ARALDICA...... fedeltà storica o autarchia?

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini

Per l'araldica contemporanea....

Bisogna comunque rispettare le ultime regole in vigore
4
24%
Ognuno può fare quello che vuole
1
6%
Potremmo anche accettare regole o usi preunitari
12
71%
Non saprei..... ero distratto.......
0
Nessun voto
 
Voti totali : 17

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 3 febbraio 2005, 17:50

Sulla questione del "diritto allo stemma", messa in dubbio dal Signor Grimaldi, dopo la sintetica ma interessante spiegazione del signor von Blaass, mi piace riportare ciò che recentissimamente ha scritto anche il Prof. Alessandro Savorelli della Scuola Normale di Pisa Accademico dell’Académie internationale d’héraldique, sull’esitenza di tale diritto, che del resto la maggior parte della letteratura araldico-scientifica ha accertato ormai come dato consolidato da lungo tempo (vedasi Pastoreau nell'arcinoto, "Traité d’héraldique" per tacere poi dei lavori del Neubeker).

«(…) Bartolo, con sensibilità da semiologo moderno, capì una cosa che nel Medioevo era chiara, ma che in seguito gli araldisti moderni resero confusa: e cioé che gli stemmi non sono principalmente “blasoni di nobiltà”, “nobilitatis insignia”, ma “segni’: «Esattamente come i cognomi» - affermava - «gli stemmi sono stati inventati per distinguere gli uomini». Onde la conseguenza: «Come chiunque ha diritto di darsi il nome che vuole, così ha diritto a portare insegne e a metterle sulle cose di sua proprietà». Anzi, come i nomi sono spesso uguali, così gli stemmi: e qualcuno può proibire a un altro di usare lo stemma uguale al suo solo se ciò è fatto con intenti offensivi. (…) Insomma, a parte il divieto di di usare le insegne di una carica (per esempio uno che si pacci per “dottore” senza esserlo) o quelle di un sovrano, l’uso degli stemmi è libero (…)»

A. Savorelli, Di che insegna sei? "Medioevo" n° 96, anno 2005 pp.88,89.

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Messaggioda Grimaldi » giovedì 3 febbraio 2005, 18:14

Vediamo infine di rispondere
.... e concludere con lei signor Von Blaas...

Karl von Blaas ha scritto:Buon Grimaldi,

:shock: Il Vangelo secondo Von Blaas.....

La mia conoscenza su certe materie è “documentata” dalle mie pubblicazioni, che lei ovviamente non può conoscere.

Chissà... forse è un bene......

Certo non può essere desunta dai miei pochi interventi su questo forum, che mi rendo conto risultano spesso troppo concisi perché danno per presupposto alcune nozioni basilari della materia, che purtroppo debbo constatare che non tutti (sebbene molti) possiedono.

Sono i suoi interventi che dimostrano solo che lei innanzitutto non ha quei presupposti di cui va parlando....

Io giudico il suo modo di moderare in base al suo modo di partecipare, ma forse mi sbaglio.

Se giudica come giudica storia e diritto nobiliare......

Per quanto poi riguarda il tipo di persona che lei è, non si offenda ma non rientra tra le miei curiosità più pressanti.

:lol: .. e speriamo allora che eviti di continuare in pubblico questa sua "guerra"...

Prosegue chiedendomi di redigere in pratica un trattatello di diritto nobiliare ed araldico, ovviamente in un topic magari di poche righe.......mentre sono usciti, anche recentemente, fior di trattati nobiliari, di centinai di pagine, delle quali molte sugli argomenti che lei chiede di chiarire.

... e che ovviamente, come ho capito da questa nostra conversazione, non tutti hanno letto.......

Allora ben lungi da voler eseguire i suoi ordini e “documentare” la mia scienza, cercherò molto brevemente di “illuminarla d'immenso”.

:D

Il “diritto alla stemma”, caro Grimaldi”, è un principio che, come ho già scritto, fu ribadito autorevolmente inter alia dal grande Bartolo, in quel passo del suo De insigniis et armis, scritto tra il 1355 ed il 1357, che ho riportato nel mio precedente intervento e che forse dovrebbe farsi tradurre.

