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QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Petrus de Ocra ha scritto:Cari amici,
ringrazio tutti per gli interventi.
Sono molto d'accordo con Von Trotta sul punto che l'araldica pubblica alla fine dell'Ottocento toccò l'apice della "bolsitudine", e che perciò si rese antipatica: "fogliami" codificati e retorici, coroncine prive di ogni storicità turrite e merlate, nastri e coccarde tricolori ecc. sono tutte cose accumunate da una caretteristica, su cui ditemi se concordate: NON sono "araldica" in senso pieno, antico e genuino della parola: sono oscuramenti della tradizione schietta della età d'oro nazionale: il medioevo maturo e la Rinascenza. In questo senso il mio auspicio riguardava il recupero della tradizione "vera", di simboli circa i quali non si può opinare che fossero o no "rappresentativi", perchè lo furono nell'età migliore della storia nazionale (o quella che è largamente ritenuta tale): insegne comunali che fanno bella mostra di sè in tanti palazzi civici dei comuni iatliani, nelle aule delle antiche repubbliche, o che intrecciano la loro storia con quella delle monarchie normanna o angioina. Ritenere superabile questo patrimonio simbolico è altra cosa dal voler abbandonare -giustissimamente-l'araldica paludata liberty! E' cosa assai più seria e impegnativa, sulla quale andrei con i piedi di piombo.
Poi è chiaro che l'araldica è suscettibile di evoluzioni: ma a cosa si è giunti in questa direzione? Francamente solo a una grossa perdita, limitatamente, ovvio, per chi ha questa specifica sensibilità, e per la quale oggi a un simbolo ricco di senso come, per esempio, la croce di Genova, si preferisce la brutta caravella pubblicitaria. Il punto non è, naturalmente, la scelta stilistica e realizzativa, che è figlia dei tempi: il punto è il simbolo, bambino da non buttare con l'acqua sporca. E l'araldica vera, mi insegnate, è assai più incline ad essere incarnata da uno stile scarno, da grafismi agili e asciutti, dotati di un valore estetico, francamente, molto potente e tutt'altro che inascoltabile, persino, per la sensibilità estetica contemporanea, come manifestano molti esempi (per esempio l'araldica pubblica usata con orgoglio, e proprio "bella", nella Comunità Autonoma Catalana; o i Quattro Mori sardi, - chi li chiamerebbe obsoleti?- e senz'altro mantengono una pregnanza visiva immediata e "moderna"; o l'araldica, spesse volte genuiina e antica, di cui -persino- si fregiano alcune squadre di calcio).
L'esempio lombardo non affatto trai più "esecrandi", tutt'altro, sebbene, come ogni cosa, opinabile.



fabrizio guinzio ha scritto:Per quanto ne sappia io, a San Gimignano è stato scelto dal Comune e riconosciuto dall'Ufficio Araldico l'antico tradizionale stemma, nella descrizione blasonica non è presente la forma dello scudo. Sembra pure che su documentata richiesta, sia accolta qualsiasi forma storica di scudo e ornamenti esterni...
Petrus de Ocra ha scritto:Insomma forse il problema non è normativo, ma culturale, di "gusto": e i margini di educazione di questo sono sempre suscettibili di evolversi anche se faticosamente.

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