equites ha scritto:In Italia quanto sopra descritto, in ambito civile ma ancor più in quello militare, non esiste. O almeno non esiste più dal 1946.... che ne pensate?
Intendevo dire (e credo di non essere stato capito) che esiste un "problema" che è a monte delle riforme dei sistemi premiali italiani, quello della valutazione, della percezione che si ha, che la gente comune ha di questi sistemi premiali, dei vari titoli di cav, comm, grand'uff ecc. ecc., legata strettamente (più di quanto non si creda) alal percezione che si ha dei vari gradi, civili e militari (da capitano a colonnello, da vice questore a prefetto, da funzionario a primo dirigente).
Oggi nel nostro paese si assiste ad un appiattimento generale, ad una diffusa e condivisa ignoranza sull'importanza che hanno questi gradi e questi titoli onorifici (quelli "veri", ovvio) arrivata al punto tale che gli stessi, per decine di milioni di italiani, non hanno più alcun significato nè reale (l'identificazione di un preciso ruolo in una organizzazione sociale) nè simbolico. Al più da un numero per ora ristretto ma in progressiva espansione sono visti, erronamente, come i simboli di qualche altra "casta" diversa ma simile a quella dei politici, recentemente balzata agli interessi della cronaca.
Perchè ho affermato che tutto questo avviene dal 1946 in poi? Perchè, secondo me, con l'avvento della repubblica vi è stato un processo di democratizzazione (sic), che in ambito politico sarà stato anche giusto, doveroso e, forse, anche atteso, ma che in altri ambiti è stato forzoso e derivante dalla volontà di un ristretto gruppo (di politici) di applicare a tutta la società alcune teorie nate negli ambienti del lavoro (e che poi si sono rivelate sbagliate anche lì).
Ecco quindi che i titoli hanno perso prima valore e poi significato (provate a chiedere in giro a chi può essere attribuito il titolo di "Eccellenza" e quale sia il vero significato). Per 60 anni il cavalierato statale è stato distribuito a piene mani ed è stato talmente svilito agli occhi della gente che in molti (più di quanti non si creda) lo hanno rifiutato per non essere "sminuiti"; in ambito militare (ma anche civile, in perfetta parità) troppo spesso i gradi superiori sono stati acquisiti per anzianità, non per merito ecc. ecc. ed oggi paghiamo le conseguenze di questa politica
E quindi oggi, per il comune sentire,
un cavaliere OMRI è...nessuno;
un commendatore è.... uno "ricco";
un colonnello è solo un militare...anziano;
un prefetto è...un signore che ogni tanto va in televisione;
Gli stessi ordini farlocchi, i distributori di improbabili quanto esotici titoli accademici di cartone ecc. ecc., nascono e fioriscono perchè nella società attuale tutti pensano di avere il diritto ad appellarsi "gran collare", "magnifico professore", "eccellentissimo lup. mann." e si stupiscono del fatto che per i canali "normali" questo ricnoscimento della loro "eccellenza" non avvenga, per così dire, d'ufficio.
Insomma, non basta cambiare la forma di una crocetta e fare tante riprese televisive per far rifiorire un ordine, bisogna tornare a parlare di educazione (non solo civica), di meritocrazia, di riforma della società nel suo insieme.