Lei infatti è rimasto a Bartolo ed al suo medioevo... Sa che oltre c'è stato altro? Inoltre è un arrogante. Crede che io non conosca il latino ed in ogni caso si crede per questo superiore agli altri?...... Non merita nemmeno risposta...

Il Bartolo accomuna a tal punto il diritto allo stemma a quello al nome che arriva addirittura ad affermare che una brisura è in pratica un soprannome!!!! Pensi un po.....

Il suo Bartolo esprime una "opinio juris" (visto che le piace il latino) e non stava scrivendo una legge che sancì tale diritto. Capisce la differenza?????

Come lei ben saprà, ottimo Grimaldi, precedentemente all’”età delle codificazioni” positivistiche il diritto si basava quasi esclusivamente sulla dottrina interpretativa delle compilazioni romane dei grandi giuristi, come per l’appunto Bartolo, tanto che il suddetto principio del diritto allo stemma divenne pacifico e durante i secoli venne messo in discussione solamente nella misura in cui un principe od una autorità statuale particolarmente invadente ne ravvisò un prezioso capitolo delle entrare fiscali. Tanto è pacifico ai giorni d’oggi questo diritto che anche la maggior parte dei navigatori di questo forum lo da per scontato: badi bene non l’uso pacifico ma il diritto!

Lei che vuole insegnare a me il diritto.... Che bello, me la porterò in facoltà...
Lei crede che dopo i "Glossatori" non ci sia stato in Italia sovrano o istituzione che non si sia occupata di legiferare (sa cosa significa?)..... QUALE di costoro ha specificato il "diritto allo stemma"???


In merito alla distinta civiltà si potrebbero scrivere migliaia di pagine. Il mio intervento forse troppo conciso, come detto, probabilmente l’ha gettata in uno stato di confusione.

:shock: Ritorna la sua arroganza....

Il concetto da me inizialmente espresso è il seguente: Bartolo scriveva nel trecento che lo stemma era un marchio di proprietà e che chiunque avesse da “marchiare” qualcosa lo poteva fare liberamente. Ovviamente il tutto era destinato a quella percentuale minima della popolazione che risultava “possidente”, ove per possidente si doveva intendeva non il contadino che possedeva mezzo ettaro di terra infertile, che aveva ben altro a cui pensare che a marchiare i suoi miseri metri quadrati di proprietà, ma il “borghese benestante” (termine da lei usato). Il “borghese benestante” del 1300 ricopriva una posizione sociale e giuridica che si potrebbe mutatis mutandis far coincidere al moderno concetto di “distinta civiltà”. Caro Grimaldi, siamo nel 1350 e non nel 900 d. C.!!! La tripartizione della società era stata già bella che sotterrata!

Riecco Bartolo: ha mai letto qualcosa d'altro? Sa che nei vari Stati nel'300 esisteva una posizione giuridica e sociale ben definita? In quale di essi il “borghese benestante” ricopriva una posizione sociale e giuridica che coincide con la “distinta civiltà”??? NON ce lo dice.

Lei poi mi chiede di spiegare al forum la differenza giuridica fra uso, consuetudine e diritto chiarendo il "diritto allo stemma". Caro Grimaldi, intuisco che lei vorrebbe arrivare ad affermare che il “diritto allo stemma” fosse in realtà un mero uso non tutelato. E’ qui che si sbaglia! Dando per scontato (si spera) che un diritto per essere tale deve essere tutelato o meglio tutelabile, lo stesso Bartolo dice che colui che utilizza uno stemma, propria authoritate, ha il diritto a che un altro non possa utilizzare uno stemma uguale che implichi una qualche confusione, soprattutto nell’attribuzione della responsabilità in merito ad alcuni atti illeciti. Dunque l’uso dello stemma risulta un diritto tutelabile, su impulso di parte, ovviamente!

