. E poi perche' nasconderlo li' dietro? Per quanto riguarda i putti come "forza giovane", anch'io credevo all'inizio ad una lettura piu' letterale, tipo l'uso dei bambini per il controllo sociale. Ma ho imparato, facendo la tesi del dottorato proprio sul tema dei putti, che possano essere usati metaphoricamente senza il baggaglio iconografico di "bambino". Qui mi sembrano piu' simboli dell'antichita', di sagezza forse.
Allora, tante parole, ma Nicoletto ci ha stupito... non credo che ci sia solo una soluzione a questa stampa; e' proprio la sua multiplicita' che mi interesse. Per quanto riguarda il simbolo con la torre, non so piu' che cosa pensare. Quelle lettere devono avere un significato. Torno sul'emblema personale... ma lettere cosi sono rare - penso che si usa piu' spesso sillabe o parole intere, no?
Ringraziandovi di nuovo,
Alexandra