Ergo un prelato che si suppone poco attento alla parte più "tradizionale" del magistero della Chiesa e portato ad una visione "innovativa", sia anche meno interessato ad avere "uno stemma" e, da qui, a non capire se questo sia ben composto e ben disegnato, oppure, se lo capisce, a non curarsene affatto, anzi. L'equazione proposta credo fosse questa.
Tuttavia devo ribadire il concetto: tutti gli stemmi qui proposti sono semplicemente disegnati male, da incapaci e incompetenti. In mani esperte risulterebbero tutti ben fatti. L'esempio filippino è lampante: chi ha disegnato quel pastrocchio sull'ovale non ha capito neppure che nel 3° quarto vi era un leone con una coda marina, reso come una massa informe dal contorno, debordante, incerto tra la melassa e la frittata.
Da appassionato di araldica, preferirei che questi prelati rinunciassero finalmente ad avere un loro stemma personale; sarebbero coerenti con loro stessi ed eviterebbero proprio queste terribili cose raffazzonate, sciatte e mal disegnate che sviliscono la loro stessa autorità e ministero che al momento, malgrado le loro ubbie, ha ancora proprio nello stemma il primo simbolo ufficiale.
Che usassero l'emblema della diocesi, lasciando gli stemmi agli altri che ancora riconoscono come un valore l'affidare un messaggio anche ad uno stemma (ma fatto come si deve
F.