Eternamente Bartolo..... le regalerò altri libri.... Lei gioca sulle parole.
Usando il suo esempio di "diritto allo stemma" che a suo avviso è come quello del "diritto al nome" le faccio un esempio che anche lei potrà capire. Un conto è avere il diritto al nome (TUTTI hanno tale diritto) ed un altro è avere la possibilità di usare uno stemma che poi POTREBBE essere riconosciuto dall'ente preposto o dall'uso consuetudinario.
Una cosa è avere un diritto inalienabile e giuridicamente riconosciuto come tale (il diritto al nome) ed un altro è avere la capacità giuridica e la possibilità di avere un diritto che può essere, eventualmente, riconosciuto (il diritto allo stemma).
O crede che nel medioevo appena nati tutti avessero un nome ed uno stemma???


Ora, caro Grimaldi, torni a moderare come meglio crede.
:shock:

Speriamo di aver concluso. Al massimo continueremo in privato o ci sfideremo a duello...... Che anticamente NON era diritto di tutti e che oggi non è riconosciuto..... :lol:
Grimaldi
 

Messaggioda Karl von Blaas » giovedì 3 febbraio 2005, 18:36

Buon Grimaldi,

rimango attonito, quasi senza parole! Sto pensando di invitarla a tenere una lezione in materia alla mia di Facoltà.

Stia bene e rilassato
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Messaggioda Grimaldi » giovedì 3 febbraio 2005, 18:39

Posizione dell'IAGI???

«Esattamente come i cognomi gli stemmi sono stati inventati per distinguere gli uomini».

In altra epoca storica, quando ciò era regolato dalla consuetudine e non dal diritto. Oggi chi può inventarsi un cognome???

Onde la conseguenza: «Come chiunque ha diritto di darsi il nome che vuole, così ha diritto a portare insegne e a metterle sulle cose di sua proprietà». Anzi, come i nomi sono spesso uguali, così gli stemmi: e qualcuno può proibire a un altro di usare lo stemma uguale al suo solo se ciò è fatto con intenti offensivi. (…) Insomma, a parte il divieto di di usare le insegne di una carica (per esempio uno che si pacci per “dottore” senza esserlo) o quelle di un sovrano, l’uso degli stemmi è libero (…)»


Non mi risulta che ognuno può darsi il nome che vuole. Anzi.
Solo il cognome, con espresse e motivate ragioni, può essere mutato.
Anche qui, dunque, interviene la Legge.
NESSUNO domattina può cambiare nome di punto in bianco. E' un reato.
Per quanto riguarda l'uso indebito di stemmi altrui avere un cognome omonimo è un conto, mentre usare uno stemma altrui già noto è un altro. E' un illecito.
E come il cognome è tale perchè usato e riconosciuto da generazioni ed in atti ufficiali di una famiglia allo stesso modo tale è uno stemma riconosciuto da generazioni ed in atti ufficiali di una famiglia.
Avere ed usare un cognome oggi è continuare ad esercitare tale diritto.
Usare uno stemma oggi (da epoca recente o attuale) quale continuazione di un tale diritto è? NON è la stessa cosa!
Oggi non esistono più organi preposti a tale controllo, ma per una questione di rispetto, di storicità e di eredità morale di una famiglia NON si può usare uno stemma di famiglia già noto.

Questa è la mia posizione.
Chiederò all'IAGI qual'è la sua.

Grazie.
Grimaldi
 

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 4 febbraio 2005, 10:28

Gentile signor Grimaldi,

La sua solitaria posizione che tende rimettere in discusione l’argomento del “diritto allo stemma” mi ha lasciato molto perplesso visto che questo tema, che alcuni autori definiscono anche come “capacità araldica” è da molto tempo un dato pacificamente acquisito dai principali autori che a livello storico scientifico si occupano di araldica; discuterne nel topic quasi come fosse “cosa nuova” mi pare un po' una perdita di tempo e fatica. Vi è un’amplissima letteratura che non ho il tempo questa mattina di citarle ma, al momento ed alla veloce, vorrei offirle almeno ciò che il prof. Michel Pastoreau (il capostipite degli studi della “nouvelle héraldique”) scrive in proprosito nel suo "piuttosto conosciuto" “Traité”

