nicolad72 ha scritto:Oltre al pastorale (ad indicare la carica abbaziale), tra le altre cose senza sudario (vi è una ragione?)... se quell'insenga fosse stata timbrata anche da un rosario (indice della professione religiosa) avrebbe avuto maggior fascino (oltre che completezza)...
Senza dubbio il rosario o corona è l'emblema proprio di quei religiosi che non hanno diritto ad altri ornamenti (in quanto non insigniti di dignità sacerdotale).
E certamente un'abadessa potrebbe ornare il suo stemma innanzitutto con il rosario, e unire questo al pastorale.
Tuttavia lo stemma già così rappresentato non dà spazio a dubbi. Lo scudo non è timbrato da un cappello, e quindi è da escludere che si tratti dello stemma di un abate. Inoltre (anche se questo è molto meno determinante) lo scudo ha forma ovale, che, con la forma losanga, si è imposta come la forma tipica per uno stemma femminile.
Quindi, a mio avviso, uno scudo accollato ad un pastorale può ritenersi già realizzato nella sua "completezza" come arma di un'abadessa.
Ma sono pienamente d'accordo circa il maggior fascino che avrebbe avuto l'insieme.
Quanto a una eventuale ragione per la mancanza del sudario (o velo) sarei portato a pensare che non ce ne possa essere alcuna di particolare significato. Come è noto, in passato il velo era diventato segno distintivo del pastorale degli abati (e delle abadesse), soprattuto in araldica, per una chiara differenziazione dagli stemmi epsicopali. E Roma per lungo tempo ha insistito sull'uso del velo. Ma la regola veniva spesso disattesa, soprattutto in Francia e Inghilterra. In particolare le abadesse inglesi usavano il pastorale senza velo e una corona al di sopra del loro scudo. Oggi possiamo tuttavia considerare la regola del velo superata, anche per via del famoso decreto promulgato da Paolo VI nel 1969 che di fatto ha segnato la fine della presenza del pastorale negli stemmi dei vescovi (anche se, soprattutto in America Latina non mancano eccezioni al riguardo). Resta però il fatto che, soprattutto in uno stemma di abadessa privo del rosario, il velo sarebbe molto conveniente dal punto di vista artistico, perchè riempirebbe con efficace eleganza lo spazio vuoto tra il riccio del pastorale e lo scudo.
Possiamo però notare che nello stemma della nostra abadessa viene mantenuta una consuetudine che fu talora osservata: il pastorale rivolto verso sinistra (al contrario dell'uso vescovile, verso destra), come espressione araldica di una certa convinzione per cui, nella realtà, abati e abadesse avrebbero dovuto portare il pastorale con il riccio rivolto all'interno, a motivo della limitatezza della loro giurisdizione nell'ambito del loro monastero. Quest'uso era osservato soprattutto in Francia. Ma, a parte l'infondatezza della necessità di un uso del riccio rivolto verso l'interno da parte di abati (e abadesse), di fatto Roma non ha mai posto nessuna regolamentazione a riguardo. Si tratta di una sottigliezza (analoga alle forme e alle posizioni assunte dall'elmo nell'araldica secolare...). Di fatto stemmi di vescovi e abati, antichi e moderni, presentano il pastorale nell'una o nell'altra posizione. E resta il fatto della scarsissima presenza del pastorale negli stemmi vescovili di recente creazione a partire dal decreto di Papa Montini. Ma non escluderei che chi ha realizzato questo stemma abbia voluto sostituire il velo e il significato ad esso legato, proprio con il mantenimento di questa particolarità.
Concludo con il ringraziare anch'io per la condivisione di queste belle e rare immagini!
