da Elmar Lang » giovedì 28 agosto 2008, 13:27
Salve,
la Croce di Ferro del 1939 fu riconfermata dal nuovo Governo della Repubblica Federale Tedesca, che nello stesso tempo annullò la validità di tutti gli ordini e decorazioni che fossero prettamente espressione del Partito Nazionalsocialista (NSDAP) e delle sue organizzazioni.
Scomparvero quindi l'Ordine del Grande Reich Tedesco, l'Ordine dell'Aquila Tedesca, le onorificenze destinate al Partito, alle SS, alle SA, al Fronte del Lavoro (RAD) al Corpo Aviatorio e Motorizzato del NSDAP (NSFK ed NSKK) ecc.
La Croce di Ferro, in quanto onorificenza militare istituita nel 1813 (le "versioni" successive non vanno considerate come decorazioni a sè stanti, ma come "rinnovi di validità" della stessa, in condizioni di belligeranza) e destinata a premiare il valor militare in tempo di guerra, fu accettata dall'Autorità di Controllo Alleata, purché, come per le altre onorificenze militari "accettate", la svastica venisse eliminata. I tecnici del Ministero, ridisegnarono la decorazione, ponendo al centro -al posto del simbolo del III Reich- le tre foglie di quercia che furono esse stesse simbolo centrale della prima Croce di Ferro, appunto del 1813.
Il nastro, non ha necessariamente i colori del III Reich, ma semplicemente i colori tedeschi (uguali, erano quelli dell'Impero Germanico, dal 1870 al 1918 e della Rep. di Weimar).
Essendone riconosciuta la validità, i decorati nazionali potevano chiedere -previa presentazione dello "Urkunde" o del Besitzzeugnis"- la riconferma della concessione e la consegna delle onorificenze di nuovo conio.
Questo valeva ovviamente anche per gli stranieri, alleati della Germania nel II conflitto: Rumeni, Ungheresi, Bulgari, Cèchi e Slovacchi, per ovvie ragioni non poterono far valere l'eventuale diritto, ma Spagnoli ed Italiani si, inoltrando la richiesta, con allegata l'idonea documentazione, per via diplomatica.
Facendo il caso personale, mio papà, nel 1942, a seguito di un atto di valore compiuto il 30 Maggio di quell'anno in Africa Settentrionale, ricevette "sul campo" direttamente dalle mani del Gen. Rommel, la Croce di Ferro di I Classe (che comporta automaticamente il possesso della classe inferiore).
Dopo la guerra, rimasto in servizio quale ufficiale in s.p.e., avanzò più volte per via gerarchica la domanda per il riconoscimento della decorazione, ottenendo più e più volte il diniego dei superiori che di volta in volta fermarono la pratica a più o meno alti livelli, fino a che gli fu inflitto un rimprovero, "per aver insistito a richiedere il conferimento di decorazioni nazifasciste, nonostante i ripetuti inviti a desistere da tale atteggiamento". Nel 1970, trovò dei superiori e dei funzionari di più ampie vedute (o più semplicemente, rispettosi della legge) e, "tornato alla carica" ottenne con alcune peripezie burocratiche, che la sua domanda arrivasse fino in Germania. Le autorità Tedesche operarono con grande rapidità e, trovati i riscontri d'archivio, inviarono prontamente lo "Ersatzurkunde" unitamente alle decorazioni di nuovo conio che, trattenute quest'ultime dall'Addetto Militare Tedesco a Roma, gli furono consegnate con una piccola cerimonia "a sorpresa" organizzata dagli allievi tedeschi alla Scuola di Guerra, Civitavecchia, alla fine del 1971. Ad inizio 1972, il Ministro della Difesa gli concesse l'autorizzazione a fregiarsi.
Mio padre è molto fiero di quella decorazione, che si accompagna alla MAVM per lo stesso fatto d'arme; ovvio quindi che ne indossasse i nastrini sull'uniforme di servizio e, "full-size", con l'alta uniforme.
Un episodio curioso: ad inizio 1973, al tempo in cui mio padre fu Presidente di Tribunale Militare (ed in udienza si era in alta uniforme), un senatore di un partito fortemente "orientato" rivolse al Ministro della Difesa un'Interrogazione Parlamentare al fine di conoscere se (cito a memoria) "...consti al Signor Ministro che il Gen. Calabresi, durante un'udienza ostentava, assieme ad altre decorazioni, due vistose croci di guerra naziste (...) e se ciò non sia inammissibile in un Tribunale che, se pur militare, fa parte della Repubblica Italiana, Nata dalla Resistenza". Il testo dell'interrogazione fu pubblicato con un certo risalto da un quotidiano nazionale.
Inutile dire che la cosa suscitò un notevole polverone, con conseguente invito a mio papà, da parte dei suoi superiori, a non indossare più le Croci di Ferro, "onde evitare i necessari provvedimenti disciplinari". Invito che osservò un po' polemicamente, non indossando da principio più alcuna onorificenza salvo poi, la sola Medaglia d'Argento al Valore.
Chiedo scusa per la divagazione, che però ritengo abbastanza interessante, quale esempio delle peripezie nel far valere un proprio diritto di Soldato, per di più garantito da apposite leggi.
Con i più cordiali saluti,
Enzo Calabresi (Elmar Lang)
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)