«L’aspect juridique: LE DROIT AUX ARMOIRES

En France, du point de vue juridique, il en va du systeme héraldique moderne comme du systeme heraldique médiéval: chacun, noble ou roturier, est libre d’adopter et de porter des armoiries comme bon lui semble, à la seule condition de ne pas prendre celles d’autrui. La législation restictive envers certaine personnes ou certaines catégories sociales ne porte que sur des eléments exterieurs à l’écu. Pendant longtemps de noumbreux auteurs, héraldistes ou juristes, ont pourtant affirmé que le port d’armoirie, du XVI au XVIII siecle, fut en france réservé a la noblesse et à la haute bourgeoisie. Mais ces théories, plus polemiques que scientifiques, ne resistent pas à l’analyse et son contredites par tous les document. Les travaux recents de R. Mathieu et P. Adam-Even [ cita dei saggi dei due celebri autori uno del 1946 e uno del 1958!] ont, ici, encore définitivement montré qu’avant la Révolution tout le mond a pu, dans notre pays comme au reste dans touts les pays voisin, faire usage des armoiries de son choix, et que celles-ci, contrairement à ce qu’ont cru les assemblées révolutionaires et à ce que croient ancore beaucoup des profanes, n’ont eté jamais marques de noblesse. Seules les figures timbrant l’écu on pu l’etre pendant une certaine période, et d’ailleurs beaucoup plus dans la théorie que dans les faits».
M. Pastoreau, Traité d’héraldique, Paris 1979.

Questa tesi, non essedno Pastoreau un “opinionista” è documentata da dati storici, scientifici ed oggettivi che in tutto il volume l’autore espone con ampia dovizia. Non posso certo farle il riassunto di tutto il volume, ma da appassionato di araldica quale Lei mi pare sia, le consiglio vivamente - se me lo concede - di dare un’occhiata anche a queste pagine: vi troverà, ne sono certo, molti nuovi spunti utili di informazione e riflessione.

È mattina, le auguro una buona giornata: qui pare butti neve a Napoli com'é? Certamente il sole sarà lì come sempre.
Un saluto.

FJVT.
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Messaggioda antonio_conti » venerdì 4 febbraio 2005, 11:41

Buongiorno, ho seguito tutta la discussione (feroci polemiche comprese :roll: ) che saranno certo il sale delle discussioni più interessanti, ma... non è che qualcuno ha la pressione un po' altà? :lol:
Anche a me appare un po' solitaria la posizione di Grimaldi, non solo in questo Topic, ma (come è stato fatto notare) nell'ambito della scienza araldica più accreditata.
Ho già espresso la mia opinione sull'argomento nel topic "corone patriziali" ed in un altro Topic che ora non ricordo un po' di tempo addietro. Non la ripeto per esteso ancora una volta qui.
Intervengo solo per esprimere la mia vicinanza ad altri interventi di questo topic, molto interessante.

Cordialmente

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Messaggioda Grimaldi » venerdì 4 febbraio 2005, 13:35

Gentili signori,
grazie per i vostri interventi.
Ovviamente il sottoscritto, che è solo un neofita di araldica, è qui anche per imparare e quindi sarei lieto di capire e sapere cose che magari ignoro o che non conosco perfettamente.

A tale scopo vorrei sottoporre alla vostra attenzione alcune mie posizioni sulle quali gradirei, se possibile, i vostri pareri.

1) Ogni persona ha il diritto ad avere ed usare uno stemma (EX NOVO o STORICO, di famiglia), quale "rappresentazione grafica (o meglio araldica) del proprio cognome", non intesa come lessicale traduzione di un cognome, ma come distinzione di famiglia (due famiglie omonime non parenti non debbo avere anche lo stesso stemma, ma anzi è ne avreanno uno differente).

2) Il "diritto giuridico" a tale uso di uno stemma ed la conseguente concessione e riconoscimento "pubblico" ad esso un tempo era concesso e riconosciuto da organi preposti a questo, con relative regolamentazioni, disposizioni tecniche, ecc.

3) Attualmente siccome la Repubblica non riconosce e tutela giuridicamente questo diritto esiste una lacuna giuridica, per cui, in teoria, chiunque può crearsi ed usare lo stemma che vuole;

4) Per una questione di fedeltà storica all'evoluzione del diritto che regolava l'araldica occorrerebbe, a mio avviso, seguire le disposizioni TECNICHE previste delle ultime disposizioni di legge approvate in materia (quelle di epoca regia); ovviamente essendo decaduta la monarchia, non riconosciuto (e tutelato) il diritto nobiliare (ed araldico) e visto la lacuna giuridica in tale materia (sull'araldica privata, delle persone fisiche) che esiste nella nostra Repubblica NON valgono più le disposizioni GIURIDICHE un tempo vigenti (ovvero le disposizioni sabaude di cui sopra)

5) Per una questione di fedeltà storica, correttezza, eredità morale, rispetto altrui, bisognerebbe evitare di USARE stemmi già appartenuti a famiglie antiche, ovvero i cosiddetti "stemmi storici" (quelli riconosciuti, concessi e/o semplicemente USATI in passato);

6) Gli stemmi moderni e contemporanei, creati e/o usati di recente, dovrebbero, logicamente, essere considerati come tali, ovvero semplicemente STEMMI PRIVATI (senza valore giuridico), nel senso che, non avendo avuto riconoscimento giuridico (antico o moderno, magari all'estero) e neppure un uso continuato nel tempo, mancano di una certa forma di "ufficialità".

Queste, per somme linee, le mie posizioni a riguardo.
Gradirei sapere se e come esse sono errate e/o differiscono dalle opinioni degli altri partecipanti del forum ben più esoerti di me in queste questioni araldiche.
Grazie molte per l'attenzione,

Cordialmente
Grimaldi
 

Messaggioda antonio_conti » venerdì 4 febbraio 2005, 14:46

Grimaldi ha scritto:(...)
1) Ogni persona ha il diritto ad avere ed usare uno stemma (EX NOVO o STORICO, di famiglia), quale "rappresentazione grafica (o meglio araldica) del proprio cognome", non intesa come lessicale traduzione di un cognome, ma come distinzione di famiglia (due famiglie omonime non parenti non debbo avere anche lo stesso stemma, ma anzi è ne avreanno uno differente).
Che la rappresentazione grafica del cognome non debba essere tale letteralmente è certo, altrimenti per i diversi calzolari ci dovremmo inventare mille brisure per una suola (scherzo!). Però, due famiglie omonime possono avere lo stemma differente o uguale, dipenderà da che cosa è accaduto in passato. Se sono stemmi nuovi, io propenderei per l’invenzione di un nuovo stemma per evitare polemiche e discussioni davvero inutili (nel senso che se ne può fare volentieri a meno)

2) Il "diritto giuridico" a tale uso di uno stemma ed la conseguente concessione e riconoscimento "pubblico" ad esso un tempo era concesso e riconosciuto da organi preposti a questo, con relative regolamentazioni, disposizioni tecniche, ecc.
Non è proprio così, riconoscimenti e concessioni sono fenomeni venuti molto tempo dopo la nascita del fenomeno araldico, spesso per ragioni poco nobili (fiscali) e non in tutti i luoghi allo stesso modo.

3) Attualmente siccome la Repubblica non riconosce e tutela giuridicamente questo diritto esiste una lacuna giuridica, per cui, in teoria, chiunque può crearsi ed usare lo stemma che vuole;
Credo che anche prima questo fosse possibile, certo poi non si potevano usare alcune corone previste dall’ordinamento, ma se per avere riconosciuto uno stemma di Cittadinanza (oltre alla distinta civiltà) serviva anche l’uso pregresso dello stemma (non nobiliare, evidentemente), mi pare implicito che l’uso pubblico di uno stemma non riconosciuto fosse permesso anche nel Regno d’Italia.

4) Per una questione di fedeltà storica all'evoluzione del diritto che regolava l'araldica occorrerebbe, a mio avviso, seguire le disposizioni TECNICHE previste delle ultime disposizioni di legge approvate in materia (quelle di epoca regia); ovviamente essendo decaduta la monarchia, non riconosciuto (e tutelato) il diritto nobiliare (ed araldico) e visto la lacuna giuridica in tale materia (sull'araldica privata, delle persone fisiche) che esiste nella nostra Repubblica NON valgono più le disposizioni GIURIDICHE un tempo vigenti (ovvero le disposizioni sabaude di cui sopra)
Beh!, direi di sì, ma questa è davvero un’opinione. Se io oltre che essere un Conti, fossi anche un conte :lol: , userei anche oggi la corona da conte prevista dal vecchio ordinamento del Regno, non una generica corona o una prevista per il titolo di duca. A pensarci bene… questo se la mia famiglia fosse stata riconosciuta come comitale dal Regno d’Italia, altrimenti forse continuerei ad usare una corona corona “pre-unitaria” come avrebbero fatto i miei avi.
Ho letto alcune norme della legislazione del regno che sembravano prestare notevole attenzione agli usi preunitari (se non ricordo male…)
Per quanto riguarda la composizione dell’arma vera e propria (al di là della nomenclatura stabilita dal Manno per le blasonature) non mi pare che la legislazione abbia detto nulla… Forse la Consulta sì, ma io non ne sono informato. Sul tema vale la moda, il buon gusto, l’esperienza del disegnatore.



5) Per una questione di fedeltà storica, correttezza, eredità morale, rispetto altrui, bisognerebbe evitare di USARE stemmi già appartenuti a famiglie antiche, ovvero i cosiddetti "stemmi storici" (quelli riconosciuti, concessi e/o semplicemente USATI in passato);
Già, visto che ci siamo, cominciamo col dire che sarebbe meglio che non venisse usato neanche il mio! Con tutte le possibilità di creare armi nuove, chi usasse il leone col cotogno come gli Sforza senza essere uno Sforza o senza averne avuta da loro concessione, farebbe (secondo me) solo la figura dello sciocco. Quanto alla legge, sappiamo come stanno le cose.
Sull’argomento ho risposto anche alla signora Amalia nel topic “Logo” nella Piazza principale.


6) Gli stemmi moderni e contemporanei, creati e/o usati di recente, dovrebbero, logicamente, essere considerati come tali, ovvero semplicemente STEMMI PRIVATI (senza valore giuridico), nel senso che, non avendo avuto riconoscimento giuridico (antico o moderno, magari all'estero) e neppure un uso continuato nel tempo, mancano di una certa forma di "ufficialità".
Anche su questo ho già detto. Certo. Lo stemma nuovo è uno stemma nuovo, con tutto quello che vuol dire. Se non è stato (per esempio) certificato da un’autorità estera, non è stato certificato, punto e basta. Additiamo pure al pubblico il falsificatore, se ha falsificato! Ciò non toglie che lo stemma nuovo abbia una sua dignità, così come ha dignità ciascun individuo, a prescindere dai propri natali.
Quanto all’uso continuato nel tempo, beh! Sarà il tempo a dirlo.



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Messaggioda Grimaldi » venerdì 4 febbraio 2005, 15:04

Caro signor Conti,
da quel che mi sembra di capire, siamo daccordo, in generale, sui vari punti.

Per quanto riguarda la domanda n. 2
(Il "diritto giuridico" a tale uso di uno stemma ed la conseguente concessione e riconoscimento "pubblico" ad esso un tempo era concesso e riconosciuto da organi preposti a questo, con relative regolamentazioni, disposizioni tecniche, ecc.)
Lei mi dice che:"Non è proprio così, riconoscimenti e concessioni sono fenomeni venuti molto tempo dopo la nascita del fenomeno araldico, spesso per ragioni poco nobili (fiscali) e non in tutti i luoghi allo stesso modo.

Anche qui concordo con lei, ma bisogna guardare alla storia da quando inizia fino all'epoca moderna, no?
Così come in diritto bisogna da guardare dal presente al passato più recente possibile per cercare una norma e/o una legge che contempli quel caso.
A riguardo dell'araldica, quindi, non possiamo dire che siccome in origine nacque libera dobbiamo ignorare le successive legislazioni che la riguardavano...... Non dovremmo guardare a tutta la storia, fino a quella recente?

Sul punto 3) (Attualmente siccome la Repubblica non riconosce e tutela giuridicamente questo diritto esiste una lacuna giuridica, per cui, in teoria, chiunque può crearsi ed usare lo stemma che vuole;)
Lei mi ha risposto:
"Credo che anche prima questo fosse possibile, certo poi non si potevano usare alcune corone previste dall’ordinamento, ma se per avere riconosciuto uno stemma di Cittadinanza (oltre alla distinta civiltà) serviva anche l’uso pregresso dello stemma (non nobiliare, evidentemente), mi pare implicito che l’uso pubblico di uno stemma non riconosciuto fosse permesso anche nel Regno d’Italia."

Non mi riferivo all'esistenza, nel Regno d’Italia (o stati preunitari) del divieto o meno all'uso pubblico di uno stemma (esistevano stemmi di cittadini diremmo "borghesi" usati liberamente...) ma alla questione che la materia araldica era comunque regolata (riconosciuta e tutelata giuridicamente, per cui gli abusi erano puniti, ad esempio per le corone, come dice anche lei) mentre oggi, nella Repubblica, quella personale e familiare no.

Io, ad ogni modo, ho compreso correttamente il suo parere in merito?

P.S. per il signor Trotta: sì qui c'è il sole! :D
Grimaldi
 

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 4 febbraio 2005, 16:25

Gentile signor Gimaldi,
vedo di esprimere le mie opinioni riferite alle sue osservazioni

1) Ogni persona ha il diritto ad avere ed usare uno stemma (EX NOVO o STORICO, di famiglia), quale "rappresentazione grafica (o meglio araldica) del proprio cognome", non intesa come lessicale traduzione di un cognome, ma come distinzione di famiglia (due famiglie omonime non parenti non debbo avere anche lo stesso stemma, ma anzi è ne avreanno uno differente).

Se lo desidera o, più raramente nel 2005, se ne ha necessità (all’inizio citavo l’esempio di vinificatori o albergatori dell’area alpina che per motivi di “immagine” possono avvertire l’utilità di usare araldica anche se degli stemmi importa poco) si. Sarebbe preferibile che due famiglie omonime e non parenti non avessero stemmi identici.

2) Il "diritto giuridico" a tale uso di uno stemma ed la conseguente concessione e riconoscimento "pubblico" ad esso un tempo era concesso e riconosciuto da organi preposti a questo, con relative regolamentazioni, disposizioni tecniche, ecc.

Dipende certamente dai “paesi”: per fare esempi concreti vi furono stati penso ai cantoni elvetici e poi alla Svizzera o alla stessa Repubblica Serenissima che per tutta la loro storia non hanno mai istituito organi o regolamentazioni atti a disciplinare la materia araldica lasciandola di fatto completamente soggetta agli usi consuetudinari locali. Il Regno di Francia bisognoso di entrate fiscali pur istituendo nel 1696 il noto “Armorial general” lasciava intatta la pura “capacità araldica” senza alcuna prescrizione di carattere sociale o nobiliare, ma la subordinava al pagamento della relativa tassa di 20 livres (all’epoca il valore di due maiali ben pasciuti, neppure tantissimo!) per registare lo stemma. Si capisce che tale regolamentazione nascendo con puro scopo fiscale non poteva certo limitare la base d’imposizione. Anche i severi regolamenti araldici Teresiani nella Lombardia austriaca, riconoscevano comunque quegli stemmi privi di ornamentazioni nobiliari che fossero un semplice segno di riconoscimento famigliare. Il ducato di Savoia di Amedeo VIII mi pare avesse emanato invece norme restrittive a consentire l’uso araldico nella classe cavalleresca, e, a sensazione, direi che anche il regno di’Inghilterra avesse una tendenza in questo senso cosi come la Russia zarista. Certamante la Consuta del Regno operò a fine ottocento in modo restrittivo, anche se, come suggerisce il signor Conti, avrebbe riconosciuto quegli stemmi di "distinta civiltà"se se ne dimostrava l'uso (centenario?). In ogni caso mi pare che tale operazione è oggettivamente in contrasto con lo spirito originario e molte delle consuetudini secolari dell'araldica pre-unitaria. Lei sa cosa disponeva in materia il Regno delle due sicilie?

3) Attualmente siccome la Repubblica non riconosce e tutela giuridicamente questo diritto esiste una lacuna giuridica, per cui, in teoria, chiunque può crearsi ed usare lo stemma che vuole;

Purtroppo è così ma per fortuna è così: per fortuna è così perché “armigeri contemporanei” come, ad esempio il signor Conti possono godere pienamente e responsabilmente di questa libertà elaborando e assumendo con serietà, competenza e pieno senso storico-critico stemmi araldicamente ineccepibili; purtroppo è così perché, come lei ha già evidenziato o in buona fede per non conoscenza del fenomeno araldico, o con dolo altri assumono e creano “stemmi-patacca”, con ornamentazioni nobiliari illecite etc. situazione, credo, paragonabile alle fanta-genalogie e, ahimé, sono proprio questi secondi a gettare discredito sui primi e su questa (per me bella) “libertà araldica responsabile”.

4) Per una questione di fedeltà storica all'evoluzione del diritto che regolava l'araldica occorrerebbe, a mio avviso, seguire le disposizioni TECNICHE previste delle ultime disposizioni di legge approvate in materia (quelle di epoca regia); ovviamente essendo decaduta la monarchia, non riconosciuto (e tutelato) il diritto nobiliare (ed araldico) e visto la lacuna giuridica in tale materia (sull'araldica privata, delle persone fisiche) che esiste nella nostra Repubblica NON valgono più le disposizioni GIURIDICHE un tempo vigenti (ovvero le disposizioni sabaude di cui sopra).

Non sono un tecnico e posso esprimerLe solo un parere istintivo di “gusto araldico”; credo che qui conti molto la sensibilità personale. Per intenderci io preferisco guardare alle tradizioni “grafico araldiche” locali, molto diverse tra loro piuttosto che allo “stile araldico” uniforme e un po’ “burocratico” che si desume guardando gli stemmi delle patenti della ex Consulta araldica del Regno tutti uniformi e "standardizzati" tra loro. La bellezza dell'araldica coem arte è la sua varietà.

5) Per una questione di fedeltà storica, correttezza, eredità morale, rispetto altrui, bisognerebbe evitare di USARE stemmi già appartenuti a famiglie antiche, ovvero i cosiddetti "stemmi storici" (quelli riconosciuti, concessi e/o semplicemente USATI in passato);

Assolutamente si.

6) Gli stemmi moderni e contemporanei, creati e/o usati di recente, dovrebbero, logicamente, essere considerati come tali, ovvero semplicemente STEMMI PRIVATI (senza valore giuridico), nel senso che, non avendo avuto riconoscimento giuridico (antico o moderno, magari all'estero) e neppure un uso continuato nel tempo, mancano di una certa forma di "ufficialità".

Non riesco ad esprimere un parere definito, istintivamente sarei concorde ma da ignorante di questioni tecnico-legali mi piacerebbe avere maggiori dati su cui riflettere conoscendo pareri diversi. Tuttavia la sua "ufficialità" è quella di rappresentare un uomo che si riconosce delegando la sua rappresentanza ideale a quel segno e, forse questa, è l'ufficialità più grande di quella che possa fornire un qualsiasi burocrate o un qualsiasi Stato.

Un saluto cordiale,

FJVT
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Messaggioda Grimaldi » venerdì 4 febbraio 2005, 16:53

Gentile signore,
grazie per avermi risposto e per avermi fornito le sue opinioni sul dibattito.
In generale sembra che ci siano molti punti che ci accomunano e su quelli più "incerti" è bene confrontarsi per capire la questione.

Spero che potremo in futuro approfondire i punti incerti.

Grazie ancora.

Cordialmente.
Grimaldi
 

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